Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nel buio dell’egoismo distruttivo. Questa è la decisione. La più insistente ed urgente domanda della vita è: “Che cosa fate voi per gli altri?
L’invettiva, la battuta tagliente, non sono servite in Friuli. Lo scivolone del “golpettino” furbetto ha rotto l’incantesimo. Chi parla alla pancia non può non presentarsi nella piazza convocata per motivi di “testa”.
L’annuncio del fallimento del Paese in
autunno e la morte del 25 aprile hanno dato la misura che Grillo, oltre
alle tante ragioni che riesce a rappresentare, contiene una marea di
“cazzate”, schiavo com’è della sua retorica esasperata e paradossale.
Grillo sta sbandando non riesce più ad essere al centro del gioco della
politica capace di demolirsi da solo.
E se lo streaming ha segnato la fine di ogni ambizione di Bersani, Enrico
Letta, che dei voti dei Grillini non ne ha bisogno, è riuscito in
diretta a rappresentarli nella loro assoluta e improvvisata mediocrità.
Si sono schiantati, incapaci di ribattere, di ragionare alla pari e di
tenere il punto, costringendo Beppe Grillo a continui aggiustamenti.
La parabola pare già compromessa. A
Grillo resta l’egemonia della rabbia il cui antidoto è solo il governo.
Un governo attivo, competente e capace, che concretamente riesca a fare
bene e presto le poche cose che la gente si aspetta.
Certo, questa è l’ultima chiamata.
E se questo governo avrà voce e acquisirà il tono storico che sembra
non precludersi dovrà fare quello che ai partiti chiusi negli
schieramenti politici non è mai riuscito di fare.
L’obiettivo è quello di sciogliere le riserve già a partire da
domani. Enrico Letta accelera i lavori per la formazione del nuovo
governo per giurare probabilmente già nella stessa giornata di sabato.
Enrico Letta questa mattina ha incontrato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinaleper
rendicontare il risultato delle sue consultazioni e del lavoro
diplomatico svolto per abbattere gli ostacoli alla formazione del
governo. Letta questa volta è giunto al Colle con l’auto di servizio e
con la scorta e ha raggiunto Napolitano intorno alle 8:30, dopo una
breve sosta nel suo studio di Montecitorio.
Non ci sono ancora i nomi che formeranno l’”esecutivo di servizio”
anche se dai rumors cominciano a delinearsi quelli che potrebbero
essere i futuri ministri. Il ruolo di vicepremier potrebbe andare a
Angelino Alfano o a Mario Mauro. Anna Maria Cancellieri potrebbe essere
confermata agli Interni, mentre Michele Vietti pare indicato per la
Giustizia.
“Illuminati” o ”portatori di luce”. Appartengono a
tredici delle più ricche famiglie del mondo e sono i personaggi che
veramente controllano e comandano il mondo da dietro le quinte. Vengono,
da molti, anche definiti la “Nobiltà Nera”. La loro caratteristica
principale è quella di essere nascosti agli occhi della popolazione
mondiale. Il loro albero genealogico va indietro migliaia di anni,
alcuni dicono che risale alla civiltà sumera/babilonese o addirittura
che siano ibridi, figli di una razza extraterrestre, i rettiliani. Sono
molto attenti a mantenere il loro legame di sangue di generazione in
generazione senza interromperla. Il loro potere risiede nel controllo
specie quello economico (gruppo Bilderberg ecc…),“il denaro crea potere”
è la loro filosofia. Il loro controllo punta a possedere tutte le
banche internazionali, il settore petrolifero e tutti i più potenti
settori industriali e commerciali. Sono infiltrati nella politica e
nella maggior parte dei governi e degli organi statali e parastatali.
Inoltre negli organi internazionali primo fra tutti l’ONU e poi il Fondo
Monetario Internazionale. Ma qual è l’obiettivo degli Illuminati?
Creare un Nuovo Ordine Mondiale (NWO) con un governo mondiale, una banca
centrale mondiale, un esercito globale e tutta una rete di controllo
totale sulle masse. A capo ovviamente loro stessi, per sottomettere il
mondo ad una nuova schiavitù, non fisica, ma “spirituale” ed affermare
il loro credo, quello di Lucifero. Questo progetto va avanti, secondo
alcuni, da millenni ma ebbe un’incremento nella prima metà del 1700 con
l’incontro tra il “Gruppo dei Savi di Sion” e Mayer Amschel Rothschild,
l’abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il
Sistema Bancario Internazionale. L’incontro portò alla creazione di un
manifesto: “I Protocolli dei Savi di Sion”. Suddiviso in 24 paragrafi,
viene descritto come soggiogare e dominare il mondo con l’aiuto del
sistema economico. Rothschild successivamente aiutò e finanziò
l’ebreo Adam Weishaupt, un ex prete gesuita, che a Francoforte creò il
famigerato gruppo segreto dal nome “Gli Illuminati di Baviera”.
Weishaupt prendendo spunto dai “ Protocolli dei Savi di Sion” elaborò
verso il 1770 “Il Nuovo Testamento di Satana” un piano che porterà una
piccola minoranza di persone al controllo globale. La sua strategia si
basava sulla soppressione dei governi nazionali e alla concentrazione di
tutti i poteri sotto unici organi da loro controllati.
Loro hanno un piano ben preciso che portano avanti a piccoli passi,
proprio per non destare alcun sospetto. Creare la divisione delle masse,
è un passo fondamentale, in politica, nell’economia, negli aspetti
sociali, con la religione, l’invenzione di razze ed etnie ecc… Scatenare
conflitti tra stati, così da destabilizzare l’opinione pubblica sui
governi, l’economia e incutere timore e mancanza di sicurezza nella
popolazione. Corrompere con denaro facile, vantaggi e sesso, quindi
rendere ricattabili i politici o chi ha una posizione di spicco
all’interno di uno stato o di un’organo statale. Scegliere il futuro
capo di stato tra quelli che sono servili e sottomessi
incondizionatamente. Avere il controllo delle scuole: dalla scuola
infantile all’Università per fare in modo che i giovani talenti siano
indirizzati ad una cultura internazionale e diventino inconsciamente
parte del complotto. Indottrinando la popolazione su come si può o non
può vivere, su quali sono le regole da rispettare, gli usi e i costumi
ecc… Infiltrarsi in ogni decisione importante (meglio a lungo termine)
dei governi degli stati più potenti del mondo. Facendo coincidere queste
decisioni con il progetto finale. Controllare la stampa e
l’informazione in generale, creando false notizie, false emozioni, paura
ed instabilità. Abituare le masse a vivere sulle apparenze ed a
soddisfare solo il loro piacere ed il materialismo così da portare la
società alla depravazione, stadio in cui l’uomo non ha più fede in
nulla. Arrivare a creare un tale stato di degrado, di confusione e
quindi di spossatezza, che le masse avrebbero dovuto reagire cercando un
protettore o un benefattore al quale sottomettersi spontaneamente. Uno
dei loro obbiettivi è cippare la popolazione così da manipolare il loro
pensiero ed il loro comportamento, oltre che rendere molto facile la
loro identificazione e localizzazione. Tutto questo con la scusante
della sicurezza personale.
Nel 1871 il piano di Weishaupt viene ulteriormente confermato e
completato da un suo seguace americano, il gran maestro, Albert Pike che
elaborò un documento per l’istituzione di un Nuovo Ordine Mondiale
(NWO) attraverso tre Guerre Mondiali. Lui sosteneva che attraverso
questi tre conflitti la popolazione mondiale, stanca della violenza e
della sofferenza, avrebbe richiesto spontaneamente protezione e pace e
la creazione di organi mondiali che controllassero ciò. Dopo la Seconda
Guerra Mondiale venne fatto il primo passo in questa direzione con la
formazione dell’ONU. Per Pike, la Prima Guerra Mondiale doveva portare
gli Illuminati, che già avevano il controllo di alcuni Stati Europei e
stavano conquistando attraverso le loro trame gli Stati Uniti di
America, ad avere anche la guida della Russia. Quest’ultima sarebbe poi
servita alla divisione del mondo in due blocchi. La Seconda Guerra
Mondiale sarebbe dovuta partire dalla Germania (cosa che accadde),
manipolando le diverse opinioni tra i nazionalisti tedeschi e i sionisti
politicamente impegnati. Inoltre avrebbe portato la Russia ad estendere
la sua zona di influenza e reso possibile la costituzione dello Stato
di Israele in Palestina. La Terza Guerra Mondiale sarà basata sulle
divergenze di opinioni che gli Illuminati avranno creato tra i Sionisti e
gli Arabi (occidente cristiano contro l’Islam cosa che si sta avverando
e anche velocemente), programmando l’estensione del conflitto a livello
mondiale.
Ovviamente non potevano pensare di conseguire i loro obiettivi da soli,
avevano ed hanno bisogno di una “struttura operativa”, composta da
organizzazioni o persone che esercitando del potere ed operino più o
meno consapevolmente nella stessa direzione. La loro strategia ha fatto
leva su 2 capisaldi: la forza del denaro, loro hanno costituito e
controllano il sistema bancario internazionale; la disponibilità di
persone fidate, ottenuta attraverso il controllo delle società segrete
(logge massoniche). Gli Illuminati e chi con loro controlla queste
società, sono pressoché Satanisti e praticano la magia nera e sacrifici
umani. Il loro Dio è Lucifero e attraverso pratiche e riti occulti
manipolano e influenzano le masse. Molti asseriscono che è anche da
questa scienza di tipo occulto che gli Illuminati hanno sviluppato la
teoria sul controllo mentale delle masse. Poco tempo fa sono emersi
anche i nomi delle suddette famiglie:
ASTOR
BUNDY
COLLINS
DUPONT
FREEMAN
KENNEDY
LI
ONASSIS
ROCKFELLER
ROTHSCHILD
RUSSELL
VAN DUYN
MEROVINGI
Accordo Lega-Pdl, Berlusconi ha perso le password del pc
Saranno stati i troppi pensieri per la testa, o i troppi computer
in giro per la modesta dimora di Arcore, ma Silvio Berlusconi ha
perso le password dei pc. E, come spesso capita, se n'è accorto proprio quando ne
aveva più bisogno: durante l'incontro con la Lega che ha
partorito l'accordo elettorale in Lombardia e le politiche DOCUMENTO LABORIOSO. Un fatto che ha costretto
Roberto Calderoli a fare avanti e indietro dalle stanze di Villa
San Martino alla guardiola della residenza, dove era rimasto
l'unico computer utilizzabile, per mettere giù i punti
dell'intesa man mano che venivano concordati.
Il bizzarro e curioso retroscena è stato raccontato dal Corriere
della sera, che ha indagato sugli strani movimenti di Calderoli
nel corso della serata ed è riuscito a trovare la risposta.
Non dal diretto interessato, che ha preferito mantenere il più
assoluto riserbo sulla vicenda, ma da un altro elemento del Pdl
presente all'incontro. «C'ERANO SOLO LE GUARDIE». «Ad Arcore non
c’erano più computer disponibili di cui Berlusconi conoscesse
la password: i dipendenti, nel cuore della notte, erano tutti a
casa loro. Gli unici ancora al lavoro erano quelli della
guardiola. E così è al loro computer che Calderoli andava per
mettere punto il testo a mano a mano che veniva
rielaborato».
Tutta quella fatica quando bastava un post-it.
Caporalato e mafie: “700mila schiavi nell’agricoltura italiana”
Il Flai-Cgil presenta il primo rapporto su un
fenomeno che non tocca solo le regioni del Sud. Dietro il cibo che
arriva sulle nostre tavole ci sono stagionali stranieri pagati 4 euro
l'ora in condizioni fuori da ogni regola. E spesso sotto il controllo
mafioso
In Italia vive una popolazione di “invisibili”. Stranieri che lavorano nelle campagne, lontano dagli occhi dei centri abitati, spesso alloggiati in tuguri fatiscenti, sfruttati e mal pagati da caporali e imprenditori nostrani. Da nord a sud, il loro impiego nelle campagne
è capillare. È anche grazie alle loro braccia se certi prodotti
arrivano sulle nostre tavole, eppure la loro vita resta confinata nel
silenzio. Secondo il primo Rapporto su caporalato e agromafie realizzato da Flai Cgil, si tratta di circa 700mila lavoratori tra regolari e irregolari, di cui circa 400mila coinvolti in forme di caporalato. Braccianti
che si riversano ogni anno nella campagne in arrivo da altre nazioni o
spostandosi internamente, tra le regioni italiane, per soddisfare i
picchi della produzione e della lavorazione di prodotti agro-alimentari
su tutta la penisola. Spesso protagonisti, loro malgrado, di storie di
vulnerabilità e sfruttamento, al limite della schiavitù. NON SOLO SUD: SFRUTTATI DA BOLZANO ALLA TOSCANA. Diversamente da quel che si può credere però lo sfruttamento non riguarda solo il mezzogiorno, ma anche In tutti questi territori, come in Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia,
i ricercatori della Flai Cgil hanno scovato datori di lavoro e
imprenditori che truffano o ingannano i lavoratori stranieri, non
corrispondendo loro i salari maturati, o facendoli lavorare in nero, accompagnando il trattamento con minacce più o meno velate e forme di violenza psico-fisica (manifeste o paventate). In Italia il mondo del caporalato si è evoluto, lo racconta nel rapporto Yvan Sagnet, portavoce dei braccianti che hanno organizzato lo sciopero di Nardò (Lecce)
nell’estate del 2011 e oggi impegnato nella Flai-Cgil in Puglia: “Ci
sono i caporali e ci sono i sotto-caporali. Perché i caporali non
possono gestire tutto. Il caporale può avere quattro o cinque campi di
raccolta e manda i suoi assistenti a gestire i lavoratori. Ha una
squadra, ha gli autisti, degli assistenti, ha i cuochi. A Nardò c’era il
‘capo de capi’, era un tunisino. Poi c’erano altri caporali che
lavoravano per lui. Nell’agro di Nardò erano tra 15 e 20 e controllavano
tra i 500 e i 600 lavoratori”. PAGHE DA FAME: 4 EURO L’ORA.
Le paghe per i lavoratori sono però sempre da fame. “Un bracciante
agricolo che lavora nelle campagne di Foggia in Puglia, a Palazzo San
Gervasio in Basilicata o a Cassibile in Sicilia verrà pagato a cottimo, ovvero 3,5 euro il cassone (per la raccolta dei pomodori), mentre verrà pagato 4 euro l’ora
nelle campagne di Saluzzo nel Piemonte, di Padova, nel Veneto o a
Sibari in Calabria per la raccolta degli agrumi. Il tutto in nero, su
intere giornate comprese tra 12 e 16 ore di lavoro
consecutive a cui vanno sottratti: i 5 euro di tasse di trasporto, 3,5
euro di panino e 1,5 euro di acqua da pagare, sempre al caporale”. MAFIA E RICICLAGGIO. A questa situazione di sfruttamento si somma la voracità dei gruppi mafiosi. Il caporalato, che è entrato nel codice penale solo nel 2011, è infatti un “reato spia”
di infiltrazioni criminali nel settore. Una presenza significativa, ma
ancora quasi del tutto inesplorata a livello giudiziario. Si stima che
il giro d’affari connesso alle agromafie sia compreso tra i 12 e i 17 miliardi di euro,
il 5-10% di tutta l’economia mafiosa. Quasi tutto giocato tra la
contraffazione dei prodotti alimentari e il caporalato. Solo la
contraffazione è cresciuta negli ultimi dieci anni del 128%, per un
valore di 60 miliardi di prodotti che ogni anno vengono commercializzati
nel mondo come falso Made in Italy. “L’agricoltura è anche uno dei settori prediletti per il riciclaggio
dei soldi dalle organizzazioni criminali tradizionali – scrive Yvan
Sagnet – Ad esempio l’agricoltura foggiana subisce forti condizionamenti
da parte della camorra. Durante la stagione agricola
centinaia di camionisti partono quotidianamente dalla Campania verso le
campagne foggiane, affittano le terre ai contadini con il cosiddetto
fenomeno del “prestanome”, e trasportano la merce verso le imprese del
salernitano”. DAL CAMPO ALLA NOSTRA TAVOLA, LA FILIERA “INQUINATA”. Le mafie si occupano anche dei mercati dell’ortofrutta, infiltrando la grande distribuzione. “Le inchieste analizzate in quest’ultimo anno, svolte in particolare dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli,
hanno visto implicate imprese di tutto il sud Italia con ramificazioni
anche nel nord del Paese e hanno disvelato l’esistenza di un sistema di
gestione dei grandi mercati agricoli nazionali pesantemente influenzati
dalle organizzazioni mafiose”, scrive nel rapporto Maurizio De Lucia, magistrato della Direzione nazionale antimafia. Purtroppo
neppure le nuove, e importanti, misure varate nel settembre del 2011
(introduzione del reato di caporalato) e nel luglio del 2012
(concessione del permesso di soggiorno ai lavoratori che denunciano i
propri sfruttatori), sono riuscite ancora ad incidere significativamente
sulla grave situazione delle campagne. Eppure i dati rilevati sono già
significativi. Da gennaio a novembre del 2012 sono 435 le persone arrestate
per riduzione in schiavitù , tratta e commercio di schiavi, alienazione
e acquisto di schiavi. Dall’entrata in vigore della norma che
istituisce il reato di caporalato le persone denunciate o arrestate sono
solo 42. La metà degli arresti al centro-nord. COSTO DEL LAVORO E CRISI.
“Parliamoci chiaramente, per gli imprenditori il costo del lavoro
italiano è altissimo. Ciò non giustifica l’assunzione di personale in
nero, ma è indubbio che questo fenomeno esiste proprio per sfuggire alle
maglie di questo meccanismo, soprattutto in questa grave crisi”. Il
Procuratore di Foggia, Vincenzo Russo, non usa mezzi termini. “È come
l’evasione fiscale. Quanto più alta è la tassazione, tanto più i
soggetti sono invogliati ad evadere. Questo è indubbio. Quindi, se il
costo del lavoro diminuisse, probabilmente diminuirebbero anche questi
fenomeni”.
Schiavi nei campi non solo al Sud: Tortona e Franciacorta tra i casi peggiori
La
mappa dello sfruttamento nel primo Rapporto su caporalato e agromafie
realizzato da Flai-Cgil. Al di là dei casi eclatanti come Rosarno e
Foggia, gli stagionali stranieri lavorano in condizioni "indecenti" in
Piemonte, Lombardia, Alto Adige, Emilia-Romagna e Toscana
Lavoro nero e caporalato
sono fenomeni molto diffusi sul territorio nazionale, con particolari
concentrazioni nel Mezzogiorno e in regioni del nord come Veneto, Alto Adige, Piemonte, Toscana e Lombardia. Secondo in queste zone ospitano una rete di sfruttamento della manodopera fortemente radicata e legata alla criminalità organizzata. Nel Rapporto le situazioni territoriali sono classificate sulla base di tre valori. Sono ritenute buone le condizioni di alloggio decente, con orario e salario che rispettano il contratto nazionale e rapporti accettabili con il datore di lavoro. Sono classificate come indecenti/non dignitose
le condizioni lavorative di chi vive in un alloggio precario, con
orario e salario inferiore al contratto nazionale, rapporti inesistenti
con il datore di lavoro, clima strumentale e di totale distacco. È
infine classificato come gravemente sfruttato chi
possiede solo un alloggio di fortuna, orario lungo, salario a cottimo,
rapporti di lavoro mediati dal “caporale” a pagamento e clima di
assoggettamento. Vive rapporti ingannevoli con il datore di lavoro,
subisce false promesse e frode. La ricerca condotta
dall’Osservatorio ha coinvolto 14 Regioni e 65 province, e ha censito
oltre 80 epicentri di rischio, di cui 36 sono risultati ad alto tasso di
sfruttamento lavorativo. PIEMONTE. In Piemonte
sono state individuate condizioni di lavoro negative e molto negative
nella provincia di Cuneo, Alessandria e Asti. La situazione peggiore è
stata individuata nella provincia di Alessandria e in
particolare nel distretto di Tortona, dove sono state rilevate forme di
lavoro gravemente sfruttato e attività di sofisticazioni alimentari.(truffe/inganni per salari non pagati), nelle Langhe/Roero (caporali e
contratti inevasi) e a Bra, nonché a Canelli e Nizza Monferrato. Nella
provincia di Asti sono state scoperte truffe e inganni per salari non
pagati e contratti inevasi, come la presenza di caporali e
intermediazione illecita diffusa una vertenza contro le Ditte Lazzaro, che producono orticole per Grande Distribuzione. Il
22 giugno 2012, 39 braccianti marocchini hanno scioperato contro le
loro pesantissime condizioni lavorative. Grazie alla protesta e
all’intervento dei carabinieri sono state scoperte le condizioni
abitative di estremo disagio cui erano costretti e la presenza di
numerosi lavoratori in nero, di cui una parte senza permesso di
soggiorno. L’attività dell’azienda è stata momentaneamente sospesa, ma
alla sua ripresa per i lavoratori marocchini non c’è stato più posto. LOMBARDIA. In Lombardia
i lavoratori stranieri occupati nel settore agro-alimentare ammontano a
circa 21.600 unità (su un totale di occupati di poco superiore alla
100.000 unità), e si tratta prevalentemente di romeni e indiani
(circa 6000 per nazionalità), seguiti dai lavoratori marocchini e
albanesi. La provincia che occupa il maggior numero di lavoratori
stranieri nel settore agro-alimentare è Brescia, con circa 6.200 unità. Le condizioni di lavoro peggiori si registrano nella zona della Franciacorta
e nei dintorni di Milano, Mantova, Pavia, Sondrio e Lecco. Ci sono
caporali e dunque pratiche di sfruttamento derivanti da truffe/inganni
sull’ammontare dei salari o delle ore lavorative, nonché da minacce e
violenze psico-fisiche. Nella zona di Franciacorta si rilevano
addirittura forme di lavoro gravemente sfruttato, assimilabile al lavoro
para-schiavistico. EMILIA-ROMAGNA. In Emilia Romagna, le zone in cui sono stati riscontrati casi di lavoro non dignitoso o para-schiavistico
coincidono alla provincia di Ravenna, Cesena e Ferrara. A queste zone
si somma la provincia di Rimini, dove sono state rilevate forme di
lavoro considerate indecenti. Nel territorio di Cesena i lavoratori
extracomunitari vengono spesso costretti a pagare la richiesta del nulla osta
con cifre che possono arrivare a 7.000 euro, per avere un contratto di
lavoro con una garanzia di 51 giorni, (anche se in realtà ne lavorano
oltre 200), e vengono retribuiti con paghe da 3-5 euro l’ora. La
Flai Cgil ha denunciato alle autorità alcuni titolari di imprese
agricole senza terra, prevalentemente romeni, che reclutavano personale
nel loro Paese d’origine e lo portavano in Italia noleggiando auto,
pullman e persino aerei, per sfruttarlo all’interno dei magazzini
ortofrutticoli e di grosse imprese agricole. TOSCANA. In Toscana le aree dove si rilevano forme di lavoro indecenti e gravemente sfruttate sono i distretti di Val di Cornia
e di Grosseto, dove non mancano segnalazioni di lavoro
para-schiavistico. Gli occupati stranieri nel settore agro-alimentare
sono 19.482 unità, di cui circa 6.000 romeni e 3.500 albanesi. Lo
sfruttamento è caratterizzato dalla presenza di caporali (in Maremma e
nell’Amiata). In alcune aree risultano esserci indagini in corso della
magistratura per il contrasto dello sfruttamento lavorativo. CAMPANIA. In Campania
i lavoratori occupati nel settore agro-alimentare di origine straniera
ammontano a circa 15.500 unità, su un totale di 134.598 unità, con una
marcata prevalenza dei lavoratori romeni (circa 6.550). Sono state
rilevate forme di lavoro gravemente sfruttato nell’area agro-alimentare
di Napoli, con truffe e inganni per salari non pagati e
impiego di caporali. La stessa situazione è stata rilevata a Caserta,
con l’aggiunta di gravi sofisticazioni alimentari. A
Salerno le forme principali di sfruttamento che sono state individuate
riguardano l’intermediazione illecita e il caporalato, entrambi molto
diffusi. A questo si aggiungono anche gravi sofisticazioni nella filiera bufalina. PUGLIA. In Puglia,
le province dove i lavoratori immigrati sono più numerosi sono quella
di Foggia (con 20.143 addetti, seconda solo a Bolzano) e Bari (con 6.500
unità circa). Le condizioni occupazionali delle province ad alta
produzione agro-alimentare (Foggia, Lecce e Taranto) sono state
classificate come decisamente negative, caratterizzate da lavoro
para-schiavistico e pertanto da lavoro gravemente sfruttato. Nella
regione viene impiegata manodopera irregolare e caporali in qualità di
intermediatori di manodopera. Sono state riscontrate anche truffe e
inganni per salari non pagati e per contratti di lavoro inevasi. In
Puglia sono state realizzate diverse azioni di contrasto al grave
sfruttamento lavorativo e alle pratiche illecite di aggiudicazione degli
appalti (con più sottoforniture), che costituiscono molto probabilmente il contesto in cui maturano diverse forme di sfruttamento. La
manodopera stagionale impiegata nella regione arriva da Napoli/Caserta,
da Cosenza/Catanzaro e Reggio Calabria, nonché da Catania, Ragusa e
Siracusa, ma anche dall’estero, Romania e Polonia. CALABRIA. In Calabria
i lavoratori stranieri occupati nel settore agro-alimentare sono circa
21.500. I romeni e i bulgari sono i più numerosi, con 11.000 e 5.000
unità. Le province che li impiegano maggiormente sono Cosenza e Reggio
Calabria, rispettivamente con 10.145 e 6.200 addetti. Entrambe le aree
si posizionano in modo significativo anche a livello nazionale, in
quanto rappresentano, l’ottava e la quindicesima provincia per numero di
addetti immigrati. Secondo il Rapporto, in Calabria le condizioni di lavoro agricolo sono complessivamente negative. Nel caso di Gioia Tauro/Rosarno
poi, oltre ad essere indecenti, riproducono forme di lavoro
paraschiavistico e servile. Fanno eccezione, in provincia di Reggio, i
distretti di Militello e di Monasterace, in cui le condizioni di lavoro
sono invece valutate sostanzialmente buone.
BOLLETTINO N 83 DEL 91 ESIMO GIORNO DI PRIGIONIA DI AMBROGIO CRESPI DAL 10 SCIOPERO DELLA SETE-VD
QUANTE FIRME VI SERVONO ANCORA PER SMETTERE STO SCEMPIO ?
Di Luigi Crespi – Ho già annunciato che comincerò lo sciopero della sete che si andrà ad aggiungere allo sciopero della fame. Ho anche già fatto unappello Al PM D'Amico a cui mi rivolgo nuovamente, lui, che amministra la giustizia non può
non sapere, non può non vedere quello che tutti vedono e cioè che Ambrogio è innocente, non può non sapere che la sua detenzione è ai limiti della legalità.
Mi aspetto che sia lui a scarcerare mio fratello, questo sarebbe per me
giustizia, ma gli avvocati mi dicono che non c’è alcuna speranza.
Mio fratello è la mia vita e io
non posso che mettere a disposizione sul piatto della bilancia di questa
giustizia la mia stessa vita. Non possono prendere mio
fratello e non prendere me, siamo un’unica cosa, quindi da giovedì 10,
giorno nel quale saranno tre mesi esatti in cui mio fratello è detenuto
nel carcere di Opera,aggiungerò ai miei oltre 60 giorni di sciopero della fame quello della sete, ad oltranza.
Perché all’interno di questo
gesto, che non è esclusivamente per Ambrogio e che segue l’insegnamento e
l’esempio di Marco Pannella, c’è tutta la mia passione civile, il mio
amore per Ambrogio, il mio sostegno alle persone che si trovano nella
stessa situazione di mio fratello e l’amore per il mio Paese.
BERNARDINI :AMNISTIA GIUSTIZIA E LIBERTÀ PER RIFORMARE IL SISTEMA
Di LUIGI ERBETTA – IRadicali hanno presentato il simbolo della lista Amnistia Giustizia e LIBERTÀ con cui andranno alle prossime elezioni politiche. Già Marco Pannella
aveva parlato di una lista di scopo con cui si intende continuare a
portare avanti le battaglie che i radicali hanno intrapreso negli scorsi
anni. Clandestinoweb ha intervistato l’onorevole Rita Bernardi per chiederle un commento sulla lista e sul programma politico con cui il partito intende presentarsi alla tornata elettorale.
Ci parli del simbolo della lista Amnistia, Giustizia e Libertà.
Il simbolo e il nome della lista sono
stati già spiegati con le parole e con il corpo di Marco Pannella,
protagonista di una lotta nonviolenta contro l’illegalità in cui versa
il sistema giudiziario italiano. Ribadiamo ancora una volta che è
necessaria una riforma strutturale e profonda di questo sistema. Il nome
della lista racchiude la storia delle nostre battaglie, fatte negli
ultimi trenta anni.
Quindi il nuovo simbolo è un segno di continuità con i temi su cui i radicali continuano a battersi?
Certo, continuità. Ma il nome non è
nuovo. E’ una novità solo il suo utilizzo per le elezioni. Già nel 2005
Amnistia, Giustizia e Libertà era il titolo di una marcia di Natale a
cui parteciparono tra gli altri anche Napolitano, Cossiga, Andreotti,
D’Alema.
Cosa ci dice invece della lista?
E’ una lista di scopo, che si propone un
obiettivo. Non è una lista radicale, ma appunto di obiettivo. La
giustizia italiana non funziona. Basti pensare allo spropositato numero
di processi penali pendenti. Siamo di fronte a un problema di legalità.
Il rispetto delle regole è dimenticato. Ciò che è scritto nelle leggi
non viene applicato. L’illegalità si manifesta nei confronti della
Costituzione, in relazione alla durata dei processi, alle continue
mortificazioni a cui sono sottoposti i detenuti nelle carceri. Anche
l’ordinamento penitenziario viene costantemente violato. Io mi occupo di
carceri e vengo sempre più spesso a contatto con persone a cui vengono
violati i diritti. In Italia viene infranto anche ciò che è stabilito
dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e
delle libertà fondamentali, in particolare dagli articoli 3 e 6, in cui
si parla di mortificazioni della persona e della durata dei processi.
L’Italia è stata più volte richiamata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo proprio su questi aspetti.
L’Italia è tra i paesi più condannati
dall’Europa a causa dell’eccessiva durata dei processi. Il Ministro
della Giustizia Paola Severino è stata anche convocata per dare una
giustificazione alle continue sanzioni per la non ragionevole durata dei
processi. C’è la necessità per la giustizia italiana di affrontare i
processi con più serietà ed evitare il ripetersi di casi come quello di
Enzo Tortora, e come il calvario che sta vivendo in questi giorniAmbrogio Crespi
In questa fase si parla spesso
di necessità di una rivoluzione politica. Voi come vi ponete davanti a
questa che sembra diventata un po’ una moda.
Noi non siamo un partito rivoluzionista,
siamo riformatori. La storia dice che le riforme più importanti sono
state fatte con i referendum: ad esempio quelli sul divorzio,
sull’aborto. Questo sistema illegale ci sta per regalare l’ennesima
tornata elettorale che contrasta con tutti i principi della democrazia. Cerchiamo di darci una mossa corte UE Rossodivita amnistia unico provvedimento possibile
Di GIUSEPPINA CAVALLO – La Corte Europea Dei DIRITTI Dell'Uomo ha Condannato ,Ancora Una Volta, L'ITALIA Per La SITUAZIONE IN CUI VERSANO I DETENUTI E LE CARCERI Era già successo nel 2009, ma questa volta, a differenza della prima
sentenza, Strasburgo intima allo Stato italiano di prendere
provvedimenti entro un anno per risolvere alla radice il problema del
sovraffollamento. Questa battaglia è da sempre quella dei Radicali e in particolare a seguire questo caso in prima persona è stato l’avvocato Giuseppe Rossodivita che abbiamo intervistato.
Avvocato lei ha parlato di Soddisfazioni e SOFFERENZA per questa sentenza, perché?
C’è soddisfazione da un punto di vista
politico e professionale per la sentenza che è arrivata dopo
l’iniziativa assunta dal Comitato Radicale per la Giustizia Piero
Calamandrei, perché quei sette detenuti erano assistiti da me e dalla
collega Urciuoli. Una sentenza per la quale la corte ha adottato il
procedimento della sentenza pilota ed ha certificato ufficialmente che
la violazione dei diritti umani dipende da una mancata soluzione al
problema strutturale del sovraffollamento delle carceri. Con questa
sentenza, a differenza di quella del 2009 su Sulejmanovic, non solo si
chiede il risarcimento del danno ai detenuti ma si invita entro un anno
lo Stato italiano ad individuare la strada interna per porre rimedio a
questo problema strutturale. Quindi il prossimo governo italiano non
potrà esimersi dall’adottare provvedimenti che fanno parte della nostra
lista di scopo AMNISTIA GIUSTIZIA E LIBERTÀ
Peraltro in un preciso passaggio della sentenza viene stigmatizzato
l’eccessivo ricorso alla custodia cautelare, un caso tutto italiano,
dove abbiamo il 40% dei detenuti che sono in attesa di giudizio. Quindi
la corte condanna il modo di procedere dei pm italiani e invita, ancora
una volta, lo Stato a sollecitare la magistratura ad applicare soluzioni
di tipo diverso, ampliando il ricorso a misure alternative e riducendo
l’applicazione delle misure cautelari e della custodia in carcere.
Però c’è anche sofferenza…
La sofferenza è come cittadino italiano, non mi piace vivere in uno Stato che strutturalmente viola i diritti umani.
La corte ha dato all’Italia un anno di tempo, ce la farà il prossimo governo ad adeguarsi in tempo?
Il tempo, per i tempi della politica
italiana, è poco anche perché si tratta di un problema che viene da
lontano e per cui tutte le soluzioni che sono state messe sul piatto da
parte di chi si è occupato della vicenda si sono rivelate insufficienti.
E’ importante sottolineare che la Corte Europea ha anche accertato
essere inadeguato quello che finora è stato posto in essere, ovvero il
Piano Carceri, la cosiddetta Legge svuotacarceri, termine falso perché
non ha svuotato nulla e non ha salvato nulla. Il governo si è anche
difeso davanti alla Corte enfatizzando in modo grottesco i risultati
ottenuti con questi due provvedimenti, ma Strasburgo, pur avendo
apprezzato gli sforzi, ha certificato che questi provvedimenti sono
inadeguati. Tra le altre cose dalla prima sentenza del 2009 all’epoca
della presentazione di questo ricorso, 2010, il sovraffollamento è
passato dal 151% al 148% quindi una riduzione assolutamente
insufficiente.
Quindi ci vorranno degli interventi urgenti, voi sostenete da sempre l’amnistia.
L’amnistia è l’unico provvedimento
strutturale capace di far rientrare nell’immediato lo Stato italiano
nell’albo della legalità. Il nostro Paese è stato ancora una volta
condannato dalla Corte europea e, così come la società pretende dai
condannati che si adeguino alle prescrizioni imposte dalla sentenza, in
questo caso noi pretendiamo che lo Stato condannato di adegui alla
decisione della Corte europea. Per noi l’amnistia è l’unica strada
immediata che può, in seguito, aprire il varco ad una profonda riforma
del sistema giustizia partendo proprio dai suggerimenti della Corte e
cioè misure alternative al carcere anche a livello legislativo e meno
ricorso alla custodia cautelare da parte dei giudici.