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sabato 4 maggio 2013

IMU NOVITA' PAGAMENTO IN ATTESA NUOVO DECRETO


IMU 2013, NOVITA' PAGAMENTO / In attesa nuovo decreto legge Imu, 17 giugno non si paga anticipo 



Rinvio o abolizione Imu: le incognite, ultime notizie Roma - Che cosa ne sarà della tanto detestata Imu ancora non è dato saperlo. Le ipotesi sono tante e vanno dall'abolizione totale, alla sospensione sulla prima casa, alla restituzione di quella già pagata. Starà al governo Letta decidere in merito, mentre al momento l'unica cosa certa è che l'acconto Imu, il cui pagamento è previsto per il 17 giugno prossimo, è sospeso. Un lasso di tempo brevissimo in cui l'attuale governo dovrà emanare un tanto atteso decreto legge. Dario Franceschini, neo-ministro dei Rapporti con il Parlamento, ha fatto sapere che verrà effettuata una proroga del pagamento a fine anno, scatenando le proteste del Pdl che insistono sull'abolizione totale dell'imposta.

Il centrodestra, dunque, punta sulla soppressione dell'Imu, senza targiversare oltre, ma, attenzione, sulla prima casa. Si parla quindi di un mancato incasso da parte dei Comuni di circa 4 miliardi di euro, a cui ne vanno aggiunti altrettanti in caso di restituzione dell'imposta precedentemene versata. Una bella batosta, che toglierebbe ai Comuni risorse economiche, ma che alleggerirebbe i cittadini. Risorse economiche che dovrebbero perciò provenire dal governo o dall'introduzione di nuove tasse, o procedendo a nuovi tagli alle spese. Ma, ipotizzando un rimborso dell'Imu, come dovrebbe avvenire? Probabilmente per mezzo di titoli di stato o addirittura in denaro contante o compensazione fiscale. C'è comunque chi non è d'accordo sull'abolizione totale dell'imposta sulla prima casa che, secondo alcuni dovrebbe essere valida solo per le famiglie meno abbienti.

CONFLITTO D'INTERESSI VIETATO PARLARNE

Conflitto d’interessi, vietato parlarne 


Siamo in piena “neolingua”, quella del Grande Fratello di orwelliana memoria: ieri sono state cancellate dall’italiano la locuzione “conflitto d’interessi” e il lemma “ineleggibilità”, i concetti stessi devono diventare impensabili, benché (o forse proprio perché) lungo tutta la campagna elettorale il Pd avesse giurato e spergiurato che porre fine al conflitto d’interessi era una questione sia di civiltà istituzionale che di efficienza economica, dunque cruciale e improcrastinabile. Immediatamente dopo le elezioni, il braccio operativo di Bersani, senatore Migliavacca, aveva anzi garantito che il Pd avrebbe votato per l’arresto di Berlusconi in caso di motivata richiesta di un pm, e il presidente dei senatori, Luigi Zanda, che Berlusconi andava dichiarato ineleggibile. Poi la rielezione di Napolitano e il “contrordine compagni!” con cui il Pd ha completato la sua mutazione antropologica in partito do-roteo postmoderno.   
“Con la lotta al conflitto d’interessi non si mangia”, è la giaculatoria d’ordinanza e d’amorosi sensi col Caimano, con cui la Casta-Pd cerca di tagliare la lingua a chi gli ricorda le promesse appena gettate al macero. Ma è proprio un liberista doc come Luigi Zingales, laurea alla Bocconi, PhD al Mit di Boston, professore all’Università di Chicago, editorialista del quotidiano della Confindustria, promotore della destra civile “Fermare il declino”, che va ripetendo in ogni talk show come ogni conflitto d’interessi produca impoverimento materiale, come il monopolio televisivo di B. generi mostri (anche economici), come l’Italia non possa uscire dalla crisi finanziaria e produttiva, e dalla cronica inefficienza dell’amministrazione pubblica, senza mandare sistematicamente in galera i ladri, i corrotti e gli “amici degli amici” di ogni specie e rango. Otto milioni e mezzo di italiani hanno votato il Pd credendo di votare anche per queste misure. Scoprono invece che le loro schede fanno mucchio con quelle andate a Cicchitto e Santanchè, Alfano e Scilipoti, per innalzare il Conflitto d’Interessi nella sua forma personificata (tecnicamente: Ipostasi), Silvio Berlusconi, a Presidente della Convenzione che riscriverà la Costituzione.   
Nell’intera storia d’Italia un voltafaccia del genere non ha precedenti, il trasformismo di Depretis al confronto sembra una gemma di coerenza. Il ceto politico del Pd che ha votato la fiducia ha firmato la propria ignominia morale, e stabilito che qualsiasi cosa dica in futuro un dirigente Pd la sua credibilità è per definizione zero, flatus vocis per gonzi.
il Fatto Quotidiano,

OSCE-GOVERNO I CONTI NON TORNANO

Ocse-governo, i conti non tornano 

In un colpo solo l’Ocse smentisce il governo Monti e scrive un gigantesco punto interrogativo sul destino del governo Letta. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ieri ha presentato a Roma il suo ultimo rapporto sull’Italia, nei prossimi mesi il nostro Paese navigherà in acque peggiori del previsto: il Pil subirà quest’anno una contrazione dell’1,5%, (solo a novembre le stime parlavano di un -1%), mentre l’anno prossimo dovrebbe tornare positivo di circa mezzo punto.
Il dato più preoccupante è però quello relativo al deficit, che stando ai calcoli dell'Ocse si attesterà al 3,3% del Pil nel 2013 e al 3,8% nel 2014. Altro che pareggio di bilancio. Se queste cifre fossero confermate, Bruxelles non potrebbe chiudere a breve la procedura d’infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia, poiché il trattato di Maastricht prescrive che il dato non superi il 3%. Il governo Letta dovrebbe quindi varare una nuova manovra finanziaria, come ha confermato ieri il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan. Eppure a Roma sembrano tutti convinti che la questione si risolverà entro la fine del mese.
Secondo il nuovo ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, la procedura dell’Unione europea “può essere chiusa nelle prossime settimane, entro fine maggio, al massimo entro i primi di giugno” e questo aprirebbe perfino la strada “a un allentamento di vincoli, come il patto di stabilità interno, liberando fondi per 12 miliardi che darebbero stimolo a investimenti produttivi”.
Insomma, sembra che l’Ocse e Saccomanni parlino di due Paesi diversi. Com’è possibile? Confrontiamo innanzitutto i numeri diffusi ieri dall’organizzazione internazionale con le previsioni pubblicate il mese scorso dall’uscente governo Monti. Secondo l’ultimo Documento di economia e finanza (Def), il deficit italiano peggiorerà quest’anno soltanto fino al 2,9% e nel 2014 scenderà addirittura all’1,8%. Quanto al Pil, i professori ritengono che quest’anno calerà dell’1,3%, per poi salire della stessa percentuale nei successivi 12 mesi.
La differenza è notevole, ma Saccomanni fa notare che le stime Ocse "non tengono conto dell'impatto del decreto per il pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione" sui conti del 2013 e del 2014. Parrebbe di capire che il decreto pagamenti sia quindi in grado di stimolare il Pil al punto da ridurne il rapporto con il deficit. La questione però non è chiara, dal momento che, nella revisione del Def effettuata dopo il varo di quello stesso decreto da 40 miliardi in due anni, le stime del governo Monti sul deficit 2013 non erano state limate al ribasso, ma al rialzo, passando dal 2,4 al 2,9%. Appena un decimo in meno della famigerata soglia invalicabile.
Su questa corda sottilissima e traballante dovrà camminare nei prossimi mesi Enrico Letta. Nel discorso tenuto alla Camera il giorno della fiducia, il neopremier ha espresso l’intenzione di varare una serie di misure, molte delle quali sembrano necessariamente implicare un aumento della spesa pubblica: dal controverso intervento sull’Imu alla soluzione della questione esodati, passando per il rilancio dell’occupazione e il sostegno alle imprese.
Un programma così ambizioso dovrebbe esigere la rinegoziazione dei vincoli di bilancio concordati con l’Europa, operazione auspicata dallo stesso Presidente del Consiglio. Tuttavia, di ritorno dal viaggio europeo che in meno di tre giorni lo ha portato a incontrare i big del continente (la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Françoise Hollande, il numero uno del Consiglio Ue Herman Van Romuy e il leader della Commissione europea José Barroso), il Premier italiano ha confermato l’intenzione di rispettare tutti gli impegni sottoscritti dai governi precedenti.
Anche ammettendo che i conti italiani del 2013 rispondano ai criteri europei senza bisogno di ulteriori interventi correttivi, dunque, non si vede in quale modo l’Esecutivo possa evitare nuove manovre e al contempo avviare il suo grandioso programma di riforme economiche. Da dove prenderemo le risorse senza scatenare l’ira funesta di Bruxelles?
L’interrogativo al momento rimane senza risposta. Ieri Letta ammesso che sta ancora “cercando di capire quali siano i margini di manovra e le possibilità per lavorare”. Speriamo che non arrivi alle stesse conclusioni dell’Ocse.  

E' ORA DI FINIRLA

E’ ora di finirla  

Gentile Enrico Letta,
abbiamo ascoltato le sue parole: sempre equilibrate, sottili, intriganti, a volte velleitarie, poi orgogliose, infine vuote, come quelle di qualsiasi governo che entra in carica. Cosa aspettate? L’Estate – come sempre – per poter fare le varie leggi-porcata come usualmente v’adoperate?
Mi dispiace, non avrete più il beneficio dell’assenza degli italiani perché occupati in ameni giochi sulla spiaggia: sulle spiagge ci sarete solo voi, insieme al 10% della popolazione che possiede il 50% della ricchezza nazionale. Oramai, siamo allo stremo: se ci saranno vacanze, saranno di pochi giorni – magari col treno – per lo più a trovare qualche amico. Alberghi, residence, stabilimenti balneari, bar, ristoranti...sono attesi dalla stagione turistica più buia del dopoguerra: anche questo un bel risultato della vostra classe politica.
In campagna elettorale avete promesso la luna, poi “v’è toccato” fare il governo con Berlusconi – affari vostri – ma l’elettorato italiano s’era espresso in modo ben diverso: due italiani su tre s’erano espressi per un governo di radicale rottura con il passato. Invece.
Ci si potrà incolpare all’infinito – se il rifiuto è iniziato da Grillo o da Bersani, se è continuato con Bersani e terminato con Grillo – ma non andremo da nessuna parte: fatto è che, adesso, Berlusconi vuole l’eliminazione totale dell’IMU, per godere di un successo indiscusso e mettervi all’angolo.
Se concederete al Cavaliere questo privilegio – lei lo sa bene – non resterà altro: tutte le risorse saranno prosciugate dal taglio di 12 miliardi dell’IMU e, la società italiana, non ne avrà quasi nessun beneficio. Perché?
Prima di continuare, ricordiamo ai meno attenti che fu Prodi, nel 2006, ad eliminare l’ICI sulle prime case e sui redditi più bassi. Dopo, giunse la famosa stoccata televisiva di Berlusconi – ovvio, i suoi amici palazzinari erano rimasti a bocca asciutta ed il suo elettorato lo richiedeva a gran voce – così, siccome ogni promessa è debito, si passò subito all’incasso, delegando al tandem Tremonti-Brunetta il compito di trovare i soldi. S’era nel 2008 e la crisi arrembante veniva negata: i ristoranti sono pieni – raccontava il Berlusca – certo, per i soliti noti.
Brunetta e Tremonti trovarono nella Gelmini la vittima sacrificale – una che nemmeno sa cos’è un neutrino e fa il Ministro dei Tunnel...pardon dell’Istruzione – una persona viscida ed incompetente, pronta a tutto per compiacere il suo patron Berlusconi. Anche a triturare la scuola italiana.
Difatti, arrivò la “riforma Gelmini” – la quale, altro non era che il diktat Brunetta-Tremonti – che la Gelmini controfirmò subito: la lesse? Dubitiamo.
Con gli 8 miliardi “risparmiati” sulla scuola non si pagò più l’ICI: tutti contenti, soprattutto quelli che vanno in giro sulla Porsche Cayenne. Gli altri, già non la pagavano più.
Quale fu il prezzo della riforma Gelmini e, poi, di quella Fornero sulle pensioni? E’ presto detto.
Il penultimo posto in Europa per quanto riguarda le competenze informatiche e di comunicazione, ed l’ultimo al mondo per quanto riguarda l’età media dei docenti: il nuovo ministro dovrebbe fare un giro nelle scuole, così potrebbe vedere in cattedra una generazione nata quando ancora nelle campagne c’erano i cavalli da tiro, una via di mezzo fra i suoi genitori ed i suoi nonni. Sono disperati, non più in grado d’interloquire con i ragazzi i quali – i famosi “nativi digitali”, mi scappa una risata – sono bravissimi a navigare su Facebook, un po’ meno se qualcuno gli chiede di sistemare l’indice di un database.
Ma l’ICI fu salva e la promessa di Berlusconi al suo elettorato mantenuta.
Oggi, caro Letta, le chiediamo di far tornare il Ministero dell’Istruzione (possibilmente Pubblica) un dicastero col portafogli: le “prassi” della controfirma d’ogni decreto che abbia valenza economica dei ministri della Funzione Pubblica e dell’Economia vanno eliminate. Ossia, se ne discuterà in Consiglio dei Ministri, altrimenti il ministero dell’Economia sarà sempre “maior” e gli altri “minus”.
Infine, non ce ne frega nulla del Bildenberg, della Trilaterale, dell’Aspen Institut e di tutti gli altri consessi dei quali lei fa parte: chi l’ha votato l’ha fatto credendolo un parlamentare italiano, non un elemosinante in giro per l’Europa. Come? Ce lo chiede l’Europa? Chiedete all’Europa cosa succederebbe se l’Italia chiudesse i battenti e se ne andasse. Lo sa, vero?
Da ultimo, non passi sotto silenzio gli ultimi avvenimenti: quell’uomo – disperato – che si è messo a sparare all’impazzata in Piazza Colonna. E’ un segno dei tempi: gli italiani – disperati – non sanno più come richiamare la vostra attenzione.
Fate una legge proporzionale e basta – mediante la quale possiamo contarci – senza sbarramenti ed altri trucchi, e nemmeno c’ammansisca più in salsa tartara l’abolizione delle Province, perché tutti sappiamo che, senza prima una revisione delle competenze, non è possibile farlo. E le Regioni ed i colossali buchi nei bilanci della sanità?
Tolga l’IMU sulla prima casa, dia la pensione agli esodati ed a quelli della scuola che ne avevano già maturato il diritto, e riveda radicalmente la riforma delle pensioni e del lavoro. Le risorse le troverà nell’abolizione dei sussidi elettorali, nei risparmi sugli F-15, sull’abolizione delle missioni “di pace” all’estero, sul taglio degli stipendi e delle pensioni d’oro di parlamentari, ministri, consiglieri regionali, provinciali e sindaci. Norma retroattiva: per noi sono sempre retroattive!
Dunque, se Berlusconi se ne vuole andare e far cadere il governo, lo lasci pur andare, rimetta la delega e torniamo a votare: Napolitano dovrà rassegnarsi e rimanere in carica oltre i cento anni.
Altrimenti? La prossima volta non so chi, ancora, prenderà qualche voto, Grillo compreso.

STATUTESI PER LA RICOSTRUZIONE DEL MUOS

La scorsa settimana l’avvocatura di Stato, per conto del ministero della Difesa, ha impugnato la revoca dell’autorizzazione ai lavori statunitensi per la costruzione del MUOS disposta il 29 marzo scorso dal governatore siciliano Rosario Crocetta. A Niscemi, intanto, cresce la tensione.

La scorsa settimana l’avvocatura di Stato, per conto del ministero della Difesa, ha impugnato la revoca dell’autorizzazione ai lavori statunitensi per la costruzione del MUOS disposta il 29 marzo scorso dal governatore siciliano Rosario Crocetta. È questo uno degli ultimi atti e il ricordino lasciato dal governo nazionale uscente. Un atto che la dice lunga sulla volontà del governo Monti di difendere sino alla fine con un comportamento scorretto, illogico e contraddittorio delle posizioni insostenibili e l’interesse degli Stati Uniti.
Incoerenze, menzogne, contraddizioni, sberleffi ad un’intera nazione che riacutizzano una crisi istituzionale e l’ennesimo braccio di ferro tra il ministero, che sostiene con tutti i mezzi le ragioni del governo statunitense, e la Regione che si trova a difendere degli interessi locali ergendosi paradossalmente a paladino della legalità di leggi nazionali. Un’altra storia all’italiana che se non fosse per la portata e l’importanza delle tematiche in gioco potrebbe essere considerata una farsa.
Ecco l’ingarbugliato quadro venutosi a determinare a seguito dei recenti sviluppi di questa vicenda interminabile che continua ad intersecarsi tra l’attivismo della cittadinanza, gli atti amministrativi “ping-pong” tra istituzioni locali e nazionali e una difesa spudorata della militarizzazione statunitense del nostro territorio.
Così, esiste un accordo tra il governo regionale siciliano e quello nazionale per sottomettere l’intera faccenda Muos a nuovi studi e nuove e analisi da parte dell’istituto nazionale di Sanità, ciò che ha dato vita ad una sospensione dei lavori all’interno della base sino al 31 maggio. È bene ricordare, a tal proposito, che al momento, e contrariamente a quanto stabilito in principio, nel gruppo di lavoro sono inspiegabilmente esclusi i tecnici indicati e designati dalla Regione Sicilia e dai comitati no muos; in secondo luogo, è bene altresì ricordare che i lavori nella base non si sono mai davvero arrestati e del resto i blocchi e gli scontri delle ultime settimane sono la risultante della protesta dei manifestanti di fronte all’irriverente e prepotente non stop statunitense malgrado le decisioni prese da atti amministrativi delle istituzioni italiane. 
In tale contesto inoltre, quello stesso governo Monti che per un verso dà la propria approvazione a nuovi studi e alla sospensione dei lavori, agisce parallelamente impugnando al TAR la revoca della autorizzazione del governatore Rosario Crocetta. È conflitto tra Stato e Regione. “Trovo veramente singolare che il ministero abbia deciso di ricorrere al Tar anche perché lo stesso ministro ha partecipato all’incontro tra i governi regionale e nazionale, che hanno deciso la sospensione dell’installazione delle parabole, subordinando il proseguimento di tali lavori alla realizzazione dello studio sulla salute umana e la valutazione sull’impatto ambientale.” dichiara adirato il presidente regionale.
Sebbene la sospensione e la revoca dei lavori siano ovviamente due cose diverse, aventi risultati e obiettivi finali evidentemente diversi, quanta coerenza, quanta correttezza e quanta credibilità sono attribuibili al precedente governo nazionale con il suo agire nella questione Muos?
E il governatore siciliano continua. “Trovo veramente assurdo questo comportamento, e trovo assurdo che un ministero pretenda da una regione comportamenti contrari alle normative vigenti.”
È chiaro il riferimento alle norme nazionali che prevedono l’obbligatorietà di studi d’impatto ambientale e quelli sulla salute umana previamente alla realizzazione di qualsiasi opera o impianto sul territorio italiano. E che dire di una base militare costruita in una riserva naturale, dichiarata Sito di Interesse Comunitario (SIC), con tanto di divieto assoluto di edificabilità?
Più cresce l’incoerenza degli attori istituzionali e la difesa indifendibile dell’interesse americano e più cresce la tensione a Niscemi. S’infiamma e riesplode la protesta alla quale si sono aggiunti anche i nonni no muos che alcuni giorni fa, insieme altri attivisti, sdraiati per terra per protestare contro l’ennesimo passaggio di mezzi diretti alla base, sono stati sollevati di peso dalle forze dell’ordine. Tafferugli, scontri, blocchi, sgomberi forzati sono divenuti la quotidianità in Contrada Ulmo e nella Riserva della Sughereta.
Nel frattempo salgono le preoccupazioni tra gli attivisti dei comitati no muos che lavorano senza sosta per richiedere al governo regionale la modifica del decreto regionale del 5 settembre 2012 dell’Assessorato Territorio e Ambiente in materia di tutela alla salute della popolazione. Tale atto, decretato con un invidiabile opportunismo dal precedente governo regionale siciliano, poco prima delle elezioni dell’ottobre 2012, sembra un provvedimento fatto appositamente per salvare la base di Niscemi e il progetto MUOS perché esclude gli ambiti militari dalla tutela della salute della popolazione relativamente all’inquinamento atmosferico e all’applicabilità dei limiti alle emissioni elettromagnetiche. Di fatto il governo Lombardo ha ribaltato ad arte la legge quadro nazionale vigente in materia.
Restano dei vuoti, delle ombre, delle zone grigie, delle mani lunghe invisibili e delle oscurità che aleggiano tutt’intorno al MUOS. E se il braccio di ferro deve continuare e se lo scontro Stato-Regione è ormai evidente e dovrà proseguire, il popolo no muos si chiede come mai, così come già accaduto lo scorso ottobre, la procura di Caltagirone non attua nuovamente il sequestro del cantiere Muos, visto la revoca della Regione e il non rispetto del fermo ai lavori.
In tali scenari, in attesa che si esprima il TAR, il prossimo 10 maggio, e mentre il Comune di Niscemi approva all’unanimità un eventuale intervento legale “ad opponendum” contro il ricorso del ministero della Difesa, si attende il posizionamento e l’azione in merito al Muos del nuovo governo Letta.