Ucraina, Russia e gli appelli dell’Ue sulla Crimea che «fanno ridere»
Mosca - Forze speciali russe hanno assaltato una base missilistica
dell’aeronautica ucraina a Sebastopoli. All’interno della base, un
centinaio di soldati fedeli a Kiev. Al termine di un confronto molto
duro tra il comandante della base e i russi, questi ultimi si sono
ritirati ma solo dopo aver imposto ai soldati ucraini di deporre le
armi. Secondo alcune fonti ucraine, alcuni giornalisti sono stati
malmenati dalle forze russe.
Il portavoce del Cremlino: «Gli appelli dell’Ue fanno sorridere»
Mosca spera che «non torni la guerra fredda» ma è
pronta a sfidare le sanzioni occidentali e deride gli appelli europei a
trattare con Kiev con la mediazione di poteri occidentali,
ritenendo «esaurito» il credito di fiducia di questi “garanti” dopo che
l’accordo firmato da Ianukovich il 21 febbraio è diventato carta
straccia.
Con il suo intervento serale, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov,
sembra rendere più esile il filo della mediazione «per risolvere la
situazione con mezzi diplomatici, in modo da venire incontro agli
interessi della Russia, del popolo ucraino e della comunità
internazionale», come ha chiesto Obama in una lunga telefonata a Putin,
tornando ad accusare il Cremlino di violare la sovranità e l’integrità
territoriale del Paese.
«È assai curioso che ora dall’Europa risuonino
appelli alla Russia a condurre trattative con personaggi di Kiev che si
definiscono il potere dell’Ucraina con la mediazione di poteri
occidentali, questo non può che suscitare un sorriso perché
certamente il credito di fiducia verso questi “garanti” è certamente
esaurito dopo il destino che è toccato al documento firmato da
Ianukovich a Kiev il 21 febbraio», ha detto in una trasmissione alla tv
statale. «Per il momento nessuno è in grado di predire su cosa ci si
potrebbe mettere d’accordo» E il rischio del ritorno della guerra
fredda? «Si dovrebbe evitare, spero non sia così, che non sia ancora
cominciata e che non cominci», ha auspicato. Ma sulla Crimea è stato
chiaro: «Non è una raccolta delle terre sulla base di un progetto del
Cremlino, è un processo naturale di raccolta di connazionali intorno al
loro centro, alla loro patria storica che è attraente, che suscita
fiducia, e che può fungere da garante serio della loro sicurezza e di un
loro futuro prospero».
Mosca ha rispolverato inoltre l’arma energetica con cui tiene sotto scacco non
solo l’Ucraina ma anche l’Europa: Gazprom ha minacciato di tagliare le
forniture di gas a Kiev se non salderà il suo debito, che ammonta a 1,8
miliardi di dollari, e non pagherà le forniture correnti, facendo
tornare così lo spettro della guerra del gas del 2009, quando anche
l’Europa rimase al freddo per una ventina di giorni. In Crimea, invece,
la Russia mette i bastoni tra le ruote agli inviati Onu e agli
osservatori dell’Osce. In serata è Peskov a mettere il suggello a tutti
questi segnali negativi.
Da Mosca sono arrivati quindi segnali poco incoraggianti sul destino della Crimea,
nel giorno in cui Putin ha auspicato un abbassamento della tensione
andando ad inaugurare le Paralimpaidi di Sochi, che la squadra ucraina
non ha abbandonato in nome della pace ma che sono state boicottate dalle
delegazioni governative di Usa, Gran Bretagna, Francia, Italia,
Norvegia e Finlandia.
Un assaggio dell’isolamento internazionale (a
parte il defilato alleato cinese) che la Russia rischia in caso di
annessione della Crimea, ma di cui non sembra preoccuparsi, anche se
Putin ha chiesto ad Obama di non sacrificare «l’importanza delle
relazioni russo-americane per garantire la stabilità e la sicurezza del
mondo», mentre il ministro degli esteri Serghiei Lavrov, in una
telefonata con il segretario di Stato Usa Kerry, «ha messo in guardia
Washington da passi frettolosi e non ponderati capaci di danneggiare i
rapporti russo-americani, soprattutto per quel riguarda le sanzioni, che
inevitabilmente colpiranno come un boomerang gli stessi Usa».
Mosca continua a preparare il terreno a tutti i livelli per accogliere la Crimea dopo il referendum del 16 marzo. Innanzitutto sul piano legislativo,
con i due rami del parlamento che oggi, per bocca dei loro presidenti,
si sono detti pronti a riconoscere la «scelta storica della Crimea». Con
la propaganda in stile sovietico della tv di Stato, che bombarda i
telespettatori con una informazione a senso unico dai toni retorici e
interventisti. E anche con la piazza: oggi 65 mila persone hanno
partecipato sotto le mura del Cremlino, sulla spianata di San Basilio,
ad un concerto-comizio con un fiume di bandiere russe e slogan
inneggianti all’unità con Sebastopoli e la Crimea: è stata approvata
anche una risoluzione in cui si chiede a Vladimir Putin, «a nome di
tutto il popolo russo», di sostenere la decisione del parlamento di
Crimea di riunificarsi alla Russia. I manifestanti hanno chiesto inoltre
ai parlamentari russi di tenere una seduta straordinaria per avviare
subito la procedura di adesione alla federazione russa.
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