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mercoledì 8 maggio 2013

IL TAR DEL LAZIO SCHIANTANO EQUITALIA LE CARTELLE SONO

IL TAR DEL LAZIO (ed altre sentenze) SCHIANTANO EQUITALIA: LE CARTELLE SONO (quasi) TUTTE NULLE! 

(E NON E' UNO SCHERZO) 

«Le cartelle di Equitalia e gli avvisi delle Agenzie delle Entrate sono tutti nulli. Ciò deriva da una importante sentenza del TAR Lazio. Il Tribunale amministrativo ha stabilito che, all’interno delle Agenzie delle Entrate, gran parte del personale che firma gli accertamenti non ha i requisiti di “dirigente”.
 La conseguenza è che tali atti sono nulli e, con essi, anche le successive cartelle Equitalia.»
«La questione è stata affrontata anche dalla stessa Corte dei Conti e dal Consiglio di Stato. Quest’ultimo sostiene, tra le righe, che Equitalia S.p.a. agendo in qualità di agente della riscossione, in quanto concessionario di un pubblico servizio, deve utilizzare, per tutte le incombenze, personale che opera in regime di diritto pubblico, ossia Dirigenti della Pubblica Amministrazione.»
«Così, i restanti posti sono stati coperti con incarichi fiduciari, conferiti in barba alla legge secondo logiche clientelari. A coprire carichi dirigenziali sono stati chiamati semplici impiegati, che non avevano neanche la qualifica di funzionari e neanche quelli che sono stati retrocessi alla nona qualifica funzionale (i quadri). Così, a comandare sui dirigenti vengono chiamati dei semplici impiegati.»
767 funzionari di Equitalia su 1146 sarebbero “abusivi”, quindi i loro atti nulli. Ma non è dato sapere chi siano. Motivi di sicurezza. Una delicatezza che non è stata usata per gli italiani e i loro conti correnti, ormai obbligatori per tutti per questioni di tracciabilità del denaro.
Si, il nostro!In nome del principio di trasparenza, voluto dalla stessa Costituzione Equitalia sarà costretta a pubblicare i nomi dei funzionari coinvolti nel procedimento di riscossione del tributo, a differenza di quanto dichiarato precedentemente dall’ente che motivava la sua scelta con motivi di sicurezza.
Il caso nasce dopo la richiesta, da parte di un contribuente, di conoscere il nome del funzionario che si occupava della sua pratica, per poter meglio valutare la sua strategia di difesa ed è in parallelo con quello di 767 dirigenti dello stesso ente la cui nomina è avvenuta attraverso procedure non corrette e quindi è stata decretata come nulla.
La particolarità della questione nasce proprio dal fatto che questo piccolo esercito di funzionari è entrato a far parte della “famiglia” di Equitalia (una sorta di famiglia Addams ma completamente antipatica), senza attraversare l’iter classico per l’assunzione del personale, ovvero niente concorso nè graduatorie preesistenti.
Nessun controllo, nessuna documentazione.
Una ingiustizia per il cittadino il quale deve presentare, da adesso, una serie di scartoffie firmate anche da genitori e parenti in caso di regali particolarmente costosi oppure di prestiti che, in periodo di crisi, siamo sempre più spesso a chiedere, a tutto discapito di una “normale” dignità umana che diventa sempre più rara. (trendonline)
Sarebbero nulli (quasi) tutti gli atti emessi dalla Agenzia delle Entrate e, di conseguenza, le cartelle esattoriali di Equitalia formate sulla base di ruoli delle Agenzie delle Entrate: la ragione è perché il Fisco ha fatto fino ad oggi firmare i propri atti a personale dipendente privo della qualifica di “dirigente”. 
Il terremoto è stato sollevato dalla dottoressa Maria Rosaria Randaccio ex Intendente di Finanza a Cagliari (poi direttrice della Commissione Tributaria, in ultimo in forza al Tesoro e all’assessorato regionale al Turismo), la quale avverte: le cartelle di Equitalia e gli avvisi delle Agenzie delle Entrate sono tutti nulli. 
Ciò deriva da una importante sentenza del TAR Lazio . Il Tribunale amministrativo ha stabilito che, all’interno delle Agenzie delle Entrate, gran parte del personale che firma gli accertamenti non ha i requisiti di “dirigente”. La conseguenza è che tali atti sono nulli e, con essi, anche le successive cartelle Equitalia. 
La Randaccio ha da poco presentato un esposto alla Procura Generale della Corte dei Conti e alla Avvocatura Generale e invita tutti i cittadini a ricorrere contro questo vizio di nullità. 
In pratica:
 Secondo l’esposto presentato dalla dott.ssa Randaccio, tutti gli accertamenti fatti da Equitalia ma che provengono da ruoli trasmessi dalle Agenzie delle Entrate, in quanto firmati da personale privo della qualifica di dirigente, sono nulli all’origine, così come sono nulle tutte le attività di Equitalia.
 E’ il caso di dire che finalmente l’opinione pubblica se ne accorge…..Le denunce presentate da me, da AlbaMediterranea ed altri amici in più e diverse occasioni in merito a questo particolare vulnus del diritto..hanno alla fine contribuito a scalfire il muro di omertà delinquenziale ed usurpatore addobbato a festa con il doppiopetto e la cravatta dell’anonimo funzionario di Equitalia… Finalmente questo muro di ipocrisie truffaldine ammantate di legalità si è sfaldato di fronte alla irremovibilità di tutti quelli come noi che sapevano di essere dalla parte del giusto e del “Diritto”. E non hanno dubitato un solo attimo della sacralità della propria azione.

CONFERMA CONDANNA A 4 ANNI PER SILVIO BERLUSCONI

Processo Mediaset, confermata condanna a quattro anni per Silvio Berlusconi

Milano, i giudici di Appello lo condannano a 4 anni di carcere (3 coperti da indulto) e 5 di interdizione dai pubblici uffici. Ghedini: "La stabilità del governo non è a rischio" 

- I giudici della Corte d'Appello di Milano hanno confermato la condanna di Silvio Berlusconi nell'ambito del processo per frode fiscale sui diritti tv Mediaset. In primo grado il leader Pdl era stato condannato a quattro anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, mentre il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, era stato assolto per non aver commesso il fatto.
I giudici della seconda Corte d'Appello di Milano, nel confermare la sentenza di primo grado del processo Mediaset, hanno assolto il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e altre due persone. Confermata anche la condanna a tre anni di reclusione per il produttore statunitense Frank Agrama. Confermata anche la provvisionale di 10 milioni di euro a favore dell'Agenzia delle Entrate che dovra' versare Silvio Berlusconi in solido con le altre tre persone condannate.
Ghedini: Procura Milano prevenuta - ''La forza della prevenzione è andata al di la' della forza dei fatti''. Così l'avvocato Niccolo' Ghedini, legale di Silvio Berlusconi, ha commentato la conferma in appello della condanna. ''Avevamo la consapevolezza che sarebbe andata così", ha aggiunto Ghedini.
Ghedini: "Il governo non è a rischio" - "Non mi interesso della stabilità politica del governo e non credo che ci sia una correlazione tra questa sentenza e la stabilità politica". Così ha risposto Ghedini ai cronisti che gli chiedevano se la conferma della condanna per Berlusconi nel processo Mediaset possa avere effetti sulla stabilità dell'esecutivo Letta.
La Consulta potrebbe azzerare il processo - Dei quattro anni di condanna, tre sono coperti da indulto. Sul procedimento pende la pronuncia della Corte Costituzionale, attesa entro la fine di giugno, sul conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato sollevato da Palazzo Chigi in relazione a un legittimo impedimento a prender parte a una udienza del 1 marzo 2010 che fu negato a Berlusconi. Se la Consulta dovesse dar ragione alla presidenza del Consiglio, il processo dovrebbe tornare a quella udienza del 2010, in primo grado, e i reati oggetto del procedimento andrebbero prescritti.
Lombardi (M5S): "Accelerare ineleggibilità Berlusconi" - "Dopo la sentenza Mediaset è opportuno che si acceleri nella formazione della giunta per le elezioni del Senato. Poi si dovrà intervenire sull'ineleggibilità di Silvio Berlusconi". Lo ha detto Roberta Lombardi, capogruppo M5S alla Camera, in merito alla condanna del leader del Pdl in appello al processo Mediaset. "C'è una legge del '57 che viene disattesa e ora c'è questa sentenza, anche se si sicuramente ci sarà ricorso alla Cassazione". 

FONTE TG COM

domenica 5 maggio 2013

DISCORSI IN AMICIZIA

Discorsi In Amicizia 

Detto in amicizia: mentre gli omicidi scandiscono le ore e gli psicologi sono tutti in TV a farfugliare fandonie, il governo gioca a Subbuteo. Il primo problema da risolvere in Italia è la politica. Non sono le strade dissestate, i debiti, i malati, gli esodati, il fisco, gli omicidi, i suicidi. Tutto il resto, infatti,  è la conseguenza della nostra politica inconsistente. E la politica la facciamo noi, tutti i giorni, a lavoro, in casa, con gli amici, sulla rete. Allora il sillogismo è chiaro: se la politica è il problema e la politica siamo noi, il problema siamo noi. Tutti. I politici, quelli incravattati che blablano (neologismo), sono il prodotto del nostro problema. Siamo i responsabili del baratro. La prima azione da fare è aprire gli occhi ai religiosi ortodossi del comunismo. Sempre in amicizia: ci avete frantumato la pazienza. Il vostro credo è pleonastico. Inutile, ammuffito. Avete voluto, ancora una volta, sostenere, in nome di una religione politica atavica, quelli che tutti i giorni, in ogni occasione, tradiscono anche i vostri ideali. Non vi si può perdonare. Ci poteva stare la giustificazione: la fede è la fede, ma fino ad un certo punto. Gli ultimi scenari di governo, le scelte del premier, le dichiarazioni che abbiamo letto, sono scoraggianti ed evidenti. Dell’elettore del centrodestra mi rifiuto di commentare. Non si può commentare senza avvilire chi cambia posizione continuamente, esternando valori senza conoscerne i significati, approfittando della buona fede di vecchi e casalinghe, intossicate dalla televisione commerciale. Presi assieme, chi a sinistra chi a destra, siete entrambi come l’Arlecchino servitore di due padroni. L’ uomo attento, critico, serio, dovrebbe riflettere e rassegnarsi al palese fallimento delle proprie scelte, invece che tentare di colpevolizzare gli altri. Ciò nonostante, si sa che è nella bieca natura dell’essere umano non ammettere a se stesso i propri limiti ed errori, cercando negli altri la strega da bruciare. L’Italia ha perso la sua sovranità politica ed economica. Per essere precisi, l’ha venduta. Come siamo arrivati a questo punto? A chi bisogna chiedere le responsabilità? Ai pensionati che aspettano le cinquecento euro al mese? Sono loro i colpevoli? Colpa delle rate per il nuovo cellulare che non abbiamo pagato in tempo?  Colpa dei finanziamenti che abbiamo chiesto per la lavatrice? Colpa delle infrazioni non pagate all’Equitalia?Questo è un paese coinvolto a fare debiti per ogni cosa. L’intero sistema è stato pensato per creare il debito. Tuttavia dare responsabilità ai debiti personali è tentare il raggiro. Il dramma, invece, si chiama debito pubblico.  Che qualcuno abbia la pazienza di indicare la mia fetta, ovvero ricordi e spieghi, a chiare note, a cosa sia servito entrare in Europa e come sono stati utilizzati i finanziamenti che dobbiamo restituire maggiorati dagli interessi. Nel mezzo della melma mediatica, finanziaria, ogni giorno accade la tragedia. L’essere più inetto, devastato dagli eventi, compie atti terribili, togliendosi la vita e fa peggio, toglie la vita agli altri. Intere famiglie spazzate via da questa furia devastante che si chiama disperazione. Cosa sta accadendo alle guardie giurate? I fatti di cronaca sono impietosi, bambini, mogli, amanti, figli, vengono ammazzati dai padri, dai mariti, che poi a loro volta si suicidano. E’ così quotidiano che è’ diventato banale. Accade tre volte al giorno. Colpisce tutte le categorie, in tutto il paese. Per fortuna che al parlamento hanno fatto la squadra. Bravi, siete pronti per la Champions League? Bisognerebbe prendersela con tutti i sordo ciechi, con tutti quelli che hanno permesso ai vecchi inciucioni di continuare ad usurpare la nostra vita. Vorrebbero anche imbavagliare il libero scambio d’idee, hanno paura del web. Purtroppo il popolo italiano è stato spesso la grande delusione della nostra storia. Avendo mezzi  e capacità per fare grandi opere sociali, l’italiano ha sempre preferito, invece, coltivare il proprio orticello. Perciò bisogna ricominciare daccapo, dalle tabelline, dalla grammatica, dalla cultura. Nel cinismo del discorso mi sento di accusare il popolo italiano di tutti gli omicidi, i suicidi, le alte tassazioni, i capitali frodati, del pizzo mafioso e degli inciuci di palazzo. Accondiscendenti. Eppure basterebbe un solo gesto per cambiare definitivamente la rotta. Un gesto che il popolo italiano dovrebbe  fare, da subito. Un gesto bello, antico, forte ed efficace, anche nel significato, intrinseco. Popolare ma nello stesso tempo signorile, senza proferire verbo. Si prendono i giornalisti, gli opinionisti, i mercanti della politica, che sono lì a persistere nelle loro sozzure, si mettono davanti l’uscio e gli si da un bel calcio nel culo. Europa compresa.

CRISI DI CIVILTA' OLTRE CHE CRISI ECONOMICA

Crisi di civiltà in Italia, oltre che crisi economica 

Oltre alla crisi economica in Italia c’è una grave crisi di civiltà. Per rendersene conto basta una scorsa alle ultime notizie. A Castagneto una ragazza è stata strangolata da un uomo. E chi può avere la forza e la vigliaccheria di stringere le mani intorno al collo di una ragazza per il solo banale motivo che magari non vuole soddisfare le sue voglie? A Roma una guardia giurata ha ucciso la moglie e poi si è tolto la vita. Violento e imbecille ad un tempo, giacché non ha capito che sarebbe stata cosa buona e saggia suicidarsi (un violento e imbecille in meno sulla terra!), senza uccidere la moglie. Il corpo di una donna di 30 anni, è stato trovato ad Ostia (Roma), riverso in una pozza di sangue a causa delle numerose coltellate. E le notizie che dimostrano la profonda crisi di civiltà continuano: la presidente della Camera, Laura Boldrini, è tempestata sulla Rete da minacce di morte e innominabili insulti sessisti. Le sue colpe gravi sono di occuparsi degli stranieri e d’essere donna. A dare lezioni di civiltà sono anche i politici. Maurizio Gasparri dileggia la folla che lo contesta, ridendo e alzando il dito medio (reato secondo una sentenza della Corte di Cassazione). Mario Borghezio inveisce contro Cécile Kyenge ricorrendo con termini non adeguati . Le colpe di Cécile Kyenge sono peggiori di quelle di Laura Boldrini, giacché oltre ad essere donna, è anche nera. La deputata Michaela Biancofiore, che oltre a non brillare in civiltà non brilla neppure in intelligenza, ha dichiarato: “A livello di persone non vedo differenza, ma non è normale che un uomo vada con un trans. Come donna non lo accetto. Faremo un ddl sulle unioni civili, mai sulle nozze omosessuali”. Sì, la crisi di civiltà è gravissima, e sarebbe necessario occuparsene seriamente con urgenza, giacché ben più difficile da superare della crisi economica. Ma questa non si affronterebbe con più facilità se non ci fosse mancanza di civiltà?

CITTADINANZA AI NATI IN ITALIA SCOPPIA LA BAGARRE

Il ministro Kyenge: cittadinanza ai nati in Italia
Scoppia la bagarre nella maggioranza
Pdl: non passerà mai. Pd: è principio di civiltà 

ROMA - Non bastava l'Imu. Oggi la strana maggioranza che sostiene Enrico Letta ha cominciato a litigare anche sulla cittadinanza ai minori stranieri. Un tema che sta molto a cuore al centrosinistra, ma che il centrodestra vede come il fumo negli occhi. Il ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge (di origine congolese) dalla sua Modena oggi è stata chiara: «Il governo ha delle priorità. All'interno di queste sicuramente troviamo il tema del "diritto di cittadinanza": riuscire a dare identità a un milione di bambini di origine straniera che ancora oggi attendono di avere la cittadinanza italiana».
La proposta Pd. All'inizio delle legislatura il Pd ha presentato alla Camera una proposta di legge che rende più semplice diventare italiani per i figli degli immigrati: ottiene la cittadinanza chi nasce in Italia con almeno un genitore residente da cinque anni e il minore che arriva nel paese e conclude almeno un ciclo scolastico (elementari, medie, superiori o formazione professionale). I firmatari sono Bersani, il ministro Kyenge, il capogruppo Roberto Speranza e il responsabile per i "nuovi italiani" Khalid Chaouki (italo-marocchino).
La presidente della Camera Laura Boldrini, di Sel, è apertamente a favore: «In Italia sarebbe veramente auspicabile rivedere la legge sulla cittadinanza - ha detto - e da lì sviluppare una normativa che sia all'altezza delle nuove sfide».
Dal Pdl, però, c'è stata subito una levata di scudi. «Non sono accettabili colpi di mano o scelte demagogiche - ha commentato il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri - Dico anche ai ministri che il passaggio allo ius soli non è ipotizzabile. La concessione automatica della cittadinanza a chiunque nasca in Italia sarebbe un errore».
«Non accettiamo diktat sullo ius soli - rispondono in una nota congiunta un gruppo di senatori e deputati Pd - La legge sulla cittadinanza a chi nasce nel nostro Paese va approvata. Lo ha rammentato spesso il capo dello Stato ed è materia che ci avvicina all'Europa».
Per la deputata Pd Rosa Calipari, revisione delle Bossi-Fini e legge di cittadinanza sono «due nodi cruciali». E per il deputato Khalid Chaouki «Gasparri eviti di fare di un principio di civiltà, più volte richiamato dal presidente Napolitano, una battaglia ideologica sulla pelle dei bambini».
Gasparri: non passerà mai. Il battagliero esponente del Pdl non ha esitato a replicare, inasprendo la polemica: «Non accetto le intimidazioni di esponenti del Pd che tentano demagogiche speculazioni sulla pelle del prossimo. Lo ius soli non sarà mai legge della Repubblica italiana».
Livia Turco del Pd ha provato a mediare: «Gasparri deponga il suo elmetto, ascolti le sagge parole di Napolitano e dia il suo contributo per fare una legge saggia ed equilibrata».
Lunedì anche Scelta civica presenterà una sua proposta di riforma della legge di cittadinanza, firmata dal deputato Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant'Egidio.