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mercoledì 20 aprile 2016

Bernie Sanders vuole "rubarci" la sanità: "L'Italia è un modello nel sistema sanitario"

Bernie Sanders vuole "rubarci" la sanità: "L'Italia è un modello nel sistema sanitario" 



L'Italia un modello sul fronte del sistema sanitario. Parola di Bernie Sanders che ha citato il nostro Paese sottolineando come lì ci sia la sanità che lui vorrebbe istituire negli Usa se sarà eletto presidente.
Durante il 'mega raduno' a Prospect Park, nel cuore di Brooklyn (al quale secondo la campagna elettorale del senatore erano presenti oltre 28.000 sostenitori), il candidato alle primarie democratiche ha parlato della riforma della salute, dicendo che "la sanità è un diritto di tutti e non un privilegio". Quindi ha citato alcuni esempi di Paesi da seguire, tra cui Roma. "Le più grandi Nazioni al mondo - ha detto - come Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, considerano la sanità un diritto per le persone".
Tra gli altri temi affrontati durante il discorso c'è stata la difesa delle minoranze, la critica all'attuale sistema penale e duri attacchi contro la rivale democratica Hillary Clinton e quello repubblicano Donald Trump.
Presenti con lui all'evento anche la deputata Tulsi Gabbard e l'attore Danny Devito che si è detto "felice di introdurvi oggi l'uomo che sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti! L'uomo che non guarda in faccia nessuno, se non il popolo. Noi voteremo e metteremo quest'uomo a Pennsylvania Avenue, alla Casa Bianca".
Il comizione di Prospect Park si inserisce nella battaglia elettorale per le primarie democratiche di New York che si terranno domani.

EXPOSANITA' 2016: QUANDO IL WELFARE E' LA FAMIGLIA / in Italia crescono le richieste di permessi retribuiti per legge


EXPOSANITA' 2016: QUANDO IL WELFARE E' LA FAMIGLIA / in Italia crescono le richieste di permessi retribuiti per legge  


Sono sempre di più le famiglie che si fanno carico della cura di parenti bisognosi di assistenza. Se si guarda agi ultimi dati Inps disponibili, relativi alle richieste di congedo per l’accudimento di familiari sulla base della legge 104, si vede come in Italia si sia passati dagli oltre 218.700 permessi concessi del 2010 agli oltre 319.800 del 2014 (+46,2%).
In particolare, nell’assistenza ad anziani, disabili, ammalati cronici e soggetti fragili che richiedono una presenza continuativa, il nostro servizio sanitario può contare sulla forza di oltre 3 milioni e 300 mila persone. Sono i caregiver familiari, uomini ma soprattutto donne (63,4%), che senza alcuna retribuzione fanno dell’assistenza a padri e madri (49,6%) o al proprio coniuge/partner (34,1%) la propria professione, occupandosi di loro, in media, per circa 18 ore al giorno (7 di cura diretta e 11 di sorveglianza).
In un anno i caregiver italiani prestano assistenza per oltre 7 miliardi di ore, che si traducono in un risparmio effettivo per il SSN, in aggiunta agli oltre 10 miliardi che le famiglie pagano annualmente per lavoro privato di cura e le cosiddette spese ‘out of pocket’ (spese sanitarie, farmaci, ausili/attrezzatura e così via) che hanno superato i 33 miliardi annui (fonte Censis, 2014).
Per dare voce a questi protagonisti attivi della definizione e gestione  del percorso assistenziale, Exposanità, l’unica manifestazione italiana dedicata ai temi della salute e dell’assistenza (Bologna Fiere, 18 - 21 maggio 2016) ospiterà il convegno “Caregiver familiare, risorsa chiave nell’integrazione sociosanitaria e nella cura a lungo termine” organizzato da Anziani e Non Solo, la società cooperativa che da oltre 10 anni si batte per i diritti dei caregiver e che ha ispirato la legge per il riconoscimento del caregiver familiare approvata dalla Regione Emilia Romagna (esempio sulla cui base sono stati presentati disegni di legge in sei regioni) e più recentemente quella presentata a Montecitorio a fine marzo.
“La legge emiliano-romagnola – commenta Loredana Ligabue, direttrice della cooperativa Anziani e non solo - sta entrando nella fase attuativa e in Sardegna, come in altre regioni italiane, si condividono le finalità e si avanzano proposte di legge per riconoscere il ruolo di chi si prende cura di un proprio caro. È un bilancio importante che si arricchisce della presentazione di una proposta di legge quadro. I contenuti dei testi di legge hanno trovato il sostegno delle molteplici associazioni di volontariato, di patologia e delle organizzazioni europee come Eurocarers e Coface – prosegue Loredana Ligabue - Ora tocca alla politica fare i prossimi passi. Proseguiremo con impegno a dare sostegno a tutti quei parlamentari che hanno voluto o vorranno operare per dare risposte ai problemi quotidiani dei caregiver. Ma è essenziale, oltre al percorso legislativo, continuare l’azione di ascolto e confronto con i familiari, gli operatori professionali, i volontari, gli enti locali”
La necessità della tutela a livello legislativo del ruolo emerge anche dall’impatto sul lavoro che comporta l’assistenza quotidiana di un familiare: il 66% dei caregiver ha dovuto abbandonare la propria posizione lavorativa, rimanendo di conseguenza in media fino a dieci anni fuori dal mercato del lavoro. Si aggira invece sul 10% la percentuale di chi ha richiesto il part-time o ha dovuto cambiare professione.
La situazione diventa drammatica quando la perdita totale del salario o la riduzione delle ore lavorative, in aggiunta ai costi di cura sempre più elevati, ha ripercussioni dirette sul reddito delle famiglie, aumentando il rischio di povertà.  Altro fattore allarmante, spesso sottovalutato dai caregiver stessi, è la precarietà dello stato di salute di chi accudisce familiari che necessitano di cure continuative. Eccessiva responsabilità, forte carico emotivo e stress psicofisico a cui queste figure sono sottoposte ogni giorno implicano infatti un’alta eventualità di sviluppo di depressione, ansia, insonnia e perdite di difese immunitarie.
“La tutela e il riconoscimento dei caregiver è tanto più importante – afferma Marilena Pavarelli, project manager di Exposanità –quando questo ruolo è ricoperto da giovani e giovanissimi. L’intergenerazionalità del fenomeno è evidente dal dato che riguarda gli i giovani coinvolti: in Italia sono 169mila i ragazzi fra i 15-24 anni che si occupano quotidianamente di adulti o anziani. Una fascia di popolazione anch’essa fragile, che deve assumersi responsabilità tali che rischiano di compromettere i progetti di vita”.
Ancora più sorprendente è la presenza di bambini più piccoli che si ritrovano ad assistere genitori malati o fratelli disabili. Dall’unica indagine esistente in Italia ad oggi, condotta da Anziani e non solo in un istituto professionale di Carpi, è stato rivelato che il 21,9% degli studenti ricopre il ruolo di caregiver di un familiare adulto. Essere un giovane caregiver comporta conseguenze sul rendimento scolastico, sulle relazioni con i coetanei ed espone anche al rischio di sviluppare malattie: se negli adulti che accudiscono familiari bisognosi è stato riscontrato il doppio di probabilità di avere problemi di salute, si può arrivare fino al triplo quando si tratta di ragazzi di un’età compresa tra i 18 e 25 anni. 
“Benché siano situazioni difficili da gestire specialmente per chi è molto giovane, ci sono anche degli aspetti positivi: le ricerche riportano come l’autostima nelle proprie capacità e il senso di responsabilità e maturità dei giovani caregiver sia decisamente più alto dei coetanei - afferma Loredana Ligabue - i ragazzi sviluppano anche delle competenze tecniche e trasversali che poi possono essere impiegate in campo professionale. Il riconoscimento dell’attività di chi presta assistenza ha come obiettivo la valorizzazione delle abilità acquisite dai giovani caregiver che verrebbero supportati nell’entrata nel mercato del lavoro sia con crediti formativi sia con percorsi formativi mirati”. 

Il bistrattato dottor Max Bircher Benner aveva ragione, oggi lo dice la scienza

 Il bistrattato dottor Max Bircher Benner aveva ragione, oggi lo dice la scienza 

OLTRE LA VERITA' UFFICIALE 

 Lugano – In primavera c’è un’innata propensione, una sentita esigenza di rinnovare il Proprio organismo, il desiderio di sole, aria, passeggiate e cibi freschi. In poche parole di salute, di benessere psicofisico. Non a caso le fiere del benessere si susseguono all’inizio della bella stagione in ogni dove. Un tempo, le Alpi svizzere erano il “paradiso della salute internazionale”. Terme, sanatori, cliniche erano situate in magnifiche località dove attingere tanta aria e acqua purissime. Gli stranieri amavano soggiornare tra la Svizzera interna e il Canton Ticino semplicemente per rigenerarsi oppure per curare le loro patologie, tanto che la Svizzera, a cavallo tra Ottocento e Novecento, era definita il “sanatorio d’Europa” per il corpo e l’anima. In questo scenario si muoveva un nostro connazionale assurto alla gloria nell’ambito della medicina alternativa e oggi citato e riproposto a livello mondiale, il medico zurighese Max Bircher Benner (1867 Aarau-1939 Zurigo).
Considerato tra i più grandi terapisti mondiali di tutti i tempi, il dr. Bircher Benner (Benner è il cognome della moglie che egli aggiunse al suo), venne sminuito e ridicolizzato dai suoi colleghi: aveva idee semplici e chiare su come evitare o curare le malattie, ma troppo avanzate per poter essere digerite dai medici di allora (ma anche di oggi). Idee basate su stile di vita e alimentazione improntate alla salubrità. Idee che, nonostante le controversie con gli accademici tradizionalisti, gli valsero il riconoscimento di illustri personaggi affetti dai più svariati mali e da lui guariti. Ospiti del suo Sanatorio furono personalità come gli zar di Russia, i membri di famiglie reali europee, Hermann Hesse, Rainer Maria Rilke, Sir Stafford Cripps (Ministro di Affari Esteri di Churchill), Golda Meir e Thomas Mann. Secondo lui, non alle pillole occorre rivolgersi, ma a corretti comportamenti se si vuole preservare la propria salute. Famoso in tutto il mondo è il suo birchermuesli, un piatto a base di avena e frutta fresca.
Maximilian Oskar Bircher nacque in una famiglia agiata fino a quando un’importante affare andato male del padre Heinrich, notaio a Aarau, depaupera i fondi della famiglia.
Nonostante ciò, Max riesce a laurearsi in Medicina all’Università di Zurigo. Per qualche tempo è medico generico in un quartiere operaio zurighese, ma, attratto dai metodi di cura alternativi, viaggia in Europa per approfondire, oltre all’ipnosi e altre discipline, i metodi di acquacura di Sebastian Kneipp a Berlino, la terapia dietetica della clinica di Heinrich Lahmann a Dresda e l’idroterapia di Wilhelm Wintemitz a Vienna.
Tornato a Zurigo, apre una clinica per la terapia fisica, idroterapia ed elettroterapia. Decide di chiamarla Lebendige Kraft, ossia “forza vivente”. Sebbene vi siano appena sette posti letto, la piccola clinica è situata nella zona ricca di Zurigo, cosicché alcune persone abbienti iniziano a provare le sue cure e, una guarigione dopo l’altra, la voce dell’efficacia di quelle nuove terapie circola in fretta. Ma a cosa di preciso erano dovute quelle guarigioni?
Il medico svizzero non solo aveva fatto tabula rasa degli insegnamenti medici canonici appresi sui libri, ma aveva compreso a fondo l’importanza del cibo vegetale crudo.
Secondo la sua visione i vegetali crudi oltre ad offrire vitamine naturali (al contrario di quelle inorganiche della farmaceutica), minerali e ormoni, sono dei veri e propri antibiotici naturali potenti e privi di effetti collaterali.
Questi assunti sono oggi confermati dalle ricerche scientifiche internazionali, anche se poco divulgate.
È stato accertato come le cellule vive dei vege-tali sollecitino una digestione ottimale, in pratica il cibo vegetale crudo è digeribile in metà tempo di quello cotto. E gli effetti fermentativi che taluni lamentano e che i medici stessi attribuiscono all’ingestione di fibre vegetali, non sono per nulla dovuti a verdure e frutta ma agli altri cibi, animali e industriali, che hanno un costo digestivo enorme e formano un terreno ideale alle fermentazioni. I vegetali crudi hanno una funzione eccezionale ed essenziale
per l’organismo: da qui parte la rivoluzionaria terapia del dr. Max Bircher Benner.
Convinto che i cibi siano vettori di energia vivificante rintracciava quest’ultima solo nei vegetali e non già nella carne di animali. La carne, secondo lui, costituiva l’alimento più povero di energia poiché proveniente da animale morto e per aver subito la cottura. Naturalmente presentò questo assunto ai suoi colleghi medici nel 1900 con l’effetto di venire deriso ed etichettato come ciarlatano. La sua reputazione di accademico venne definitivamente distrutta. In seguito, le sue convinzioni sono state confermate anche, per esempio, da misurazioni in Angstrom dovute alle ricerche dell’ingegnere e ricercatore francese André Simoneton (1871-1947).
Quest’ultimo, ammalato, era guarito grazie ad un’alimentazione ricca di vegetali. Incuriosito, indagò le frequenze vibrazionali degli alimenti, che riuscì a misurare secondo parametri biofisici sul concetto di Einstein (1879–1955) secondo cui tutto ciò che vive emette radiazioni. Ciò fu dimostrato da Simoneton: più le vibrazioni sono alte più l’alimento sarà di qualità superiore. Nella scala Simoneton il cibo crudo vegetale, e specialmente la frutta fresca, è quello che vibra fino alle altissime frequenze dei raggi infrarossi. Nel 1949 scoprì che alcuni cibi emettevano radianze basse che a lungo andare potevano generare malattie.
Alimenti morti o inferiori quali cibi cotti o conservati, pasticceria industriale, alcool, sale,
zucchero, carni, salumi, uova, latte, tè, caffè, bevande sintetiche, marmellata, formaggi, pane bianco, hanno radiazioni Angstrom da quasi nulli o inferiori a 5.000. Alimenti superiori come verdura cruda e fresca: 8.000 Angstrom, mentre la frutta fresca arriva fino a 10.000 Angstrom.
Katherine Milton, una eminenza dell’ecologia alimentare e ricercatrice presso l’Università di Berkley afferma che: «La prevalenza diffusa di problemi di salute legati all’alimentazione, in particolare nei paesi altamente industrializzati, suggerisce che molti esseri umani non stanno mangiando in un modo compatibile con la loro biologia».
Non tutti i cibi forniscono energia vitale: dunque, Max Bircher Benner aveva ragione.
Le sue convinzioni sul cibo cominciarono a propagarsi non solo presso la popolazione zurighese. Nel 1903, esce il suo libro intitolato “Brevi fondamenti della terapia nutrizionale, sulla base della tensione energetica in cucina” e in poco tempo aumenta la richiesta delle sue terapie, tanto che nel 1904 trasferisce la clinica, ampliandola, in una zona boschiva fuori Zurigo, su una collina chiamata Zürichberg.
Ribattezza la clinica “Sanatorium Lebendige Kraft” (Sanatorio Forza Vivente).
Così si svolgeva la giornata dei ricoverati sotto le direttive del dr. Bircher Benner: levarsi dal letto alle 6 del mattino, fare una passeggiata prima di colazione respirando ossigeno
rinvigorente del bosco, trascorrere la maggior parte della giornata all’aria aperta intervallando le attività della clinica quali massaggi, bagni di sole, docce fredde, danza e musica; andare a dormire alle 21:30. Cibo vivo e rivitalizzante era offerto agli ospiti della clinica.
Banditi caffè, tè, alcol, cioccolata, tabacco, carni, pietanze molto cotte e prodotti industriali. La dieta era incentrata sul suo famoso muesli (composto da una mela grattugiata, avena, una manciata di noci con un po’ di latte fresco oggi sostituibile con latte di mandorle o di nocciola o di avena, ecc), verdure crude o al vapore e tanta frutta.
Le medicine erano da lui prescritte solo in caso di estrema necessità. Nel 1927, dichiara pubblicamente la sua rinuncia alla carne.
Il dr. Birker Benner soffrì molto della definizione di ciarlatano attribuitagli dai medici suoi contemporanei. Oggi è finalmente vendicato dalle prove scientifiche (ricerca di Cambridge (2000) in primis, The China Study (2012), e altre similari delle maggiori Università mondiali che dimostrano le correlazioni tra malattie da acidificazione dovuta ai cibi animali e industriali. Le analisi chimiche hanno comprovato le sue intuizioni circa le proprietà nutrizionali e curative di verdura cruda e frutta fresca.

martedì 19 aprile 2016

ndrangheta-verona-tosi-rapporti-nicolis-malavita-pensa-

'Ndrangheta a Verona: "Tosi ci dica cosa pensa dei rapporti tra Nicolis e la malavita""NDRANGHETA A VERONA ! TOSI ,CI DICA COSA PENSA DEI RAPPORTI TRA NICOLAS E LA MALAVITA


 'Ndrangheta a Verona: "Tosi ci dica cosa pensa dei rapporti tra Nicolis e la malavita"
Dopo la conferma tra i rapporti tra la Nico.fer e la malavita, il Partito Democratico chiede al Sindaco di Verona di esprimersi in merito alla questione, visti i suoi trascorsi con l'imprenditore 

 'Ndrangheta a Verona: "Tosi ci dica cosa pensa dei rapporti tra Nicolis e la malavita"

La conferma arrivata dal Consiglio di Stato su rapporti tra la Nico.fer e la 'Ndrangheta ha scatenato prima la reazione di Michele Croce, fondatore di Verona Pulita, e ora anche quella del Partito Democratico. 
In particolare i deputati Alessandro Naccarato e Vicenzo D'Arienzo, insieme al capogruppo Michele Bertucco, si rivolgono al sindaco Tosi, che prese le difese di Moreno Nicolis. 


È certo: la Nico.Fer, - che si occupa della lavorazione dell'acciaio per cemento armato - non potrà avere rapporti con pubbliche amministrazioni.
Nell'inchiesta «Aemilia» è entrato anche per una cena, svolta a casa sua, con Antonio Gualtieri, braccio destro e referente economico della 'ndrina di Grandi Aracri in Emilia Romagna.
Cena a cui parteciparono anche il sindaco Tosi e l'allora vicesindaco Vito Giacino. Stando alle accuse nient'altro che un tentativo di Gualtieri di «infiltrarsi» in grossi affari immobiliari nel veronese tra i quali la riqualificazione dell'area ex Tiberghien.
Un pericolo che in tanti hanno sottovalutato. Anzi, anche criticato. Tosi, ad esempio, ancora non ha chiesto scusa ai Carabinieri che ha più volte accusato di diffondere fango sulla città. Infatti, le informazioni diffuse sono contenute nei verbali di indagine dei Carabinieri.
La conferma dell'interdittiva è la migliore risposta che lo Stato può dare ed è la conferma dell’ottimo lavoro svolto dagli inquirenti e dal Prefetto di Verona che hanno ben interpretato il diffuso sentimento di contrasto alle infiltrazioni.
Su questi dubbi rapporti serve un focus. Non tutto è stato ancora chiarito.
Quando il Prefetto emise l'interdittiva antimafia il sindaco Tosi prese le difese del Nicolis chiedendo a noi di avere il buongusto e ad aspettare la conclusione delle vicende perché anche un'importante azienda friulana ricevette l'interdittiva poi annullata dal TAR
Bene, abbiamo avuto il buongusto di aspettare, ma adesso Tosi abbia il buongusto di dirci cosa ne pensa dei rapporti tra quell'imprenditore - a casa del quale si recava a cena - e la malavita organizzata interessata a mettere le mani sull'area ex Tiberghien e di cosa hanno parlato nel corso dei loro incontri.


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Pensionati vivono su spalle di chi lavora

Pensionati vivono su spalle di chi lavora 

Stanno cercando di convincerci che pensionati vivono su spalle di chi lavora oggi. Quando ci hanno preso quello che hanno voluto mentre lavoravamo. Ma la nostra previdenza se la sono mangiata, come tutto il resto, compresi i risparmi dei pensionati 

 BancaEtruria‬, Boschi‬, Guidi‬, ‪‎Verdini‬, ‪‎Renzi‬ & soci. Ha detto bene Beppe Grillo al cazzaro: “TU RAPPRESENTI QUELLO CHE NOI COMBATTIAMO!” e io aggiungo: BASTARDI!