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domenica 25 novembre 2012

LE TRE PENSIONI DI BERSANI

       

 

Le tre pensioni di Bersani

    Non è il cantante, ma il segretario Pd Pier Luigi ( nel tondo ), il Bersani che ne ha tre di vitalizi, «mentre io non ne ho neanche uno» dice Renzi che ha sfida­to la nomenklatura anche sul cumulo delle pensioni. Il segretario del Pd è nel­la condizione di molti politici di profes­sione. Avendo lavorato nel partito co­me funzionario, ed essendo stato poi eletto in varie cariche, Bersani si ritro­verà, quando non sarà più parlamenta­re, a cumulare tre pensioni. Innanzitut­to quella da deputato. Avendo fatto tre legislature alla Camera, l’assegno del segretario Pd si aggirerà attorno ai 5mi­la euro lordi al mese. E si aggiungerà al vitalizio da ex consigliere regiona­le in Emilia-Romagna.  
Bersa­ni ci è entrato trentenne, e ci è rimasto per anni, fino a diventarne il governatore (sempre da consigliere), nel 1993. Il calcolo com­plessivo della sua pensio­ne da ex cons­igliere lo han­no fatto quelli del M5S in Re­gione: 4 .423,55 euro lordi al me­se. I due vitalizi si cumulano, la legge non lo vieta. Anzi, permette che si ag­giunga un altro assegno vitalizio, matu­rato dal lavoro extrapolitico. Bersani, ad esempio, ha fatto l’insegnante per un breve tempo dopo la laurea con lode in Filosofia, e successivamente è stato funzionario del Pci-Ds. Da questa attività lavora­tiva e dai relativi versa­menti Inps il segretario (come qualunque altro di­pendente del partito) ha ma­turato un terzo vitalizio, che si cumulerà ai due guadagnati con le legi­slature passate. Su quanto possa am­montare questa terza pensione è ar­duo fare ipotesi, e in generale sul fronte contributivo ci sono stati parecchi pro­blemi in casa Ds, come ci conferma il te­soriere Ugo Sposetti.                                                

LE POLTRONE DEI PRIVILEGI

     


  

Le poltrone dei privilegi affascinano, seducono, incantano  

Senza pudore questi nostri politici. Il bue chiama cornuto l’asino. Guardano la pagliuzza nell’occhio degli altri e non la trave che è nel loro occhio. Da che pulpito viene la predica… Vivono in mezzo ai privilegi, sono attaccati ai loro privilegi come le cozze allo scoglio, stanno facendo schifo fino all’ultimo con la legge elettorale, per non perdere i loro privilegi, per non doversi alzare dalla poltrona dei privilegi. Hanno approvato tutte le leggi popolo-succhiasangue escogitate dal governo per salvaguardare banche e grandi ricchezze, e poi vengono in Tv e fingono d’arrabbiarsi, fingono di scandalizzarsi poiché il conduttore televisivo non si degna di dire loro quanto guadagna. Così hanno fatto Giorgio Clelio Stracquadanio e Renato Brunetta (bella coppietta) rispettivamente durante le trasmissioni “Servizio pubblico” di Michele Santoro e “L’ultima parola” condotta da Gianluigi Paragone. Il primo politico per l’agitazione è diventato rosso paonazzo, il secondo si dimenava come un maggiolino sottosopra. Per costringere buona parte di questi politici senza pudore a togliere il sedere dalla poltrona dei privilegi, verrebbe voglia di votare per il Movimento 5 Stelle, ma il fatto è che quelle poltrone incantano, affascinano, seducono. Chi ci assicura che una volta che ci si siederanno i nuovi parlamentari del Movimento, non ne resteranno affascinati, sedotti, incantati? L’unica possibilità è far sparire le poltrone dei privilegi, oltre a quelli che attualmente vi si crogiolano.                            


                                                     
                                             

PER IL MINISTRO DELL' INTERNO

           

Per il Ministro dell’Interno c’è il “pericolo” di rivoluzione?




   Non esiste un concetto definito di rivoluzione, perché la rivoluzione è in permanente evoluzione e definire la rivoluzione vorrebbe semplicemente significare la fine stessa della rivoluzione.
Il termine rivoluzione ultimamente è stato utilizzato per vari eventi politici e sociali rilevanti, come la Primavera Araba, la prima elezione di Obama alla guida degli Usa, ma anche per semplici spot pubblicitari.
A parer mio la rivoluzione altro non è che la rottura di quelle catene che legano una moltitudine di individui ad una collettività amorfa adattata all’ordine sociale ed economico come imposto da una cerchia elitaria indirizzante l’equilibrio sociale oggi esistente.
Equilibrio fondato sulla non equità, sulla non solidarietà, sull’austerità, sull’ingiustizia sociale.
La rivoluzione dovrebbe mirare alla realizzazione di un sistema sociale fondato sull’equità, solidarietà e giustizia sociale rispettosa dei diritti umani.
Già, perché oggi giorno il concetto di giustizia sociale è utilizzato spesso anche dalle forze di estrema destra, che dilagano in tutta Europa, ed allora si deve differenziare anche il concetto medesimo di giustizia sociale.
Woody Allen direbbe che per fare una rivoluzione ci vogliono due cose: qualcuno o qualcosa contro cui rivoltarsi e qualcuno che si presenti e faccia la rivoluzione.
Il qualcuno o qualcosa contro rivoltarsi esiste, è il capitalismo, mentre quel qualcuno che si presenti e faccia la rivoluzione lo si intravede.
Ed è per questo motivo che il Ministro dell’Interno ha recentemente dichiarato che “Non possiamo consentire alla piazza di fare le scelte della politica” , mentre il Capo della Polizia afferma che “quando chi deve affrontare il problema e trovarne la soluzione non lo trova, ecco che diventa tutto dissenso, tensione, fibrillazione, effervescenza di piazza. Ecco che i poliziotti sono chiamati ad affrontare un problema che non toccherebbe loro”
Cosa vuole dire ciò?
L’Italia è in fase di sospensione democratica. Cosa ammessa pacificamente da tutte le componenti sociali, politiche e sindacali. Esiste un vuoto politico enorme, è venuta meno la canonica intermediazione tra la collettività ed il Palazzo della rappresentanza con il conseguente annichilimento della sovranità popolare.
Legittimare le azioni di protesta, spesso dure e violente, cosa in vari casi inevitabile, in altri artificiosa, vorrebbe dire legittimare azioni che mirano a demolire l’esistente, o meglio a colmare il vuoto politico con l’essenza della democrazia, la sovranità popolare.
Certo è anche chiaro che qualcuno coglierà l’attimo per indirizzare le lotte nell’ambito della campagna elettorale, ma l’astensionismo enorme e reale e la voglia di andare oltre, travolgerà ogni ipocrisia.
Ecco alcuni sindacati concertativi, anche di sinistra, che sino ad oggi hanno ammortizzato il conflitto sociale, prendere le distanze dalle manifestazioni di piazza, ritirarsi dagli scioperi “unitari”, od in alcuni casi neanche parteciperanno alle iniziative per esempio intraprese dall’unico movimento che ora è visibile, quello studentesco.
Avranno probabilmente delle direttive chiare in tal senso, unire il fronte del lavoro con quello studentesco è pericoloso.
Unire operai e studenti, lavoratori e studenti è un qualcosa da evitare per coloro che trovano legittimazione esistenziale proprio grazie a questo sistema economico e sociale che contrastano solo in via demagogica. D’altronde ciò è comprensibile visto e rilevato che parliamo di corporazioni sociali e sindacali che hanno un ruolo importante ed economico grazie alle regole esistenti.
Le forze dell’Ordine sono chiamate a garantire, sotto la maschera dei luoghi sensibili, il sistema esistente, l’antidemocrazia, la non sovranità popolare. Questo, i singoli soggetti che fanno parte delle forze dell’ordine, devono comprenderlo ed allora il manganello e la non legittimazione politica o sindacale delle lotte vere e sincere e non strumentali od indirizzate per altri fini, si coalizzano per evitare semplicemente ciò che rischia di essere inevitabile, la rivoluzione per la sovranità popolare.
Forse manca la consapevolezza di ciò, forse il popolo non è ben cosciente che si è innanzi ad un bivio che potrebbe comportare la caduta del presente. Probabilmente anche la paura del dopo, l’incertezza del dopo, rende tutto semplicemente labile e destinato, forse, ad un semplice urlo di piazza.
Sarà una storia lunga, molto lunga, ma il popolo deve sapere che il neofascismo e neonazismo è alle porte, e sbatte sempre con maggior violenza i pugni per far sentire la sua presenza, se non si organizzerà in modo chiaro e conciso e consapevole l’azione della rivolta, quello che potrebbe sembrare un semplice malumore ma che in realtà è reazione alla depressione e repressione sociale, verrà coltivato da chi vuole semplice autoritarismo, stragi, da chi vuole il male dell’umanità.                                                             

venerdì 23 novembre 2012

LUIGI CRESPI IL SUO BLOG

         

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   Ti Stimo Moltissimo Luigi Crespi Con Affetto Da Marinè
                                 
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COLLETTA ALIMENTARE



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