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lunedì 31 marzo 2014

NAPOLITANO SCENDE IN CAMPO E IL CARDINAL RAVASI LO SEGUE

NAPOLITANO SCENDE IN CAMPO PER L'EUTANASIA (E IL CARDINAL RAVASI LO SEGUE)
Il Quirinale e il Pontificio Consiglio della Cultura fanno da sponda all'iniziativa dei radicali per una legge sul fine vita 

Strategia che vince non si cambia. Uno dei mezzi che i radicali da sempre hanno usato per sdoganare alcuni "diritti civili" è quello dell'indagine conoscitiva per poi arrivare a dire: "Quanti aborti clandestini! Legalizziamo l'aborto. Quante giovani fanno uso di droghe! Legalizziamole. Quante coppie vanno all'estero per accedere all'eterologa! Legalizziamola". A questo giochino – quasi sempre basato su dati mendaci - ovviamente non si sottrae nemmeno l'eutanasia. In una conferenza stampa tenuta ieri, l'associazione Luca Coscioni e il Comitato promotore EutanaSia Legale hanno annunciato l'avvio di una ricerca sul campo per verificare "come si muore in Italia" e - citando le parole di Marco Cappato - per "spingere il Parlamento ad esaminare il progetto di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della eutanasia per il quale l'Associazione ha raccolto 67mila firme autenticate''. Per l'occasione i radicali si sono fatti accompagnare dai familiari di personalità note che si sono uccise oppure hanno chiesto con successo l'eutanasia: Mario Monicelli, Carlo Lizzani, Piergiorgio Welby e Lucio Magri. Non è mancato il vivente oncologo Umberto Veronesi il quale ha sentenziato che "abbiamo l'ovvio diritto di programmare la vita e anche il termine della vita''.
L'iniziativa ha trovato una sponda felice presso il Quirinale. Da lì il presidente Napolitano ha fatto sapere che ''il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere un sereno e approfondito confronto di idee sulle condizioni estreme di migliaia di malati terminali in Italia. Drammatici nella loro obiettiva eloquenza - continua il Presidente - sono d'altronde i dati resi noti da diversi istituti che seguono il fenomeno della condizione estrema di migliaia di malati terminali in Italia''.
Aspettando i dati eloquenti di questi istituti per poterli commentare, però sin da subito possiamo commentare le parole del Presidente Napolitano perché a leggerle vengono in mente alcuni articoli dell'ordinamento italiano che fanno al caso nostro. Ad esempio l'art. 2 della Costituzione – quella carta costituzionale di cui Napolitano dovrebbe essere fedele garante – il quale stabilisce che vi sono diritti inalienabili della persona che la Repubblica "riconosce e garantisce", tra cui ovviamente e prima degli altri il diritto alla vita. Oppure l'art. 579 del Codice Penale che sanziona l'omicidio del consenziente e l'art. 580 che punisce invece l'aiuto al suicidio, facendo così scattare le manette in caso di eutanasia. Oppure l'art. 5 del Codice Civile che vieta gli atti di disposizione permanente del proprio corpo: figuriamoci se proviamo a disporre che qualcuno tolga la vita a questo nostro corpo.
Tutti articoli che, all'opposto delle preoccupazioni del Presidente, si disinteressano del fatto che esista o meno una fiumana di moribondi che chiede di farla finita: l'importante è la tutela della vita delle persone, non l'estensione del fenomeno "eutanasia" (fenomeno tutto da provare comunque). Anche omicidi e furti sono all'ordine del giorno eppure continuano ad essere puniti.
Napolitano dunque indica al Parlamento di intraprendere una strada illegittima dal punto di vista giuridico e incostituzionale, e si dimentica invece di menzionare strumenti giuridici già esistenti per lenire le sofferenze fisiche e psichiche dei malati terminali, come la legge n. 38 del 2010 sulle cure palliative che aspetta solo di essere applicata.
A ben vedere però non c'è nulla di nuovo sotto il sole della dolce morte: la dichiarazione di intenti pro-eutanasia era stata già fatta da Napolitano sin dal 2009 quando non firmò il "decreto salva Eluana". Ora si tratta solo di rendere istituzionale un caso episodico, di dar forma legale all'eutanasia presidenziale.
Manco a farlo apposta – oppure sì ma a noi non è dato saperlo – ecco che all'interno dell'iniziativa "Il Cortile dei gentili" promossa Pontificio Consiglio della Cultura si terrà, alla Sala della Regina presso Camera dei Deputati, una tavola rotonda sul tema "I confini dei territori ai confini della vita". Il cardinal Gianfranco Ravasi, presidente del suddetto Pontificio Consiglio, ha deciso di invitare alcune personalità che proprio pro-life non sono. Abbiamo il dott. Alberto Giannini, Responsabile Terapia Intensiva Pediatrica Ospedale Maggiore Policlinico Milano, il quale in una nota della Società italiana anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva affermò che "la decisione di limitare, sospendere o non iniziare trattamenti di supporto vitale [non terapie, si badi bene] giudicati sproporzionati rappresenta una scelta clinicamente ed eticamente corretta". Poi è stato invitato il dott. Luciano Orsi, Direttore del Dipartimento di Cure Palliative della AO Carlo Poma di Mantova e membro della Consulta di Bioetica di Maurizio Mori, il quale in un'intervista a MicroMega si era espresso favorevolmente per il rifiuto di quelle terapie che si rivelano sproporzionate allorchè "mantengano una vita puramente biologica priva di qualsiasi coscienza". E in un'altra intervista affermò che "l'idratazione e la nutrizione alla fine della vita sono proprio un errore". A seguire ci sarà l'intervento di Paolo Zatti, Ordinario Diritto Privato Università di Padova, il cui pensiero sull'eutanasia si può sintetizzare con queste sue parole: "senza un diritto di lasciar morire si monta un'infernale trappola in cui vengono reclusi insieme medico e paziente". Ultimo ma non ultimo il famigerato prof. Giulio Giorello, filosofo dell'Università di Milano, che in merito alla recente legge belga sull'eutanasia dei bambini così ha commentato: "Se viene accertata la volontà di un minore, se è capace di intendere e di volere, perché non dovrebbe accedere alla pratica della 'dolce morte?".
Il Cortile sarà pur gentile, ma l'errore non può salire in cattedra. Si obietterà: dialogare con persone che la pensano in modo differente può far emergere ancor meglio la verità. Il ragionamento apparentemente suona bene, ma in realtà stecca più di una nota. Infatti le idee funeree che i cultori delle dolce morte instilleranno nelle orecchie dell'uditorio sono già patrimonio culturale dell'italiano medio, il quale confortato nell'ascoltare il parere di queste eminenze grigie non potrà che consolidare le proprie opinioni erronee. Insomma: il contraddittorio con la verità è pane quotidiano, inutile quindi inventarsi altre occasioni per scavare ancor più a fondo la fossa alla tutela della vita. Si corre il rischio di passare dalla dolce morte, alla gentil morte. In secondo luogo la verità si spiega da sé: Gesù chiedeva di essere docili allo Spirito Santo, non agli scribi e farisei. Possibile che per imparare a guidare l'auto debba prima provare a schiantarmi contro un muro?
In terzo luogo se il fine di simili incontri deve essere quello dell'avvaloramento della verità – posto che gli organizzatori credano ancora che esista un giudizio morale certo sull'eutanasia – che l'avversario sia messo nelle condizioni di uscire con le ossa rotte. Se quindi il nemico scende in campo con la sciabola, che non si risponda in punta di fioretto. Se quello morde, il cattolico non si metta a miagolare. La presenza in quel confronto del presidente del Comitato Nazionale di Bioetica Francesco Paolo Casavola e di Mons. Andrea Manto, Consulente Ecclesiastico dell'Associazione Medici Cattolici Italiani, ci assicurerà la vittoria? E poi: ma siamo così certi che vogliano davvero vincere oppure sventoleranno da subito bandiera bianca? 
ecco la proposta vera dei Radicali con una lettera alla Boldrni  

“Alla Cortese attenzione della Presidente Laura Boldrini,
Il Comitato promotore della proposta di legge di iniziativa popolare chiede alla Presidente della Camera -per questa come per le altre proposte di legge di iniziativa popolare- un intervento a garanzia della concreta affermazione dell'articolo 71 della Costituzione, secondo il quale "Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli".
Pur in assenza di uno specifico obbligo normativo ad iscrivere le proposte all'ordine del giorno, a dibatterle e ad approvarle o respingerle con un voto, il Comitato promotore considera incompatibile con il dettato costituzionale la pratica immancabilmente prodottasi nella storia repubblicana da parte dei Gruppi parlamentari di impedire persino la discussione delle proposte di legge di iniziativa popolare. Il potere di "esercitare l'iniziativa delle leggi" che i Costituenti attribuirono al popolo non è legittimamente interpretabile riducendolo al mero atto formale di poter depositare proposte di leggi corredate dalle 50.000 firme. L'esercizio dell'iniziativa delle leggi da parte del popolo è davvero tale soltanto se il Parlamento dedica un effettivo e pubblico dibattito alle proposte presentate, delle quali anche l'eventuale mancato accoglimento dovrebbe essere adeguatamente motivato attraverso il dibattito nelle commissioni competenti e in aula. Il Comitato chiede dunque alla Presidente della Camera di intervenire nelle forme che riterrà più opportune affinché tale risultato sia garantito.
Sul particolare tema dell'eutanasia legale, oggetto della proposta di legge, ricordiamo in particolare la risposta del Presidente della Repubblica al videomessaggio a Lui rivolto da parte di Piergiorgio Welby, co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni, nel settembre 2006. Scrisse il Presidente Napolitano:  "(...) raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarietà. Esso può rappresentare un’occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi, di particolare complessità sul piano etico, che richiedono un confronto sensibile e approfondito, qualunque possa essere in definitiva la conclusione approvata dai più. Mi auguro che un tale confronto ci sia, nelle sedi più idonee, perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l’elusione di ogni responsabile chiarimento." 
La proposta di legge di iniziativa popolare presentata da oltre 50.000 cittadini rappresenta l'occasione perché tale confronto sia avviato finalmente nella sede parlamentare. Il Comitato promotore sottolinea anche l'importanza del coinvolgimento dell'opinione pubblica in occasione del dibattito parlamentare, da ottenersi attraverso l'opera del servizio pubblico radiotelevisivo, da parte del quale è da esigere un'attenzione particolare proprio sulla base della natura popolare dell'iniziativa. Anche su tale aspetto chiediamo un attivo impegno da parte della Presidente della Camera per la ricerca di soluzioni positivamente innovative che operino una soluzione di continuità rispetto alle pratiche anticostituzionali finora invalse”.

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