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mercoledì 6 giugno 2012

NOVE MILIONI NON POSSONO CURARSI


Nove milioni non possono curarsi         
marinaio @diversamenteabi su twitter

   Studio Censis sulla sanità italiana: precipita la spesa per il pubblico e lievita quella del privato. Altro colpo diretto agli esclusi
Quasi un sesto degli italiani – nove milioni dei nostri concittadini – non possono curarsi perché non hanno abbastanza soldi: il dato, sconvolgente, viene dall’ultimo rapporto Rbm Salute del Censis, promosso in collaborazione con Munich Re e presentato ieri al Welfare Day. Il quadro è insieme frutto del cronico stato di disperazione del nostro sistema sanitario nazionale e dei tagli sempre più violenti ai trasferimenti statali, causati in larga parte dalla crisi. Lunghe liste di attesa, ticket alle stelle e visite o esami diagnostici di fatto irraggiungibili nel pubblico, portano chi non ha risorse sufficienti a rinunciare del tutto a curarsi, visto che non può accedere alle prestazioni professionali private. Particolarmente colpite alcune parti della popolazione, quelle tradizionalmente deboli: 4 milioni sono abitanti del Sud, 2,4 milioni sono anziani, e altri 2,5 milioni dichiarano di vivere in coppia e di avere dei figli.
Allo stesso tempo, e proprio negli anni della recessione economica, si è incrementato il ricorso al privato: +25,5% la crescita della sanità privata negli ultimi dieci anni, con un parallelo disinvestimento nel pubblico. Significativa la crescita della spesa sanitaria privata negli anni 2008-2010, esattamente quelli in cui è esplosa la crisi: aumenta del 2,3%.
Sempre riferendoci agli ultimi dieci anni rilevati dal rapporto Censis, si è avuto un crollo verticale del ritmo di crescita della spesa pubblica per la sanità: si è passati da un tasso di incremento medio annuo del 6% nel periodo 2000-2007, a solo il +2,3% nel 2008-2010. La flessione si registra soprattutto nelle regioni con piani di rientro – le cosiddette «non virtuose» – dove dal +6,2% all’anno nel periodo 2000-2007, si è scesi a meno dell’1% di crescita media annua nel periodo 2008-2010.
Ma molti italiani hanno scelto di servirsi presso i privati perché li preferiscono ai medici di ospedali e ambulatori pubblici? Non sembra così, almeno a leggere un altro numeretto importante, quello che riguarda chi dichiara di aver scelto il privato a causa delle liste di attesa troppo lunghe del pubblico: sono ben il 77%, cioè 8 italiani su 10. Costretti, dunque, a spendere di più, dalla necessità, con poca o nulla autonomia di scelta.
Pessima è l’opinione che i cittadini danno del servizio nella propria regione: per il 31,7%, la sanità è in peggioramento, con un balzo di 10 punti percentuali in più nel 2012 rispetto al 2009: solo tre anni fa, infatti, a sostenere questa tesi era il 21,7% degli italiani. Quelli che avvertono invece un miglioramento sono diminuiti di oltre il 7%.
«I tagli alla sanità pubblica – si legge nel rapporto – abbassano la qualità delle prestazioni e generano iniquità. Per questo è prioritario trovare nuove risorse aggiuntive per impedire che meno spesa pubblica significhi più spesa privata e meno sanità per chi non può pagare». Invertire quindi un trend che prevede, nel 2015, un gap di circa 17 miliardi di euro tra le esigenze di finanziamento della sanità e le risorse disponibili nelle regioni.
Allarmato lo Spi Cgil, il sindacato che difende i pensionati: «Il numero di anziani che saranno costretti a rinunciare alle cure sanitarie è destinato ad aumentare drasticamente in breve tempo a causa dell’acuirsi della crisi, della mancanza di risposte da parte del governo e per la drammatica condizione in cui versa il sistema sanitario nazionale – dice la segretaria generale Carla Cantone commentando il rapporto Salute del Censis – Ormai siamo arrivati a una situazione davvero insostenibile, in cui il diritto alla salute è garantito solo a chi può permetterselo e a chi si rivolge a strutture private. Chiediamo al governo – ha concluso Cantone – di adoperarsi con urgenza, rafforzando la sanità pubblica e garantendo la possibilità di accedere alle cure a chi ne ha più bisogno».
Lo studio sulla sanità italiana getta uno sguardo anche sul comparto integrativo: «La sanità complementare in Italia è un universo composto da centinaia di Fondi integrativi, a beneficio di oltre 11 milioni di assistiti», spiega il rapporto. La ricerca di Rbm Salute-Censis ha riguardato 14 Fondi sanitari per oltre 2 milioni di assistiti e importi richiesti per prestazioni pari a oltre 1,5 miliardi di euro nel triennio 2008-2010. Il 55% degli importi dei Fondi integrativi ha riguardato prestazioni sostitutive (come ricoveri ospedalieri e day hospital) fornite in alternativa a quelle del servizio sanitario nazionale, mentre il restante 45% ha riguardato prestazioni integrative come le cure dentarie e la fisioterapia.   

COMMENTO  

E’ del tutto evidente, a chi mastica di sanità e agli operatori, che questo stato di cose nasce dall’ormai raggiunto obbiettivo di far fallire la Riforma Sanitaria 833 del 1978. Gli ultimi colpi, quelli mortali, sono stati l’aziendalizzazione , i famigerati DRG, i ticket e l’attività privata (Intramoenia) dei medici. I Piani Socio Sanitari Regionali vengono costruiti su queste viscide basi per destrutturare quello che rimane del servizio sanitario pubblico, il tutto ben coadiuvato dai media e attraverso la denigrazione sostanziale da parte di forze politiche ed economiche, interessate alla gestione della salute del cittadino per lucro. La principale motivazione contro il servizio sanitario pubblico sarebbe quella di uno spropositato e costante aumento della spesa corrente concernente beni e servizi , mentre altre motivazioni sarebbero attribuite all'elevato costo del personale, alla sua incapacità a partecipare al controllo degli sprechi e alla domanda di prestazioni e farmaci troppo elevata o impropria da parte del cittadino. E’ curioso che chi produce i mali li denuncia addossando la responsabilità alle vittime.
E’ lo stesso Censis che dopo aver diagnosticato i mali, confonde i sintomi delle patologie proponendo il farmaco della sanità integrativa, è la chiusura dell’accerchiamento privatistico del sistema sanitario pubblico. Nove milioni di italiani non possono più curarsi? Ce ne sono altri milioni che fanno fatica a curarsi e sono destinati al peggioramento del loro stato di salute, con soddisfazione degli organismi politici ed economici, vedi il FMI.

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