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martedì 4 marzo 2014

UCRAINA IL SEGRETO CHE NESSUNO SPIEGA !!!!

Ucraina, il segreto che nessuno spiega (e che dovreste sapere…) 

Che cosa avete capito della crisi ucraina? Verosimilmente che il popolo ucraino si è ribellato contro un presidente arrogante e autoritario, Viktor Yanukovich, il quale ha cercato di reprimere la protesta, uccidendo decine di persone, ma che alla fine è stato destituito. La Russia si è arrabbiata e per ripicca ha invaso la Crimea. Confusamente tu, lettore, avrai capito che il popolo vuole entrare nell’Unione europea, mentre Yanukovich e, soprattutto, Mosca si oppongono. Fine.
La realtà, però, è un po’ diversa e assai più interessante. Per capire cosa stia succedendo davvero occorre partire da un po’ più lontano, da una ventina d’anni fa, quando una delle menti più raffinate dell’Amministrazione Usa, Zbigniew Brzezinski – ancora oggi molto influente – indicò nell’Ucraina un Paese fondamentale nei nuovi equilibri geostrategici; da sottrarre alla Russia e portare nell’orbita della Nato e dell’America. Allora iniziò una grande partita a scacchi tra Washington e Mosca. Anzi, una lunga guerra, combattuta con armi non convenzionali.
Ad esempio usando le “rivoluzioni pacifiste”. Il metodo si ispira alle teorie dell’americano Gene Sharp e fu applicato per la prima volta in Serbia nel 2000 in occasione della caduta dell’allora presidente Slobodan Milosevic. Funziona così: proteste di piazza in apparenza spontanee sono in realtà pianificate con cura e guidate per il tramite di Organizzazioni non governative, Associazioni umanitarie e partiti politici; in un crescendo di operazioni pubbliche amplificate dai media internazionali e con appoggi all’interno delle istituzioni, in particolare dell’esercito, che finiscono per provocare la caduta del “tiranno”. L’esperimento serbo piacque molto al Dipartimento di Stato che decise di sostenerlo altrove: nel 2003 in Georgia (Rivoluzione delle Rose) e l’anno dopo in Ucraina, quando, a Natale, il candidato progressista Viktor Juschenko (ricodate? Quello col viso butterato) sconfisse in piazza proprio Yanukovich, durante la Rivoluzione arancione.
Un capolavoro, che però, risvegliò Putin, il quale si accorse di tali metodi e, ossessionato dal timore che potessero essere usati nelle strade di Mosca contro di lui, avviò la “nuova guerra fredda” con gli Stati Uniti. I rapporti da cordiali divennero glaciali. E i suoi servizi pianificarono la riconquista dell’Ucraina, usando, a loro volta, strumenti non convenzionali quali ricatto del gas, sabotaggio dell’economia, disagi sociali, tecniche spin per demotivare e indebolire i partiti della coalizione arancione. Risultato: nel 2010 Yanukovich fu eletto presidente e l’Ucraina lasciò l’orbita americana per tornare in quella russa.
Arriviamo così ai giorni nostri, con l’emergere di un’ulteriore, sorprendente variante. La protesta da pacifica, diventa, almeno in parte, violenta. Per opera di chi? Non certo direttamente di soldati stranieri sul campo, bensì di estremisti. E che estremisti! Come ormai noto, ad assaltare i ministeri di Kiev non sono stati i pensionati ucraini, bensì milizie paramilitari neonaziste, ben istruite e ben armate. I pacifisti sono serviti da corollario, soprattutto mediatico, ma a rovesciare Yanukovich sono stati guerriglieri antisemiti, fanatici e ultraviolenti. Autentiche canaglie, il cui tempismo è stato perfetto: la sommossa ha raggiunto il suo apice durante i Giochi di Sochi ovvero nell’unico momento in cui la Russia non poteva permettersi rovinare il ritorno di immagine delle Olimpiadi. Kiev bruciava ma il Cremlino era costretto a tacere.
Operazione sofisticata e magistrale, ufficialmente senza paternità, che però – ammainate le bandiere olimpiche – ha innescato la risposta del Cremlino, meno raffinata ma altrettanto spregiudicata. Obama non immaginava che Putin potesse occupare la Crimea, così come il Cremlino non si aspettava la guerriglia filoamericana di Kiev. Si sono sorpresi a vicenda. E non finisce qui. La guerra, sporca e asimmetrica, durerà a lungo sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale che assisterà a tutto senza capire, ancora una volta, nulla.

DUE SOVRANITÀ ! ANZI TRE !!! ANZI DI PIÙ ?

DUE SOVRANITÀ ! ANZI TRE !!! ANZI DI PIÙ ?  

Poichè parliamo spesso di sovranità, è interessante analizzare il suo significato. Qui tento di individuare alcuni aspetti del concetto di sovranità.
Conviene partire da una definizione di sovranità, ripiglio quella che avevo fornito per anarcopedia:
La sovranità è una forma di potere che non riconosce alcuna autorità di livello superiore. Solitamente la sovranità è intesa a livello dello Stato (che solitamente si identifica con lo stato-nazione). In altre parole lo Stato è un potere sovrano che non dipende da altri poteri.
Qui emerge una delle contraddizioni del concetto: sovranità deriva etimologicamente da sovrano, cioè re, esso è intimamente legato a concetti monarchici.
In un modo che dà da pensare, nelle odierne democrazie si parla spesso di "sovranità popolare".
Insomma la sovranità, che è un concetto riferito ad una persona, ad un singolo, la massima autorità di uno Stato, viene oggi concepita come un concetto pluralistico, di un popolo. Nasce poi in ambiente monarchico e vorrebbe essere applicato in ambito democratico. Qui c’è qualche aspetto paradossale, su cui vorrei tornare dopo. 
Ma restiamo per ora alla sovranità come è citata nella Costituzione italiana:
Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Emerge qui una visione della sovranità che deriva dal grande costituzionalista Kelsen: la sovranità viene fornita tramite la Grundnorm, la legge fondamentale (la Costituzione) sulla cui base viene costruito l’edificio giuridico. In questa visione la sovranità si costruisce sulla legge.
Il concetto può essere capovolto, facendo diventare la Costituzione come la legge di grado più elevato, da cui discendono tutte le altre.
Non cambia molto, ma rende l’idea di una legge che discende dall’alto, invece che costruita dal basso.
Nella prospettiva di Kelsen si evita però di introdurre la possibilità di una legge che discende da un ente esterno, l’idea della legge divina che per millenni è stata considerata valida.
Eppure un altro famoso giurista ammoniva che tutti i concetti politici originano dalla teologia.(1) Era Carl Schmitt, più famoso per un altro concetto di sovranità: “Sovrano è chi decide lo stato di eccezione”.
La prospettiva di Schmitt è basata sull’idea che la legge non può prevedere ogni situazione, ci saranno delle situazioni eccezionali in cui bisognerà prendere decisioni, anche se non c’è una norma esplicita. Per lui il sovrano è colui (o l’ente) che decide cosa fare in questi casi eccezionali.
Anche se non è molto esplicita, anche la sovranità di Schmitt è presente nella nostra Costituzione, perché essa deve prevedere cosa fare nelle situazioni impreviste. Essa compare negli artt. da 134 in poi.
Art. 134. La Corte costituzionale giudica:
sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;
sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.
Particolarmente interessante l’ultimo comma dell’art 137.
Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.
Insomma se si volesse leggere la nostra Costituzione con la visione di Schmitt, la sovranità vera sarebbe qui, e risiederebbe nella Corte costituzionale, non nel popolo. Ci sarebbe certamente qualche aspetto di forzatura, perché la Costituzione fu scritta in un’ottica alla Kelsen, ma qui emerge l’idea che esista un’altra sovranità, oltre a quella citata esplicitamente, la sovranità di chi decide ed ha l’ultima parola.
Un’interessante conseguenza è che la Corte costituzionale non è solo un organismo giuridico, ma ha sostanziali contenuti politici.
Vale comunque la pena di ricordare che Kelsen e Schmitt furono spesso in polemica tra loro, ottenendo notorietà con le loro controversie oltre che con le loro idee.
Nel frattempo in Italia il nostro Costantino Mortati, senza troppo clamore, definiva l’idea di costituzione materiale, come qualcosa di vivente nella nazione, nel suo popolo e nelle sue istituzioni, qualcosa che si poteva discostare fortemente dalla norma scritta. Mi resta la sensazione che avesse visto più lungo degli altri due famosi giuristi.
In ogni caso, le due visioni di Kelsen e Schmitt mostrano due visioni alquanto interessanti di sovranità, decisamente diverse tra loro.
Ma il discorso è ben più complesso. La parola sovranità compare ancora all’ art. 11:
L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Qui compare un concetto diverso dai precedenti, ancora una volta poco esplicitato, l’Italia vuole essere uno Stato sovrano che decide in sua autonomia le politiche e le decisioni da adottare. Insomma uno Stato è sovrano quando non ci sono ingerenze di altri Stati.
Qui la questione non è chi decide all’interno dello Stato, ma che lo Stato è capace di decidere di suo, che non è una colonia amministrata da un viceré. Forse qui la prudenza dei padri costituenti ha evitato di inserire dichiarazioni che non si potevano mantenere, vista la sconfitta subita nella II Guerra mondiale (e le onerose condizioni di pace), eppure questo concetto di sovranità è ben visibile nel diritto all’autodeterminazione dei popoli presente nelle dichiarazioni ONU. (Ad esempio la Carta delle Nazioni Unite, 26 giugno 1945; art. 1, par. 2 e art. 55)
Questo è un principio molto citato e poco applicato. Eppure se lo Stato non è sovrano, ha senso parlare di sovranità al suo interno?
Va detto che all’interno della sovranità statale si ritrova la sovranità monetaria della MMT (diffusa da Paolo Barnard con varie spiegazioni, inizialmente Modern Money Theory): uno stato ha la sovranità monetaria quando è padrone della propria moneta e della propria Banca centrale.
Qui conviene aggiungere il commento di un utente di Comedonchisciotte. (Jor-el)
Il discorso della sovranità è costellato di tabù, il più grande dei quali è quello che riguarda la sovranità militare, di cui non si può assolutamente parlare e che invece è direttamente collegata alla sovranità politica e monetaria. Con un paletto del genere, sfido che i discorsi diventano "complicati"! Viceversa, una bella mappa dell'Europa in cui siano ben evidenziate le centinaia di basi militari straniere (magari sovrapponendo ad essa quella dei flussi del contrabbando di droga o dei migranti) chiarirebbe molte cose.
E quindi quella che per Benigni era “la Costituzione più bella del mondo “ qualche dimenticanza la ha.
Vorrei ritornare in chiusura sul paradosso iniziale, di come conciliare l’idea di re con il popolo sovrano. Sembrano concetti alquanto incompatibili, eppure Antonio Gramsci fece un’operazione di questo tipo, partendo dal “Principe” di Machiavelli per arrivare alla moderna forma del principe, che per lui doveva essere un partito politico, vivo, attivo, egemone.
E allora si , in un'ottica gramsciana il popolo sovrano può esistere. Se è un popolo attivo, militante, impegnato. Non è un popolo di elettori.

domenica 2 marzo 2014

LA MEGA TRUFFA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE

La mega truffa del riscaldamento globale  



LA TRUFFA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE.
I grafici alla fine dell’articolo.
Da 15 anni veniamo bombardati da allarmi sull’aumento delle temperature causate dalle attività umane, con futuri scenari catastrofici della più varia natura. Sarà veramente così, oppure è un falso ben venduto per scopi occulti?
Molti, nella comunità scientifica contraria al global warming, definiscono il riscaldamento globale indotto da attività umane “la più grande truffa scientifica di tutta la storia umana”, oppure “bugie e solo bugie”. In questo scritto lascio che a parlare siano i fatti, ma prima, per introdurre l’argomento riporto delle predizioni, raccolte da un climatologo, fatte nel 2000 dai sostenitori del caldo, così potete avere un assaggio di come stanno le cose.
DISSERO': Il riscaldamento globale è fuori controllo. REALTA’: il mondo è diventato più freddo.
DISSERO': Siccità e ondate di caldo in Inghilterra. REALTA’: inondazioni, freddo.
DISSERO'. Fine delle precipitazione nevose entro il 2010. REALTA’: battuti record secolari di innevamento.
DISSERO': Più uragani. REALTA’: Meno uragani.
DISSERO': Massiccia fusione dei ghiacci a livello planetario. REALTA’: Più ghiacci a livello planetario, dati diffusi disonesti e falsi (più avanti i dati reali).
DISSERO': La primavera arriverà in anticipo. REALTA’ Forse stavano scherzando.
DISSERO': grande aumento del livello dei mari. REALTA’: Stesso lentissimo aumento dall’ultima era glaciale.
L’INIZIO
Tutto è iniziato nel 1997-98 da una ricerca di Michael Man, per conto dell’IPCC ( la commissione ONU sul clima) attualmente direttore del: The Earth System Science Center al Pennsylvania State University. Mann studiando l’andamento delle temperature degli ultimi 1.000 anni ha prodotto il famoso grafico a forma di bastone da hockey, in cui si vede che le temperature negli ultimi 1.000 anni sono state stabili, per poi in tempi recenti, avere una impennata verso l’alto, la causa venne attribuita all’aumento delle emissioni umane di anidride carbonica (un gas serra), la sua ricerca venne pubblica su Nature, così uno sconosciuto professore dal giorno alla notte è diventato famosissimo. Gli scenari futuri cupi, subito vennero prodotte ricerche che provavano le conclusioni di Mann. I ghiacciai planetari in fusione, idem per quelli delle regioni polari, si fecero previsioni secondo cui in pochi anni l’artico sarà privo di ghiacci, i livelli dei mari in aumento con catastrofe futura assicurata. Al Gore presentò il suo famoso documentario An Inconvenient Truth, sugli effetti del caldo, che gli valse il premio Oscar.
La NASA e altre organizzazioni governative ed universitarie, hanno nel tempo prodotto dati e grafici preoccupanti. Una ricerca recente su certi organismi marini, ha provato che mai negli ultimi 2.000 anni è stato così caldo, la NASA pochi anni fa ha pubblicato dati che provavano che l’autunno appena passato è stato il più caldo. Gli orsi bianchi sono in pericolo. La foto di mamma orso con il suo piccolino alla deriva su un fazzoletto di ghiaccio ha commosso il mondo, ed è diventata una icona del riscaldamento. Grandi fondi sono stati dati ai ricercatori del caldo. Riunioni di governi a livello planetario per definire le strategie future, ed una diminuzione dell’anidride carbonica, con accordi e protocolli vari tipo Kyoto. Recentemente fa Mann ha pubblicato una ricerca che prova un preoccupante aumento futuro del livello dei mari, è recente la notizia che l’anidride carbonica ha raggiunto 400 ppm. Poco tempo fa la BBC (TV inglese) ha diffuso la preoccupante notizia che i ghiacci dell’artico sono in scioglimento, come mai prima d’ora.
Questa, è in breve la storia dei fatti.
La situazione è molto grave, tranne per uno spiacevole inconveniente, E’ TUTTO FALSO, ricerche false, dati modificati e disonesti, e cosi via, l’unica cosa vera sono i livelli di CO2.
E il Sole? Dove è il Sole? Da nessuna parte, i sostenitori del caldo si sono dimenticati che è il Sole la fonte di tutto, e molto opportunamente lo hanno escluso dalle loro ricerche, più avanti in questo scritto vedrete che il sole è la causa di un disastro in corso. L’ultima spiaggia dei disperati del caldo è l’affermazione che è il caldo che provoca il freddo, questa affermazione ha provocato ilarità e vignette di ogni tipo. Non viene detto che gli studiosi contrari al caldo provocato da attività umane sono oltre 31.000. Esistono moltissime testimonianze affermanti (con nomi) che i ricercatori favorevoli al caldo hanno ricevuto fondi, fama, visibilità, carriere, riconoscimenti, mentre molti dei contrari hanno avuto i fondi per le loro ricerche interrotti, sono stati intimiditi, ed in alcuni casi licenziati per non adeguarsi o almeno stare zitti. Proprio in questi giorni è uscito un documento in cui viene spiegato che sono stati investiti moltissimi milioni di dollari per finanziare i sostenitori del caldo.
Iniziano le ricerche imbarazzanti.
Il metodo scientifico impone la verifica e riproducibilità delle ricerche.
Nel 2.000 un altro ricercatore ha rifatto la ricerca di Mann e, sorpresa!!! Si è accorto che la ricerca di Mann è uno spudorato falso, perché ha escluso i dati del caldo medioevale, che è ben provato e fuori discussione, a quel tempo faceva più caldo di oggi, (vedi grafico) se si escludono i dati sgraditi si può provare scientificamente tutto, anche che l’acqua scorre verso l’alto.
Nature si è rifiutata di pubblicare questa imbarazzante ricerca, così come tutte le riviste scientifiche, alla fine il malcapitato ricercatore si è ridotto a pubblicare la sua ricerca su internet, la sua ricerca ha aperto il vaso di Pandora che ha sputato il peggio del peggio.
IPCC pochi anni prima ha prodotto uno studio sul clima in cui non vi era traccia di riscaldamento in corso, questa ricerca molto opportunamente è stata seppellita. La foto molto commovente di mamma orsa alla deriva per mancanza di ghiacci, pure lei un falso. La irata ricercatrice che l’ha scattata si è fatta avanti, accusando un altro ricercatore a bordo della stessa nave di avergliela presa perché bella e poi usata come icona dello scioglimento dei ghiacci. L’autrice della foto ha affermato che mamma orsa si stava solo riposando in un piccolo pezzo di ghiaccio e che la banchisa era alle sue spalle a poca distanza dall’orsa. E siamo solo all’inizio, la foto ovviamente è stata mantenuta come “prova” dei poveri orsi in pericolo, ma c’è di più. Nel 2011 il governo canadese ha fatto come di consueto un censimento degli orsi bianchi ed è risultato che sono numerosi come non mai.
Per smentire la ricerca di Mann e del riscaldamento globale basta il primo grafico da cui si vede come le temperature negli ultimi 10.000 anni erano più alte di oggi, tranne che per brevi periodi. Un altro dato è stato “dimenticato”, l’Impero Romano è conosciuto come il caldo romano, si sa con certezza che faceva molto più caldo di oggi e senza industrie. Se mai ci fosse qualche dubbio sulla truffa del caldo messa in piedi con la complicità dell’ONU e dei governi, ci hanno pensato gli hacker a dissiparli del tutto. Nessun media ne ha parlato, la cosa ha fatto scalpore e ovviamente nessun ripensamento o presa di distanza. Gli hacker hanno rubato e diffuso migliaia di mail dei ricercatori del riscaldamento e dell’IPCC, il loro contenuto prova che i sostenitori del riscaldamento sono realmente implicati nel fabbricare falsi e provano l’esistenza di una vasta cospirazione.
I ricercatori si scambiano consigli su come falsificare i dati, su cosa mettere nelle ricerche per sostenere il caldo, su come evitare di essere scoperti e via discorrendo, attraverso internet è possibile accedere a tali mail.
Il Nobel per la pace a Gore, potrebbe fare pensare che la cospirazione, forse, comprende anche la commissione del Nobel, perché non hanno fatto nessuna verifica dei dati, e nessun controllo. Costui è un guerrafondaio, non un pacifista, e con l’ambiente ha un rapporto predatorio, la sua storia di Vice Presidente USA parla per lui. Con il clima ha un rapporto monetario, è stato introdotto il CARBON TRADE, la compravendita di quote di CO2. Ebbene Gore e l’ex presidente inglese Tony Blair hanno fondato aziende per tale commercio ed è provato che hanno fatto enormi profitti.
E lo scioglimento dei ghiacci su scala planetaria?
A questo punto non è difficile immaginare che è pure questo è un falso. La ricerca che ha “provato” lo scioglimento dei ghiacci è un falso della peggior specie. Delle molte decine di migliaia di ghiacciai del pianeta i ricercatori ne hanno preso in considerazione solo poche decine, questo significa che tale ricerca può essere definita con certezza scienza spazzatura. Venne detto che i ghiacci dell’ Himalaya sarebbero scomparsi entro il 2035. La realtà provata in epoca recente, con dati certi e non smentibili dice che i ghiacciai planetari sono in avanzata non in regresso, questo ha portato nel 2009 allo scandalo che è stato definito Himalayagate. E i ghiacci dei poli che sono in forte scioglimento? Non stupisce che pure questo è un falso. I ghiacci dell’Antartide hanno battuto ogni record storico di estensione, quelli dell’artico contrariamente a quanto annunciato dalla BBC sono nella norma e pure loro un po’ più del solito, lo potete vedere dal grafico.
E i mari? Misurazioni satellitari precise dicono che vi è il solito lentissimo aumento rimasto inalterato fin dalla fine dell’ultima era glaciale. E’ di questi giorni la notizia che dei russi con un bus sono partiti dalla Russia e attraversando l’artico hanno raggiunto il Canada percorrendo 4.000 chilometri alla media di circa 10 chilometri orari. Partenza dall’arcipelago Severnaya Zemlya arrivo a Resolute Bay. Pare proprio che i ghiacci anziché essere in scioglimento sono solidi abbastanza da consentire il transito di un bus. Chissà se la BBC ha dato la notizia?  


E l’aumento delle temperature? Qui siamo nel campo dell’inventiva fantasiosa. Le misurazioni migliori sono quelle satellitari, integrate dalle stazioni di rilevamento terrestre. Ebbene, sono state inserite le temperature di termometri installati in parcheggi, strade e altri posti non idonei, luoghi dove per loro natura le temperature non hanno alcun significato. Stazioni di rilevamento che davano dati non graditi sono state chiuse, enti governativi hanno bloccato l’accesso dei ricercatori ai suoi dati. E l’annuncio della NASA sull’autunno caldo? Una figuraccia mondiale. La NASA non potendo provare il caldo ha preso i dati di certe zone della Russia e li ha spacciati come europei.
Sfortunatamente i russi se ne sono accorti, la loro reazione irata, ha costretto la NASA a ritirare la ricerca ed ad ammettere l’errore. Dal grafico degli ultimi 16 anni si vede come non vi sia stato alcun riscaldamento. Grafici di periodi temporali più lunghi dicono che negli ultimi 2.000 anni la terra è sede di un costante raffreddamento.
Molto opportunamente ci si è dimenticati di dire che le temperature terrestri seguono cicli di caldo/freddo di 25-30 anni, legati all’oscillazione delle temperature delle acque del Nord Pacifico e Atlantico, due anni fa il ciclo è virato verso il freddo. E la ricerca recente sugli organismi marini che ha “provato” il caldo anomalo degli ultimi 2.000 anni?
Ormai non vi stupirete di sapere che è falsa pure quella. La ricerca è stata controllata e guarda un po’ il caso, si sono dimenticati per strada i dati sgraditi, la verifica ha provato che si e trattato di ricerca spazzatura. Recentemente in Scandinavia è stata fatta una bella ricerca sulla densità degli anelli degli alberi, risulta che negli ultimi 2.000 anni faceva più caldo di oggi, ad esclusione del periodo conosciuto come mini era glaciale. Inoltre si è provato che le temperature sono in calo di 0.31 gradi per millennio.
E Michael Mann, da cui tutto è partito? Nella comunità scientifica si è guadagnato l’infamante reputazione di scienziato statistico di quackery (ciarlataneria), persino i suoi sostenitori iniziano ad avanzare dubbi sull’uomo, essendosi guadagnato l’imbarazzante reputazione di anti scienza.
Mann, non ancora contento, ha ora pubblicato una ricerca in cui ha previsto una catastrofico aumento del livello dei mari, che stando alla comunità scientifica è totalmente vuota di ogni base di misurazioni empiriche.
E il ruolo dell’anidride carbonica sulle temperature, il famoso effetto serra? Ininfluente, è il vapore acqueo il responsabile per il 75% dell’effetto serra. I gas serra sono il 3% dell’atmosfera, di cui CO2 è un gas minore (0.0380%) pressoché ininfluente. Non è un caso che le temperature stanno calando mentre la CO2 è in aumento.
400 parti per milione sono irrilevanti, inoltre la maggior parte non proviene da attività umane ma dalla natura, in particolare dai mari. Hanno fatto i conti di quanto è aumentata la temperatura a causa della CO2 delle attività umane, risulta essere solo di pochi millesimi di grado. I carotaggi dei ghiacci Della Groenlandia hanno altresì provato che prima aumenta la temperatura dopodiché con un ritardo di 700-800 anni aumenta la CO2, questo è legato a meccanismi di rilascio o acquisizione di CO2, da parte degli organismi marini, dal grafico potete vedere questo. La CO2 non è la morte, ma la vita, il suo aumento porta con se un aumento della vegetazione, varie foto dimostrano che oggi, zone aride hanno avuto un aumento recente di verde come pure altre zone. E’ di poco tempo fa che ricerche satellitari hanno provato che in realtà la CO2 ha, non un effetto serra ma di raffreddamento, le sue molecole nell’alta atmosfera riflettono i raggi solari, venendo dalla NASA, specialista in falsi, la ricerca va presa con cautela.
Mini era glaciale su di noi. E’ un fatto di cui ormai tutti ne siamo consapevoli che qualcosa non va. In tutto l’emisfero nord vengono battuti record secolari di freddo e di innevamento, l’attuale primavera in Inghilterra è la più fredda dal 1891, ed è così ovunque. Le temperature terrestri sono legate a molti fattori, tra cui, inclinazione dell’asse terrestre, variazione dell’eclittica e….. il Sole.
E’ il Sole la macchina che alimenta tutto. E’ provato da dati certi del passato, che la diminuzione delle macchie solari porta con se una mini era glaciale.
400 anni fa, il caldo medioevale è cessato per dare inizio alla mini era glaciale, in contemporanea le macchie solari erano assenti. Il Tamigi ghiacciava al punto che vi si facevano fiere e mercati. Dal grafico potete vedere la correlazione macchie solari e temperature. Da alcuni anni il Sole è entrato in fase di quiescenza con assenza o pochissime macchie solari, mini era glaciale certa e assicurata. Un numero elevato di astrofisici e climatologi, affermano che siamo già entrati nella mini era glaciale, o al massimo inizia nel 2014. Questo significa non solo freddo. Le colture dipendono dal caldo. E’ un fatto che tutte le grandi zone agricole del pianeta soffrono di un calo di produzione, i danni all’agricoltura sono grandi ed estesi, in Italia i danni vengono stimati molto gravi ed è così ovunque. Il problema è che le grandi zone agricole del pianeta si trovano proprio dove il freddo picchia di più. Oggi la popolazione mondiale è di 7 miliardi, troppi per sopravvivere tutti ad una mini era glaciale, il futuro che ci aspetta è fosco. E forse, ancora peggiore delle più tragiche predizioni. Vi sono astrofisici che avanzano l’ipotesi che forse in realtà è iniziata una vera e propria era glaciale, che vi ricordo porta con se in tutto l’emisfero nord chilometri di spessore di ghiaccio. Le ere glaciali sono cicliche, i carotaggi hanno ricostruito con buona approssimazione le durate di tali cicli, sfortunatamente stando a tali cicli siamo proprio entrati nel ciclo della glaciazione. Fino a poco tempo fa si pensava che l’era glaciale impiegava millenni per instaurarsi, purtroppo non è così. Nuove metodologie, precise quasi al mese, di analisi dei carotaggi della Groenlandia hanno provato che l’era glaciale si instaura in pochissimi mesi, tali dati sono accettati e non messi in discussione. In definitiva la domanda è: quello che ci aspetta è una mini era glaciale o una era glaciale?
Tutto il resto sono solo chiacchiere.
Per chi vuole approfondire l’argomento il migliore punto di partenza, si tratta di un sito professionale di consultazione per giornalisti, enti e governi, attraverso i suoi articoli e i numerosi link proposti è possibile accedere all’intera tematica compreso l’accesso ai dati satellitari in tempo reale.
CONCLUSIONI
Nel sostenere il falso problema del caldo indotto da attività umane sono implicati scienziati, istituti di ricerca governativi, università, governi, ONU. Ciascuno può trarre da se le conclusioni su cosa c’è dietro. Per capire cose anomale, la regola aurea consiste del chiedersi, “chi ci guadagna e chi ci perde”, e se è il caso, il famoso motto di Giulio Andreotti il quale disse, “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. 



CONTRO LA DISOCCUPAZIONE ARRIVA IL NASPI

Contro la disoccupazione arriva il «Naspi», l’indennità che esclude 1/3 dei senza lavoro  


Si chiama «Naspi» il sus­si­dio con il quale il pre­si­dente del Con­si­glio Mat­teo Renzi intende tute­lare poco più di 1 milione e 200 mila per­sone a rischio di disoc­cu­pa­zione. Nove­cen­to­mila sono lavo­ra­tori dipen­denti a ter­mine, som­mi­ni­strati, inte­ri­nali che attual­mente godono dell’inden­nità di disoc­cu­pa­zione Aspi intro­dotta dalla riforma For­nero in sca­denza nel 2016. Gli altri 300 mila sono col­la­bo­ra­tori a pro­getto oggi esclusi da una misura riser­vata ai lavo­ra­tori subor­di­nati, agli appren­di­sti, ai soci lavo­ra­tori di coo­pe­ra­tive con rap­porto di lavoro subor­di­nato, al «per­so­nale arti­stico» con rap­porto di lavoro subor­di­nato e ai dipen­denti a tempo deter­mi­nato della P.A.
Il pre­re­qui­sito per otte­nere il sus­si­dio sarebbe quello di avere rice­vuto una busta paga per almeno tre mesi . L’entità del sus­si­dio oscil­lerà tra 1200 e 1100 per calare a 700 euro. Oggi, il disoc­cu­pato che ha lavo­rato 3 mesi nell’ultimo anno, ha diritto a per­ce­pire l’indennità per un mese e mezzo, incas­sando 930 euro. Un esem­pio, per capire di quale cifre si sta dav­vero par­lando. Reste­reb­bero fuori dal «Naspi» (un acro­nimo che dovrebbe signi­fi­care «nuova Aspi», ma que­sta è solo una dedu­zione, anche per­chè «Naspi» è anche il nome di un idrante) almeno 2 milioni di disoc­cu­pati (per l’Istat a gen­naio 2014 erano 3,3 milioni), le altre forme di lavoro pre­ca­rio e inter­mit­tente, i lavo­ra­tori auto­nomi iscritti alla Gestione sepa­rata dell’Inps: 1,8 milioni di persone.
Almeno 4 milioni di per­sone, ma il numero è supe­riore se si con­si­dera le par­tite Iva iscritte ad altre gestioni pre­vi­den­ziali, reste­ranno senza tutele. Con­tra­ria­mente a quanto scritto nella new­slet­ter inviata agli iscritti Pd qual­che set­ti­mana fa, il «Jobs Act» non isti­tuirà un «sus­si­dio uni­ver­sale» con­tro la disoc­cu­pa­zione, un sala­rio minimo e nem­meno un red­dito di base. Si parla invece di un sus­si­dio con­di­zio­nato alla par­te­ci­pa­zione ad un corso di for­ma­zione e ad un’offerta di lavoro, vale a dire un regime di «work­fare» ancora più pena­liz­zante di quello pro­spet­tata in pas­sato dal Pd o dal Movi­mento 5 Stelle con il suo vagheg­giato «red­dito di cittadinanza».
Dalle «indi­scre­zioni» sul «Jobs Act» apparse ieri su La Repub­blica e La Stampa emerge infatti un par­ti­co­lare non secon­da­rio: il rifiuto di una seconda pro­po­sta di lavoro com­por­terà la per­dita del sus­si­dio. Quest’ultimo ver­rebbe dif­fe­ren­ziato in base allo sta­tus con­trat­tuale del lavo­ra­tore, discri­mi­nando tra dipen­denti e pre­cari. Ai primi il «Naspi» verrà garan­tito fino a due anni (oggi dura 1 o 1 anno e mezzo); ai secondi, mas­simo per sei mesi. Molte restano le incer­tezze sui tempi della riforma dei cen­tri dell’impiego che dovreb­bero con­fluire in un’agenzia unica fede­rale, ancora tutta da imma­gi­nare. Que­sta agen­zia è neces­sa­ria per ridi­se­gnare il sistema delle poli­ti­che attive il quale, a sua volta, dovrebbe ero­gare il «Naspi» e gestire il «work­fare». Tutto que­sto ha biso­gno di tempo. Un tempo che sem­bra man­care per una tera­pia «choc», così la imma­gina Renzi, con­tro la disoc­cu­pa­zione gene­rale che ha rag­giunto il 12,9%, men­tre quella gio­va­nile è arri­vata al 42,4%.
Nelle inten­zioni del respon­sa­bile eco­no­mia Pd Filippo Tad­dei que­sta pro­po­sta amplierà la risi­cata pla­tea dei bene­fi­ciari dell’Aspi a coloro che attual­mente godono della cassa inte­gra­zione in deroga. Il «Naspi» dovrebbe essere finan­ziato anche con i soldi della Cig e della mobi­lità in deroga. Si dice che dovrebbe costare 1,6 miliardi di euro in più dei sus­sidi esi­stenti, a cui biso­gna aggiun­gere i 3,6 miliardi di euro per la Cig (del 2013), per un totale di 8,8 miliardi. Il pro­blema è che, ad oggi, 1,1 miliardi dei fondi per la Cig 2013 (su 3,6) man­cano all’appello. Le regioni sono in allarme, ieri Cgil-Cisl-Uil hanno scritto al neo-ministro del lavoro Poletti invi­tan­dolo a tro­varli. E ancora non si parla dei fondi per il 2014. Le stesse incer­tezze restano sulle risorse per il taglio al cuneo fiscale (10 miliardi di euro, sostiene Renzi) e sui pro­venti dalla spen­ding review di Carlo Cot­ta­relli da cui il Pd vor­rebbe otte­nere molto più dei 4 miliardi preventivati.
Un punto fermo resta il «con­tratto aperto» o «con­tratto di entrata senza rigi­dità», cioè senza arti­colo 18 in cam­bio di un inden­nizzo in caso di licen­zia­mento, impro­pria­mente defi­nito dai ren­ziani «con­tratto unico a tutela cre­scente». E poi c’è la «garan­zia gio­vani», l’unico prov­ve­di­mento certo che verrà ero­gato alle aziende e non ai neo-laureati. In ogni caso il governo pre­sen­terà il Jobs Act a Ber­lino il 17 marzo, in un ver­tice con la can­cel­liera tede­sca Angela Mer­kel. È un fatto che chia­ri­sce le prio­rità dell’esecutivo. Lo ha con­fer­mato ieri il mini­stro delle Infra­strut­ture Lupi (Ncd): con la riforma del lavoro in mano Renzi chie­derà a Mer­kel mag­giore fles­si­bi­lità sul vin­colo del 3% sul deficit/Pil. Uno scam­bio che oggi esclude milioni di persone. 

IMU MASHERATA E ALFANO NON LA VEDE !

Un'Imu mascherata e Alfano non la vede !

La coppia Renzi-Delrio ha fatto quello che non era riuscito a fare il mite ex premier Enrico Letta, cioè a tassare la prima casa più di quanto avesse fatto Monti con l'Imu (poi abolita grazie all'intervento di Berlusconi).Alfano dice che questo governo deve durare sino a fine legislatura perché ha il compito di ridurre le tasse, ma queste aumentano con il decreto. Diceva che Nuovo centrodestra era la barriera contro questa tassazione. La barriera si è sbriciolata. I dati contenuti nel decreto parlano chiaro come rileva IlSole24Ore in un articolo di Salvatore Padula. L'aliquota massima della Tasi, che aveva un tetto al 2,5 per mille, passa al 3,3 per mille che è molto vicino al 4 per mille di Monti, con possibilità di attuare esoneri e riduzioni per i soggetti con abitazione di minor valore catastale e riduzioni per i carichi di famiglia, a discrezione dei vari Comuni. Per questo scopo i Comuni ricevono anche 625 milioni. Sicché possono riprodurre nella Tasi gli esoneri e le riduzioni che facevano per l'Imu prima casa. Ma se ne fanno di meno, possono portare a casa più soldi con la Tasi che con l'Imu per la prima casa. L'importo di 625 milioni, per 500 è finanziato eliminando gli sgravi che dovevano essere fatti nella tassazione personale dei nuclei familiari. C'è quanto meno un aumento di imposte di mezzo miliardo. Ma poiché il tetto al totale di aliquote Imu+Tasi che era stato fissato al 10,6 sale all'11,4 per mille, è possibile per i Comuni aumentare il gettito sulla prima casa di 0,8 punti dando meno sgravi sulle prime case di minor valore. Inoltre, poiché sono in atto revisioni delle classificazioni degli immobili nelle varie categorie, le basi imponibili sono aumentate. E quindi il gettito può aumentare anche con gli sgravi di prima. Siamo così tornati alla situazione creata da Monti per la prima casa. Ma per il complesso degli immobili il carico cresce. Nella tassazione della prima casa la Tasi sostituisce l'Imu, ma per quelli colpiti da Imu si somma. Con questo gioco delle tre carte del gatto e la volpe, cioè di Renzi (volpe fiorentina) e Delrio (gatto emiliano svelto a portare a casa ciò che vuole) le tasse sugli immobili sono aumentate sia rispetto a Monti che a Letta, che le aveva già aumentate sui proprietari di immobili diversi dalla prima casa per recuperare il gettito perduto con tale esonero. Questo insomma è il terzo aumento della tassazione immobiliare dovuto a tre governi nati fuori dal sistema parlamentare. Imperturbabile Alfano, capo di Ncd, dichiara invece che la politica del governo Renzi consiste nel ridurre le imposte e che tale governo non deve servire a fare la riforma elettorale e a votare, ma deve essere un governo di legislatura. Mentre la grande alleanza Pd-Forza Italia per il governo Letta tramontava e si profilava la nuova versione del governo Letta con la piccola alleanza Pd e scissionisti Ncd è spuntata la Tasi, che non è un tributo per i servizi locali indivisibili ma l'Imu sotto diverso nome, avendo la medesima base imponibile di natura patrimoniale costituita dai valori catastali rivalutati ed avendo aliquote che non variano con il costo dei servizi ma con delibera comunale. La Tasi è nata piccola. Man mano che si rafforzava Renzi nel Pd la voce di chi ne chiedeva l'aumento prendeva più spazio. Ora con Renzi e Delrio alla presidenza del Consiglio essa è cresciuta. Ma si tratta solo del primo atto, perché con il 2015 la barriera dell'11,4 per mille cadrebbe. E di conseguenza se questo governo riuscisse a durare per tutta la legislatura, la lievitazione della Tasi sarebbe assicurata. Alfano tace al riguardo, il premier e il suo sottosegretario (due ex sindaci di comuni rossi come Firenze e Reggio Emilia, nelle due regioni - Toscana ed Emilia - ove il Pci ha sempre dominato e dove si è covato l'uovo del serpente del cattocomunismo trasformato nel nuovo Pd) hanno nel loro Dna le tasse con priorità a quelle comunali. Così le aumentano: non per ridurre il deficit di bilancio o per fare investimenti infrastrutturali di modernizzazione tecnologica e così rilanciare l'economia produttiva ma per finanziare le spese dei Comuni. Eugenio Bruno e Marco Mobili sul Sole24Ore scrivono: «Chissà che non sia proprio la presenza di due ex sindaci a Palazzo Chigi, in veste l'uno di premier e l'altro di sottosegretario, ad avere accelerato la conclusione di una vicenda che interessa tutti i sindaci di Italia». Faccio solo due chiose a questa pertinente osservazione. Tolto il chissà dubitativo, preciso che l'operazione è a carico dei ceti medi e dei medio-piccoli che risparmiano. Interessa soprattutto i sindaci del Pd e alleati. A questo serve l'appoggio alfaniano al gatto e alla volpe.