VOTA ANTONIO....... LA TRIPPA ....

venerdì 22 giugno 2012

TOGLIETECI NAPOLITANO E I CANARINI DI GUERRA


Dateci Assad, dateci Tsipras, toglieteci Napolitano (e i canarini di guerra)   


Cari amici, lo so: siamo lunghi, lunghissimi. Cosa non buona, nei tempi dei saettanti  twitter, degli sms criptati in frasette belle magre, quasi anoressiche, delle sveltine pubblicitarie interrotte dalle lungaggini dei programmi, dei face book  Oggi ho annusato la primavera. E tu?“ Capisco che una roba che pretende una curva dell’attenzione meno corta dei sette clic sul telefonino risulti indigesta. Capisco chi si ritira. O, se no, fate finta che sia la serie settimanale dei post di Grillo e suddividete la lettura su 7 giorni. Prometto che prima non ricompaio.
La Siria di allora, come lo è anche adesso, era il nucleo più potente della resistenza araba all’occidente…. Noi (Israele e America, ndr) abbiamo fatto tutto ciò che era possibile contro l’Iran e contro la Siria. Ora è dal maggio 2011 che stiamo cercando di destabilizzare il suo regime…. Dobbiamo continuare a mantenere alte le fiamme che abbiamo acceso e farla bruciare internamente. Noi non possiamo rinunciare ai nostri interessi e dobbiamo continuare e destabilizzare la Siria per ottenere ciò che vogliamo. (Henry Kissinger). Il resto del testo, ovviamente ispiratore dei miliziani mediatici di cui qui appresso, conviene che vi precipitate a leggerlo in fondo)

Dobbiamo passare all’offensiva. Il nostro obiettivo è schiacciare il LIbano, la Giordania e la Siria. Il punto debole è il Libano, poichè quel regime islamico è facile da destabilizzare. Creeremo lì uno Stato cristiano, dopodichè schiacceremo le armate arabe e la Siria ci cadrà in mano. (David Ben Gurion, premier israeliano).

Il cambio di regime è ovviamente il nostro obiettivo in LIbano e Siria. Ci sono tre modi per raggiungerlo: il dittatore cambia posizione;  viene travolto dal suo popolo infelice; o, se costituisce un ostacolo per l’esterno, l’esterno lo elimina. (JINSA, Istituto Ebraico per gli Affari di Sicurezza Nazionale, Washington)

Diventiamo schiavi nel momento in cui consegniamo le chiavi della definizione della realtà interamente ad altri, che siano gli affari, una teoria economica, un partito politico, la Casa Bianca, o la CNN. (B.W.Powe)


Damasco per Assad, giugno 2012

Siria, trincea dell‘umanità
Dunque, sabato 16 a Piazza del Popolo di Roma, è andata alla grande. Con grave scorno della muta di sciacalli che avevano cercato, col terrorismo della diffamazione e della menzogna, irrimediabilmente fascista, di intimidire organizzatori e relatori e scoraggiare solidali e pubblico. Hanno toppato, non riuscendo nell’intento e, anzi, facendo montare  la mobilitazione e, così, coprendosi del fango che il ventilatore di verità installato a Piazza del Popolo gli ha rimandato addosso.
Onore e grazie a Ouday Ramadan, comunista siriano, ideatore e organizzatore principe e irriducibile dell’evento onorato dai migliori degli italiani, per quanto minoranza assediata dalle catapulte di menzogne e calunnie di una conventicola  decerebrata, o collusa con gli sterminatori di popoli e classi. Sotto gli enormi striscioni con la bandiera siriana e il volto di Bashar el Assad, che coloravano di sè tutta la piazza, centinaia di persone (e ci voleva coraggio!) in rappresentanza degli onesti hanno svergognato, nel cuore della colonia imperiale, aggressori, assassini, genocidi, scherani governativi, ignavi, bugiardi e utili idioti. E rappresaglie Digos.
Permettetimi un po‘ di retorica: dall’arida proliferazione di gramigna che ha desertificato l’intelligenza e l’onestà di tanti succubi, è spuntato un bellissimo papavero rosso. La natura ci insegna: nell’erbaccia rinsecchita dal sole, l’astro della luce bacia invece  il suo fiore prediletto e lo fa resistere e proliferare. Fino a far rosseggiare grandiose distese e prepararle al raccolto del grano, la vita. A me è toccata l’apertura e, con un’occhiata al palco in corso di smontaggio, da dove in mattinata avevano emesso cinguettio critico (con occhio strizzato) i fasulloni della triplice sindacale, mi è
 „Che ridere a metterla in culo agli italiani“
parso cruciale osservare come i 200mila sotto quel palco monumentale, e anche quelle migliaia di giovani contro il precariato a Piazza Farnese, intelligenza politica e sociale elementare avrebbero voluto che fossero qui, accanto ai siriani e agli amici dei siriani. Insieme ai ferrovieri dei notturni Sud-Nord aboliti, ai pastori sardi uccisi da Nestlè, alle maestre di Riano Flaminio (seviziate per anni da erinni bigotte, morbosizzate e fanatizzate dalla politica del sospetto e della sorveglianza) agli studenti offesi dai quiz Invalsi, alle donne cui fanno schifo donne come Hillary o Fornero quanto uomini come Obama o La Russa.  Era il loro posto, più che la spianata sotto il palco degli imbonitori, questo angolo della piazza dal tricolore con due stelle, dove si lottava contro lo stesso nemico, gli sfruttatori dell’uomo sull’uomo, la cupola dei geno- e socio-cidi, che là bombardano e praticano il terrore e qui praticano il terrore e depredano. Per capire che, con le loro forze armate e il loro popolo, siriani, libici, iracheni, serbi, afghani, palestinesi, si battono per la stessa sovranità e giustizia che la cosca sindacal-bancaria-mafiosa-clericale sottrae a loro come ai lavoratori, ai giovani, agli anziani, alle donne del nostro paese. Quando gridava „fuori la Nato dall’Italia, fuoril’Italia dalla Nato“, questa gente era conscia di quell’unità, del nemico comune e di una strategia unitaria da opporre alla strategia comune degli antropofagi. Si vinceva, allora, loro, i popoli proletari e, noi, le classi. Chi avrebbe potuto separare Berkley, o l’autunno caldo dal Vietnam? Chi la strage Usa di Mi Lay da Piazza Fontana? Chi il movimento del 68 dai fedayin? E chi oggi, invece, sa vedere la connessione tra la demolizione della Val di Susa e la polverizzazione di Sirte?
Si sentiva con forza di tuono echeggiare lo slogan Allah, Surìa, Bashar ua bas. Alcuni correggevano in Shaab, Surìa, Bashar ua bas, dove Shaab sta per popolo. Era la metafora sonora della Siria laica e pluralista, che per laico e pluralista intende e pratica da mezzo secolo il rispetto e la cura di decine di confessioni ed etnie, salvaguardando e garantendo così una separazione laica dello Stato dalle chiese, un codice epistemologico che ha educato generazioni alla convivenza e all’armonia. E, lo dico a te Marinella (cui mi dedicherò fra poche righe), perplessa per quello slogan che è di tutto un popolo, lasciare che si chiami all’intervento sia dio, sia il popolo, significa proprio questo e non getta la minima ombra sul carattere laico di quello Stato. Essere laici, mica significa necessariamente essere atei. Una cosa era chiara ai partecipanti: solidarietà alla Siria libera, sovrana, non globalizzata, nel segno dell’unità e sovranità araba, dell’antimperialismo, dell’anticapitalismo, dell’uguaglianza tra gli esseri umani, indipendentemente da razza, religione, sesso, inclinazioni, purchè non vendipatria. Allah, o non Allah per lo Stato pari sono. Questa è laicità.
Al di là di qualche frammento di folklore nazionalbolscevico, di qualche infiltrato fascista, subito imboscato perchè schiacciato dall‘ antimperialismo autentico, che non è mero antiamericanismo (Viva gli Occupy Wall Street) in funzione di altre versioni geopolitiche di imperialismo, e di un gruppetto di cerchiobottisti che avallavano l’equiparazione ONU tra chi aggredisce e chi si difende invocando un „cessate il fuoco di tutti“. Al di là di questi ambigui o nefasti fiancheggiatori, Piazza del Popolo ha vissuto un momento dignitoso, combattivo, onesto. Denuncia e svergognamento della lieta disponibilità di sinistre capitaliste, opportuniste, trotzkiste, radicalchic e pacifinte, di farsi bollire nel paiolo dei cannibali con il conforto di un rametto di rosmarino (licenza di sopravvivere con la catena alla caviglia).
Nella mefitica palude Stigia, formata dai nove grandi meandri percorsi dal fiume Stige, la dea Teti immerse il figlio neonato Achille, per renderlo invulnerabile, ma trascurò il tallone e Achille perì. La divinità che ha figliato eserciti di suoi eroi politico-merdiatici (la „r“ non è un errore), ve li immerse, in modo da farli immortali. Ma anch’essa li tenne per il piede e non si avvide del lembo scoperto. Il fiume, dolosamente, non rivelò la defraudazione. Così il colosso scatenato dalla Sublime Porta-Casa Bianca, ritenutosi corazzato dal bagno nella palude della frode grazie al concorso dei nove meandri dell’oligarchia merdiatica occidentale (Reuters, AP, Murdoch, CNN, BBC, Mediaset, RAI, De Benedetti, NYT), non si avvide dello zoccolo scoperto. E lì fu colpito da un nugolo di frecce, proprio mentre si apprestava a mettere a ferro e fuoco la città degli uomini di pace. Per restare nel mito, alcune di quelle frecce letali nel tallone del matamoros merdiatico (lo so, l’accostamento di questi modesti canarini da gabbia all’eroe acheo è improprio assai: magari entrambi protervi e prevaricatori, ma con una differenza di classe e di stile, quella tra ratti e falchi), le ha tirate Marinella Correggia. E le sue, di frecce, sono acuminate.
Di Marinella, lo dico con forza, non condivido le strade battute con altri No War in cerca, si vorrebbe, dell’equidistanza e di un pacifismo che finisce con considerare pacificatrice la distribuzione della responsabilità tra vittima e carnefice. Un suo testo, sconsolatamente ambiguo, elegge a „terza forza“ un gruppo di cristiani di Homs, questi, sì, benedetti dal Vaticano (e c’è già da riflettere), che si dichiarano contro ogni violenza e contro ogni scontro armato. Detto davanti a un groviglio di serpenti che strangola e avvelena il corpo della Siria, finisce con sottrarre forza alla resistenza e, ammantandosi di una ipocrita neutralità, lasatrica di buone intenzioni la via dell’inferno. Noi restiamo accanto al legittimo governo, al presidente Assad, alle forze armate patriottiche che, cari fratelli di Homs, purtroppo non hanno scelta se non impegnare la propria vita per fermare i sicari della criminalità organizzata internazionale. Tutto il resto è nè-nè e tradisce la verità e il popolo siriano.
Tutto ciò non incide sullla nostra solidarietà a Marinella contro i suoi detrattori. Senza nè-nè. Con lei e con noi – per i quali, insieme al lancio di mota, qualcuno ha anche fatto la scelta terroristica del procedimento giudiziario – i merdiatici  hanno dato seguito, nel loro piccolissimo, all’operazione planetaria di soppressione di voci altre, quelle dei „selvaggi“ e „dittatori“, di quelle che badano al vero, anzichè alla voce del (loro) padrone. Ci sono giornalisti che stanno alla committenza come le cortigiane stavano a Luigi XIV, come i picciotti ad Al Capone, come i caporali tedeschi al Feldmaresciallo Kesselring. Per loro, mica per niente, è in ballo il Premio Pulitzer. Ci siamo già occupati in passato del bloggista che spara su giornalisti veri, Cristiano Tinazzi, fermato dalla polizia in un gruppo di naziskin e poi candidato per il Fronte Nazionale di Freda, del savianeo geopolitico Ricucci e del davvero  esagerato Germano Monti, uno capace di inquinare con la sua lotta alla verità perfino l’onesto arcipelago della solidarietà palestinese. Ora nel coro è entrato anche un certo Lorenzo Declich (nomen omen), con una sparata contro Marinella tanto vigliacca quanto ottusa. Nascostosi dietro il dito artritico dell’ONU, di quell’ONU che per la Nato in Serbia, Iraq, Afghanistan, Libia ha fatto da notaio-zerbino, un po‘ come Napolitano ha onorato di firme tutte le scorrerie di Berlusconi, il soggetto si affanna a confutare la preziosissima opera di verifica e smascheramento portata avanti da Marinella sul menzognificio allestito dal monopolio merdiatico per lubrificare la sodomizzazione di Libia e Siria. Qui la perfidia diffamatrice è pari solo all’idiozia degli argomenti.
Lo spensierato copione delle migliori bufale dell’intelligencepolverizza come nonsense, e magari complottismo, il principio del cui prodest., inserendo tra i due termini un non campione di logica. Così Assad uccide la sua gente e distrugge il suo apparato di sicurezza per offrire su piatto d’argento un bella causa ai suoi potenziali assassini; gli islamici buttano giù le Torri Gemelle e bucano il Pentagono per dare il destro alla potenza guerresca egemone di papparsi i loro paesi; Piazza Fontana è fatta dagli anarchici e Piazza della Loggia da sindacalisti per alimentare la compressione di diritti e salari che passava sotto il nome di „strategia della tensione“; Gheddafi abbatte un aereo e 81 passeggeri a Ustica in modo che Reagan non abbia scrupoli a bombardarne la casa e cento residenti, Milosevic stermina 45 civili a Racak, in Kosovo, perchè non vede l’ora che gli si bombardi la capitale e si distrugga la Serbia e i palestinesi fanno saltare la stazione di Bologna, e chi c’era c’era, perchè si ponga fine allo squilibrio che vede l’Italia patteggiare un accordo di non aggressione reciproca. Le BR poi….
Questo criterio del cui prodest, da che mondo è mondo chiave di lettura di analisti, investigatori e storici per demistificare le campagne di intossicazione atte a rincretinire e soggiogare l’opinione pubblica, è definito apoditticamente „demenziale“. Punto. In compenso, questo assertore del cui non prodest oblitera perfino le perplessità del capo osservatori, generale Mood, messo in campo dal maggiordomo Ban Ki Moon per svolgere il compito di William Walker quando, in Kosovo, s’inventò quella strage di Racak per suscitare un’indignazione collettiva che avrebbe sostenuto le ali dei bombardieri su Belgrado. Il quale Mood, per quanto manipolato da Reuters e Ansa, due bocche della verità atlantiche, di fronte all’evidenza raccolta anche da media amici, aveva dovuto esprimere dubbi sulla paternità della strage di Hula, alla vista delle decine di teste colpite a bruciapelo e dei bambini con la gola tagliata, effetti non imputabili a bombardamenti di artiglieria. Declich, scandalizzatosi perchè c’è chi ascolta anche altre voci, come quella di un governo in ogni caso infinitamente meno criminale dei regimi totalitari del Fronte di Liberazione Siriano, Israele, Usa, GB, Francia, Qatar, Arabia Saudita, Al Qaida, o quella dei centri di informazione cristiani che testimoniano la loro comunità sterminata dai „rivoluzionari“, alla fin fine si aggrappa a un unico argomento: i bombardamenti di Assad sulle case e famiglie di civili. Siccome del cui prodest  il presidente del paese, azzannato da una marmaglia di lanzichenecchi, se ne fotte, ecco che promuove coesione contro il nemico  e consenso della nazione al suo governo bombardandone i figli.
Deve aver proprio pisciato fuori dal vaso imperiale, non unica nella stampa mainstream che incomincia a rendersi conto dell’insostenibilità della vulgata di Hillary e dell’emiro del Qatar, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, standard aureo giornalistico per ogni establishment, quando ha pubblicato dati e testimonianze su Hula che rivelavano come TUTTI gli assassinati appartenessero a famiglie sostenitrici del governo, in quartieri che sgherri armati avevano occupato e dove l’esercito regolare era entrato solo a carneficina compiuta. Granate di carri armati siriani che hanno distrutto le case? A parte il fatto che è diritto di ogni governo intervenire contro aggressori che massacrano la gente, al Nostro sono sfuggite le immagini di ribelli che, sparando razzi RPG, fanno crollare case, quelle delle case che vengono fatte passare per bombardate e invece esplodono dal di dentro, quelle delle nuvole di fumo nero che, sistematicamente, si sprigionano dalle macerie e come tali indicano che si tratta di copertoni incendiati sui tetti. Riunendo in sé due delle proprietà delle tre scimmiette, il vessillifero della „rivoluzione siriana“, non vede, non sente. In compenso parla. Ripete.
Riesce anche imbarazzante per i più avveduti tra coloro di cui si esercita a essere l‘eco. Ci fa le pulci sulle provata presenza in Siria di terroristi importati ma, occhiutissimo, non si è neanche accorto delle bandiere nere al vento di Al Qaida in Libia e Siria, o dei 600 sicari lì trasferiti dal fondatore di Al Qaida in Libia, Abdelhakim Belhadj, o delle ormai sempre più frequenti rivelazioni di stampa e servizi occidentali sulle spedizioni mercenarie guidate da forze speciali Nato. Meglio di qualsiasi nostra obiezione, lo mette al posto suo un referente di quel planeticidio che viene tanto ottusamente sostenuto. Leggetene qui sotto il suo pensiero sulla Siria. Un tantino più cinico. Ma parecchio meno stupido. E poi fatevi due risate a rileggere le inveterate scagliate contro di noi da Ricucci e compagnia.
Quando pensate che Kissinger era ministro di Nixon, consigliere di Bush 1 e 2 e oggi di Obama, alla luce dell’annientamento che programma per una nazione dopo l’altra, a partire dal Cile di Allende, non dovreste stupirvi del fatto che nella Casa Bianca, a capo dell’Occidente dove si verificano i prodromi della dittatura sul mondo, siede, come raccontatovi nel precedente pezzo, un assassino seriale di massa. Notizia (New York Times), quella di Obama che insieme ai suoi 14 capi della sicurezza si riunisce settimanalmente per stilare elenchi di assassinandi perchè „sospetti“ o „vicini a sospetti“, per cui è giudice, giuria e boia in uno. Informazione epocale su uno scherano di Wall Street che si crede Zeus e lancia droni sull’umanità che non marcia in fila, bellamente ignorata dalle armate mediatiche di cui i nostri tre scrivani eroi sono lo stormo di zanzare. Tutt’altra cosa il „manifesto“: silenziatore sul serialkiller e sua esaltazione in ultima pagina,  attorno a fotona di latinos con tocco in testa,  per cantare un peana all’angelo nero che, per nulla interessato al voto degli immigrati, regolarizza con decreto i giovani ispanici cresciuti negli States. Semplicemente grandioso per scelta delle priorità. Il collettivo sionista, in quello e in altri luoghi, avrà provato un leggero imbarazzo a vedere che il tema della Shoah, 127°dal dopoguerra (o giù di lì), è stato scelto dal 4,7% dei maturandi, avverso al 41,2% che ha preferito stare con i piedi sulla terra bruciata di oggi impegnandosi su „I giovani e la crisi“. Imbarazzo tramutatosi in euforia al constatare che ancora una vola la Shoah subita 70 anni fa è stata proposta a dispetto degli olocausti inflitti da 70 anni in qua. A Gaza (9 ammazzati da Israele negli ultimi tre giorni), terrorismo coloniale e militare in Cisgiordania del Bersani palestinese, Abu Mazen, in Libano, Siria e, attraverso dittatori surrogati, in metà dell’America Latina.

Intanto in Siria…
Ratti di Libia e bambini “ribelli” di Siria
Del Generale Robert Mood, capo della missione di Osservatori ONU e fonte cristallina di verità, ai sopranominati delatori è sfuggita la denuncia di un membro giordano della missione di Mood spia della Nato, denuncia uscita su buona parte dei media del Sud del mondo. Uno degli espisodi citati: Mood aveva portato il suo convoglio estemporaneamente a Tartus, dove non era in corso alcun conflitto da registrare, solo per ispezionare quattro installazioni militari siriane, operazione non prevista dal mandato ONU. La stessa azione veniva condottaa Rastan, sempre su strutture dell’esercito. Che Mood intenda ripetere la raccolta di elementi atti a favorire bombardamenti e incursioni mirate, già compiuta da osservatori ONU in Iraq prima dell’attacco, o da giornalisti e osservatori OSCE in Serbia a favore dei bombardieri in partenza da Aviano? A pensar male… con questi ci si è sempre preso.
Altra notiziola scartata dai probi cronisti di cui sopra, è la minaccia fatta dai loro teneri e pacifici rivoluzionari che occupano parti di Homs (unico abitato ancora non liberato dall’esercito), dove tengono in ostaggio e nel terrore di subire il noto „trattamento Sirte“  5000 abitanti, di iniziare ad ammazzare civili se l’esercito siriano non se ne va. Hannibal che, mentre sbrana un po‘ di gente, intima al poliziotto di togliersi dai piedi. Notizia confermata non solo dai bugiardoni del governo, ma da vari giornalisti alla Marinella, ovviamente a libro paga di Assad. E, ancora, l’assalto compiuto da „ribelli“ contro l‘inviato dell’Ansa, loro consanguineo deontologico, in cui sono stati massacrati sei poliziotti che lo proteggevano. Ovviamente un’operazione di Assad. Infine, assolutamente non pubblicabile, la rivelazione che gli eroici volontari di „Medici senza Frontiere“ sono stati scoperti contrabbandare dalla Turchia esplosivo plastico ai terroristi. Imperdonabile che siano stati colpiti dalle forze lealiste mentre fraternizzavano in tal modo con i „giovani rivoluzionari“. Alcuni di questi, catturati, hanno confessato che svuotavano farmacie per fornire medicamenti agli „insorti“.
Altra notizia. A suggellare un’affinità terroristica al di là dell’appartenenza alla medesima confraternita confessionale, ecco che miliziani salafiti sono ospitati a Miami nei campi di addestramento dei bombaroli anticastristi, mentre, uniti nell’unica fede narco-islamista, altri tagliagole da lanciare contro la Siria vengono istruiti in Kosovo dall’UCK, a sua volta impratichitosi nel terrorismo grazie all’intervento, nel 98-99, di Al Qaida e dello stesso Osama bin Laden, in vista di Bondsteel, la più grande narcobase militare Usa d’Europa.

Mamma li curdi!
Sherkoh Abbas, importante dissidente siriano curdo, ha sollecitato Israele a ridurre in pezzi la Siria, come previsto nel 1982 dal Piano Oded Yinon del Ministero degli esteri sionista, frantumandola tra sunniti, sciti, alawiti, cristiani, drusi, curdi…  Dopo i despoti curdi  Barzani e Talabani, che hanno svenduto il Kurdistan iracheno alle compagnie Usa e ai servizi e accaparratori di terre israeliani, ecco arruolarsi il curdo siriano per onorare le istanze di emancipazione Nato del suo popolo. Dove ha sede l’Assemblea Nazionale Curda, capeggiata da questo campione dell’unità della sua nazione attraverso lo spezzettamento di altre? A Wahington, dove se no? E l’altro frammento di curdi filoimperialisti, il „Movimento del Futuro“, dove sta? Ma a  Istanbul, nel sottoscala di quel che rimane, dopo sei scissioni, del Consiglio Nazionale Siriano. Ha invece sede in pieno territorio curdo-siriano, il PYD, organizzazione maggioritaria dei curdi siriani, da sempre ideologicamente legato all’onorevolissimo PKK della Turchia e sostenitore della Siria unita e libera di Assad. Non sarà un caso che il PKK abbia negli ultimi mesi intensificato i suoi confronti con le truppe turche, iniziativa simpatica, atta ad allegerire la pressione del Nato-turco Erdogan sulla Siria.
Con la coalizione progressista e democratica di Usa-UE-Nato-Turchia-Qatar-Arabia Saudita, di cui i nostri tre spadaccini sono i vessilliferi medatici, in assoluto marasma per via della resistenza in armi e di popolo e dell’accentuata fermezza di Putin (pensate al recente lancio dimostrativo di missili intercontinentali russi e alle navi di armi russe in rotta verso la Siria), Obama, in vista delle elezioni (Usa, ma anche messicane e venezuelane), si arrovella su un dubbio. Si chiede: guadagno più voti a contrastare Romney, primatista di demenza reazionaria e genocida, mettendomi la corazza del guerriero senza macchia, paura, indulgenze, o mi fa più gioco fermare l’Air Force, con quella maggioranza di cittadini che, animati da Occupy, sono contrari a ogni nuova e vecchia guerra? Il dubbio frantuma anche la coalizione dei volenterosi che, in confusione sul da farsi, diramano a giorni alterni invocazioni al piano di pace Annan e belluine minacce di sfracelli. Al lacerarsi del tessuto di menzogne e provocazioni perfino nella stampa main stream, cui disperatamente i nostri deontologici polemisti offrono puntelli di ricotta, al disgusto dei Brics, per ora non sanno che contraporre un’esasperazione forsennata degli attentati e delle stragi. Come se la quantità potesse porre rimedio al disfacimento della qualità. Come in Nigeria, ultima espansione del terrorismo confessionale Al Qaida-Nato, mirata a sfasciare, dopo la Libia, la più grande e petrolifera nazione africana, sono i cristiani ad andarci di mezzo. In Nigeria macellano quelli che li macellano, in Siria, colpiti dalla fanteria Nato con sequestri, massacri, tortura, distruzione o furti di case, fuggono e gridano aiuto. Il papa, loro monarca e custode, di questi ultimi non è stato informato.


Grecia: chi coglie il vento e naviga, chi s’accuccia in vista della bufera
Una cosa va detta prima di ogni altra considerazione politico-ideologico-economica. Sulla Grecia non si abbatte solo la furia predatrice degli strozzini internazionali e la collera per il fiorire di un pensiero alternativo di massa. Sulla Grecia infierisce la vendetta dei barbari. Il discorso, non della sola Merkel, di „noi brave formichine laboriose e voi cicale canterine e fannullone“ è il rigurgito moderno di un bimillenario complesso di inferiorità del Nord nei confronti della civiltà classica. Civiltà, cultura, che tutto ha iniziato e tutto ci ha insegnato. Civiltà da loro sempre inseguita, mai conquistata, dunque da obliterare. Psicologismi? Chiediamolo a Gramsci e alla sua intelligenza della „sovrastruttura“.
Syriza, fronte di 12 partiti e movimenti, che in Italia potrebbe essere paragonata a una coalizione tra Ferrero (o piuttosto la sua base), Grillo, Landini e No Tav, si moltiplica per sei e becca il 27%.  Stava al 4% due elezioni fa. Gli altezzosi devoti a piaceri solitari del KKE, scavato un fosso tra sè e le masse, si dimezzano al 4, 5% e suscitano un amarcord  che fa rivivere il lento estinguersi dei sedicenti „comunisti“ in mezzo mondo. Suscitano anche una gran collera al pensiero che, uniti, KKE e Syriza avrebbero vinto e provocato la rottura della faglia europea. Il Pasok-PD è giunto al capolinea  dove un binario morto aspetta il suo equipollente italiano. Rattrista la rinnovata adesione del Partito Comunista-Sinistra Popolare del buon Rizzo a questi custodi del terzinternazionalismo più settario e antipopolare. Sinistra Democratica, con il suo 6,26%, manda 17 deputati a coprire a sinistra l’assalto finale di Pasok-ND-UE ai greci ancora in vita. Vale un SEL. Quanto ad Alba Dorata, il parallelo è con i neonazisti di Forza Nuova e affini. In vista della dittatura mondiale perseguita dalla Cupola, vengono allevati e esibiti nel circo della democrazia trucidi energumeni pelati e in camicia nera, macchiette da Gran Guignol, perchè i boccaloni continuino a credere che la minaccia di totalitarismo siano questi figuranti e non Monti, Obama, Draghi, Merkel, Lagarde, Zoellnick… Qualche mio gentile interlocutore insiste nel dare del democretino a chiunque, da Bersani a Stipras, non si ammassi sullo scoglio in gran tempesta dove sventola il vessillo della rivoluzione, dell’uscita dall’euro (nessuno sa come si fa) e dall’Europa. E dove neppure le zattere approdano più. Posso rispondere con la constatazione che esistono anche, più perniciosi per noi, i socialcretini?
Il risultato di Syriza è grandioso e cambia le carte in tavola. Atene non si smentisce. Nella Grecia aggredita dal’autocrate persiano Ciro è sorto un Leonida, o quel Demostene che seppe sottrarre la libertà della Grecia alle grinfie imperiali dei macedoni. 71 deputati sono arrivati in quel parlamento sull’onda di 17 scioperi generali in due anni e di quella volontà insurrezionale di massa che ha difeso con i corpi e con i mezzi possibili il suo diritto alla piazza. Hanno combattuto e votato le famiglie depredate dai tagli e dalle tasse, i lavoratori dei settori pubblico e privato rimasti al quasi 50% in strada, i comunisti seri, gli anarchici, gli studenti, i giovani. Fate un confronto tra le celebrazioni post-elettorali di Nuova Democrazia e di Syriza. Altro che „una faccia una razza“. Due facce, due razze: quella che fa indistinguibili i manifestanti di Occupy, del Quebec, di Madrid, di Santiago del Cile, da quelli di Syntagma. E l’altra che confonde i fichetti, yuppies, signore laccate di Nuova Democrazia, con il seguito arancione della Timoshenko, con quello verde dei quartieri alti di Tehran, o con la fauna di Cortina, o della Bocconi.
Syriza rifiuta il memorandum sociocida  ed è la priorità e la possibilità. E‘ il prerequisito per il ricupero della sovranità. Ha promesso che lo combatterà in parlamento e, ancora, nelle piazze. I giochi sono aperti: la vecchia oligarchia regnante è totalmente screditata. I greci sanno che ulteriori tagli per 11 miliardi li stroncherebbero definitivamente, che i prestiti ingrosseranno il debito e schizzeranno attraverso l’economia per alloggiarsi presso banchieri oltremare, che il licenziamento di 150mila statali preteso dalla Troika (alla maniera della Cuba di Raul, dove saranno un milione e mezzo a finire dietro a bancarelle), comporta la fame per un milione di famiglie. La fase richiede, mi pare, la transizione da un disastro senza limiti a un’economia equa, dinamica e partecipatoria. In parlamento si dovranno denunciare la corruzione dei cleptocrati e le spese assurde per le burocrazie militari e clientelari. Syriza non richiede oggi l’uscita dalll’euro (quante Piazza Fontana seguirebbero?), checchè sognino i dormienti, perchè vorrei vedere il greco che si ritrova con la dracma e i risparmi e salari dimezzati. Ma tale uscita in prospettiva sarà indispensabile una volta  confiscati  i beni rubati dagli oligarchi e nascosti in Svizzera o nei paradisi fiscali, e che gli interessi d’usura del sistema bancario europeo e internazionale siano stati rinegoziati, magari sotto minaccia di un abbandono della Nato, dando un minimo di fiato all’economia e ai livelli di vita. Con la propria valuta nazionale la Grecia riprenderebbe il controllo sulle sue finanze, tasso di cambio, strumenti di politica monetaria e degli investimenti. Nel frattempo sospenda il pagamento del debito (e ne scopra le componenti illegittime), metta il cappio al collo degli evasori miliardari, faccia un trapianto di organi vitali dai briganti armatori, evasori stramiliardari, al corpo agonizzante del popolo, imponga rigidi controlli sui capitali, congeli depositi bancari per evitarne la fuga, si rifornisca di fondi da fonti alternative: Russia, Iran, Venzuela, China e altri Stati non ligi alla Troika. Affidi al controllo operaio la gestione di industrie fallite, abbandonate, inefficienti, ai giovani l’innovazione e la rinascita di un’agricoltura uccisa dalla voracità di multinazionali e importatori.
E‘ il libro dei sogni? Dipende da che sostegno l’azione parlamentare otterrà dalla mobilitazione ed energia di piazza, non solo in Grecia. Gli eurocrati saranno tanto spaventati quanto spietati. Ma i 300 delle Termopili ce la potranno fare. Abbiamo lasciato che Serbia, Iraq, Libia si sacrificassero da soli, anche per noi. Oggi sono la Siria e la Grecia  a poterci salvare. Tocca a noi darci da fare per salvare loro. I fronti sono tanti, c’è anche quello in fiamme d’Egitto, dove gli Usa, barcamenandosi tra i Fratelli Musulmani e i più affidabili generali, hanno benedetto il colpo di Stato con cui è stato sciolto il parlamento, i generali si sono ripresi il potere legislativo e hanno riabilitato alle elezioni presidenziali il boia di Mubaraq, Ahmed Shafiq. La reazione del popolo di Tahrir ha ribadito che i destini di popoli e classi sono intrecciati, una è la guerra, uno il nemico. Capito questo, abbiamo vinto.

Eroi di Napolitano. Bravi a sparare sui pescatori.

Rimpiangere Cossiga?
Senza dubbio non tutte le conquiste del passato possono essere considerate ancora sostenibili e nemmeno ugualmente valide rispetto a nuove concezioni e misurazioni del benessere e della qualità della vita“. Questo, strappato pari pari dalle labbra della Fornero, ha sentenziato Giorgio Napolitano sporgendosi dal balcone su una sterminata massa di precari senza futuro, pensionati senza cibo, cittadini con casa rubata dalle tasse, operai senza rappresentanza sindacale seria e licenziabili a uzzolo del padrone, referendari rasi al suolo dal fuoco congiunto PD e PDL. Le misurazioni del benessere e della qualità della vita vanno fatte su Briatore, Benetton, Marchionne e su quel 10% di italiani che hanno il culo al caldo del 50% della ricchezza nazionale. Non v’è alcun dubbio che Napolitano, petalo di quel quadrifoglio della fortuna Nato-BCE, composto da lui con D’Alema, Veltroni, Bersani (il gambo si chiama Violante) e per lunghi anni concimato nell’orto del PCI togliattian-berlingueresco, tra tutti i nostri capi di Stato si è dimostrato il più equilibrato, imparziale, sopra le parti, saggio ed equo rappresentante di tutte le componenti della nazione. Con particolare cura per quelle minoritarie. Appunto il nominato 10%. Con la garza della sua „viva e vibrante commozione“ applicata sulle piaghe inflitte al paese da una banda di mafiosi promossi al governo del paese, ha permesso agli italiani di sopravvivere in coma vigile e di risvegliarsi nell’esultanza di un colpo di Stato che, come con Vittorio Emanuele di fronte alle intemperanze di lavoratori e socialisti, ha rimesso tutte le cose nel loro naturale ordine. Quello occupato del 10%.
Non si è concesso nè sosta, nè riposo, l’ultraottuagenario, allevato da manovratori illuminati fin  da quando lo mimetizzavano  da entusiastico celebratore dei carri armati di Budapest. Sulle insostenibili „conquiste del passato“, rappresentate in primis dall’anacronistico scudo della sovranità nazionale, consegnatoci in punto di morte dai martiri del Risorgimento, già ridotto a carta velina dal Patto Atlantico,  in nome delle „nuove concezioni e misurazioni“ ha fatto marciare gli stivaletti di pelle umana degli gnomi di Francoforte e di Bruxelles. Non c’è articolo della Costituzione che lui, massimo custode, non abbia liftato e reso trendy, restaurandolo in pret-à-portereuropeo (art. 81: pareggio di bilancio, costi quel che costi al popolino e, art. 41, eliminazione della forzatura sociale sulla libertà d’impresa), o addirittura grantendogli una rivitalizzante metempsicosi (art.1: repubblica fondata non più sull‘arcaico lavoro, ma sull’allegra dissipazione praticata a beneficio universale dalla minoranza del 10%; art.11: repubblica che ripudia la pace).
Infine, soddisfatte tutte le esigenze della modernità, restava da rivedere un altro istituto a lungo ostico al 10% (che poi, a ben vedere, è solo quell‘1% a rischio di estinzione che viene perseguitato da Tsipras, Assad,Tahrir e Occupy), la vecchia storia democratica dei  pesi e contrappesi tra i poteri della Repubblica: legislativo, esecutivo, giudiziario (quello militare sta di riserva). Rivelato in termini impropriamente diffamatori dal „Fatto Quotidiano“, che visti i suoi implacabili attacchi ai commessi viaggiatori della Suprema Banca deve essere certamente pagato da poteri occulti,  l’assalto di Giorgino o‘ padrino alla magistratura fa rosolare d’invida la buonanima di Francesco Cossiga. Dopotutto, il bislacco gladiatore si era limitato a garantire con Gladio-Decima Mas-mafia l’incolumità nazionale, a spedire Falchi fucilatori contro i sediziosi di piazza e a tirare colpetti a salve contro „giudici ragazzini“. C’era il dramma di un ex-ministro degli interni e presidente del Senato ai tempi in cui mafia e Stato, accendendo fuochi purificatori tra Capaci e Via die Georgiofili, tentavano disperatamente di tenere a bada il Mazinga comunista. Quei successori, nella disobbedienza e forse nella nemesi, di Borsellino e Falcone, avevano osato incriminare un illustrissimo e intoccabile rappresentante dello Stato e, addirittura, volevano metterlo a confronto con colleghi e pentiti che straparlavano di trattativa mafia-Stato. Succedeva sotto l’occhio dell’allora ministro di polizia e di quello della Giustizia, il quale  si era attribuito il merito di aver allentato il cappio disumano del 41bis ad alcuni interlocutori della trattativa e delle collegate esecuzioni di massa.
Così Mancino, sentita l’aria nuova che  ha preso a tonificare il 10%, cui lui di dirittto appartiene, ha chiesto al presidente, per interposto braccio destro D’Ambrosio, di raddrizzare le cose e i magistrati di Palermo, soffocando così una volta per tutte le mefitiche esalazioni emesse dal pool di coloro che insistevano a soddisfare il diritto alla verità di una proterva maggioranza del 90%. E cosa ha fatto Napolitano? Ha innovato, perbacco. Si è messo al passo con Obama e si è dato, applicando la sua autorità puramente morale in quanto arbitro istituzionale, il ruolo ben meno anodino di incursore sulle fasce. Il centrattacco, del resto, l’aveva già fatto: dando l’assist al gol della punta Monti, con il quale la Banca Centrale Europea, e chi sopra di essa, avevano chiuso ogni partita del vecchio campionato di classe. Il capo dei procuratori della repubblica, inebriato anch’esso dall’aria nuova, ha ottemperato. Non s’incapponisca quel fanatico palermitano di Ingroia, si faccia coordinare da chi al fedele custode dei  misteri del 92-93 saprà rendere il dovuto.
Osservando da vicino l‘erede di un’illuminata e rimpianta monarchia assoluta, se non addirittura di un re, a un bel tomo di Cagliari, avvocato e pure donna, è venuto in mente di riflettere sul fatto che, per molto meno, Nixon era stato impallinato da impeachment. Ha considerato che imporre, su ordini dall’alto, un premier e un governo non legittimato dal voto popolare, insieme a una serie di altre trasgressioni, non costituiva proprio garanzia della Costituzione.  E così, per Giorgino o‘ Delfino, ha azzardato una balzana prospettiva di messa in stato d’accusa. Attentato contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato (sovranità monetaria trasferita dal popolo italiano alla BCE, quella politica, eocnomica, militare, passata a privati esterni); associazione sovversiva; attentato contro la Costituzione dello Stato; usurpazione di potere politico; attentato contro gli organi costituzionali; attentato contro i diritti politici del cittadino; cospirazione politica mediante accordo; cospirazione politica mediante associazione. Tutto questo prima che gli venisse offerta l’ulteriore ghiotta occasione dell’intervento presidenziale sull’indipendenza dei magistrati. Colpo di Stato? Secondo ogni dottrina giuridica costituzionale è colpo di Stato. C’è chi ne è pratico. E i golpisti nel governo applaudono.
E‘ matta l’avv. Paola Musu da Cagliari? Forse non s’è avveduta che, storicamente, un potere criminale economico a un certo punto ambisce  a farsi politico. A farsi Stato. Prima la mafia regnava per interposta persona. Successivamente, grazie a quattro bombette, è entrata a gamba tesa nel palazzo. E così difficile comprendere Napolitano quando, fatto fare ogni cosa agli altri per tanti anni, ha ritenuto arrivata l’ora di farsi avanti in prima persona, con tanta „vibrante e commossa soddisfazione“ dei suoi papà e mamma, della famiglia tutta. Legittima aspirazione umana, no? Tutto il resto sono maleinterpretazioni, strumentalizzazioni e manipolazioni, dice Napolitano delle intercettazioni. Come Berlusconi.
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H. Kissinger
“Sono davvero sorpreso da come fa Assad a restare ancora al potere. In passato suo padre era l’unico leader arabo che mi ha battuto. Nel’1973, se non era per Anvar Sadat, il padre del giovane Assad avrebbe potuto battere l’occidente sul campo, perché la Siria di allora, come lo è anche adesso, era il nucleo più potente della resistenza araba all’occidente. Sono sicuro che senza l’aiuto di Sadat ci sarebbe stata una guerra contro Israele e gli arabi avrebbero potuto vincere contro Israele. Noi (Israele o America ? ndr) abbiamo fatto tutto ciò che era possibile contro l’Iran e contro la Siria. Personalmente ero al corrente di tutte le offerte che abbiamo fatto a Assad per allontanarsi dall’Iran, ma lui non ha ceduto e confesso che in lui ho visto l’immagine del padre che mi aveva battuto in modo eguale nel’1973. Ora è dal maggio 2011 che stiamo cercando di destabilizzare il suo regime, ma non riusciamo a stanarlo e questo mi ricorda quella formidabile forza che era l’impero mongolo che aveva preso tutto l’Asia Centrale e il Medioriente in un lampo, ma si fermò dietro le mura di Damasco. La cosa che mi sorprende è che la Siria, pur restando un paese senza grandi risorse e quasi povero, dispone di infrastrutture cosi forti e cosi stabili; ha i generi alimentari immagazzinati per oltre 5 anni ed è auto sufficiente per servizio sanitario ed energetico, inoltre, dall’esercito siriano composto da più di 500 mila unità, siamo riusciti ad ottenere solamente 1500 defezioni in tutti questi mesi e non riusciamo a dividerla internamente pur essendo un paese composto da circa 40 etnie diverse. Senza dubbio la grande maggioranza dei siriani sta con Assad e il paese ha l’appoggio dell’Iran, Russia e Cina. Non ci resta che insistere con la strategia di farla scoppiare dall’interno. Dobbiamo continuare a mantenere alte le fiamme che abbiamo acceso e farla bruciare internamente. Noi non possiamo rinunciare ai nostri interessi e dobbiamo continuare e destabilizzare la Siria per ottenere ciò che vogliamo.”



lunedì 18 giugno 2012

LA BOCCONI VAI MONTI


LA BOCCONI È UN SOMARIFICIO CHE SERVE ALLE MULTINAZIONALI DELLA FINANZA PER PRODURRE BURATTINI, TESTE DI CAZZO DALLA FACCIA DI BRONZO, MALLEABILI, PLASMABILI, SACRIFICABILI!!!!  



Tutti i laureati alla Bocconi che ho avuto modo di conoscere.. al massimo possono reputarsi dei “superragionieri” col diplomino di laurea, senza la minima capacità intellettiva e scintille di originale progettualità ….
Basta vedere le figure da somaro matricolato che sta inanellando in serie ininterrotta il Mario Monti che fin dall’assunzione a primo dirigente dello Stato stipendiato alla modica cifra di 72.000 € al mese …. ogni giorno fa figure di cazzo a ripetizione una dopo l’altra smentendosi e screditandosi da solo con una sequela continua di rilanci, smentite, sconfessamenti, sputtanamenti simbolo ed emblema perfetto di una imbecillità, meretricio, sfrontatezza, immoralità, turpitudine assoluta ed inarrivabile…..
Dopo che da mesi sta con azioni del tutto illegali, illegittime, incostituzionali, delinquenziali sta dissanguando l’Italia e gli Italiani e prosciugandoli di tutti i loro mezzi, risorse, ed averi…. ieri aveva pubblicamente elogiato l’Italia e gli Italiani … che pur attraverso tanti sacrifici.. però stavano uscendo dalla crisi……
Poi questi demente ed insano cialtrone aveva comunicat “urbi et orbi” che era pronto il “piano B” e cioè il piano della riscorra che avrebbe fatto ripartire la “locomotiva” Italia….. con lo stanziamento di addirittura 80 (ottanta) miliardi di € da destinare all’industria per far ripartire l’economia ed uscire alla grande dalla recessione… Ma siccome ormai io sono diffidete di natura mi sono andato a vedere un po’ meglio i fatti ed ho subito scoperto quello che anche Alfano oggi ha confermato e smentito le affermazioni del Monti… e cioè che degli 80 (ottanta) miliardi….. in realta sembra essercene a disposizione solo 1 (uno) …. Il resto è aria fritta, sgravi di vario genere… ma se non gira la “moneta” hai voglia a sgravare …. Se non c’è fatturato non c’è nulla da poter sgravare e meno che mai ci possono essere gli 80 miliardi…… Infine il ciarlatano numero uno oggi se ne esce dichiarando che tutti  sacrifici sono stati vani perché comunque essendo l’Italia e gli Italiani sull’orlo del cratere ed essendosi allargato il cratere.. comunque sempre più si rischia di essere risucchiati dal vuoto creato dal cratere….. Ma sarà da ricoverare? Oppure è la sua condizione “normale”? Più probabilmente utile idiota da utilizzare alla bisogna …ed eventualmente anche sacrificabile, se se ne verifica la condizione…. Come molto probabilmente a breve succederà…..
In alternativa a questa tipologia di laureato semiumanoide … e nel caso migliore ….  la Bocconi sforna puttane conclamate, consapevoli e felici di esserlo... come la Sara Tommasi ..da cui anche il "Gino" Marra ieri ha preso le distanze... facendo pure intendere che costei sia stata circuita, "sedotta" ed indotta a girare il filmino porno contro la sua volontà o comunque nelle condizioni di non essere in grado di intendere e volere....in quanto "strafatta" di cocaina.. fatto di cui si chiacchiera in questi giorni... lanciando il sospetto di un possibile complotto da parte di ignoti tesi a "screditare" l'immagine della Sara Tommasi (ed indirettamente Marra).... Che dire dopo ben una mezza dozzina di apparizioni pubbliche e video con la "patonza" bene in vista in primo piano ..... In cui sembra ben capace di intendere e volere...... ci vuole un bel coraggio ed anche buona dose di "sense of humor!" per fare certe affermazioni .... Rimango raggelato...
Anche fuori dalla Bocconi … non è che stiamo messi molto meglio.

sabato 9 giugno 2012

GUERRA AL GOVERNO

MARINAIO @diversamenteabi  seguite su twitter


Guerra al governo che ha in odio i lavoratori  

                       

Negli ultimi mesi abbiamo visto e sopportato di tutto.
Da governi eletti democraticamente che si fanno da parte per lasciare spazio ad altri che possano fare il lavoro sporco al posto loro, sperando in qualche modo di salvare il culo mentre qualcuno fa un mazzo tanto ai lavoratori.
A un governo che autorizzato da cotanta coalizione d’ex maggioranza ed ex minoranza compostasi per l’occasione di mazziarci, prende il compito affidatogli alla lettera comportandosi come, non un computer con una qualche intelligenza sia pur artificiale, ma come una semplice macchinetta calcolatrice del tipo a manovella degli anni sessanta/settanta.
Governo che è poco definire di merda, visto che una semplice macchinetta calcolatrice a manovella sarebbe anche più umana, perlomeno quando sbaglia.
L’unica considerazione che mi viene per logica è che quella macchinetta calcolatrice a manovella che risponde ai nomi di Monti e Fornero, per comportarsi in questo modo schifoso con i lavoratori è che ha avuto qualche trauma da bambino, non so, può darsi che da piccoli vedendo in qualche documentario sul lavoro qualche minatore uscire dalle miniere sporco e nero si siano impressionati e i genitori per non turbarli oltre abbiano detto loro che “No, state tranquilli, quelli sono lavoratori che nelle nostre case e nelle nostre famiglie non incontrerete mai!” e da quel momento Mariuccio ed Elsina se li sono messi in odio come qualcosa di brutto, sporco e cattivo.
Ma la vita con loro e con i lavoratori è stata crudele, perchè a un certo punto si sono, ci siamo, trovati gli uni di fronte agli altri, e loro dalla parte dei “belli, puliti e buoni” si sono potuti vendicare di quella brutta visione che gli abbiamo inflitto quando erano piccolini: la visione di un LAVORATORE.
Concludo dicendo che non lasciarsi sottomettere più, da parte nostra, è un dovere morale e civile.
Lo dobbiamo ai nostri lavoratori, pensionandi, pensionati e madri di famiglia.
HANNO VOLUTO LA GUERRA, E CHE GUERRA SIA!  

 HANNO MESSO UNA TASK FORCE DELLA POLIZIA POSTALE CONTRO GLI INSULTI SUL WEB AL PRESIDENTE NAPOLITANO….MA L ANIMA DELIMORTACCIVOSTRI …MA CI RENDIAMO CONTO….IL RISPETTO VA MERITATO CARO PRESIDENTE….DIA IL BUON ESEMPIO….AMMONISCA TUTTI QUESTI PARASSITI KE SPILLANO SOLDI NOSTRI SENZA FARE 1 CAZZO….PRESIDENTE LO FACCIA DURAMENTE SENNO LEI SARA COMPLICE…SI RICORDIIIIIIIIII…COMPLICEEEEEEEE….E KI è COMPLICE DI QUESTI BANDITI PUO SOLO ESSERE INSULTATO…SANDRO PERTINI SI STA A GIRA NELLA TOMBA….PER KIEDERE SACRIFICI AI POVERACCI BISOGNA KE VI DATE 1 RIDIMENSIONATA…SOLO QUESTA è LA STRADA GIUSTA….SACRIFICI DI TUTTI…LA SOLA STRADA PER USCIRE DA QUESTA SITUAZIONE è QUESTA…QUI STIAMO ANDANDO VERSO 1 DITTATURA CONTROLLATA DAI POLITICI…SE LA CANTANO E SE LA SUONANO ORMAI….IL RISULTATO DEL REFERENDUM ERA KIARO….NIENTE PIU FINANZIAMENTI AI PARTITI….MA I FINANZIAMENTI ANCORA CI SONO…SAPETE KE SIGNIFICA?????? DIT-TA-TU-RA…DI QUELLO KE HA VOTATO IL POPOLO NON CE NE FREGA 1 CAZZOOOOOOO…ASSASSINI DELINQUENTI BUFFONI BANDITI LADRONI…


giovedì 7 giugno 2012

FORNERO PRIVATIZZARE LA DISABILITA

  TREMONTI  L'UNICO HANDICAPPATO SEI TU!!!"E RICORDATI CHE NON AVRAI ETERNA GIOVINEZZA E PER TE SARA' PIÙ DURA"NOI NON L'ABBIAMO CERCATA LA DISABILITA  E CONTINUIAMO A LAVORARE MAL PAGATI E SFRUTTATI !!!
FORNERO SPERO CHE SIA UNA BUFALA SENNO SEI GIÀ SIMILE A NOI BEFANA !!!!! 
           

Fornero: privatizzare la disabilità     

Da Marinaio @diversamenteabi  su twitter
Il Ministro del Lavoro Elsa ForneroNon si può pensare che lo Stato sia in grado di fornire tutto in termini di trasferimenti e servizi’’. Lo ha dichiarato il Ministro del Lavoro Elsa Fornero durante il convegno Autonomia delle persone con disabilità: un nuovo contributo per assicurarla (Reatech, Milano, 25 maggio).
Il Ministro ha poi aggiunto: “Sia il privato che lavora per il profitto sia il volontariato no profit sono necessari per superare i vincoli di risorse. Il privato, in più del pubblico, possiede anche la creatività per innovare e per creare prodotti che aiutino i disabili. La sinergia tra pubblico e privato va quindi rafforzata”.
I prodotti di cui si parla sarebbero quelli assicurativi. Infatti la Fornero prosegue: “Per evitare accuse di raggiro o frodi, il ruolo pubblico dovrebbe dare credibilità inserendosi nella relazione tra la persona e il mondo assicurativo. C’è bisogno di innovazione finanziaria e creatività”.
Parole che lasciano sconcertate le organizzazioni delle persone con disabilità, per la loro crudezza e per l’evocazione di una “cultura” che non si pensava potesse penetrare nel nostro Paese risalendo fino ai vertici di un Governo che si appella ad ogni piè sospinto all’equità.
Con la prima affermazione la Fornero gela qualsiasi ipotesi e speranza di innovazione sociale, di garanzia dei diritti civili, di efficacia ed efficienza dei servizi sociali, di miglioramento delle prestazioni per i disabili gravissimi e per i non autosufficienti.
Tradisce il retropensiero che gli stanziamenti per l’autonomia personale delle persone con disabilità siano una spesa morta, un sovraccarico insostenibile, un capriccio di pochi, e non già invece un investimento. Ricorda tragicamente alcune brutali dichiarazioni del Ministro Tremonti (“Come può un Paese con due milioni e mezzo di disabili essere davvero competitivo?”).
Lo Stato rinuncia ad attuare quanto previsto dall’articolo 38 della Carta costituzionale – annota Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – e quanto sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Getta la spugna invocando un intervento caritatevole (o interessato) dei privati. Un lesto e mesto ritorno alle opere pie… o a qualcosa di peggio”.
Ma la seconda parte delle affermazioni del Ministro ha risvolti non meno inquietanti.
Lo Stato, pur di liberarsi della spesa per la disabilità e la non autosufficienza, diventa procacciatore d’affari per le Assicurazioni e le eventuali risposte assistenziali sarebbero erogate in virtù di una polizza pagata in vita dai Cittadini.
Una privatizzazione assicurativa del welfare che inizia dalle persone con disabilità per spingersi fin dove la “creatività” può consentire.
A chi non giovi tutto ciò è presto detto: a chi non può permettersi di pagare una polizza assicurativa e a chi nasce con una grave menomazione o la contrae in tenera età.
A chi giova invece questa prospettiva oltre che allo Stato? Sicuramente il giro d’affari per le Compagnie assicuratrici è notevolissimo e, in periodo di crisi, un vero toccasana. Nuovi introiti e nuove prospettive anche sul fronte immobiliare. Tradiscono l’attesa le stesse parole della Fornero: “Qualche volta le persone anziane si trovano intrappolate in una casa che costa troppo e hanno difficoltà ad ottenere aiuti”. Un patrimonio immobiliare che fa gola a molti.
Sono dinamiche e logiche che, ovviamente, non ci appartengono – conclude Barbieri – ma che rischiano di stritolare ogni prospettiva di reale inclusione sociale o di condizionarla al censo, al patrimonio, all’età più che ad un diritto costituzionale e, prima ancora, umano”.
                                    

mercoledì 6 giugno 2012

NOVE MILIONI NON POSSONO CURARSI


Nove milioni non possono curarsi         
marinaio @diversamenteabi su twitter

   Studio Censis sulla sanità italiana: precipita la spesa per il pubblico e lievita quella del privato. Altro colpo diretto agli esclusi
Quasi un sesto degli italiani – nove milioni dei nostri concittadini – non possono curarsi perché non hanno abbastanza soldi: il dato, sconvolgente, viene dall’ultimo rapporto Rbm Salute del Censis, promosso in collaborazione con Munich Re e presentato ieri al Welfare Day. Il quadro è insieme frutto del cronico stato di disperazione del nostro sistema sanitario nazionale e dei tagli sempre più violenti ai trasferimenti statali, causati in larga parte dalla crisi. Lunghe liste di attesa, ticket alle stelle e visite o esami diagnostici di fatto irraggiungibili nel pubblico, portano chi non ha risorse sufficienti a rinunciare del tutto a curarsi, visto che non può accedere alle prestazioni professionali private. Particolarmente colpite alcune parti della popolazione, quelle tradizionalmente deboli: 4 milioni sono abitanti del Sud, 2,4 milioni sono anziani, e altri 2,5 milioni dichiarano di vivere in coppia e di avere dei figli.
Allo stesso tempo, e proprio negli anni della recessione economica, si è incrementato il ricorso al privato: +25,5% la crescita della sanità privata negli ultimi dieci anni, con un parallelo disinvestimento nel pubblico. Significativa la crescita della spesa sanitaria privata negli anni 2008-2010, esattamente quelli in cui è esplosa la crisi: aumenta del 2,3%.
Sempre riferendoci agli ultimi dieci anni rilevati dal rapporto Censis, si è avuto un crollo verticale del ritmo di crescita della spesa pubblica per la sanità: si è passati da un tasso di incremento medio annuo del 6% nel periodo 2000-2007, a solo il +2,3% nel 2008-2010. La flessione si registra soprattutto nelle regioni con piani di rientro – le cosiddette «non virtuose» – dove dal +6,2% all’anno nel periodo 2000-2007, si è scesi a meno dell’1% di crescita media annua nel periodo 2008-2010.
Ma molti italiani hanno scelto di servirsi presso i privati perché li preferiscono ai medici di ospedali e ambulatori pubblici? Non sembra così, almeno a leggere un altro numeretto importante, quello che riguarda chi dichiara di aver scelto il privato a causa delle liste di attesa troppo lunghe del pubblico: sono ben il 77%, cioè 8 italiani su 10. Costretti, dunque, a spendere di più, dalla necessità, con poca o nulla autonomia di scelta.
Pessima è l’opinione che i cittadini danno del servizio nella propria regione: per il 31,7%, la sanità è in peggioramento, con un balzo di 10 punti percentuali in più nel 2012 rispetto al 2009: solo tre anni fa, infatti, a sostenere questa tesi era il 21,7% degli italiani. Quelli che avvertono invece un miglioramento sono diminuiti di oltre il 7%.
«I tagli alla sanità pubblica – si legge nel rapporto – abbassano la qualità delle prestazioni e generano iniquità. Per questo è prioritario trovare nuove risorse aggiuntive per impedire che meno spesa pubblica significhi più spesa privata e meno sanità per chi non può pagare». Invertire quindi un trend che prevede, nel 2015, un gap di circa 17 miliardi di euro tra le esigenze di finanziamento della sanità e le risorse disponibili nelle regioni.
Allarmato lo Spi Cgil, il sindacato che difende i pensionati: «Il numero di anziani che saranno costretti a rinunciare alle cure sanitarie è destinato ad aumentare drasticamente in breve tempo a causa dell’acuirsi della crisi, della mancanza di risposte da parte del governo e per la drammatica condizione in cui versa il sistema sanitario nazionale – dice la segretaria generale Carla Cantone commentando il rapporto Salute del Censis – Ormai siamo arrivati a una situazione davvero insostenibile, in cui il diritto alla salute è garantito solo a chi può permetterselo e a chi si rivolge a strutture private. Chiediamo al governo – ha concluso Cantone – di adoperarsi con urgenza, rafforzando la sanità pubblica e garantendo la possibilità di accedere alle cure a chi ne ha più bisogno».
Lo studio sulla sanità italiana getta uno sguardo anche sul comparto integrativo: «La sanità complementare in Italia è un universo composto da centinaia di Fondi integrativi, a beneficio di oltre 11 milioni di assistiti», spiega il rapporto. La ricerca di Rbm Salute-Censis ha riguardato 14 Fondi sanitari per oltre 2 milioni di assistiti e importi richiesti per prestazioni pari a oltre 1,5 miliardi di euro nel triennio 2008-2010. Il 55% degli importi dei Fondi integrativi ha riguardato prestazioni sostitutive (come ricoveri ospedalieri e day hospital) fornite in alternativa a quelle del servizio sanitario nazionale, mentre il restante 45% ha riguardato prestazioni integrative come le cure dentarie e la fisioterapia.   

COMMENTO  

E’ del tutto evidente, a chi mastica di sanità e agli operatori, che questo stato di cose nasce dall’ormai raggiunto obbiettivo di far fallire la Riforma Sanitaria 833 del 1978. Gli ultimi colpi, quelli mortali, sono stati l’aziendalizzazione , i famigerati DRG, i ticket e l’attività privata (Intramoenia) dei medici. I Piani Socio Sanitari Regionali vengono costruiti su queste viscide basi per destrutturare quello che rimane del servizio sanitario pubblico, il tutto ben coadiuvato dai media e attraverso la denigrazione sostanziale da parte di forze politiche ed economiche, interessate alla gestione della salute del cittadino per lucro. La principale motivazione contro il servizio sanitario pubblico sarebbe quella di uno spropositato e costante aumento della spesa corrente concernente beni e servizi , mentre altre motivazioni sarebbero attribuite all'elevato costo del personale, alla sua incapacità a partecipare al controllo degli sprechi e alla domanda di prestazioni e farmaci troppo elevata o impropria da parte del cittadino. E’ curioso che chi produce i mali li denuncia addossando la responsabilità alle vittime.
E’ lo stesso Censis che dopo aver diagnosticato i mali, confonde i sintomi delle patologie proponendo il farmaco della sanità integrativa, è la chiusura dell’accerchiamento privatistico del sistema sanitario pubblico. Nove milioni di italiani non possono più curarsi? Ce ne sono altri milioni che fanno fatica a curarsi e sono destinati al peggioramento del loro stato di salute, con soddisfazione degli organismi politici ed economici, vedi il FMI.