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domenica 28 aprile 2013

I PAZZI E IL DELIRIO DEL PILOTA AUTOMATICO

Il "pazzo", i pazzi e il delirio del pilota automatico alla guida del Paese 

"Chi ha sparato a Palazzo Chigi era disperato per la perdita del lavoro. Urge dare risposte perche' la crisi trasforma le vittime in carnefici". Il presidente della Camera Laura Boldrini ha cercato di avvicinarsi il più possibile, dall’alto del suo scranno, a ciò che è accaduto stamattina alle 11.40 in piazza Colonna. Non servono tanti giri di parole, e nemmeno tirare in ballo il terrorismo per cogliere il senso del gesto di Luigi Preiti. Eppure, in tanti, tra i politici, hanno parlato d’altro. Come quell’ampia schiera di diretta derivazione berlusconiana (Gasparri, Larussa, Santanché, etc.) sempre pronta a prendere a pretesto episodi come questo per alludere al pugno duro delle politiche securitarie. Certi ragionamenti lasciano il tempo che trovano, e sono simmetrici al pietismo liquidatorio di stampo neocentrista. Boldrini ha colto la disperazione, il riflesso di una situazione più generale. Non poteva leggere, però, quanto, sia l’episodio di piazza Colonna sia le centinaia di gesti di autolesionismo quasi sempre drammatici a cui siamo costretti ad assistere da mesi, indichino un malessere più profondo provocato dalle istituzioni e, per quello che vale ancora, dalla politica.
Nel giorno del giuramento del neogoverno “affamapopolo” il vero punto di realtà l’ha scritto questo muratore disoccupato che con la sua disperazione ci rimanda ad un Paese allo stremo, che non ha più nemmeno la capacità di guardarsi “dentro” e “attorno” per provare a capire cosa bisogna realmente fare. Colpisce il ‘fattore sorpresa’ di parenti e amici nel dramma di quest'uomo, sia detto per inciso. Una sorpresa che nasce appunto da una comunità costretta ormai all’evanescenza nei rapporti e nei valori e all’assenza di strumenti per decrittare la realtà e le persone che si muovono in essa.
Il programma di Letta, i saggi, Napolitano, Saccomanni, Bonino: tutti stanno lì con la funzione di compiacere Ue, Bce e Fmi. Il loro obiettivo, o meglio quello programmato dal presidente della Repubblica, è quello da una parte di rimettere in circolazione un po’ di credibilità internazionale del Bel Paese, affinché lo spread non si agiti troppo e, dall’altra, convincere Merkel e Draghi che siamo pronti ad altri sacrifici. Se c’è un delirio in campo è il loro, non ci sono dubbi. E’ il delirio del ‘pilota automatico’, come l’ha ‘tecnicamente’ chiamato il presidente della Bce Mario Draghi. Si pensa tranquillamente che un paese possa essere governato senza una rappresentanza reale e col peggior programma economico della storia della Repubblica dal dopoguerra. Questa sì che è follia. Ho sempre pensato che la politica non è andata in crisi per la vicenda delle mazzette, ma per la sua totale riducibilità di fronte al crescere dei poteri forti e dei circoli finanziari internazionale che, motu proprio, si sono via via appropriati di pezzi sempre più grandi di sovranità. Il delirio è pensare che si possa vivere all’ombra di questi processi. Il delirio è pensare che possa esserci una "zona tecnica" in cui agire in valore assoluto esimendosi totalmente dal produrre senso per la società. Se la politica non fa questo cos'altro dovrà mai fare?
Nel gesto di Preiti, complesso nelle ragioni e negli esiti, c’è in qualche modo un elemento di realismo in relazione alla constatazione della fine di ogni senso vero nel consesso sociale e quindi dell’unico possibile esito da un punto di vista individuale, quello della distruzione e dell’autodistruzione. Un gesto eclatante contro i politici, in un giorno e in luogo simbolo, e poi il suicidio. Era questo a quanto pare il suo piano, secondo quanto ha riferito agli inquirenti. ''Siamo davanti a una persona con lucidita' cognitiva. A un atto criminale non compiuto in preda a delirio o in stato confusionale ma pianificato - ha commentato Luigi Janiri, professor associato di Psichiatria dell'Universita' Cattolica Sacro Cuore di Roma - ed e' proprio il proposito di suicidarsi che va esplorato come rabbia per il proprio scadimento sociale e per la precarieta' che chi ha sparato vedeva in se stesso ma anche nella societa''', con la politica priva di soluzioni al disagio, piu' che di poteri forti. Preiti viene descritto come bravo muratore che, dopo aver perso il lavoro anni fa, ''ha fatto un rapido gradino verso il basso'' perdendo affetti coniugali e indebitandosi col gioco d'azzardo. La depressione, precisa Janiri, ''non comporta solo autolesionismo ma nei casi di depressione maggiore e' anche etero lesiva. Uno se la prende con la societa', con la crisi”. Qui però la crisi è stata la causa diretta del suo forte disagio. Un disagio vissuto perfino dalle stesse forze dell'ordine che davanti a palazzo Chigi hanno commentato: "Siamo alla guerra tra poveri".

BERTOLA IL PROBLEMA E'CHE MILIONI DI ITALIANI VORREBBERO


BERTOLA (M5S): "IL PROBLEMA È CHE MILIONI DI ITALIANI VORREBBERO POLITICI MORTI 

TORINO - «Il vero problema non è che qualcuno vada davanti a Palazzo Chigi e spari durante il giuramento del governo. Il vero problema è che in questo momento, ne sono assolutamente certo, ci sono alcuni milioni di italiani che pensano 'peccato che non abbia fatto secco almeno un ministro». È il messaggio postato su Facebook da Vittorio Bertola, consigliere comunale di Torino del Movimento 5 Stelle. «Ovviamente non auspico che questo accada - precisa Bertola all'ANSA - ma sono assolutamente convinto che siano tanti quelli che lo pensano, perchè purtroppo, in questo momento, ci sono tante persone disperate e la politica non sta facendo nulla per aiutarle».

VENDOLA IL REGIME INCOLPA CHI E' CONTRO L'INCIUCIO

Vendola sulla sparatoria: "Il regime incolpa chi è contro l'inciucio" 

Su Twitter il leader di Sel polemizza con il centrodestra: "Criminalizzare il dissenso sa di regime". E Di Pietro rincara la dose: "Vogliono usare un fatto di cronaca per scopi politici"Nel giorno della sparatoria davanti a Palazzo Chigi, arriva la condanna unanime da parte delle forze politiche.
Ma c'è una voce che si spinge oltre e approfitta dell'occasione per scatenare un'assurda polemica politica. Si tratta di Nichi Vendola, governatore della Puglia e leader di Sel, che su Twitter scrive questo messaggio: "Un disperato o pazzo spara ed è tutta colpa di chi dissente, di chi non si piega all’inciucio... Non sentite puzzetta di regime?".
Quella di Vendola è una risposta polemica a quanto, ore prima, avevano affermato altri esponenti politici, in particolare del centrodestra. Renato Schifani, capogruppo dei senatori del Popolo della libertà, aveva dichiarato: "Quello che è successo stamattina davanti a Palazzo Chigi è un attacco alle istituzioni che deve indurre a riflettere... soprattutto chi in questi mesi, e anche negli ultimi giorni, ha alimentato veleni e acuito un clima di scontro politico e sociale".
Considerazioni condivise dal capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta: "Chi semina vento raccoglie tempesta - ha detto al Tgcom24 -. Tanti anni di odio e di antipolitica e negazione del dialogo e dell'avversario, visto sempre come il nemico, tutto questo insieme a una fortissima crisi economica. Il cocktail drammatico di questi
elementi può portare alla disperazione criminale, omicida e suicida".

Sulla stessa linea Ignazio La Russa, presidente del movimento Fratelli d’Italia: "Abbiamo sempre sostenuto che la predicazione dell’odio e dell’abbattimento dell’avversario che si manifesta anche col sistematico disturbo organizzato delle manifestazioni altrui a cui il centrodestra non si é mai accodato, può portare le persone psicologicamente predisposte all’uso criminale della violenza".
Antonio Di Pietro, invece, si allinea a Vendola: "Mi auguro - scrive sul proprio blog - che nessuno continui a strumentalizzare questo episodio per criminalizzare chi, come il Movimento Cinque Stelle in parlamento e noi nelle
piazze, nel pieno e trasparente rispetto delle regole democratiche, si oppone all’accordo Pd-Pdl-Monti
e al governo Letta... I soliti soloni infatti stanno tentando in tutti i modi di giustificare il governo dell’inciucio con un fatto drammatico. Tentano di accorpare a un’unica trama questi due fatti, tra loro molto diversi. Insomma, vogliono utilizzare un fatto di cronaca per scopi politici e per creare un allarmismo sociale, volto a condizionare le
valutazioni sul nuovo esecutivo. Io non ci sto".

LA LINGUA BIFORCUTA DELLA MASSONERIA

La lingua biforcuta della massoneria 

 Tutti a condannare la violenza di un folle, ma Gasparri, La Russa e Alemanno si spingono un po’ più in là e indicano nella benzina gettata sul fuoco dal M5S la causa del gesto di Luigi Preiti. La sceneggiata si ripresenta uguale a quella degli anni di piombo, che andava sotto il nome di strategia della tensione.
Lo scopo è sempre lo stesso: rinsaldare il potere che in questi ultimi mesi è andato sfilacciandosi nella coscienza collettiva degli italiani. Paragonando quanto successo davanti a Palazzo Chigi ai più clamorosi atti definiti terroristici degli ultimi tempi, sembra di assistere ad un attentato “false flag”, in cui ad essere colpiti sono membri della nazione da cui partono le direttive massoniche di controllo della popolazione.
Come a Pearl Harbor nel 1941 e a New York l’undici settembre 2001 a morire furono cittadini americani le cui vite spezzate diedero al governo USA il pretesto, rispettivamente, per entrare in guerra contro il Giappone e invadere Afghanistan e Iraq, così con l’attentatore calabrese solitario il governo massonico appena eletto potrà indicare il prossimo nemico da sconfiggere, magari proprio il M5S che si è unito al coro dei camerieri nel condannare la violenza, ma che potrebbe non essere del tutto credibile di fronte all’opinione pubblica. Far scendere la percentuale di votanti per il movimento di Beppe Grillo potrebbe già essere un buon risultato, nel caso in cui il governo neoeletto dovesse cadere e si tornasse alle urne. La vita di due carabinieri varrebbe tale risultato.

Attentatore palazzo ChigiUna cosa deve essere chiara: non è il M5S a fomentare l’ odio verso “Il Palazzo”. Semmai ne è lo strumento per attutirlo, per fungere da collettore dei malumori che nascono spontanei nella popolazione.
Il potere dovrebbe ringraziare Grillo per questo servigio, se mai si desse il caso che il potere ringrazi se stesso.
I commenti dei benpensanti sono marcatamente manicheistici. Il male è quello che spara sui carabinieri, da sempre cani da guardia delle istituzioni, fedeli, nei secoli, come cani. I buoni sono quelli che siedono sugli scranni del parlamento e che si fanno in quattro per affrontare la crisi assassina che porta alla chiusura di fabbriche e al suicidio di chi non ce la fa più. Peccato che la crisi l’abbiano creata loro, su disposizione dei loro padroni banchieri.
La massoneria che gestisce la vita di milioni di persone è abituata a dire bianco pensando al nero. A dire nero pensando al bianco. E quando Monti dice che stiamo uscendo dalla crisi, in realtà vi stiamo appena appena entrando. Quando il magistrato di turno dice ai giornalisti che è convinto che la piccola Yara Gambirasio sia viva, significa che è già morta. Quando tutti i giornalisti e i loro inviati ripetono reiteratamente che si tratta dell’opera di un pazzo, significa che in realtà si tratta di un manovale della ‘Ndrangheta che sta solo eseguendo gli ordini dello Stato/Mafia.
Lo Stato mafioso, conosciuto anche come Mafia statale, ha bisogno di martiri per consolidare il proprio potere, ma anche per fare sacrifici cruenti nei momenti topici del passaggio dal vecchio al nuovo, sacrifici propiziatori per benedire con il sangue la nascita del nuovo governo. E quale migliore “agnello sacrificale” se non due membri del corpo in fase di smembramento come i carabinieri? Stanno per confluire nell’Eurogendfor, supercorpo di polizia dai poter illimitati, germe del NWO.
Se i due carabinieri fossero morti sarebbe stato un bel rito, pienamente riuscito, ma il picciotto non ha fatto le cose per bene. Avrebbero dovuto sceglierne uno con una mira migliore.
La parte più ottusa della popolazione, dopo questo episodio, vedrà di cattivo occhio i ragazzi del movimento di Grillo, nonostante le rassicuranti parole di Crimi e della Lombardo. Ad essere poco credibili saranno proprio loro, mentre i mafiosi Alemanno, La Russa e Gasparri, insieme a Grasso, alla Boldrini e a tutti gli altri compagni di merende, risulteranno credibili e rispettabili. Loro sono le istituzioni, immacolate e oneste (si fa per dire), solo un poco al di sotto delle affermazioni del Papa.
Dei deputati 5 Stelle ce n’era uno che voleva entrare in parlamento addirittura senza giacca e cravatta! Figuriamoci che serietà può avere un partito simile!
I massoni restano nell’ombra. Fanno parlare le vecchie volpi della politica, che dopo questo “vile” attentato vedono allontanarsi il momento in cui i loro corpi profumati e vestiti elegantemente penzoleranno dai lampioni delle città.
Per ora se la sono cavata. La presa della Bastiglia è rimandata sine die. Dichiarare guerra ai pazzi non si può perché sono già tutti in manicomio. O quasi.
Le folle sono per l’ennesima volta distratte dai suicidi di persone che non ce la fanno, dalle aziende che falliscono e dai pensionati costretti a rubare nei supermercati o a cercare cibo nei cassonetti.
La profezia di Grillo sull’Italia in bancarotta in autunno può essere messa da parte. Abbiamo cose più importanti a cui badare: gli squilibrati armati di pistole calibro 22.

LE MINISTRE CON I PANTALONI

Le ministre con i pantaloni 

 Donne con le gonne… Non è così nel governo Letta. Le sue ministre per il giorno del giuramento hanno preferito non distinguersi per la femminilità.  Hanno scelto  di avvicinarsi il più possibile al mondo maschile, almeno nel look. Niente mise civettuole. Pantaloni, la parola d’ordine. Due le  eccezioni: Nunzia De Girolamo (Politiche Agricole) ha scelto un tubino blu al ginocchio con sopra uno spolverino in tinta e filo di perle, mentre Maria Chiara Carrozza (Istruzione) il tailleur con gonna scura che le copriva il ginocchio e giacca grigia modello Chanel.
 Nel  governo Letta si registra il 32 per cento di presenza femminile, una ministra su tre; Monti ne aveva volute soltanto tre in tutto. Una svolta. Eppure queste donne non hanno voluto accentuare l’aspetto rosa. Hanno preferito confondersi con gli onorevoli uomini, vestiti in abito scuro. Così ha fatto  Anna Maria Cancellieri (Giustizia) presentandosi in nero, pantaloni e giacca lunga, persino la collana girocollo è di perle scure.  Beatrice Lorenzin (Salute) sembrava pronta per un colloquio di lavoro: tailleur pantalone grigio con camicia di seta  color avorio. Anche Josefa Idem (Pari opp-Sport) ha indossato pantaloni grigi e giacca scura  lunga fino al ginocchio.
   Fuori dal coro, il coraggioso azzurro acceso  (bluette) del completo pantalone,in shantung di seta, di Cecile Kyenge (Integrazione), prima ministra di colore nella storia del governo italiano. E la giacca rossa con collo alla coreana sfoggiata con naturalezza da Emma Bonino (Esteri): grande personalità, non solo nella scelta del look.E grande simpatia.La titolare della Farnesina, fuori da Palazzo Chigi, presa d'assalto dai giornalisti, si gira verso il suo accompagnatore: «Dove sei finito? Per una volta che ho un cavaliere..