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domenica 2 giugno 2013

SOLDI AI PARTITI DAI CITTADINI SUL 730 E LA PRAIVACY ??

soldi ai partiti dai cittadini sul 730 e la privacy? 

2xmille ai partiti. Elezione diretta del Capo dello Stato e lavoro tra una cinquantina di anni, se tutto fila liscio e la banda bassotti sta dietro le sbarre.
Certo, a più di qualcuno queste ultime furbate non stanno bene e gli roderà sapere che lo Stato fa il duro con i deboli e il buonista con chi governa.
Letta è come il prete all'altare che predica il bene, l'amore e poi si fotte i soldi della questua.
Senza contare che la geniale idea del 2x1000 lede la segretezza dell'urna, perché apporre una croce sul 730 a favore di un partito significa manifestare apertamente l'intenzione del voto che è segreto!, anche Letta continua a mungere i cittadini senza porsi alcun problema.
Però, come sono furbi questi gestori della Patria!
Per tagliare pensioni e congelare i diritti acquisiti dai lavoratori non c'è voluto granché ma per tagliare la mazzetta ai partiti le stanno provando tutte.
Ma li capisco. Eccome se li capisco! Come fa un partito che si definisce dei lavoratori e di sinistra a licenziare 180 dipendenti? E i diritti dei lavoratori, dove li mettiamo?
Il Presidente Giorgio Napolitano ha ragione: l'Italia è determinata a superare la crisi. L'Italia, appunto! Ma certo non i suoi rappresentanti che continuano a giocare sulla pelle dei cittadini.

GRILLO GIORNALISTI OMERTOSI GLI FAREMO UN CU...COSI'

Grillo: "giornalisti omertosi, gli faremo un c... cosi'" 

Non solo la Rai. Grillo lancia i suoi strali anche contro La7 colpevole di "stare preconfenzionando un servizio ad hoc contro di me, anche contro di noi. Tornino tra la gente, parlino di cose concrete, dicano la verita'. Non siamo noi a dovere andare in televisione. Comunque, abbiamo persone preparate che andranno in televisione". Del resto, prosegue, "gli altri non hanno nulla da dire. Guardate Berlusconi: e' un uomo malato, e' giallo, e' polvere... basta parlare con lui". I mezzi di informazione, piuttosto, "dicano che mentre gli altri discutono di come gestire i soldi, noi abbiamo deciso di non gestirli, li abbiamo dati indietro. Siamo nati il 4 ottobre di tre anni fa e siamo i primi francescani d'Italia, prima del Papa. Siamo giovani e stiamo crescendo, non si possono paragonare le politiche con le elezioni amministrative".
GRILLO: "GIORNALISTI RAI PAGHERANNO PER LA LORO OMERTA'"
"Molti giornalisti della Rai dovranno in futuro rendere conto della loro omerta', dei loro attacchi telecomandati, dei loro silenzi". Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog tornando ad attaccare il servizio pubblico: "Rai1, Rai2 e Rai3 sono occupate dai partiti. Non e' una notizia. Non e' una novita'.
  Il vero scandalo e' che questo non da' piu' scandalo. Si da' ormai per scontato che plotoni di addetti stampa raccontino le balle dei partiti senza vergogna pagati dal canone, dalla pubblicita' e dalle tasse". Ma se i giornalisti, per Grillo, sono complici di una lottizzazione "peggiore di quella socialista", i vertici rai hanno la responsabilita' aver fatto perdere al servizio pubblico "200 milioni di euro nel 2012. Il direttore generale Gubitosi e la presidente Tarantola - osserva il comico genovese - rimangono imperterriti ai loro posti e dai consiglieri di amministrazione non un fiato. Cosa fanno dalla mattina alla sera questi signori ben pagati dagli italiani?".
  Per Grillo si e' di fronte a "una Rai lottizzata. Un non luogo dell'informazione che fa rimpiangere persino l'era socialista, quando di tre assunti uno era democristiano, l'altro socialista e il terzo bravo. Ora il terzo viene spartito tra Sel e Lega.
  Quando c'e' un colpo di Stato, la prima cosa messa in atto e' il controllo dei mezzi di informazione. Il cittadino pero', mentre avviene, ne e' consapevole. Sa che, da quel momento, la dittatura usera' la televisione per legittimare se' stessa e si comporta di conseguenza. I sovietici leggevano la Pravda, ma non le credevano. Gli italiani guardano la televisione e le credono. Non hanno anticorpi, pensano di vivere in una democrazia", conclude il leader del Movimento Cinque Stelle. 
GRILLO, PRESIDENZA VIGILANZA A M5S AL PIU' PRESTO
"O ci verra' affidata la presidenza della Rai al piu' presto, sono gia' passati tre mesi dalle elezioni, o ne trarremo le conseguenze". Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog spiegando che "tre commissioni sono ancora senza presidente: Giunta per le elezioni (bloccata in attesa di una persona gradita a Berlusconi), Copasir e Vigilanza Rai. Le presidenze di norma vengono assegnate all'opposizione. L'unica presente in Parlamento e' il M5S. Fratelli d'Italia, Sel e Lega si sono coalizzate con pdl e pdmenoelle e in seguito si sono scisse come un'ameba per mettersi la maschera da finta opposizione.
  L'ennesima beffa di questa legislatura. Ora, il M5S e' stufo di prendere schiaffi e di essere, allo stesso tempo, preso per il culo dalla Rai"
GRILLO, RODOTA'? DI LUI NON MI FIDO PIU'
"Rodota'? Non ce l'ho con lui, ma vuole fare una sinistra insieme agli arancioni, ai rossi e ai Sel. Ecco perche' sono contro di lui. Noi siamo sopra tutto questo. E, poi, non mi ha mai dato un consiglio. Perche' non mi telefonava e non mi diceva 'Beppe stai facendo una cazzata'. Non mi fido piu'. Non mi fido di quelli che parlano attraverso i giornali". Lo ha detto Beppe Grillo, parlando a Mascalucia, in provincia di Catania, dove ha aperto il suo tour siciliano in vista delle elezioni del 9 e 10 giugno.

ALITALIA 2 MILA CONTRATTI SOLIDARIETÀ TAGLI DIRIGENTI

Alitalia: 2mila contratti solidarietà, tagli dirigenti. Schisano resta al sicuro 

ROMA - Nuovi tagli in casa Alitalia: il nuovo piano industriale prevede infatti contratti di solidarietà di due anni per duemila dipendenti, una sforbiciata alle spese, e il licenziamento di alcuni di dirigenti di prima fascia. L’amministratore delegato Gabriele Del Torchio, chiede ancora sacrifici. Secondo il quotidiano la Repubblica,i sindacati starebbero valutando la proposta e già lunedì potrebbero siglare un’intesa.
“Per ora – scrive Repubblica – il gruppo rinuncia alla cassa integrazione per 600 persone, soluzione che aleggiava da oltre un anno su Fiumicino, in cambio di questa proposta più morbida”.

I duemila dipendenti a cui il piano chiede sacrifici sono per lo più personale di terra: si parla di una riduzione pari a cinque giorni al mese, principalmente degli uffici di Roma, che corrisponde ad una diminuzione di circa 65 euro in media.
Se l’accordo dovesse andare in porto, l’azienda risparmierà 21 milioni di euro l’anno. Nel nuovo piano industriale lacrime e sangue sono previste anche chiusure delle basi sparse per l’Italia che Rocco Sabelli aveva aperto negli anni scorsi, mini hub che non hanno portato alcun guadagno. Tagli infine agli stipendi dei dirigenti, circa il 10%, e dello stesso amministratore delegato, meno 20%.
Saltano anche le poltrone di alcuni manager, l’unico che sembra restare al sicuro è Giancarlo Schisano, quello che sbianchettò l’ala dell’aereo romeno incidentato, rimuovendo il logo Alitalia. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo già 20 su 70 dirigenti hanno lasciato la compagnia di volo.
Scrive Repubblica che Del Torchio vuole puntare sui giovani:
tariffe stracciate per l’Italia (45 euro a tratta) e l’Europa (50 euro), e ad una messa a punto e rafforzamento degli orari nello scalo principale di Fiumicino che saranno spostati per favorire le coincidenze con altri voli. Previste inoltre nuove aperture di rotte internazionali e intercontinentali.

LA PROPAGANDA BERLUSCONI OPS INTENDEVO DIRE LETTA

La propaganda del governo Berlusconi. Oops… intendevo dire Letta 

Il governo Letta ha annunciato un programma ambizioso... ma al momento sembra impigliato nella rete propagandistica di Berlusconi. 

Io sono uno di quelli dolorosamente convinti della necessità del governo Letta. So che molti lettori di basta casta Italia hanno idee diverse; le mie le ho spiegate qui, se vi interessano, ma non è più molto importante perché i continui ricatti del PDL stanno rapidamente mutando il parere mio e di molti altri. Dal giorno del giuramento (28 Aprile) è in effetti passato solo un mese o poco più, ma mi pare che l’inizio non sia entusiasmante.All’inizio siamo stati coinvolti dal dibattito sull’IMU, rispetto al quale tutti gli esponenti della destra tuonavano, quotidianamente, “o si abolisce o cade il governo!”. Lasciamo perdere che le tasse non ci piacciono, che già viviamo un’insopportabile carico fiscale e che ci sono indubbiamente dei casi (una minoranza) in cui l’IMU diventa un carico ingiusto (anziani con piccoli redditi, proprietari di vecchie case…); l’IMU è una tassa come ce n’è di analoghe in tutto l’occidente, è una piccolissima patrimoniale (che può – e dovrebbe – essere rivisitata anche con l’aggiornamento dei catasti, sì, certo…) ma che rappresenta una ridicolaggine sotto l’aspetto complessivo, se orientato da una visione globale, del nostro sistema fiscale. Chi avesse dei dubbi su queste mie affermazioni può leggere qui una più approfondita argomentazione un’infografica piuttosto esplicativa. Abolire l’IMU (per ora è stata solo rinviata) risolve pochi problemi della gente, non reimmetterà sul mercato liquidità, creerà problemi al governo per il reperimento necessario di analoghe risorse e serve solo a una cosa: rispettare una promessa elettorale di Berlusconi alla quale, vergognosamente, si erano poi accodati tutti (compreso il rigorosissimo Monti).
Adesso ci vogliono buttare nel tritacarne del presidenzialismo. Sono di oggi le entusiastiche forzature di Alfano su alcune timide (e inopportune) aperture di Letta, e giù il prossimo mese – ci scommettete? – tutti a parlare di presidenzialismo. Che è un’altra fissazione di Berlusconi, sempre avuta, forse spera di farsi eleggere dal “suo popolo” alla massima carica… Ma stiamo scherzando? La Costituzione è un meccanismo delicato, pensato come sistema coerente in cui non si può malamente ficcare dentro in presidenzialismo come se non avesse conseguenze gravi sull’intero sistema repubblicano. Pare che gli unici a capirlo siano gli intellettuali di Libertà e Giustizia (Rodotà, Zagrebelsky…) che stanno disperatamente lanciando appelli e proponendo manifestazioni all’insegna dello slogan “Non è cosa vostra” (ovvero di voi scalzacani parlamentari).Intanto il mondo intorno cade a pezzi. Nessuno sembra occuparsi di esodati, di giovani disperati, di aziende che chiudono, di ricerca che non si fa… Cioè: tutti ne parlano nei talk show e nei comunicati, ma senza che apparentemente nulla accada. Ho scritto ‘apparentemente’ perché spero sempre che ci sia un bellissimo trucco che io ignoro: che cioè stiano lavorando proprio a questi problemi e che fra settimane – che dico? giorni – arrivi a sorpresa l’annuncio della soluzione dei nostri veri problemi. E che si smetta di inseguire l’agenda propagandistica e demagogica di Berlusconi.

PAKISTAN I DRONI DI OBAMA

Pakistan: i droni di Obama 


Nella primissima mattinata di mercoledì, gli Stati Uniti hanno lanciato un bombardamento in una località del Waziristan del Nord che ha assassinato il numero due dei talebani attivi nel paese centro-asiatico e almeno altre quattro persone. L’operazione condotta dalla CIA, che ha interrotto un periodo relativamente lungo senza incursioni di droni in territorio pakistano, rappresenta con ogni probabilità un messaggio lanciato da Washington al Primo Ministro entrante, Nawaz Sharif, e contraddice la promessa fatta la settimana scorsa dal presidente Obama di porre un freno alla valanga di eccessi e illegalità messe in atto in oltre un decennio di “guerra al terrore”.
La vittima più illustre del blitz americano di questa settimana è Wali ur-Rehman, il secondo in comando della coalizione di gruppi militanti integralisti Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), più comunemente conosciuti come Talebani Pakistani, operanti nelle Aree Tribali al confine con l’Afghanistan.
Secondo le testimonianze riportate dai media occidentali, attorno alle tre del mattino di mercoledì alcuni missili sono caduti su un’abitazione alla periferia di Miranshah, la principale città del Waziristan del Nord, uccidendo, oltre a Rehman, due jihadisti uzbeki e ferendo almeno tre bambini.
La morte di Rehman è stata inizialmente confermata dalle autorità pakistane e solo giovedì dal portavoce ufficiale di TTP, Ehsanullah Ehsan. Sulla testa di Rehman era stata messa una taglia di 5 milioni di dollari dagli Stati Uniti, i quali lo accusavano di avere organizzato svariati attacchi contro le forze di occupazione americane in Afghanistan e di essere coinvolto nell’attentato suicida commesso da un doppio agente giordano nel dicembre 2009 che uccise sette dipendenti della CIA in una base della provincia di Khost, al confine con il Pakistan.
Soprattutto, però, Rehman era considerato relativamente moderato rispetto al leader dei Talebani Pakistani e suo diretto superiore, Hakimullah Mehsud. La sua morte, perciò, potrebbe rendere ancora più improbabile l’avvio di un già complicatissimo processo di riconciliazione con il governo civile di Islamabad.
Nei commenti pubblicati in questi giorni dai giornali americani, Rehman viene definito come un militante in grado di risolvere pacificamente le dispute tra le varie fazioni jihadiste, nonché contrario agli attacchi indiscriminati contro i civili spesso portati a termine dai Talebani. Inoltre, lo stesso comandante sembrava avere legami con svariati partiti religiosi pakistani che si erano offerti di mediare tra il governo e i Talebani.
Una qualche speranza di trovare un’intesa per far diminuire il livello di violenza in Pakistan era emersa in seguito al successo nelle elezioni dell’11 maggio scorso della Lega Musulmana del Pakistan-N (PML-N) di Nawaz Sharif, il quale in campagna elettorale aveva più volte criticato l’uso dei droni nel proprio paese da parte degli Stati Uniti e lasciato intravedere la volontà di aprire un dialogo proprio con Tehrik-i-Taliban.
All’inizio della scorsa settimana, ad esempio, il premier in pectore aveva ribadito pubblicamente la necessità di perseguire un processo di pace “per il progresso e lo sviluppo del paese”, aggiungendo che il suo governo si adopererà per “il dialogo, rispondendo all’offerta di pace dei Talebani”.
In una dichiarazione rilasciata giovedì al quotidiano pakistano The Express Tribune, il portavoce di TTP ha però inevitabilmente annunciato che la sua organizzazione intende ritirare l’offerta di dialogo fatta al nuovo governo. Ehsan, inoltre, ha attribuito l’intera responsabilità degli attacchi con i droni nelle Aree Tribali all’esecutivo di Islamabad, colpevole di passare agli americani informazioni cruciali per localizzare i militanti.
L’assassinio di Rehman da parte degli americani, perciò, sembra assestare un colpo mortale alle già esili prospettive di pace che avrebbero potuto teoricamente determinare una limitazione delle attività “anti-terroristiche” americane in territorio pakistano.
Dal momento che Nawaz sta per ultimare le trattative attorno alla formazione del suo prossimo governo, l’incursione con i droni della CIA di mercoledì può dunque essere considerata come un messaggio preliminare lanciato da Washington a Islamabad a non abbassare la guardia nella lotta all’integralismo islamico in Pakistan, ovvero a non deviare dalla strada percorsa dal precedente gabinetto, fedele esecutore delle politiche statunitensi nonostante la diffusa ostilità della popolazione.
Il ritorno dei droni nei cieli del Pakistan questa settimana, come anticipato in precedenza, giunge poi a pochi giorni di distanza da un importante quanto contraddittorio discorso tenuto da Obama presso la National Defense University di Washington. Nel suo intervento di giovedì scorso, l’inquilino della Casa Bianca aveva in sostanza ammesso la totale illegalità dei metodi più discussi utilizzati dagli Stati Uniti, compresa la sua amministrazione, nell’ambito della “guerra al terrore”.
Esprimendo le inquietudini di alcune sezioni della classe dirigente d’oltreoceano, preoccupate per il venir meno della legittimità di un sistema di potere che ha ormai istituzionalizzato il ricorso a metodi di governo profondamente antidemocratici, Obama si era perciò impegnato a modificare, tra l’altro, la gestione del programma “anti-terrorismo” basato sull’impiego dei droni.
In particolare, il presidente democratico aveva annunciato una revisione di questo stesso programma, così da renderlo più trasparente, sottraendolo in alcuni casi alla CIA - incaricata delle incursioni in Pakistan - per assegnarne la completa responsabilità al Dipartimento della Difesa.
Sia pure limitata e del tutto inadeguata a mettere fine ad un programma palesemente illegale, questa presunta svolta prospettata da Obama è apparsa da subito poco più che una farsa. Infatti, come ha spiegato giovedì il New York Times, “fin dai giorni successivi al discorso del presidente, membri della sua amministrazione hanno chiarito dietro le quinte che i nuovi standard [per la gestione della campagna con i droni] non sarebbero stati applicati al programma condotto dalla CIA in Pakistan”, almeno “fino a quando le truppe americane rimarranno in Afghanistan”.
Questa eccezione per “il teatro di guerra afgano” - all’interno del quale, per gli USA, rientra anche il Pakistan - è stata alla fine confermata dall’incursione di mercoledì che ha eliminato il numero due dei Talebani Pakistani.
Nonostante le promesse di maggiore trasparenza e l’affermazione inequivocabile fatta da Obama circa l’incompatibilità con la democrazia degli assassini con i droni, gli Stati Uniti hanno così già chiarito che questa campagna di morte illegale nel territorio di un paese sovrano continuerà ancora a lungo.
Secondo alcune stime, la CIA ha condotto più di 360 attacchi con i droni in Pakistan a partire dal 2004, uccidendo migliaia di civili innocenti, considerati nient’altro che “danni collaterali” di assassini mirati di semplici militanti o, in misura decisamente minore, di esponenti di spicco delle formazioni jihadiste attive al confine con l’Afghanistan.
Come ha messo in luce un rapporto di qualche mese fa delle università di New York e Stanford, la campagna con i droni in Pakistan non causa soltanto un numero altissimo di morti tra i civili ma ha ormai trasformato la vita dei residenti delle zone colpite in un vero e proprio incubo. Qui, infatti, adulti e bambini vivono in uno stato di perenne terrore, con “la consapevolezza di essere totalmente indifesi” di fronte ad un attacco dal cielo che potrebbe giungere in qualsiasi momento.