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sabato 4 maggio 2013
CONFLITTO D'INTERESSI VIETATO PARLARNE
Conflitto d’interessi, vietato parlarne
Siamo in piena “neolingua”, quella del Grande Fratello di orwelliana memoria: ieri sono state cancellate dall’italiano la locuzione “conflitto d’interessi” e il lemma “ineleggibilità”,
i concetti stessi devono diventare impensabili, benché (o forse proprio
perché) lungo tutta la campagna elettorale il Pd avesse giurato e
spergiurato che porre fine al conflitto d’interessi era una questione
sia di civiltà istituzionale che di efficienza economica, dunque
cruciale e improcrastinabile. Immediatamente dopo le elezioni, il
braccio operativo di Bersani, senatore Migliavacca, aveva anzi garantito
che il Pd avrebbe votato per l’arresto di Berlusconi
in caso di motivata richiesta di un pm, e il presidente dei senatori,
Luigi Zanda, che Berlusconi andava dichiarato ineleggibile. Poi la
rielezione di Napolitano e il “contrordine compagni!” con cui il Pd ha
completato la sua mutazione antropologica in partito do-roteo
postmoderno.
“Con la lotta al conflitto d’interessi non si
mangia”, è la giaculatoria d’ordinanza e d’amorosi sensi col Caimano,
con cui la Casta-Pd cerca di tagliare la lingua a chi gli ricorda le
promesse appena gettate al macero. Ma è proprio un liberista doc come Luigi Zingales,
laurea alla Bocconi, PhD al Mit di Boston, professore all’Università di
Chicago, editorialista del quotidiano della Confindustria, promotore
della destra civile “Fermare il declino”, che va ripetendo in ogni talk
show come ogni conflitto d’interessi produca impoverimento materiale,
come il monopolio televisivo di B. generi mostri (anche economici), come
l’Italia non possa uscire dalla crisi finanziaria e produttiva, e dalla
cronica inefficienza dell’amministrazione pubblica, senza mandare
sistematicamente in galera i ladri, i corrotti e gli “amici degli amici”
di ogni specie e rango. Otto milioni e mezzo di italiani hanno votato
il Pd credendo di votare anche per queste misure. Scoprono invece che le
loro schede fanno mucchio con quelle andate a Cicchitto e Santanchè,
Alfano e Scilipoti, per innalzare il Conflitto d’Interessi nella sua
forma personificata (tecnicamente: Ipostasi), Silvio Berlusconi, a
Presidente della Convenzione che riscriverà la Costituzione.
Nell’intera storia d’Italia un voltafaccia del genere non ha precedenti, il trasformismo di Depretis
al confronto sembra una gemma di coerenza. Il ceto politico del Pd che
ha votato la fiducia ha firmato la propria ignominia morale, e stabilito
che qualsiasi cosa dica in futuro un dirigente Pd la sua credibilità è
per definizione zero, flatus vocis per gonzi.
il Fatto Quotidiano,
OSCE-GOVERNO I CONTI NON TORNANO
Ocse-governo, i conti non tornano
In un colpo solo l’Ocse smentisce il governo Monti e scrive un
gigantesco punto interrogativo sul destino del governo Letta. Secondo
l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ieri
ha presentato a Roma il suo ultimo rapporto sull’Italia, nei prossimi
mesi il nostro Paese navigherà in acque peggiori del previsto: il Pil
subirà quest’anno una contrazione dell’1,5%, (solo a novembre le stime
parlavano di un -1%), mentre l’anno prossimo dovrebbe tornare positivo
di circa mezzo punto.
Il dato più preoccupante è però quello relativo al deficit, che stando ai calcoli dell'Ocse si attesterà al 3,3% del Pil nel 2013 e al 3,8% nel 2014. Altro che pareggio di bilancio. Se queste cifre fossero confermate, Bruxelles non potrebbe chiudere a breve la procedura d’infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia, poiché il trattato di Maastricht prescrive che il dato non superi il 3%. Il governo Letta dovrebbe quindi varare una nuova manovra finanziaria, come ha confermato ieri il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan. Eppure a Roma sembrano tutti convinti che la questione si risolverà entro la fine del mese.
Secondo il nuovo ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, la procedura dell’Unione europea “può essere chiusa nelle prossime settimane, entro fine maggio, al massimo entro i primi di giugno” e questo aprirebbe perfino la strada “a un allentamento di vincoli, come il patto di stabilità interno, liberando fondi per 12 miliardi che darebbero stimolo a investimenti produttivi”.
Insomma, sembra che l’Ocse e Saccomanni parlino di due Paesi diversi. Com’è possibile? Confrontiamo innanzitutto i numeri diffusi ieri dall’organizzazione internazionale con le previsioni pubblicate il mese scorso dall’uscente governo Monti. Secondo l’ultimo Documento di economia e finanza (Def), il deficit italiano peggiorerà quest’anno soltanto fino al 2,9% e nel 2014 scenderà addirittura all’1,8%. Quanto al Pil, i professori ritengono che quest’anno calerà dell’1,3%, per poi salire della stessa percentuale nei successivi 12 mesi.
La differenza è notevole, ma Saccomanni fa notare che le stime Ocse "non
tengono conto dell'impatto del decreto per il pagamenti dei debiti
della pubblica amministrazione" sui conti del 2013 e del 2014. Parrebbe
di capire che il decreto pagamenti sia quindi in grado di stimolare il
Pil al punto da ridurne il rapporto con il deficit. La questione però
non è chiara, dal momento che, nella revisione del Def effettuata dopo
il varo di quello stesso decreto da 40 miliardi in due anni, le stime
del governo Monti sul deficit 2013 non erano state limate al ribasso, ma
al rialzo, passando dal 2,4 al 2,9%. Appena un decimo in meno della
famigerata soglia invalicabile.Il dato più preoccupante è però quello relativo al deficit, che stando ai calcoli dell'Ocse si attesterà al 3,3% del Pil nel 2013 e al 3,8% nel 2014. Altro che pareggio di bilancio. Se queste cifre fossero confermate, Bruxelles non potrebbe chiudere a breve la procedura d’infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia, poiché il trattato di Maastricht prescrive che il dato non superi il 3%. Il governo Letta dovrebbe quindi varare una nuova manovra finanziaria, come ha confermato ieri il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan. Eppure a Roma sembrano tutti convinti che la questione si risolverà entro la fine del mese.
Secondo il nuovo ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, la procedura dell’Unione europea “può essere chiusa nelle prossime settimane, entro fine maggio, al massimo entro i primi di giugno” e questo aprirebbe perfino la strada “a un allentamento di vincoli, come il patto di stabilità interno, liberando fondi per 12 miliardi che darebbero stimolo a investimenti produttivi”.
Insomma, sembra che l’Ocse e Saccomanni parlino di due Paesi diversi. Com’è possibile? Confrontiamo innanzitutto i numeri diffusi ieri dall’organizzazione internazionale con le previsioni pubblicate il mese scorso dall’uscente governo Monti. Secondo l’ultimo Documento di economia e finanza (Def), il deficit italiano peggiorerà quest’anno soltanto fino al 2,9% e nel 2014 scenderà addirittura all’1,8%. Quanto al Pil, i professori ritengono che quest’anno calerà dell’1,3%, per poi salire della stessa percentuale nei successivi 12 mesi.
Su questa corda sottilissima e traballante dovrà camminare nei prossimi mesi Enrico Letta. Nel discorso tenuto alla Camera il giorno della fiducia, il neopremier ha espresso l’intenzione di varare una serie di misure, molte delle quali sembrano necessariamente implicare un aumento della spesa pubblica: dal controverso intervento sull’Imu alla soluzione della questione esodati, passando per il rilancio dell’occupazione e il sostegno alle imprese.
Un programma così ambizioso dovrebbe esigere la rinegoziazione dei vincoli di bilancio concordati con l’Europa, operazione auspicata dallo stesso Presidente del Consiglio. Tuttavia, di ritorno dal viaggio europeo che in meno di tre giorni lo ha portato a incontrare i big del continente (la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Françoise Hollande, il numero uno del Consiglio Ue Herman Van Romuy e il leader della Commissione europea José Barroso), il Premier italiano ha confermato l’intenzione di rispettare tutti gli impegni sottoscritti dai governi precedenti.
Anche ammettendo che i conti italiani del 2013 rispondano ai criteri europei senza bisogno di ulteriori interventi correttivi, dunque, non si vede in quale modo l’Esecutivo possa evitare nuove manovre e al contempo avviare il suo grandioso programma di riforme economiche. Da dove prenderemo le risorse senza scatenare l’ira funesta di Bruxelles?
L’interrogativo al momento rimane senza risposta. Ieri Letta ammesso che sta ancora “cercando di capire quali siano i margini di manovra e le possibilità per lavorare”. Speriamo che non arrivi alle stesse conclusioni dell’Ocse.
E' ORA DI FINIRLA
E’ ora di finirla
Gentile Enrico Letta,
abbiamo ascoltato le sue parole: sempre equilibrate, sottili,
intriganti, a volte velleitarie, poi orgogliose, infine vuote, come
quelle di qualsiasi governo che entra in carica. Cosa aspettate?
L’Estate – come sempre – per poter fare le varie leggi-porcata come
usualmente v’adoperate?
Mi dispiace, non avrete più il beneficio dell’assenza degli italiani
perché occupati in ameni giochi sulla spiaggia: sulle spiagge ci sarete
solo voi, insieme al 10% della popolazione che possiede il 50% della
ricchezza nazionale. Oramai, siamo allo stremo: se ci saranno vacanze,
saranno di pochi giorni – magari col treno – per lo più a trovare
qualche amico. Alberghi, residence, stabilimenti balneari, bar,
ristoranti...sono attesi dalla stagione turistica più buia del
dopoguerra: anche questo un bel risultato della vostra classe politica.
In campagna elettorale avete promesso la luna, poi “v’è toccato” fare il
governo con Berlusconi – affari vostri – ma l’elettorato italiano s’era
espresso in modo ben diverso: due italiani su tre s’erano espressi per
un governo di radicale rottura con il passato. Invece.
Ci si potrà incolpare all’infinito – se il rifiuto è iniziato da Grillo o
da Bersani, se è continuato con Bersani e terminato con Grillo – ma non
andremo da nessuna parte: fatto è che, adesso, Berlusconi vuole
l’eliminazione totale dell’IMU, per godere di un successo indiscusso e
mettervi all’angolo.
Se concederete al Cavaliere questo privilegio – lei lo sa bene – non
resterà altro: tutte le risorse saranno prosciugate dal taglio di 12
miliardi dell’IMU e, la società italiana, non ne avrà quasi nessun
beneficio. Perché?
Prima di continuare, ricordiamo ai meno attenti che fu Prodi, nel 2006, ad eliminare l’ICI
sulle prime case e sui redditi più bassi. Dopo, giunse la famosa
stoccata televisiva di Berlusconi – ovvio, i suoi amici palazzinari
erano rimasti a bocca asciutta ed il suo elettorato lo richiedeva a gran
voce – così, siccome ogni promessa è debito, si passò subito
all’incasso, delegando al tandem Tremonti-Brunetta il compito di trovare
i soldi. S’era nel 2008 e la crisi arrembante veniva negata: i
ristoranti sono pieni – raccontava il Berlusca – certo, per i soliti
noti.
Brunetta e Tremonti trovarono nella Gelmini la vittima sacrificale – una
che nemmeno sa cos’è un neutrino e fa il Ministro dei Tunnel...pardon
dell’Istruzione – una persona viscida ed incompetente, pronta a tutto
per compiacere il suo patron Berlusconi. Anche a triturare la scuola
italiana.
Difatti, arrivò la “riforma Gelmini” – la quale, altro non era che il
diktat Brunetta-Tremonti – che la Gelmini controfirmò subito: la lesse?
Dubitiamo.
Con gli 8 miliardi “risparmiati” sulla scuola non si pagò più l’ICI:
tutti contenti, soprattutto quelli che vanno in giro sulla Porsche
Cayenne. Gli altri, già non la pagavano più.
Quale fu il prezzo della riforma Gelmini e, poi, di quella Fornero sulle pensioni? E’ presto detto.
Il penultimo posto in Europa per quanto riguarda le competenze
informatiche e di comunicazione, ed l’ultimo al mondo per quanto
riguarda l’età media dei docenti: il nuovo ministro dovrebbe fare un
giro nelle scuole, così potrebbe vedere in cattedra una generazione nata
quando ancora nelle campagne c’erano i cavalli da tiro, una via di
mezzo fra i suoi genitori ed i suoi nonni. Sono disperati, non più in
grado d’interloquire con i ragazzi i quali – i famosi “nativi digitali”,
mi scappa una risata – sono bravissimi a navigare su Facebook, un po’
meno se qualcuno gli chiede di sistemare l’indice di un database.
Ma l’ICI fu salva e la promessa di Berlusconi al suo elettorato mantenuta.
Oggi, caro Letta, le chiediamo di far tornare il Ministero
dell’Istruzione (possibilmente Pubblica) un dicastero col portafogli: le
“prassi” della controfirma d’ogni decreto che abbia valenza economica
dei ministri della Funzione Pubblica e dell’Economia vanno eliminate.
Ossia, se ne discuterà in Consiglio dei Ministri, altrimenti il
ministero dell’Economia sarà sempre “maior” e gli altri “minus”.
Infine, non ce ne frega nulla del Bildenberg, della Trilaterale,
dell’Aspen Institut e di tutti gli altri consessi dei quali lei fa
parte: chi l’ha votato l’ha fatto credendolo un parlamentare italiano,
non un elemosinante in giro per l’Europa. Come? Ce lo chiede l’Europa?
Chiedete all’Europa cosa succederebbe se l’Italia chiudesse i battenti e
se ne andasse. Lo sa, vero?
Da ultimo, non passi sotto silenzio gli ultimi avvenimenti: quell’uomo –
disperato – che si è messo a sparare all’impazzata in Piazza Colonna.
E’ un segno dei tempi: gli italiani – disperati – non sanno più come
richiamare la vostra attenzione.
Fate una legge proporzionale e basta – mediante la quale possiamo
contarci – senza sbarramenti ed altri trucchi, e nemmeno c’ammansisca
più in salsa tartara l’abolizione delle Province, perché tutti sappiamo
che, senza prima una revisione delle competenze, non è possibile farlo. E
le Regioni ed i colossali buchi nei bilanci della sanità?
Tolga l’IMU sulla prima casa, dia la pensione agli esodati ed a quelli
della scuola che ne avevano già maturato il diritto, e riveda
radicalmente la riforma delle pensioni e del lavoro. Le risorse le
troverà nell’abolizione dei sussidi elettorali, nei risparmi sugli F-15,
sull’abolizione delle missioni “di pace” all’estero, sul taglio degli
stipendi e delle pensioni d’oro di parlamentari, ministri, consiglieri
regionali, provinciali e sindaci. Norma retroattiva: per noi sono sempre
retroattive!
Dunque, se Berlusconi se ne vuole andare e far cadere il governo, lo
lasci pur andare, rimetta la delega e torniamo a votare: Napolitano
dovrà rassegnarsi e rimanere in carica oltre i cento anni.
Altrimenti? La prossima volta non so chi, ancora, prenderà qualche voto, Grillo compreso.
STATUTESI PER LA RICOSTRUZIONE DEL MUOS
La scorsa settimana l’avvocatura di Stato, per conto del ministero della Difesa, ha impugnato la revoca dell’autorizzazione ai lavori statunitensi per la costruzione del MUOS disposta il 29 marzo scorso dal governatore siciliano Rosario Crocetta. A Niscemi, intanto, cresce la tensione.
La scorsa settimana l’avvocatura di Stato, per conto del ministero della Difesa, ha impugnato la revoca dell’autorizzazione ai lavori statunitensi per la costruzione del MUOS
disposta il 29 marzo scorso dal governatore siciliano Rosario Crocetta.
È questo uno degli ultimi atti e il ricordino lasciato dal governo
nazionale uscente. Un atto che la dice lunga sulla volontà del governo
Monti di difendere sino alla fine con un comportamento scorretto,
illogico e contraddittorio delle posizioni insostenibili e l’interesse
degli Stati Uniti.
Incoerenze, menzogne, contraddizioni, sberleffi ad un’intera nazione che riacutizzano una crisi istituzionale
e l’ennesimo braccio di ferro tra il ministero, che sostiene con tutti i
mezzi le ragioni del governo statunitense, e la Regione che si trova a
difendere degli interessi locali ergendosi paradossalmente a paladino
della legalità di leggi nazionali. Un’altra storia all’italiana che se
non fosse per la portata e l’importanza delle tematiche in gioco
potrebbe essere considerata una farsa.
Ecco l’ingarbugliato quadro venutosi a determinare a seguito dei recenti sviluppi di questa vicenda interminabile
che continua ad intersecarsi tra l’attivismo della cittadinanza, gli
atti amministrativi “ping-pong” tra istituzioni locali e nazionali e una
difesa spudorata della militarizzazione statunitense del nostro
territorio.
Così, esiste un accordo tra il governo regionale
siciliano e quello nazionale per sottomettere l’intera faccenda Muos a
nuovi studi e nuove e analisi da parte dell’istituto nazionale di
Sanità, ciò che ha dato vita ad una sospensione dei lavori all’interno
della base sino al 31 maggio. È bene ricordare, a tal proposito, che al
momento, e contrariamente a quanto stabilito in principio, nel gruppo di
lavoro sono inspiegabilmente esclusi i tecnici indicati e designati
dalla Regione Sicilia e dai comitati no muos; in secondo luogo, è bene
altresì ricordare che i lavori nella base non si sono mai davvero
arrestati e del resto i blocchi e gli scontri delle ultime settimane
sono la risultante della protesta dei manifestanti di fronte
all’irriverente e prepotente non stop statunitense malgrado le decisioni
prese da atti amministrativi delle istituzioni italiane.
In tale contesto inoltre, quello stesso governo Monti che per un verso dà la propria approvazione a nuovi studi e alla sospensione dei lavori,
agisce parallelamente impugnando al TAR la revoca della autorizzazione
del governatore Rosario Crocetta. È conflitto tra Stato e Regione.
“Trovo veramente singolare che il ministero abbia deciso di ricorrere al
Tar anche perché lo stesso ministro ha partecipato all’incontro tra i
governi regionale e nazionale, che hanno deciso la sospensione
dell’installazione delle parabole, subordinando il proseguimento di tali
lavori alla realizzazione dello studio sulla salute umana e la
valutazione sull’impatto ambientale.” dichiara adirato il presidente
regionale.
Sebbene la sospensione e la revoca dei lavori siano
ovviamente due cose diverse, aventi risultati e obiettivi finali
evidentemente diversi, quanta coerenza, quanta correttezza e quanta
credibilità sono attribuibili al precedente governo nazionale con il suo
agire nella questione Muos?
E il governatore siciliano continua. “Trovo veramente assurdo questo
comportamento, e trovo assurdo che un ministero pretenda da una regione
comportamenti contrari alle normative vigenti.”
È chiaro il riferimento alle norme nazionali che prevedono
l’obbligatorietà di studi d’impatto ambientale e quelli sulla salute
umana previamente alla realizzazione di qualsiasi opera o impianto sul
territorio italiano. E che dire di una base militare
costruita in una riserva naturale, dichiarata Sito di Interesse
Comunitario (SIC), con tanto di divieto assoluto di edificabilità?
Più cresce l’incoerenza degli attori istituzionali e
la difesa indifendibile dell’interesse americano e più cresce la
tensione a Niscemi. S’infiamma e riesplode la protesta alla quale si
sono aggiunti anche i nonni no muos che alcuni giorni fa, insieme altri
attivisti, sdraiati per terra per protestare contro l’ennesimo passaggio
di mezzi diretti alla base, sono stati sollevati di peso dalle forze
dell’ordine. Tafferugli, scontri, blocchi, sgomberi forzati sono
divenuti la quotidianità in Contrada Ulmo e nella Riserva della
Sughereta.
Nel frattempo salgono le preoccupazioni tra gli attivisti dei
comitati no muos che lavorano senza sosta per richiedere al governo
regionale la modifica del decreto regionale del 5 settembre 2012
dell’Assessorato Territorio e Ambiente in materia di tutela alla salute
della popolazione. Tale atto, decretato con un invidiabile opportunismo
dal precedente governo regionale siciliano, poco prima delle elezioni
dell’ottobre 2012, sembra un provvedimento fatto appositamente per
salvare la base di Niscemi e il progetto MUOS perché
esclude gli ambiti militari dalla tutela della salute della popolazione
relativamente all’inquinamento atmosferico e all’applicabilità dei
limiti alle emissioni elettromagnetiche. Di fatto il governo Lombardo ha
ribaltato ad arte la legge quadro nazionale vigente in materia.
Restano dei vuoti, delle ombre, delle zone grigie, delle mani lunghe
invisibili e delle oscurità che aleggiano tutt’intorno al MUOS. E se il
braccio di ferro deve continuare e se lo scontro Stato-Regione è ormai
evidente e dovrà proseguire, il popolo no muos si chiede come mai, così
come già accaduto lo scorso ottobre, la procura di Caltagirone non attua
nuovamente il sequestro del cantiere Muos, visto la revoca della Regione e il non rispetto del fermo ai lavori.
In tali scenari, in attesa che si esprima il TAR, il prossimo 10
maggio, e mentre il Comune di Niscemi approva all’unanimità un eventuale
intervento legale “ad opponendum” contro il ricorso
del ministero della Difesa, si attende il posizionamento e l’azione in
merito al Muos del nuovo governo Letta.
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