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giovedì 9 maggio 2013

ANTONIO VENTURINO FUORI DAL MOVIMENTO 5 STELLE

FUORI DAL MOVIMENTO 5 STELLE IL VICEPRESIDENTE DELL’ARS, ANTONIO VENTURINO 

Antonio Venturino è ufficialmente espulso dai 5 Stelle. A dare la notizia, tramite un post sul blog, è Beppe Grillo, che scrive: “Prendiamo atto dell’atteggiamento di Antonio Venturino che di fatto lo pone fuori dal MoVimento 5 Stelle”.
Al vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana è contestata “la violazione di una delle regole fondanti del movimento: la restituzione, con rendicontazione, delle somme eccedenti i 2500 euro più rimborsi delle spese” – come si legge in una nota del movimento all’Ars. Ad aggravare la situazione è stata inoltre l’intervista rilasciata ieri dal rappresentante della Sala D’Ercole, che in cui ha attaccato duramente la linea politica dei cinquestellati. “Siamo entrati in un meccanismo – ha detto – per il quale dobbiamo difenderci e giustificare i rimborsi spese pur rinunciando ogni mese, come nel mio caso, al 55 per cento dello stipendio. Io ritengo che, con uno stipendio di 2.500 euro al mese, sia inibito lo svolgimento della funzione parlamentare”. “ M5S – ha continuato – non ha una strategia. E se ce l’ha, è davvero difficile da comprendere. All’indomani del successo elettorale del 25 febbraio, la gente si aspettava molto da noi. E invece siamo rimasti alla protesta. Invece di dialogare con il Pd, con il quale si poteva concordare un programma di riforme, – aggiunge – abbiamo consentito a Berlusconi di rilanciarsi, di togliere di mezzo Bersani e dare le carte nel governo Letta. Non esattamente un successo”.
Con l’espulsione di Antonio Venturino dai 5 stelle, il Movimento rimarrebbe fuori dal Consiglio di presidenza dell’Assemblea regionale siciliana. Tuttavia, il regolamento parlamentare prevede che tutti i gruppi siano rappresentati: di conseguenza l’Ars dovrebbe eleggere un nuovo segretario, in rappresentanza del M5S (senza Venturino conta 14 parlamentari, il secondo dopo il Pd), facendo lievitare i costi per l’Assemblea. Il numero dei segretari salirebbe quindi da sei a sette.

MENTANA SCAPPA DA TWITTER MA QUANDO IL GIOCO SI FA DURO

MENTANA SCAPPA DA TWITTER, MA QUANDO IL GIOCO SI FA DURO SI DEVE DURARE 

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. O almeno dovrebbero. Se non scelgono invece di scappare e di astenersi dalla lotta. Come ha preannunciato di volere fare l’ottimo Enrico Mentana. E questo detto sui duri va modificato per i social network, in tempi di comunicazione integrale, in questa maniera: “se e quando il gioco su twitter o su facebook si fa duro, i veri duri devono imparare a durare”. Invece Mentana ci fa sapere che se ne vuole andare perché troppi lo insultano facendosi schermo di identità false o presunte tali. Sembra un po’ di sentire Grillo che si lamentava dei trolls quando qualcuno osava manifestare un pensiero in dissenso. Mentana, che in tv è uno dei migliori in quanto a prontezza di riflessi e a onestà intellettuale, come può assumere adesso questa posizione vittimista, filoboldrinista si potrebbe dire, solo perché qualche imbecille lo insulta? Perché questi personaggi pubblici si sentono in pericolo quando constatano di non potersi sottrarre a questo odio generalizzato verso tutto e tutti diffuso anche in politica tramite i profeti della anti politica? Gli stessi che poi vengono regolarmente ospitati, quando non pagati, dai programmi televisivi della stessa rete di cui Mentana fa parte? Oggi su “libero Selvaggia Lucarelli giustamente fa notare che se qualcuno fa un fotomontaggio nudo della Boldrini si trova la polizia postale a casa mentre se invece promette a lei uno stupro di gruppo, o lo auspica o incita altri a farsi venire l’idea, allora a nessuno importa niente. Siccome la Boldrini è buonista e la Lucarelli tendenzialmentestronzista, come d’altronde è la cifra semantica del giornale per cui lavora, allora una va presa sul serio e tutelata e l’altra no?
Rovesciando il paragone, se si è deprecata per Grillo l’idea di nascondersi dietro i trolls che a suo dire lo perseguitano, lo insultano e seminano zizzania nella sua simpatica setta dell’antipolitica militante, allora perché oggi non si dovrebbe dire al grande, e sottolineo grande, Mentana di non fare lo stesso errore? Se lui si cancella da twitter stia sicuro che gli insulti continueranno anzi raddoppieranno. Mentre tutti noi che lo apprezziamo faticheremmo farci una ragione della sua fuga. Che però non è per la vittoria.

mercoledì 8 maggio 2013

SHIAVI IN VENDITA ATTENTO A CIO' CHE DESIDERI

Attento a ciò che Desideri perché potresti Ottenerlo. Schiavi in Vendita 

Nel secondo capitolo de Le Avventure di Tom Sawyer Mark Twain narra la vicenda dello steccato, uno dei momenti più significativi della storia. Il giovane Tom è incaricato di tinteggiare una lunga palizzata, attività che si prospetta di una noia mortale. Come se non bastasse, subito dopo l’inizio del lavoro un bambino in vena di scherzi si dà a tormentarlo con le sue canzonature.
A quel punto il furbo Tom inizia a recitare la parte di chi si sta divertendo un mondo. Decanta la attività di tinteggiatura come qualcosa di meraviglioso ed assolutamente non alla portata di tutti. Lo fa con tanta convinzione che a un certo punto l’altro – incuriosito – gli chiede se possa fargli provare a dare qualche mano di vernice.
Ma Tom sulle prime si dimostra irremovibile: la tinteggiatura è una attività importante e delicata, ed è anche troppo divertente perché possa conferire il pennello al primo che passa. In men che non si dica il desiderio del bambino diventa una fissazione, e la sua richiesta si fa più pressante fino a diventare una supplica. Solo a quel punto, quando l’altro muore dalla voglia di misurarsi nella attività di tinteggiatura, Tom si decide a passargli il pennello, con cui il bambino ‘manipolato’ porterà felicemente a compimento il lavoro al posto suo.
Lasciamo Tom Sawyer ed esaminiamo alcuni vecchi motti popolari. Avete mai sentito dire che le cose facili non le vuole nessuno?’ Conoscete il proverbio secondo cui ‘in amore vince chi fugge’?
Altro esempio. Perché quando Google lancia un nuovo servizio, nei primi mesi l’accesso è riservato ai soli possessori di un invito? E’ accaduto al lancio di Gmail, sta accadendo al lancio di Google Plus. A questo punto non può che sorgere il sospetto che dietro tutto ciò si celi una strategia commerciale.
E dello ‘hype avete mai sentito parlare? In gergo commerciale – specie in ambito tecnologico, cinematografico e videoludico – è definita hype la aspettativa creata artificiosamente intorno a un nuovo prodotto, la cui uscita sul mercato viene anticipata da mesi, se non anni di comunicati stampa, indiscrezioni, anteprime.
Infine, vi è mai successo di vedere lo spot di un nuovo prodotto e poi non trovarne traccia nei negozi? Vi è successo di chiedervi perché mai lo pubblicizzassero, se ancora non lo si poteva materialmente acquistare?
Ebbene, tutte queste fattispecie sono accomunate da un unico filo conduttore; il concetto secondo cui per ‘vendere bene’ qualcosa, sia necessario che il potenziale acquirente sia indotto a desiderarla ed idealizzarla in quanto impossibilitato ad ottenerla nell’immediatezza.
Se si rileggono in quest’ottica molti cambiamenti epocali che hanno scandito lo sviluppo della nostra società, non è difficile intuire con quale frequenza il potere abbia fatto ricorso a tale strategia per indurre il gregge ad accogliere entusiasticamente una serie di ‘innovazioni tanto funzionali al sistema quanto – dietro una apparente convenienza – deleterie per l’uomo comune.
Grandi novità che se fossero state imposte o appoggiate dall’alto avrebbero finito per suscitare diffidenza, mancando di diffondersi con la capillarità perseguita dal sistema. Al contrario, se l’individuo medio fosse stato indotto a considerarle come il risultato di un autonomo processo decisionale, o come qualcosa di ‘esclusivo, da agognare e inseguire, oppure di trasgressivo e avversato da uno o più gruppi di potere, ecco che quel qualcosa si sarebbe installato nella sua mente diventando una sorta di chiodo fisso, così che al momento opportuno – quando i burattinai avessero deciso di renderlo diffusamente fruibile, issando le ‘reti’ come esperti pescatori – l’individuo medio avrebbe abbracciato la novità con gran convinzione, considerandola una meritata conquista.
La storia potrebbe traboccare di simili operazioni di marketing politico. Chiunque può verificarlo di persona rianalizzando a ritroso le modalità con cui siamo giunti a molte delle conquiste’ alla lunga rivelatesi delle vere e proprie trappole sociali e culturali.
Sebbene non esistano elementi che provino in maniera inequivocabile il ricorso a tale strategia, non è difficile – affidandosi ad un pò di logica e dietrologia – intuirne la presenza tra le pieghe di numerose innovazioni EPOCALI

 

ANDREOTTI FA PAURA ANCHE DA MORTO

Andreotti fa paura anche da morto 

 Un atroce dubbio si diffonde a Roma nei palazzi della politica: Andreotti prima di morire avrebbe scritto un memoriale e un testamento spirituale per alleggerirsi l’anima, lui cattolico praticante, prima di compiere il fatale passo.
Ciò che è più di un sospetto (secondo indiscrezioni) agita i palazzi della politica poiché nel memoriale potrebbero essere contenute alcune rivelazioni scottanti su alcuni episodi mai chiariti della storia italiana e, in particolare, sull’omicidio di Aldo Moro, sull’organizzazione Gladio e sulla “strategia della tensione”.
Relativamente all’omicidio di Aldo Moro, Andreotti potrebbe ad esempio aver scritto che la D.C. ricevette l’ordine di adottare la “linea dura” sulle trattative con le B.R. (una vecchia questione sulla quale si è per anni discusso) e da quali centrali esterne sia pervenuta la disposizione di evitare di entrare in trattativa con le B.R.. Andreotti potrebbe averla finalmente chiarita nelle sue carte per alleggerirsi la coscienza. Furono forse i servizi segreti americani, la CIA? Il Mossad? Fu un ordine o un consiglio? Di sicuro Andreotti godeva di un rapporto privilegiato con Henry Kissinger ed altri esponenti del Dipartimento di Stato dell’epoca negli USA.
Giocano un ruolo in questa vicenda le rivelazioni fatte a suo tempo dall’ex segretario di Aldo Moro, Galloni e il racconto fornito ai magistrati dalla famiglia dello statista democristiano circa le minacce che Moro aveva ricevuto da una qualche personalità degli Stati Uniti, individuata in Henry Kissinger, Segretario di Stato USA negli anni ’70. Moro, una volta liberato, avrebbe potuto rivelare alcune verità scomode e la sua politica di “compromesso storico” con il PCI nonché il suo avvicinamento al mondo arabo nella politica estera, non erano per niente graditi ai responsabili del Dipartimento di Stato USA né a Israele. Le BR all’epoca, come riferito dopo alcuni anni da Giovanni Galloni (assistente di Moro), erano state infiltrate dalla CIA e questa notizia era conosciuta dallo stesso Aldo Moro che si domandò (ingenuamente) perché gli americani non lo avessero ufficialmente informato. 

Una questione sempre sottaciuta dalla stampa in Italia forse per non turbare i buoni rapporti esistenti con gli americani. Piuttosto Galloni, che ha ricoperto anche la carica di vice presidente del CSM, è stato fatto oggetto, a seguito di tali dichiarazioni, di una campagna di delegittimazione volta a screditarlo come teste attendibile (si sono distinti in questo i radicali, da sempre difensori d’ufficio degli interessi degli USA e di Israele in Italia).
Ancora ai giorni nostri, la questione potrebbe assumere importanza per il Dipartimento di Stato USA e per gli ex notabili democristiani dell’epoca ancora oggi in vita (da Arnaldo Forlani a De Mita, da Beppe Pisanu a Emilio Colombo).
L’altra questione che Andreotti potrebbe aver menzionato nel suo memoriale si riferisce alla così detta “strategia della tensione”, le stragi degli anni ’70 e Gladio, l’organizzazione paramilitare segreta, argomenti oggetto di numerose inchieste giudiziarie e di rivelazioni fatte da Cossiga sulle collusioni con i servizi USA, prima della sua morte ed anche queste puntualmente snobbate e sottaciute dai media che hanno sempre preferito accreditare come veritiera la comoda tesi delle stragi realizzate da gruppi di neofascisti (Freda e Ventura per P.zza Fontana, Mambro e Fioravanti per Bologna).
Vedere anche le rivelazioni fatte poco tempo fa dal giudice Ferdinando Imposimato relative alla strategia della tensione ed agli atti contenuti nei documenti del giudice Alessandrini che indagò a fondo sulle BR e che da queste venne poi assassinato. Dichiarazioni astutamente occultate e mai divulgate da tutti i media, giornali e TV


Andreotti , ex ministro della Difesa ed ex Presidente del Consiglio, potrebbe aver scritto nel suo memoriale da chi realmente provennero gli ordini di utilizzare Gladio come apparato destinato ad azioni di provocazione e di operazioni clandestine con la copertura dei servizi segreti.
Anche in questo caso la necessità di alleggerirsi la coscienza per le tante vittime innocenti delle stragi che colpirono l’Italia in quegli anni e che non hanno mai ottenuto, negli interminabili processi seguiti, l’individuazione dei colpevoli chiaramente indicati come esecutori e come mandanti .
Andreotti potrebbe aver sentito come proprie le colpe di aver dato l’assenso a quella strategia e di aver accettato ordini che provenivano dall’esterno, quindi di aver collaborato inconsapevolmente con i mandanti di quegli episodi (come lo stesso Cossiga per parte sua aveva fatto trapelare dalle sue dichiarazioni e fu giudicato “insano di mente”). La finalità di quella strategia era ben diversa da quanto si è voluto far credere e ha avuto l’effetto di consolidare l’asse di potere esistente in quegli anni in Italia.
Una verità che, se venisse fuori dalle carte di Andreotti, ancora oggi metterebbe in imbarazzo persino quella parte di magistratura inquirente sempre solerte ad aprire inchieste “a senso unico”, come sperimentato da molti imputati detenuti in attesa di giudizio per anni e poi scarcerati con sentenze assolutorie. Questo non avrebbe effetti pratici se non di ordine morale, data l’assoluta irresponsabilità di cui hanno goduto coloro i quali si attivarono per aprire false inchieste, per dirottare l’accertamento delle responsabilità e indirizzare l’attenzione verso facili capri espiatori.
Negli ambienti dell’Ambasciata USA, per la verità, non si nutrono grandi preoccupazioni perché molta acqua è passata sotto i ponti da allora e sono cambiate molte amministrazioni, considerando poi che ci sono state comunque le rivelazioni fatte da Wikileaks sulla politica estera USA che hanno lasciato al massimo un po’ di imbarazzo ma nessun commento ufficiale.
L’imbarazzo principale per la eventuale pubblicazione del memoriale di Andreotti potrebbe essere quella dei vecchi politici italiani e soprattutto degli organi di stampa blasonati ed influenti che hanno sempre nascosto la verità e manipolato le notizie su tutte le vicende della Storia Italiana degli ultimi 40 anni.
L’attesa comunque rimane e con essa la preoccupazione: Andreotti fa paura più da morto che da vivo.





C'ERA UNA VOLTA LA PIZZA AL POMODORO

C’era Una Volta La Pizza al Pomodoro 

Lo scenario che si prospetta fa sbigottire anche i meno bigotti. Fra pochi mesi qualcuno dirà: Io ero fiero di raccontare agli amici stranieri il mio paese, le sue bellezze esclusive, le sue tradizioni. Al diavolo i luoghi comuni. Sono italiano. Pensavo. Mica siamo tutti mafiosi. Mica siamo tutti ladri e inciucioni. Ora per colpa di qualche scansafatiche dobbiamo far credere che siamo tutti così? Io so bene quanta eleganza e meraviglia abbiamo esportato con le nostre intuizioni. In tutto il mondo. Banale ricordare l’arte. Nessun quadro ha stupito critica e persone come la Monna Lisa, tanto per citarne uno, e quante ancora più incredibili, quelle opere d’ingegno di Leonardo, che non è mai superfluo ricordare. E il Caravaggio? Sublime fotografo del suo animo ribelle e perfetto esecutore. Vuoi ricordare Michelangelo? Quanti rimangono con gli animi sospesi davanti alle sue opere immortali. Come furono italiani, Dante, Virgilio, Manzoni, Leopardi, Pascoli, Verga e Alessandro Volta, Enrico Fermi, Marconi. Così per giocare ne scrivo un po’. Mica due scemi. E Garibaldi? Mazzini, Cavour? Puccini e Verdi? Rossini e Donizetti? Te li sei scordati? Io no. E così per perdere tempo, spaziando dalla musica all’aeronautica mi piaceva ricordare, ai miei amici d’oltralpe, i nomi illustri della mia terra italiana. Ben 18 Premi nobel. Mica caramelle. Eccelsi nella fisica, nella letteratura, nella medicina, nella chimica, un nobel per la pace. Diciamo che qual cosina l’Italia ha regalato anche agli altri dai, senza falsa modestia. E il diritto Romano? Lo IUS COMMUNE? Ovvero il diritto comune che fu l’origine delle leggi europee a partire dal x secolo? Inutile scrivere perché fino alle soglie del ’500 dopo Cristo era tutto impero Romano. Le strade, gli anfiteatri, il denaro. Ovunque. Per circa 700 anni. Insomma é bello gongolarsi con queste origini storiche e culturali. I mie amici, con un po’ di falso umorismo, ma molta invidia, non potevano che annuire: noi italiani eravamo stati grandi. Non solo nel calcio. Era dimostrabile. Tu pensa che tuttora ce ne sia un po’, d’illustri compaesani, che fanno grandi cose: scoprono miracolose cure, sono abili ricercatori, ingegneri, architetti, chimici, che nessuno però conosce, perché sono cambiate le circostanze. Molti sono andati fuori dai confini. Abbiamo avuto anche grandi giudici e uomini della legge senza macchia e senza paura, che hanno combattuto per la nostra libertà e per la nostra esistenza felice. Li hanno ammazzati. Mica gli stranieri. No. Pensa tu, altri Italiani. Da non crederci. Però siamo andati avanti lo stesso. Le nostre tradizioni erano forti. Avevamo tante cose buone. C’era il vino, la pizza al pomodoro, gli spaghetti, la mozzarella di bufala, il parmigiano, la frittura di pesce, i tortellini, il prosciutto di Parma e il san Daniele, le arance di Sicilia e poi i pistacchi, la grolla, il vin brulé, le bruschette, i frutti di mare, gli asparagi, le alici, il pecorino, le vongole veraci, le cozze, i carciofi, le spigole e le orate, le colline verdi e lussureggianti e su, nelle Alpi, monumenti della natura, la neve per sciare. E giù, nel sud, il mare, il tonno, l’olio d’oliva e il sole. Ti pare poco? E i segni della storia? Le chiese, i chioschi, i musei, le piazze, le torri nei castelli, i porti, i laghi, vuoi scherzare? E poi c’erano loro. I carabinieri. Quante volte ho detto: se qualcuno fa il furbo chiamo i carabinieri. Come fossero la panacea, il rimedio al sopruso. Almeno nell’ideale di ogni italiano. Il corpo militare al servizio del cittadino. La benemerita. Poi ci siamo europeizzati. Ci dissero che era giusto così. Basta con le dogane e con le frontiere. Gli stati uniti d’Europa. La risposta politica, economica, all’America imperante. Ci imposero l’Euro. La moneta forte. In un attimo tutto è raddoppiato. Mentre lo stipendio della povera gente è rimasto invariato, anzi si è svalutato del 50%. Ragionando in concreto: se un oggetto costava 100, con l’euro è arrivato a 200. Io avevo uno stipendio di 1000, dunque dopo aver pagato 100 me ne rimanevano 900. Tuttavia con l’euro me ne rimangono 800, pensi tu. Io dico di no. Ne rimangono molte di meno. Perché al cambio, lira – euro, le mie precedenti 1000 sono diventate 500. Dunque mi rimangono 300 monete da spendere. Intanto, anche il corpo dei Carabinieri verrà dismesso, cancellato, per dare posto alla forza di gendarmeria europea detta Eurogendfor. Spero vivamente di assaggiare ancora un bel piatto di bucatini. Tuttavia sarà commissariato e mangeremo crauti. Festeggiando anche a Monopoli di Puglia la settimana nazionale delle nostre tradizioni europee: L’Oktoberfest.