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lunedì 7 aprile 2014

RIFORMA PENSIONI 2014 TORNA COTTARELLI TAGLI ALLE PENSIONI DI GUERRA E REVERSIBILITÀ ?

Riforma Pensioni 2014: torna Cottarelli, tagli alle pensioni di guerra e reversibilità? 

Il commissario Cottarelli si è incontrato ieri con Matteo Renzi: ecco le ultime news sulla riforma pensioni 2014. 
Riforma pensioni 2014, torna in scena il commissario alla spending review Carlo Cottarelli, che ieri ha incontrato a Palazzo Chigi il premier Matteo Renzi per illustrare il proprio piano in vista del varo del Def, il documento di economia e finanza: ecco le idee di Cottarelli sulle pensioni di guerra e reversibilità.
Riforma pensioni 2014, Cottarelli e i tagli alle pensioni di guerra
Riguardo il tema della riforma pensioni 2014, Carlo Cottarelli è senz'altro un personaggio chiave, dal momento che le sue idee in fatto di pensioni erano chiare a tutti già dalla sua nomina a commissario alla spending review, componente fondamentale per il Def atteso nella giornata di oggi, quando alle 18 il Consiglio dei ministri si riunirà per il varo del documento.
A marzo si parlava di possibili tagli alle pensioni di guerra, tagli che avrebbero dovuto portare alle casse dello Stato risparmi per 200 milioni di euro. La risposta di Giuseppe Castronovo, presidente dell'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, non si era fatta attendere: 'Tagliare le pensioni di guerra a 70 anni dal conflitto significa dimenticare il sacrificio di questi figli d'Italia'.
Oltre alle pensioni di guerra Carlo Cottarelli aveva in mente anche di tagliare le pensioni di reversibilità.
Riforma Pensioni 2014, spending review e pensioni di reversibilità
Le ultime news sulla riforma delle pensioni prevedevano anche un taglio alle pensioni di reversibilità, sempre da parte del commissario Carlo Cottarelli, tagli che dovevano essere legati a specifiche fasce di reddito. Inoltre Cottarelli aveva messo in cantiere anche la deindicizzazione delle pensioni, con un risparmio quantificato nel 2015 di 500 milioni di euro e di 1,6 miliardi nell'anno successivo.
Abbiamo utilizzato spesso il tempo imperfetto dal momento che il piano che Cottarelli ha presentato al capo del governo Renzi non sembra contemplare alcun taglio sulle pensioni. In ogni caso, al momento del varo del Def fissato per oggi pomeriggio alle ore 18, sapremo con certezza le misure adottate dal Consiglio dei ministri.
Credere che il governo metterà mai mano alle pensioni di guerra o quelle di invalidità? Se sì quale sarebbe la vostra reazione? Sentitevi liberi di esprimere la vostra opinione

VERONA AUTO DI LUSSO L'IMPRENDITORE FA LA BELLA VITA SENZA PAGARE LE TASSE

Verona, auto di lusso, viaggi e ristoranti: l'imprenditore fa la bella vita senza pagare le tasseVerona, auto di lusso, viaggi e ristoranti: l'imprenditore fa la bella vita senza pagare le tasse


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Verona, auto di lusso, viaggi e ristoranti: l'imprenditore fa la bella vita senza pagare le tasse
L'attività di verifica della guardia di finanza ha consentito di recuperare redditi non dichiarati dal commerciante di macchinari per oltre 1,5 milioni di euro e oltre 200mila euro di Iva non versata all'erario Verona, auto di lusso, viaggi e ristoranti: l'imprenditore fa la bella vita senza pagare le tasse
Auto di lusso, viaggi, ristoranti costosi e vestiti firmati: era questo il tenore di vita di un imprenditore di origine libanese, residente a Verona, attivo nel commercio internazionale di macchinari industriali ma totalmente sconosciuto al Fisco italiano. Gli accertamenti delle Fiamme Gialle hanno consentito di dimostrare che il centro di interessi e delle attività del cittadino libanese erano radicati in Italia e così la sua società, sulla carta anch’essa libanese, è stata considerata come una "stabile organizzazione", ossia avente una sede fissa che faceva affari sul territorio nazionale e che, pertanto, avrebbe dovuto pagare le tasse in Italia.Verona, auto di lusso, viaggi e ristoranti: l'imprenditore fa la bella vita senza pagare le tasse
Anche alcune foto postate sui social networks che riproducevano l'uomo d'affari a bordo di auto di lusso oppure intento a presenziare ad eventi mondani rigorosamente tenuti nel nostro Paese, sono state prese a base per lo sviluppo delle indagini svolte dai finanzieri. L’attività di verifica ha consentito di recuperare a tassazione redditi non dichiarati per oltre 1,5 milioni di euro e oltre 200mila euro di Iva non versata all’erario. Per l’imprenditore libanese è scattata anche una denuncia per evasione fiscale alla procura della Repubblica di Verona



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ELETTROLUX GUIDI ANNUNCIA STOP A TAGLI AI SALARI O ESUBERI

Electrolux: Guidi annuncia, "stop a tagli ai salari o esuberi fino al 2017" 

Roma,  apr. - Il governo "e' pronto a fare la sua parte sia sulle risorse per la decontribuzione sia sul fronte degli investimenti" annunciati dall'azienda. Lo dice il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, al termine del tavolo su Electrolux. Guidi ha confermato che l'azienda "non fara' tagli ai salari e licenziamenti fino al 2017, che e' l'orizzonte temporale di questo piano". Lo stop agli esuberi fino al 2017 e' legato all'applicazione dei contratti di solidarieta' e all'applicazione della decontribuzione per le aziende che il governo si e' impegnato a finanziare. I quattro stabilimenti di Electrolux in Italia resteranno aperti, riferisce il presidente del Veneto, Luca Zaia, dopo l'incontro al ministero dello Sviluppo Economico sulla vertenza Electrolux. "L'azienda ha confermato - ha detto Zaia lasciando il Mise - che non ci saranno esuberi fino al 2017 e che sono previsti investimenti e il mantenimento dei quattro stabilimenti italiani. Ora ci sono da definire i dettagli - ha proseguito - ma mi pare un buon punto di partenza e le parti sociali hanno dimostrato un grande senso di responsabilita'". .

COS' È IL QUANTITATIVE EASING E CHE EFFETTI PUÒ AVERE

Cos’è il Quantitative Easing e che effetti può avere  

La settimana scorsa, alcune dichiarazioni possibiliste di Jens Weidmann, governatore della Bundesbank e membro del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) con fama di falco, hanno alimentato fra gli operatori dei mercati finanziari l'aspettativa di imminenti misure di stimolo volte a scongiurare i rischi di cali generalizzati dei prezzi e dei redditi (la temuta deflazione). E anche il governatore Draghi ha manifestato la sua disponibilità a intervenire con misure non convenzionali. In particolare ci si attende che la BCE ponga in essere operazioni note come Quantitative Easing (QE per brevità) consistenti nell'acquisto massiccio di titoli con denaro di nuova emissione.
La BCE sarebbe solo l'ultimo istituto d'emissione a praticare il QE, dopo che da anni ne fanno uso, con diverse modalità, le banche centrali di Usa, GB, Giappone e Svizzera. Tali acquisti, realizzati iniettando nel sistema moneta addizionale, vengono variamente giustificati a seconda dei rispettivi mandati. La Federal Reserve americana può esplicitamente dichiarare che l'aumento di domanda ottenuto in virtù del QE consentirà di abbassare la disoccupazione; la Bank of England si è limitata ad indicare che l'aumento di circolante serve ad evitare che l'inflazione scenda troppo al di sotto del 2% annuo; la BCE lo presenterà probabilmente come strumento di “trasmissione della politica monetaria”, cioè volto a determinare tassi di interesse e provvista di credito sufficientemente uniformi in tutta l’Eurozona e per i diversi operatori economici, ma anche come strumento per evitare che il tasso di inflazione si allontani troppo dall’obiettivo del 2%. Per la verità forme di QE sono state già praticate anche dalla BCE sotto forma di acquisto di titoli pubblici nel mercato secondario nel Securities Market Programme (2010-11), ma in quel caso l’immissione di liquidità veniva sterilizzata ciò che non accadrebbe col QE.
Nonostante operazioni di questo genere, spesso definite “non ortodosse” (ma cos’è l’ortodossia?), vengano poste in essere fin dal 2008, non c'è ancora consenso sulla loro efficacia. I critici sostengono, con qualche plausibilità, che queste ingenti immissioni di liquidità non fanno che alimentare altre bolle finanziarie, con tutti i rischi per la stabilità che ne conseguono. In risposta a tali censure, alcuni economisti fra cui Larry Summers, con una certa onestà intellettuale, si sono chiesti se le bolle non siano proprio quello di cui hanno bisogno economie mature, altrimenti condannate alla stagnazione, per ottenere un minimo di crescita.
L'abbassamento dei tassi d’interesse che si produrrebbe sui titoli oggetto del QE – data la relazione inversa fra prezzo dei titoli e loro rendimento - si trasmetterebbe tramite i normali meccanismi di mercato alle altre classi di titoli e finirebbe, secondo la teoria dominante, per incoraggiare le decisioni di spesa. Più che sugli investimenti delle imprese, l’aumento del prezzo dei titoli potrebbe avere “effetti ricchezza” sulla spesa delle famiglie che li posseggono, le quali sarebbero invogliate a spendere di più forti della percezione di un'accresciuta ricchezza mobiliare. Tale effetto è tuttavia più certo negli Stati Uniti dove, per esempio via fondi comuni e fondi pensione, il ceto medio possiede parecchi titoli, ma probabilmente meno in Europa.
Proviamo dunque ad immaginare realisticamente i possibili vantaggi, in particolare per il nostro paese, di un massiccio programma di acquisti che comprenda titoli di tutti i Paesi dell'Eurozona in ragione del peso dei rispettivi PIL. Un ulteriore calo dei tassi a lungo termine avrebbe effetti positivi per il bilancio pubblico, mentre le ripercussioni sulle obbligazioni societarie e sul mercato azionario potrebbero favorire il settore privato. Il condizionale è d’obbligo perché le decisioni di investimento delle imprese dipendono fondamentalmente dalla domanda aggregata attesa e non tanto da favorevoli condizioni sul lato del loro finanziamento. E da questo punto di vista non ci attendiamo che il QE abbia effetti dirimenti sulle decisioni di spesa delle famiglie.
Un eventuale QE europeo comporterebbe una ripartizione degli acquisti di titoli fra i paesi dell’Eurozona in proporzione alla partecipazione al capitale della BCE in modo da non prestare il fianco all'accusa di essere un aiuto esclusivo alle economie periferiche. Più controversa è la distribuzione degli acquisti fra titoli fra pubblici e privati, con i tedeschi che favoriscono i secondi per motivi evidenti a tutti (si veda a proposito la postilla in fondo all’articolo). Con un’economia tedesca che marcia vicino al pieno impiego, laddove il QE conducesse a una maggiore domanda interna questo potrebbe tradursi in acquisti addizionali di nostri beni e servizi scongiurando nuovi squilibri commerciali intra-Eurozona. Si tratta però di effetti sulla cui portata v’è da essere estremamente cauti e che, comunque, dipendono dalla dimensione delle misure di QE, essa stessa un segnale della volontà europea di combattere la crisi. E sull’esistenza di questa volontà v’è anche da essere assai scettici (come l’ennesima posizione interlocutoria della BCE giovedì scorso dimostra).
Chi potrebbe certamente beneficiare del QE sono le banche, sia che scelgano di cedere titoli alla BCE realizzando significative plusvalenze, sia che preferiscano approfittare di più propizie condizioni sul mercato azionario per condurre in porto i necessari aumenti di capitale. In ogni caso, i loro quozienti patrimoniali risulterebbero migliorati, con conseguenti maggiori chance di passare le “prove da sforzo” (stress test) a cui saranno sottoposte dalla BCE nei prossimi mesi, il primo passaggio della gracilissima “unione bancaria” che l’Unione Europea sta faticosamente impostando. Sospettiamo che il sostegno ai bilanci bancari – inclusi quelli tedeschi, il che spiegherebbe la presa di posizione di Weidmann - possa essere la motivazione principale del QE. (Bilanci bancari in ordine potrebbero in subordine accrescere la capacità di erogare credito, ma senza una ripresa della domanda aggregata “il cavallo non beve” come si diceva un tempo).
Una possibile variante del QE sarebbe l'acquisto di titoli rappresentativi di mutui fondiari e prestiti alle aziende. Quasi la metà degli interventi della Banca Centrale Usa ha per oggetto mutui cartolarizzati. In Europa il limite è costituito dall'insufficiente disponibilità di tali titoli a causa del non massiccio ricorso alla cartolarizzazione (la complessa procedura di “confezionamento” dei mutui), che diversamente dagli Usa non è ancora ripresa su larga scala dopo il fermo del 2008-2009.
Una ricaduta non trascurabile, una vera boccata d'ossigeno per i nostri esportatori, potrebbe venire dall'indebolimento del cambio esterno dell'Euro. A questo proposito, alcuni commentatori propongono che – analogamente a quanto fanno la Banca Nazionale Svizzera e la Bank of Japan – la BCE compri titoli esteri, allo scopo di abbassare il valore dell'Euro.
Viste le condizioni comatose della nostra economia, quella del QE, presa in sé, può essere una proposta da non respingere. Ma il giudizio si fa più critico ove si allarghi lo sguardo.
La prima riflessione riguarda il grave ritardo nell'adozione - ammesso che vengano effettivamente adottate - di misure che sarebbero state mature almeno due anni fa. E’ un ritardo dovuto esclusivamente alla difficoltà di raccogliere, all'interno della BCE, il consenso di dirigenti provenienti da Paesi in condizioni economiche divergenti. Viene da chiedersi quali danni si siano prodotti, nel frattempo, nelle economie più deboli. L’ineffabile Weidmann ha peraltro successivamente ritrattato parte delle sue aperture in un defatigante stop and go sulla pelle di milioni di cittadini europei.
La seconda criticità, ancora più grave, attiene alla macroscopica asimmetria fra le vere e proprie acrobazie di una politica monetaria espansiva di quantomeno dubbia efficacia e la deliberata scelleratezza con cui si continua ad imporre all'eurozona una politica di bilancio ostinatamente restrittiva. Il QE all’europea può risultare l’ennesimo pannicello caldo che la BCE somministra alla disastrata economia europea procrastinando la sua agonia e il redde rationem della moneta unica: un quadro questo in cui si affermano le condizioni vieppiù sconfortanti dei lavoratori, condannati a continui giri di vite in termini di sempre maggiore precarietà e sempre peggiore salario. Ma queste contraddizioni non sono che una prova ulteriore della perversità insita nell'architettura dell'euro, che pare avviato a diventare una metafora di quanto di peggio c'è nel capitalismo.
Postilla
Una postilla sollecitata da un commento (ricevuto in privato) da Antonella Stirati.
1) Se il QE comporta acquisti di titoli proporzionali alle quote di capitale BCE (come probabile se si fa), questo non aiuta la discesa dei differenziali fra paesi dei tassi di rendimento dei titoli. Da questo punto di vista il QE dovrebbe riguardare soprattutto i paesi periferici (come ci suggeriva la prof.ssa Stirati). Nel pezzo noi abbiamo enfatizzato l’aspetto stimolo alla domanda interna tedesca, anche importante, pur con molto cautele circa gli effetti del QE sulla domanda aggregata specie se condotto su scala inadeguata.
2) Circa la scelta fra titoli pubblici e privati: se il QE fosse rivolto come vorrebbero i tedeschi soprattutto o esclusivamente a quelli privati - per giunta di qualità, cioè di grandi imprese che l’Italia non ha (riprendo il Sole-24 Ore del 2 aprile) - non si assalirebbe la radice del problema, cioè il fatto che il settore del credito nella periferia pratica tassi di interesse elevati proprio come conseguenza dei tassi relativamente elevati sui titoli pubblici. Quindi se la BCE volesse essere coerente con l’obiettivo congiunto di preservare e uniformare la trasmissione della politica monetaria nell’Eurozona dovrebbe concentrare il QE sui titoli pubblici dei paesi periferici (come ci suggeriva Stirati). A questo punto il QE si risolverebbe in quello che da anni reclamiamo a gran voce: un intervento attivo della BCE sui debiti sovrani in difficoltà (senza condizionalità e senza sterilizzazioni). Naturalmente questo non basterebbe per “far bere il cavallo” senza un’opportuna politica fiscale espansiva, a sua volta favorita dalla politica monetaria accomodante.
*Già funzionario di banca ** Professore ordinario di Politica monetaria e fiscale del’Unione Monetaria Europea, Università di Siena

MERKER ONORATI CHE CI CONSIDERI DEI PIANTAGRANE

Merkel, Amato (lista Tsipras): onorati che ci consideri dei piantagrane!    

La Merkel annuncia che in visita ad Atene non incontrerà Alexis Tsipras e lo definisce un piantagrane. «Siamo onorati che la responsabile del disastroso corso delle politiche europee, del massacro sociale e della austerità che ha distrutto la Grecia e sta facendo pagare ai popoli la crisi, ci consideri piantagrane – ha dichiarato Fabio Amato -. A lei e agli amici di banche e speculazione vogliamo piantarne ancora molte, per cambiare un’Europa che fa solo gli interessi di Merkel &c. Proprio per questo abbiamo candidato alla presidenza della Commissione Europea Alexis Tsipras, contro quelli come la Merkel e i suoi alleati greci ed italiani, come Samaras, Schulz e Renzi, per cambiare davvero e costruire un’Europa sociale e del lavoro, invece di quella attuale della precarietà e della disoccupazione».