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lunedì 10 dicembre 2012

LA CRISI FA PAURA





 Fonte ansa .it

 

La crisi di governo fa paura ai mercati Spread a 354, Milano crolla -3%

L'annuncio delle dimissioni di Monti scuote le Borse 

Italia sotto il fuoco dei mercati. I timori di una reazione negativa per via dell'incertezza politica, si sono materializzati all'apertura delle contrattazioni con lo spread fra i Btp italiani e i Bund tedeschi che ha aperto subito a 340 punti contro i 323 di venerdì e si è allargato progressivamente per toccare a metà giornata quota 362 punti per poi ripiegare a 354, col tasso sul decennale del Tesoro in calo al 4,81%. Il differenziale della Spagna si attesta a 432 punti base, mentre il rendimento dei Bonos è al 5,60%. Il ministro dell'economia di Madrid De Guindos ha spiegato come le incertezze a Roma "contagiano immediatamente" la Spagna.
A metà seduta Piazza Affari conferma lo scivolone e rimane nettamente la peggiore Borsa europea. L'indice Ftse Mib cede il 3,5%, affossato dalle banche: Mps e Intesa perdono il 7%, Unicredit il 6,4%. Sospesa Generali, molto male Fiat (-5%), limita le perdite Eni (-1,6%) ma è passata in negativo Mediaset (-2%) dopo una buona partenza su un buy di Deutsche Bank. Sempre in controtendenza Stmicroelectronics (+1,7%) con l'annuncio del nuovo piano industriale e l'addio alla jv con Ericsson.
L'impennata dello spread si è portato dietro anche Piazza Affari oramai diventata "un derivato" del differenziale sia perché questo esprime, seppure in maniera imperfetta, la sfiducia verso l'Italia e la sua economia sia per ragioni tecniche. La forte presenza dei titoli bancari sul listino (in caduta libera con punte del 6% per Intesa Sanpaolo e Unicredit) ha un effetto depressivo immediato sugli indici. Le banche sono doppiamente colpite da un alto spread: per il deprezzamento dei titoli di stato posseduti in forti quantità nel portafoglio e per gli alti costi che devono affrontare per raccogliere denaro rispetto alle rivali europee comprimendo così ulteriormente i margini. Un quadro che si riflette in una sempre maggiore stretta al credito a imprese e famiglie. A ottobre, secondo quanto segnala Banca d'Italia, i prestiti sono scesi dell'1% con una punta del -2,9% per i finanziamenti alle famiglie e, se lo spread non dovesse tornare a calare, il passivo potrebbe allargarsi con effetti depressivi per l'economia reale e il Pil.
 




    

Istat: rischio poverta' 1/4 italiani

Nel 2011 e' il 28,4% in pericolo, in crescita rispetto a 2010 

ROMA, 10 DIC - Oltre un quarto degli italiani e' a rischio poverta' o esclusione sociale. Lo afferma l'Istat nel rapporto 'Reddito e condizioni di vita', precisando che nel 2011 il 28,4% delle persone residenti e' a rischio poverta' o esclusione sociale, in crescita di 2,6 punti percentuali rispetto al 2010.


                                                          

                                                                        

MONTI HAA NON POTEVO


 Fonte Ansa .it




Monti: non potevo evitare le dimissioni. Barroso: Ue ha bisogno di Italia forte e stabile

Schulz: 'Berlusconi minaccia stabilita' Italia ed Ue'. La replica del Cav: 'Inaccettabile'  

"Sono convinto di aver fatto la cosa giusta e in ogni caso non potevo farne a meno, dopo quel che è successo. Ma sono preoccupato naturalmente non per me ma per quel che vedo". E' la spiegazione delle ragioni delle sue dimissioni che il premier Mario Monti ha dato a chi lo ha chiamato per un saluto, come riferisce Repubblica in un resoconto firmato dal direttore, Ezio Mauro. Il premier sottolinea di non sapere proprio quale sarà il suo futuro al termine dell'esperienza del governo tecnico: "Se dovessi candidamente dire il mio sentimento oggi, direi che sono molto preoccupato. E non mi riferisco soltanto a quella parte politica da cui è venuto questo epilogo con le mie dimissioni. La mia preoccupazione è più generale".
Una decisione, quella di rassegnare le dimissioni dopo l'ok alla legge di stabilità, maturata "proprio durante il volo da Cannes a Roma", ricordando anche "cosa aveva rappresentato per l'Italia Cannes lo scorso anno, con quel G8 all'inizio di novembre in cui il nostro governo fu messo alle strette". La sua scelta, comunque, sottolinea il premier, "non ha avuto bisogno di un confronto politico. Non è vero che mi sono confrontato con gli onorevoli Bersani e Casini prima di andare al Quirinale. Non ne avevo il tempo e in qualche modo potrei dire che non ne ho avvertito la necessità. Nel senso che mi era ben chiaro cosa dovevo fare. Ecco perché non ne ho parlato nemmeno con esponenti del governo. Ho voluto confrontarmi solo con il Capo dello Stato. Poi a cose fatte ho chiamato Bersani e Casini. E dopo anche l'onorevole Alfano".
L'annuncio nel giorno di festa è arrivato per dare "a mercati chiusi, ventiquattro, trentasei ore di tempo per riassorbire un 'colpo', nella speranza naturalmente che il colpo non ci sia". E determinante non è stato tanto il timore di un 'Vietnam parlamentare' dopo la dichiarazione di Alfano, ("interpretata veramente come un attestato di sfiducia anche se non espressa in modo formale", non necessario perché "le cose sono chiare"). Il fatto "decisivo - spiega il premier - è un altro: io non sento più intorno a me una maggioranza che, sia pure con riserve e magari a malincuore, sia capace di sostenere con convinzione la linea politica e di programma su cui avevamo concordato". E "non potevo fare altrimenti. Non sarebbe stato giusto e nemmeno possibile".
UE SORPRESA DA FINE REPENTINA, CONTATTI REHN - L'Ue è stata colta di sorpresa dalla caduta del governo Monti. "Non ci aspettavamo una fine della legislatura così repentina", hanno detto fonti europee. "L'importante" è che venga approvata la legge di stabilità e, da quanto assicurato finora, "questo sarà fatto", hanno aggiunto riferendo di contatti tra Roma e Olli Rehn.
BARROSO: UE HA BISOGNO DI ITALIA FORTE E STABILE - "In Europa abbiamo bisogno di un'Italia forte e stabile": lo ha detto il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, in una intervista a Sky Tg24 parlando della situazione italiana a poche ore dalla consegna del Nobel per la Pace alla Ue ad Oslo.
MERKEL, SEMPRE LAVORATO BENE CON MONTI - Angela Merkel "ha sempre lavorato bene" con Mario Monti "e ha un rapporto di stima" con lui. Lo ha detto il portavoce della cancelliera Georg Streiter rispondendo a una domanda sulle dimissioni del premier. Ad una domanda su Silvio Berlusconi, Streiter ha precisato che il governo non commenta la politica interna degli altri Paesi.
BERLINO, CI ASPETTIAMO ROMA RISPETTI IMPEGNI - "Non ci aspettiamo alcuna destabilizzazione nell'eurozona. Ci aspettiamo che l'Italia andrà avanti nel rispetto dei suoi impegni europei". Lo ha detto la portavoce del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, rispondendo a Berlino ad una domanda sugli sviluppi della situazione italiana e i possibili contraccolpi sull'euro
TIMORI SPAGNA, CONTAGIO IMMEDIATO DA INCERTEZZA ITALIA - I dubbi sull'instabilità politica di paesi come l'Italia hanno "un contagio immediato" sulla Spagna. Così il ministro dell'Economia Luis de Guindos alla Radio Rne commenta l'annuncio di dimissioni di Monti. "Quando sorgono dubbi sulla stabilità di un paese vicino come l'Italia, a sua volta percepito come vulnerabile, ci contagiano subito"
TERZI: ITALIA CREDIBILE CON QUALSIASI ESECUTIVO - "Quale che sia l'esito dei risultati elettorali, qualsiasi governo italiano sarà un partner efficace e credibile" perché "negli ultimi mesi l'Italia ha rafforzato la sua credibilità finanziaria su tutti i mercati". Lo ha detto il ministro Giulio Terzi a margine di un convegno a Bruxelles.
                                      




    

Fine repentina governo Monti sorpende Ue

Importante per Bruxelles è ok a Legge stabilità 

BRUXELLES, 10 DIC - L'Ue è stata colta di sorpresa dalla caduta del governo Monti. "Non ci aspettavamo una fine della legislatura così repentina", hanno detto fonti europee.

"L'importante" è che venga approvata la Legge di stabilità e, da quanto assicurato finora, "questo sarà fatto", hanno aggiunto riferendo di contatti tra Roma e Olli Rehn.


                                                                                            

sabato 8 dicembre 2012

I LECCHINI DI BERLUSCA





      

La lista completa: tutti i lacchè di Berlusconi! 

Imploranti come madonne addolorate sotto la Croce, commossi come ospiti di C’è posta per te, adoranti come neanche i dipendenti della megaditta fantozziana nei confronti del direttore galattico. Sono loro, i lacché del PdL, altrimenti detti parlamentari. Consultare le agenzie di stampa, ieri, era pericoloso: si rischiava di mandare in tilt il cervello. Ogni trenta secondi circa, ecco spuntare una dichiarazione di questo o di quel deputato, tra cui tanta gente mai sentita prima. Magari quelli che vanno alla Camera o al Senato per dormire sui banchi.
Tutti allegri, pronti come soldati nordcoreani a dare il bentornato al Kim Jong Il (sì, quello vecchio trapassato un anno fa, non il giovanotto panciuto che governa oggi). Dalla Gelmini in versione bimbominkia a inondare Twitter con i suoi ardori berlusconiani (“Grande Presidente!”) alla deputata-confettara Pelino che ringrazia il Cavaliere per essersi sacrificato ancora, “per dare un po’ di serenità agli italiani”. Fino a Souad Sbai, quella che per un attimo era andata con Fini ma che ora dice “senza Silvio non esiste centrodestra”. La morte nostra.
Una sfilza di infiltrati, ominidi pronti a tutto pur di ottenere un posticino in lista, una riconferma, un posto al Sole al cospetto del Re supremo, quello che è tirato da tutte le parti da masse adoranti che gli chiedono di tornare. La Biancofiore, come sempre, dà il meglio: “Fiat lux!”, ha detto. Non è dato sapere se abbia sbagliato una consonante, la prima della seconda parola. Meglio non indagare oltre.
Lo spettacolo è indecente, e bene ha fatto uno serio come Guido Crosetto ad alzarsi e ad andarsene ieri mattina a Omnibus. La vergogna per quanto sta accadendo è tanta, troppa. L’unico sempre con la solita faccia inespressiva è lui, Angelino Alfano. Ormai è una macchietta, fa gli annunci con tono degasperiano, serio, responsabile. Poi, quando il capo lo smentisce e lo sputtana in modo palese e poco carino, ecco che lui ricompare per rimangiarsi tutto. Sempre con quella finta serietà irritante di uno che non sa più dove sia la spina dorsale. Ammesso che ce l’abbia mai avuta.

*** Marianna Venturini ha stilato la lista completa, ecco tutti i nomi:
PDL: PALMIZIO, ORA BERLUSCONI UFFICIALIZZI SUA CANDIDATURA
PDL: BACCINI-GALATI, CENTRODESTRA UNITO INTORNO A BERLUSCONI
PDL: MUSSOLINI, BENE, RILANCIO CON BERLUSCONI IN CAMPO
PDL: LABOCCETTA, CON BERLUSCONI CI GIOCHIAMO PARTITA
PDL: CASTIELLO,CON BERLUSCONI NUOVA POSSIBILITA’ PER ITALIANI
PDL: BELCASTRO, RITORNO BERLUSCONI E’ NECESSARIO
PDL: BRAMBILLA, BERLUSCONI LEADER INCONTROVERTIBILE
PDL: SENATORI CAMPANI, NOSTRA PARTE VICINO A BERLUSCONI
PDL: SBAI, SENZA BERLUSCONI NON C’E’ CENTRO DESTRA
PDL: MALAN, BERLUSCONI E’ TORNATO ORA PUNTIAMO A VINCERE
PDL: MILANESE, AVANTI TUTTA CON BERLUSCONI
PDL: FOTI, AUSPICO RITORNO IN CAMPO DI BERLUSCONI
PDL: CARFAGNA, CON BERLUSCONI NOSTRO LAVORO PIU’ FACILE
PDL, CESARIO, BERLUSCONI RIPORTI CENTRODESTRA A GOVERNO
PDL: BONDI, TUTTO IL PARTITO CHIEDA A BERLUSCONI DI TORNARE
PDL: GELMINI, SERVONO CORAGGIO E LEADERSHIP BERLUSCONI
PDL: CAPEZZONE, BERLUSCONI UNICA CHANCE CONTRO SINISTRA
PDL: ROTONDI, GIUSTO CHE BERLUSCONI SI CANDIDI
PDL: PRESTIGIACOMO, BERLUSCONI DEVE RISCENDERE IN CAMPO
PDL: POLI BORTONE, BERLUSCONI CON CORAGGIO CHIEDE SCELTA
PDL: MAZZUCA,RITORNO BERLUSCONI MIGLIOR RISPOSTA CENTRODESTRA
PDL: D’ALESSANDRO, BERLUSCONI TORNI IN CAMPO
PDL: GALAN, BENTORNATO BERLUSCONI,CAMBIARE TUTTO NEL PARTITO
PDL: COSENTINO, SIAMO AL FIANCO DI BERLUSCONI
PDL:MATTEOLI, UNITA’ DI INTENTI, BERLUSCONI MAI ANDATO VIA
PDL: NITTO PALMA, BERLUSCONI LEADER CREA PROBLEMI FUORI PDL
PDL: LA LOGGIA,PARTITO SI COMPATTI SU BERLUSCONI PER VINCERE
PDL: LAURO E FAZZONE, TUTTI DI NUOVO INTORNO A BERLUSCONI
PDL: CALABRIA, BERLUSCONI SCENDA IN CAMPO PER IL BENE DEL PAESE
PDL: BIANCOFIORE: FIAT LUX, E FU LUCE
PDL: DE LILLO, BERLUSCONI UNICO LEADER PER UNIRE MODERATI
PDL: CUTRUFO, CONTRO BERLUSCONI I SOLITI GUFACCI
PDL: SANTANCHE’, CON BERLUSCONI PER DIFENDERE LIBERTA’
PDL: BONIVER, BERLUSCONI IN CAMPO? NON VEDIAMO L’ORA
PDL: DI CATERINA, CON BERLUSCONI PARTITO UNITO SULLA SCELTA
PDL: MOLES, BERLUSCONI UNICO A RIDARE SPERANZA E FUTURO
PDL: SCANDROGLIO, ASPETTIAMO SUO RITORNO IN CAMPO DI BERLUSCONI
PDL: PAGANO, SUA DISCESA IN CAMPO SCELTA GENEROSA
PDL: CONTE, E’ IL MOMENTO DELLA RESPONSABILITA’
PDL: BERGAMINI, IL RITORNO DEL CAVALIERE RICOMPONE UN ELETTORATO DISORIENTATO
PDL. SAVINO: DA PASSI INDIETRO BERLUSCONI SOLO EFFETTI NEGATIVI
PDL: BERLUSCONI: NICOLUCCI (PDL), PREMIER CREDIBILE PER IL POPOLO DEL CENTRO DESTRA
PDL: PELINO, BERLUSCONI PER RIDARE SERENITÀ E COMPETITIVITÀ
PDL: RAVETTO, BERLUSCONI INCARNA IL CENTRODESTRA ITALIANO, MODERNO E LIBERALE
PDL: CERONI, RITORNO IN CAMPO BERLUSCONI SUPERA CONFRONTO INTERNO
PDL: GIOACCHINO ALFANO, SINISTRA NERVOSA PER RITORNO EX PREMIER
PDL: CESARO, CON RITORNO BERLUSCONI PDL TROVERÀ FORZA E UNITA
PDL: RONZULLI, CON PRESIDENTE ATTACCANTE DA DOMANI PIU’ NESSUNA INCERTEZZA
PDL: DEGIROLAMO, BERLUSCONI HA IL DOVERE DI RIMETTERSI AL LAVORO PER IL PAESE
PDL: BRAMBILLA, È IL LEADER DEL CENTRODESTRA NATURALE SIA ALLA GUIDA
PDL: MAZZOCCHI, CON PRESIDENTE PER STABILITA’ POLITICA ED ECONOMICA
PDL: BOCCIARDO, BENE RITORNO BERLUSCONI
PDL: RIZZOLI, BERLUSCONI RIPRENDA REDINI CONVOGLIO CENTRODESTRA
PDL: PETRENGA, BENE RITORNO BERLUSCONI
PDL: GIRO, BERLUSCONI SI CANDIDI AL GOVERNO
PDL: COMI, BERLUSCONI E ALFANO CONSAPEVOLI RESPONSABILITA’
PDL: BERNINI, DIRIGENTI CHIEDANO RITORNO BERLUSCONI
PDL: 13 SENATORI, BERLUSCONI RIPRENDA GUIDA DEL CENTRODESTRA
PDL: REPETTI, ORA BERLUSCONI PROSEGUA SENZA PAUR

                                                                       

OCCUPAZIONE







OCCUPAZIONE

Lavoro, solo uno stagista su 10 viene assunto

Nel 2011, su 307 mila tirocinanti il 10,6% ha avuto un contratto.. 

Solo uno stagista su 10 riesce nell'impresa di conquistare un'assunzione. Nel 2011 su oltre 307 mila tra tirocini e stage attivati la quota di quelli diventati posti di lavoro si è fermata al 10,6%: era il 12,3% nel 2010.
È quanto emerge dal sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere, l'ente guidato da Ferruccio Dardanello, in collaborazione con il ministero del Lavoro.
Passando dalle percentuali alle persone: il numero di stagisti e tirocinanti assunti o in procinto di esserlo è stata pari a 32.500 unità, dalle oltre 38 mila dell'anno precedente.
VI RICORRE IL 14,2% DELLE AZIENDE. In tempi di crisi resta tuttavia un canale che offre qualche speranza ai giovani, inoltre le aziende che vi fanno ricorso sono il 14,2% del totale delle imprese e il 71,5% delle big, ovvero di quelle con 500 e più dipendenti.


                                                                        

VAI AL GABINETTO MARIO MONTI




20120104 Gabinetto Monti è un governo o un Ufficio Straordinario? I dubbi di carattere costituzionale sul modo in cui è avvenuto il passaggio dal Governo Berlusconi a quello di Mario Monti

Gabinetto Monti è un governo o un Ufficio Straordinario?
I dubbi di carattere costituzionale sul modo in cui è avvenuto il passaggio dal Governo Berlusconi a quello di Mario Monti

 di Mario Esposito
Professore straordinario di Diritto Costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università del Salento
Prima, durante e dopo l'ultima, singolare crisi di governo si è da più parti sostenuto, con diversità d'approccio e di accenti ma con comune esito diagnostico, che essa sarebbe stata determinata dalla cosiddetta “sfiducia dei mercati” nei confronti dell'indirizzo politico intorno al quale si era formata e poi mantenuta, sia pure con modifiche nella composizione, la maggioranza parlamentare che aveva sostenuto il Gabinetto Berlusconi.
Se così fosse, saremmo di fronte ad un evento costituzionale nuovo sia nella sostanza sia nella forma: i mercati - espressione lessicale (almeno dal punto di vista giuridico) generica e imprecisa - non rientrano tra i soggetti che, a vario titolo, danno impulso ovvero partecipano o, ancora, risolvono le crisi di governo. E, sotto altro profilo, lo svolgimento e la soluzione della successione tra l'Esecutivo Monti e quello Berlusconi espongono, come si vedrà, peculiarità tali da non poter essere pacificamente ricondotte alla fisiologica dinamica della vigente forma di governo.
È noto, d'altra parte, che i recentissimi fatti istituzionali sono effetto di trasformazioni che, coinvolgendo i radicali delle organizzazioni statali  (e in primo luogo la sovranità, ormai divisa, a dispetto di un insegnamento antico e sempre valido, tra versante attivo e versante passivo: il primo imbrigliato nella complessa costruzione europea, ancora in larga parte dominata dalle logiche pattizie internazionali; il secondo affidato, viceversa, alle sole forze dei singoli Stati) hanno già dato luogo a gravissimi problemi e, soprattutto, all'assoggettamento delle collettività nazionali ad influenze (apparentemente almeno) adespote e comunque eteronome.
Corrispondentemente, nella pubblicistica corrente la descrizione degli eventi politici è stata sovente  doppiata dal ricorso a termini propri di una condizione di guerra, ad esempio qualificando il Ministro dell'Economia come Ministro della Difesa o, ancora, sottolineando la funzione del Presidente della Repubblica quale reggitore dello Stato nelle condizioni eccettive determinate da deflagrazioni belliche.
Le fasi che hanno condotto al Gabinetto Monti
In tale scenario, merita allora di essere, sia pur rapidamente, "glossata" la successione delle fasi che hanno condotto alla formazione del Gabinetto Monti, seguendone lo sviluppo attraverso i comunicati ufficiali della Presidenza della Repubblica.
In breve tempo, infatti, il Presidente della Repubblica, che già aveva più volte intrapreso un'azione di stimolo delle misure da lui ritenute necessarie per corrispondere alle richieste dei mercati finanziari, ha indotto lo spostamento dell'obiettivo dalla natura dei provvedimenti da adottare alla composizione soggettiva del Gabinetto e della sua maggioranza parlamentare, con la conseguente apertura della crisi di governo prima e persino a prescindere dalle condizioni formali che, alla stregua della Costituzione e della prassi di questa integrativa, ne sono presupposti.
La nomina di Monti a senatore a vita
Il 9 novembre 2011, quando ancora il Presidente del Consiglio non aveva rassegnato le sue dimissioni, il Presidente della Repubblica ha nominato senatore a vita il prof. Mario Monti, futuro Premier. Tale atto potrebbe essere interpretato come tentativo di dare legittimazione parlamentare al designando (ma già probabilmente designato in pectore), tenuto conto della vigente disciplina elettorale, in forza della quale, avendo la coalizione vincente già un "capo", per tale predeterminato dalle forze politiche che vi aderiscono, è ristretto l'ambito di discrezionalità del Presidente della Repubblica nell'individuazione della persona cui conferire l'incarico per la formazione del Governo. Si tratterebbe allora di un preincarico in forma di nomina senatoriale, che non sarebbe valso, però, ad attingere il risultato sperato, dal momento che - come appare evidente - l'indicazione elettorale del capo della coalizione proviene dai cittadini e non può essere certo surrogata dal, sia pur autorevolissimo, munus di cui all'art. 59 Cost.
D'altra parte, la nostra Costituzione non richiede affatto che il Presidente del Consiglio ed i Ministri siano altresì parlamentari.
Le ragioni della investitura senatoriale di Mario Monti vanno allora cercate altrove. E probabilmente nel fatto che i senatori a vita, data la nomina presidenziale, sono assolti forse dal vincolo di mandato verso il corpo elettorale, che non li ha espressi, ma correlati da vincolo fiduciario col Capo dello Stato, personalmente, fin quando duri in carica chi ha proceduto alla nomina, e successivamente e comunque con la figura istituzionale, da chiunque incarnata. Sotto altro aspetto, questa induzione potrebbe trovare conferma nel fatto che senatori a vita diventano, di diritto, anche i Presidenti della Repubblica emeriti.
Da dove proviene l’indicazione i Monti?
Ciò contribuirebbe a spiegare quel che, altrimenti, risulterebbe difficilmente comprensibile: donde cioè provenga l'indicazione del prof. Monti quale soggetto più idoneo al quale conferire l'incarico di formazione del nuovo Governo. Dai comunicati ufficiali dei gruppi parlamentari relativi al contenuto delle consultazioni avviate dal Presidente Napolitano il 13 novembre non appare, infatti, alcuna sicura paternità dell'indicazione medesima.
Il Presidente della Repubblica, il quale aveva già avuto colloqui "non protocollari" con le "maggiori componenti delle forze politiche di maggioranza e di opposizione", ha aperto - vi si è fatto cenno - se non la crisi in senso proprio e tecnico, le consultazioni che la presuppongono sulla base di un semplice preannuncio di dimissioni formulato dal Presidente del Consiglio, peraltro condizionato all'approvazione della legge di stabilità. E proprio in questo lasso di tempo il Presidente della Repubblica ha provveduto alla nomina del prof. Monti a senatore a vita, quasi a voler su di lui proiettare, in prospettiva di emergenza (più volte evocata nei suddetti comunicati del Quirinale), una frazione delle prerogative che fanno  di lui il Capo dello Stato nei momenti di grave necessità, allorché ha avuto contezza che la maggioranza a sostegno di Monti sarebbe stata comparabile, sia alla Camera sia al Senato, a quella che esprime, nel Parlamento in seduta comune, il Presidente della Repubblica.
Ma l'attivazione di questi poteri emergenziali, collegati alle funzioni del Presidente della Repubblica quale Capo dello Stato, implica e richiede che lo stato di crisi risulti composto da una crisi di governo in senso proprio e dall'impossibilità di risolverla con le procedure ordinarie.
Nessun espresso voto di sfiducia
Non solo, però, non v'era stato alcun espresso voto di sfiducia - l'unica condizione in presenza della quale il Governo è giuridicamente obbligato alle dimissioni - ma, sotto altro aspetto, le mere dimissioni, quando non conseguenti a sfiducia, non danno luogo all'immediata apertura delle consultazioni, perché, per prassi ormai consolidata, il Capo dello Stato, anche al fine di verificare se ricorra o meno la suddetta fattispecie di crisi composta, invita il Presidente del Consiglio a presentarsi alle Camere per spiegare le ragioni dell'atto abdicativo.
Di fatto, tuttavia - ecco un altro aspetto di peculiarità della vicenda - ciò non sarebbe potuto avvenire, poiché, per inversione delle fasi, le dimissioni si sono risolte in un atto esecutivo di un procedimento iniziato ben prima, almeno a far data dal 12 ottobre, allorché il Presidente della Repubblica si era volto ad identificare gli elementi non più solo oggettivi, quanto piuttosto soggettivi di un nuovo Esecutivo corrispondente alle attese, a latere creditoris (non solo del debito, dunque, ma anche della fiducia), delle istituzioni europee, dell'opinione pubblica internazionale e degli operatori economici e finanziari.
Le consultazioni estese a soggetti esteri
Non è un mistero che le cancellerie europee - talvolta in modo esuberante - prediligessero l'«opzione Monti»: per parte sua, secondo quanto risulta ufficialmente, il Presidente della Repubblica, tra il 10 e l'11 novembre, ha esteso le consultazioni a soggetti esterni all'ordinamento costituzionale italiano e addirittura esteri (in particolare e nell'ordine al Presidente Obama - il quale, si legge nel comunicato quirinalizio, "ha voluto essere ragguagliato sugli sviluppi e le prospettive della situazione politica in Italia in relazione alle gravi tensioni tuttora in atto sui mercati finanziari" - al Presidente Wulff, il quale "ha quindi manifestato l'auspicio che gli sforzi in atto per dare soluzione alla crisi di Governo di fatto apertasi vadano a buon fine", e al Presidente Sarkozy, dalla conversazione con il quale il nostro Capo dello Stato ha appreso che la fiducia della Francia nei confronti dell'Italia era legata alla prospettiva che il nostro Paese si desse "al più presto un governo capace di contribuire al superamento di una situazione che è altamente preoccupante per tutta l'Europa e in particolare per la zona Euro"), laddove, a fronte delle menzionate insistenze manifestate da rappresentanti di Stati stranieri, il Presidente della Repubblica avrebbe forse potuto persino inviare un messaggio motivato alle Camere, richiamando l'attenzione di tutte le forze politiche sull'anomalia d'una simile evenienza.
Il mutamento soggettivo della compagine governativa non ha, poi, avuto alcuna influenza sulla soluzione della crisi economica che tuttora drammaticamente perdura, smentendo forse il presupposto da cui si erano prese le mosse e rivelando che tutto stava nelle misure da adottare, che potevano essere assunte anche dal precedente Governo.
Un prezzo alto in termini di assetto costituzionale
Non sembra azzardato segnalare, allora, che il prezzo pagato dall'Italia in questi ultimi tornanti di turbolenza non solo (e non tanto) nazionale potrebbe essere molto alto anche in termini di assetto costituzionale.
Il Capo dello Stato, non che limitarsi a svolgere una funzione di alta vigilanza, secondo parametri costituzionali, sulla gestione dell'indirizzo politico di maggioranza, vi si è ingerito sino a promuovere la rimozione del Governo Berlusconi e della corrispondente sua formula politica, facendosi portatore di una candidatura non solo estranea alla maggioranza (e all'opposizione), ma investita, come si è avuto modo di dire, di un tratto fiduciario presidenziale sul quale lo stesso Napolitano ha attivamente cercato il coagularsi di un ampio consenso, così oggettivamente istituendo una sorta di ufficio governativo straordinario, caratterizzato dal nesso, non solo genetico, con la Presidenza della Repubblica.
Non basta: l'estensione delle consultazioni, in forma quasi sostitutiva, a soggetti di Stati esteri si è subito riflessa sulla condotta del nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale si è affrettato a compulsare le istituzioni comunitarie, mentre ha ricevuto la fiducia senza esplicitare il programma, come si è appreso anche nel corso del dibattito parlamentare, nonché, prima, all'esito dei colloqui che i gruppi parlamentari hanno avuto con il Capo dello Stato in fase di conferimento dell'incarico: di tal che il Parlamento sarà chiamato non già a controllare che l'Esecutivo si contenga nell'ambito dell'accordo fiduciario, quanto piuttosto a ratificare i contenuti che tale programma acquisirà di volta in volta per unilaterale determinazione del Ministero.
In un motto, potrebbe dirsi che abbiamo un Governo che ha avuto fiducia sulla fiducia e, in definitiva, al di fuori della fattispecie dell'art. 94 Cost. e della prassi che si era ormai formata.