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sabato 25 maggio 2013

MIRANDOLA I SOLDI DEL TERREMOTO IL COMUNE LI DA' AGLI ZINGARI

Mirandola: i soldi del terremoto il Comune li dà agli zingari 

Mirandola: stanziamento di 75mila euro a favore dei nomadi
Pioggia di denaro per gli zingari. Che continuano a ricevere soldi pubblici, in piena emergenza post-terremoto. Il consiglio comunale del comune duramente colpito dal sisma, ha infatti approvato la realizzazione dell’area sosta nomadi in località San Giustina che verrà costruita grazie ad una ”pioggia” di denaro pubblico: oltre 75mila euro. Circa 45mila euro verranno dalla Regione Emilia Romagna, altri 30mila ce li metterà il Comune, togliendoli alla manuntezione delle strade, il sostentamento delle famiglie bisognose e altre “quisquilie” come queste.
L’intervento prevede l’installazione di moderni servizi igienici, impianti per l’acqua potabile, impianto elettrico, sistema fognario, fornitura contatori e sistema di condizionamento d’aria.
Già nel 2007, l’amministrazione comunale di Mirandola ristrutturò il campo nomadi con un esborso di 197mila euro, rifacendo i marciapiedi, i servizi igienici, realizzando una moderna lavanderia, una sala giochi per bambini, un parco giochi e un locale per attività ricreative. Ovviamente non mancò un impianto di riscaldamento composto da locale caldaia, rete di distribuzione e termosifoni. Tutto naturalmente a carico dei contribuenti. Tra i quali non sono annoverati gli zingari.
Il tutto, mentre decine di famiglie e imprese nel Comune di Mirandola non hanno ancora ricevuto un euro di contributo per la ricostruzione.
Eppure a Mirandola di soldi per ricostruire c’è bisogno. Non ce ne sono in abbondanza. Il 23 Maggio ad esempio, è andato Grillo per consegnare nelle mani del sindaco Maino Benatti del Pd, 420 mila euro che serviranno a finanziare la ricostruzione. Si tratta di soldi raccolti dal Movimento durante la campagna elettorale e non spesi. In particolare serviranno per realizzare una palestra per la scuola elementare della frazione di Quarantoli.
Speriamo che il sindaco non li utilizzi per altri fini. Nondimeno ci chiediamo come sia possibile che, un paese così colpito, una città che accetta 400mila euro per la ricostruzione, ne sperperi poi quasi 100mila per l’aria condizionata al campo nomadi.

ORA LA POLITICA SIA CONCRETA

Ora la politica sia concreta 

L’annuncio è: stop al finanziamento dei partiti. In omaggio alla moda grillina ci saranno solo applausi (anche di chi sosteneva il contrario). In omaggio alla moda comunicativa... 

L’annuncio è: stop al finanziamento dei partiti. In omaggio alla moda grillina ci saranno solo applausi (anche di chi sosteneva il contrario). In omaggio alla moda comunicativa la notizia è stata data direttamente dal presidente del Consiglio, via twitter. Il fatto è che, se tutto va bene, si potrà scriverlo un’altra decina di volte, dato che, al momento, neanche esiste il testo del disegno di legge, che poi comincerà il suo iter parlamentare. E se qualche cosa va storto l’annuncio odierno sarà un tradimento domani. Come, del resto, nell’accordo generale, già si tradì il responso di un referendum. Il "costo della politica" è un tema serio, che sarebbe colpevole sottovalutare. Quel passo andava fatto, anche se è solo accennato. Ma i costi sono prima di tutto quelli di un’invasiva presenza di società e nomine pubbliche. Come anche di un’asfissiante esuberanza di legislazioni concorrenti fra di loro e burocrazie non coordinate. Una foresta da disboscare. Che al momento rimane intatta. Il costo diretto calerà (se calerà) di poco, ma con alto valore simbolico. Quello indiretto rimane intatto, con alto potenziale devastante. La brutta impressione è che la politica sappia parlare solo di sé stessa, considerando la realtà un disturbo, un ostacolo al libero dispiegarsi del gioco degli schieramenti. Questa sgradevole sensazione ci resta anche alla vigilia dall’appuntamento amministrativo. La chiamata agli elettori è fatta in gran parte sulla base dell’appartenenza o del rifiuto, senza che si sia entrati nel merito di tante questioni. Certo, colpevoli anche i giornalisti, che trascurano la concretezza per strillare solo le parole politiciste. Ma in nessuna delle città che eleggeranno domenica il loro sindaco e il consiglio comunale abbiamo sentito pensieri forti sull’identità urbana e sul suo futuro. Sull’idea che s’intende realizzare. In alcune città, addirittura, pure i candidati nelle liste civiche sono gli stessi della volta scorsa. Non basta esserne stufi, si deve essere capaci di rompere con la logica del rifiuto e dell’appartenenza. Tocca a ciascuno di noi farlo. Il che significa votare avendo in mente gli interessi propri e quelli della città. Il candidato migliore è quello che si ritiene possa mettersi subito al lavoro, in questo senso. Va bene anche il meno peggio.

IMU PER L'ACCORDO DI GIUGNO ALIQUOTE E DETRAZIONI 2012

Imu, per l’acconto di giugno aliquote e detrazioni del 2012 

Arriva la circolare con i chiarimenti. L'imponibile va determinato tenendo conto del nuovo moltiplicatore 

Il versamento dell'acconto di giugno dell'Imu potrà essere calcolato in base all'aliquota e alle detrazioni in vigore lo scorso anno ancor prima dell'approvazione definitiva del decreto «sblocca debiti», in fase di conversione di legge, che cambia la normativa. Quindi la prima rata, che scade il 17 giugno, si pagherà con aliquote e detrazioni 2012. Con una circolare del dipartimento delle Finanze arriva il via libera all'attuazione anticipata dell'emendamento al decreto che sblocca i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione che dovrà essere convertito in legge entro il 7 giugno. L'emendamento prevede che si possa calcolare sempre l'acconto sulla base delle aliquote 2012 e nel caso in cui i contribuenti versino la prima rata tenendo conto anticipatamente del contenuto dell'emendamento vale la regola prevista dallo Statuto del contribuente che blocca le sanzioni «quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione della norma tributaria». Quanto ai fabbricati produttivi classificati nella cetegoria catastale D, esclusi quelli della categoria D5 (banche), il moltiplicatore della rendita catastale è passato da 60 a 65. La circolare specifica quindi che per questi immobili , pur essendo valida la regola del calcolo secondo le aliquote 2012, l'imponibile va determinato tenendo conto del nuovo moltiplicatore. Infine la circolare precisa che in caso di separazione legale, la sospensione della prima rata dell'Imu vale sia per il coniuge assegnatario della casa coniugale sia per l'altro coniuge non assegnatario relativamente alla sua eventuale abitazione principale.

 

INCREDIBILE MA VERO STOP A FINANZIAMENTO PARTITI

Incredibile, ma vero: Stop a finanziamento partiti! 

Il governo Letta si è messo subito al lavoro e possiamo dire che sta già dando i suoi primi “Frutti”. Del resto il premier Enrico Letta lo aveva ribadito che i primi 100 giorni di attività del governo dovevano essere quelli più importanti per cercare di attuare quanti più provvediment possibili volti a risanare le casse dello Stato e in generale l’economica del nostro Paese, profondamente colpita dalla crisi che in questi anni ha messo in ginocchio buona parte della popolazione.
La notizia che è arrivata ieri, è una di quelle che in passato i vecchi premier avevano sempre promesso in campagna elettorale ma poi non avevano mai attuato, una volta arrivati al governo. Ebbene, Letta c’è riuscito! Nel consiglio dei Ministri di ieri, infatti, è stato deciso riguardo l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti. A comunicarlo è stato lo stesso premier attraverso un messaggio pubblicato sul suo account ufficiale Twitter, in cui ha scritto:
“Nel cdm oggi trovato l’accordo su abrogazione finanziamento pubblico dei partiti. Ora la ragioneria deve preparare le norme fiscali del ddl.
Tra le linee guid”e del DDL presentato ieri al Parlamento ci sono anche altri punti importanti, tra cui: definizione di procedure in materia di trasparenza di statuti e bilanci dei partiti; semplificazione delle procedure per le erogazioni di privati in favore dei partiti; sostegno non monetario al funzionamento dei partiti.
Insomma, a quanto pare qualcosa si sta smuovendo realmente all’interno del nostro Paese: che sia la volta buona per eliminare una serie immensa di sprechi economici che vengono effettuati all’interno della politica italiana? I presupposti sembrano esserci tutti, quindi non ci resta che aspettare per vedere in atto il cambiamento proposto da Letta.

giovedì 23 maggio 2013

CARCERI INDEGNE MA L'AMNISTIA RESTERÀ TABÙ

Carceri indegne, ma l'amnistia resterà un tabù 

Il ministro Cancellieri fa il punto sulla situazione: "Le nostre carceri non sono degne di un paese civile". E la situazione non può far altro che precipitare: eppure, parlare di amnistia resta mossa fortemente impopolare.
“Le nostre carceri non sono degne di un paese civile. È necessario che in carcere si paghino gli errori commessi, ma anche che se ne esca migliori e bisogna garantire a ciascun detenuto una possibilità decente di alloggio, di sanità e di spazi per poter lavorare“. Sono queste le ultime dichiarazioni del ministro Anna Maria Cancellieri sulla situazione delle carceri italiane, giunte dopo che nei mesi scorsi aveva parlato in maniera ancor più chiara, sottolineando come la soluzione dell'annoso problema del sovraffollamento delle carceri fosse “una priorità per il Governo”. Del resto, la situazione appare senza dubbio drammatica, con 65.785 detenuti presenti a fronte dei 44mila posti “disponibili” e dei 38mila effettivamente utilizzabili (per carenza di personale o per inagibilità delle strutture). Ma non basta, perché, come ricorda un report del Sole24Ore, nei prossimi mesi il quadro complessivo può peggiorare ulteriormente per l'avvicinarsi di tre scadenze cui far fornte:
La prima a dicembre, perché scade la legge «svuota carceri» sulle misure alternative, già prorogata (e ampliata) dall'ex guardasigilli Paola Severino, che ha soprattutto dimezzato il fenomeno delle “porte girevoli” (chi entra e esce dal carcere nel giro di pochissimi giorni). A gennaio, poi, scade la moratoria concessa all'Italia dalla Corte di Strasburgo per evitare altre condanne per «trattamenti inumani e degradanti» (il governo Monti ha impugnato la sentenza per guadagnare qualche mese in più). La terza scadenza riguarda gli Opg, che dovrebbero chiudere a marzo 2014 (termine già prorogato di un anno).
Dunque, che la condizione dei detenuti sia una priorità sembra essere concetto condiviso, con l'affollamento delle carceri che resta “una barbarie condannata in tutto il mondo”. Il punto è capire come uscire in tempi rapidissimi dall'impasse. La costruzione di nuove carceri è soluzione complessa e certamente non utilizzabile in tempi brevissimi. Dunque, restano altre strade, tra cui senza dubbio quella dell'approvazione del disegno di legge già presentato in Senato e che contiene misure alternative al carcere, nonché della possibilità di depenalizzare alcuni reati. Ma non solo, perché da tempo si è tornati a parlare di indulto ed amnistia.
Su questi provvedimenti (come anche per la depenalizzazione di alcune fattispecie di reati), però il rischio è quello dello scontro frontale, dal momento che anni e anni di scontro fra politica e magistratura hanno reso ingestibile la discussione di senso. E, impostare un ragionamento sull'amnistia a prescindere dai riferimenti diretti alle vicende giudiziarie dei politici (e ovviamente nello specifico del Cavaliere), appare arduo tanto quanto pensare di poter legiferare sull'indulto senza una mezza sollevazione popolare. Così, persino considerazioni di buonsenso come quelle del capogruppo Pd al Senato Zanda sul fatto che “aministia e indulto hanno un senso solo se sono legate a misure strutturali“, finiscono per sembrare un'apertura ai bellicosi propositi di riforma della giustizia pidiellini. Invece ci sarebbe tanto da discutere, magari senza preconcetti o pregiudizi, magari partendo dalla necessità di “riformare il sistema delle pene senza intervenire sul processo”, oppure dalla riflessione su quanto il fallimento della passata esperienza (l'indulto del Guardiasigilli Mastella) sia dovuto alla reiterazione dei reati (chi è uscito dal carcere c’è troppo spesso tornato), oppure ancora da una seria riflessione sul ruolo riabilitativo e non meramente punitivo del sistema carcerario.
Invece assisteremo, c'è da giurarci, ad un braccio di ferro tra “tifoserie” e sciacalli interessati alla cura del proprio particulare. È il dramma della politica dei nostri tempi, quello di aver speculato sulle emergenze, galleggiato sulla paura, fino a ritrovarsi immobile ed impossibilitata ad agire.