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domenica 2 marzo 2014

RENZI RIMETTIAMO I CONTI IN ORDINE X I NOSTRI FIGLI

Renzi al Pse: «Rimettiamo i conti in ordine per i nostri figli» 

Genova - Il premier Matteo Renzi ha partecipato questa mattina all’apertura a Roma del congresso del Partito Socialista europeo: il primo ministro ha preso posto al fianco del presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, e del segretario della Cgil, Susanna Camusso.
Nel suo intervento, Renzi ha detto subito che «per i democratici questo è un giorno speciale, perché è un momento molto importante per la nostra comunità: un pensiero va al mio amico Bersani, a Piero Fassino e Massimo D’Alema e a tutti i leader del Pd e prima del Pds-Ds».
Poi Renzi ha aggiunto che «cercheremo di utilizzare il semestre di presidenza (europea, ndr) per un nuovo modello», ma che «prima l’Italia deve adempiere ai propri compiti, mettere a posto il bilancio non perché ce lo chiedono le istituzioni, ma per i nostri figli: i conti a posto non sono una richiesta di qualcuno fuori, ma un impegno verso le nuove generazioni».
Ancora: secondo Renzi, il governo deve darsi «obiettivi ambiziosi», soprattutto in «tre settori», ovvero la riforma del lavoro e del Fisco, la riforma elettorale, ma soprattutto «una gigantesca scommessa educativa che parta dagli investimenti nell’edilizia scolastica, nuove tecnologie nelle scuole e restituire agli insegnanti il valore che meritano».
Poi, uno scambio di cortesie con Schulz: «Martin, il tuo compito è il nostro compito, la tua candidatura è una meravigliosa opportunità per te e per noi. Dobbiamo arrivare al futuro non aspettando, ma costruendo e accompagnando la sfida di una nuova Europa», ha detto Renzi, cui il candidato alla presidenza della commissione Ue ha risposto che «i nostri amici italiani ce la stanno mettendo tutta per rendere l’Italia un paese più forte, più giusto, un paese dove Matteo Renzi ha definito un piano di riforme coraggioso per ridare speranza e futuro all’Italia»

MACCHÉ FINE DELLA CRISI IL PEGGIO DEVE ANCORA ARRIVARE !!!

MACCHÉ FINE DELLA CRISI IL PEGGIO DEVE ANCORA ARRIVARE !!! 

Non è un'iniezione di ottimismo quella che arriva dall'analisi dei dati sul sistema previdenziale globale: quando smetterà di lavorare la generazione dei baby boomers il sistema imploderà, causando miseria e cambiando il welfare dei paesi ricchi. E succederà tra poco
Una crisi senza precedenti incombe sul mondo. Non è decisamente un buon auspicio con cui cominciare l'anno nuovo, ma sulla stampa internazionale ha fatto molto rumore l'inchiesta di un team di giornalisti dell'Associated Press che ha analizzato l'impatto del "pensionamento di massa" che sta dietro l'angolo, quando la generazione dei baby boomers (i nati tra il 1945 e il 1960) smetterà di lavorare. 
Si tratta di milioni di cittadini, molti dei quali già in pensione, ma la maggior parte sul punto di andarci, che impatteranno sul sistema previdenziale dei paesi sviluppati, provocandone con tutta probabilità il collasso. Le conseguenze, secondo la documentata analisi dell'Ap, saranno gravi e prolungate nel tempo, probabilmente per decenni. La prima sarà l'inevitabile allungamento della vita lavorativa: saremo tutti costretti a lavorare oltre i 65 anni, magari anche oltre i 70, per cercare di mantenere in vita i benefici per gli anziani; la seconda conseguenza, comunque inevitabile nonostante i correttivi, sarà una diffusa povertà tra gli anziani, costretti a fare i conti con pensioni sempre più basse.Sempre secondo l'articolo, la crisi sarà il risultato di tre elementi: la diminuzione degli assegni pensionistici e l'innalzamento dell'età pensionabile, un processo già in atto in molti paesi che si trovano con enormi buchi di bilancio nel sistema previdenziale; l'eliminazione da parte di molte aziende della previdenza complementare per i dipendenti, troppo onerosa; la perdita del potere d'acquisto e della possibilità di risparmiare da parte dei cittadini colpiti dalla recente crisi economica. "La maggior parte dei paesi del mondo non è pronta a raccogliere la sfida più decisiva del ventunesimo secolo", si legge in uno studio del Center for Strategic and International Studies di Washington. Ad aggravare la situazione si aggiunge l'allungamento della vita media: nel 1958 un maschio che abitava in 30 dei 34 paesi Ocse sopravviveva in media 13 anni dopo essere andato in pensione; oggi sopravvive 6 anni in più. L'altra faccia della medaglia riguarda il calo delle nascite nei paesi ricchi, che si traduce ovviamente in minori contribuzioni da parte dei lavoratori in attività al sistema delle pensioni. Sempre secondo l'Ocse, per salvare il sistema l'età media della pensione dovrebbe innalzarsi dai 63 anni medi globali di oggi ad almeno 66 o 67; nel futuro comunque le pensioni dovranno essere tagliate almeno del 20%. Non deve sembrare troppo. Secondo Standard & Poor's, se i paesi ricchi non faranno di più per ridurle ancora di più il loro debito pubblico sarà addirittura triplicato nel 2050. Uno scenario difficilmente immaginabile. 
Tuttavia, parte della responsabilità è da ascrivere anche ai futuri pensionati, che spesso - soprattutto nei paesi anglosassoni - hanno preferito spendere ed acquistare a rate invece di risparmiare. Negli Stati Uniti, per esempio, le famiglie si sono indebitate per 5,4 miliardi di dollari (+75%) negli anni che hanno preceduto la crisi (2003-2008), riducendo la quota di risparmio dal 13% del reddito dei primi anni 80 al 2% del 2005. Sempre negli USA, gli anziani avrebbero bisogno di 6,8 miliardi di dollari in più sui loro conti correnti per vivere dignitosamente; notizie ancora peggiori, infine, per quelli che in pensione ci andranno tra poco: i capifamiglia tra i 55 e i 64 anni avranno a disposizione ciascuno 113mila dollari in meno di quelli che sarebbero necessari per una vecchiaia serena. 

                                      
                                                 

LA SAGA DI GEORGE SOROS IL PROPRIETARIO TRIONFANTE DEL GLOBAL IMPERIALISTA

LA SAGA DI GEORGE SOROS, IL POPPERIANO TRIONFANTE GLOBAL-IMPERIALISTA 



Stiamo parlando di pagine di pubblicità occulta "global-imperialista", direttamente o indirettamente sovvenzionate, oppure di informazioni rigorose intervallate da qualche nota critica e non servile, o di una concrezione ininterrotta di illazioni informative, sempre confermative, riguardo una cosmovisione neoliberista ogni giorno sempre più interiorizzata nei leucociti del sangue, una sorta di postulato geometrico-economico, parte del nucleo di alcuni Elementi inalterabili della cosiddetta economia della "libera impresa"?
Diamo allora un esempio tratto dallo scorso martedì 11 febbraio, che ci consenta di scegliere tra queste coordinate. Stiamo parlando di George Soros, il filantropico popperiano. [1]
Soros, segnala Sandro Pozzi, non si presenta in pubblico "come gestore finanziario, ma sempre più come attivista". Attivista Mister Soros, 83 anni, una delle trenta maggiori ricchezze planetarie (Forbes valuta il suo patrimonio in 20 miliardi di dollari)? Attivista di quale causa? Nonostante si dedichi un po' meno, nella sua vita, a far soldi - SP sottolinea dolcemente e con affetto (Soros è un vecchietto educato), che l’obbiettivo fondamentale del suo curriculum, il fondo Quantum - gestito dal direttore degli investimenti Scott Bessent, di certo un fondo altamente speculativo -, “è stato da poco riconosciuto come il più redditizio nella storia dell'industria finanziaria, avendo registrato profitti per 29.050 milioni di euro”. George Soros è il nostro uomo, the number one!
Solo nel 2013, segnala SP, Quantum (cosa ne penserebbe Max Karl Ernst Ludwig Plank se fosse ancora tra noi?) ha avuto profitti per 4 miliardi di euro. Con questi risultati, "dopo essersi disputato per vari anni lo scettro, sorpassa Bridgewater Pure Alpha di Ray Dalio". Sono i primi speculatori al mondo. Viva il male, viva il Capitale!
Di cosa si occupa il fondo in questione?
Quantum Endowment si dedica alla gestione della fortuna familiare dei Soros da quando, due anni e mezzo fa, l'investitore ha deciso di non partecipare più alla sua direzione". Non partecipare più alla direzione fino a un certo punto, ovviamente: lontano ma molto vicino, quasi intimo. Ora il fondo opera "in modo un po’ più privato", ma è lo stesso esso che "nel 1992 lanciò l'attacco contro la sterlina", e tutto ciò nonostante il suo maestro fosse stato nominato Sir e sia stato consigliere aulico e servile di Miss Margaret Thatcher - la dama antioperaia di ferro -, costringendo la Banca d'Inghilterra a svalutare la propria moneta.
In quell'operazione, racconta SP - anche se la cosa andrebbe verificata -, Soros mise in gioco tutti i soldi che aveva: la scommessa gli servì, grazie a un lavoro intenso e produttivo, a incassare di colpo una piccola mancia, circa un miliardo di dollari, 800 milioni di euro attuali, mille volte più di quello che guadagnerà un lavoratore medio spagnolo in 45 anni di lavoro ininterrotto (per raggiungerlo un risultato simile, avrebbe bisogno di mille vite).
A don Soros viene attribuita anche la tempesta finanziaria che portò alla svalutazione delle monete del sud-est asiatico nel 1997 e alla disperazione, che chiaramente SP non segnala, di migliaia di persone in tutto il mondo.
Quantum, il “fondo del futuro”, non prende posizione solo sulle divise. Ovviamente, "è anche molto attivo sulle materie prime, e sul debito sovrano". E nell'appropriazione di terre. Mezza Argentina è sua. Tutto questo lo "trasforma in una forza di primo piano negli eventi macroeconomici". Esempi di questa forza di primo piano? L'anno scorso dimostrò la sua perizia nel giocare contro l'oro (approssimativamente una svalutazione del 30%) e ora, avverte SP, "tiene d’occhio la Cina". La Cina? In che modo? In questo.
Anche se finora non ha operato contro il gigante asiatico, SP attesta che Quantum, nella sua ultima comunicazione ai propri investitori, ha affermato “che la seconda più grande economia del mondo stava intraprendendo un cammino pericoloso". Per questo, prosegue, include il fondo Soros-Quantum "tra i fattori che potrebbero aver influito sulla recente volatilità dei mercati emergenti". Però, chiaramente, "così come può giocare contro, potrà farlo anche a favore se ne vedrà l’opportunità." Non ci sono princìpi. Se si vogliono trovare, bisogna cercarli nel portafoglio.
Il fondo, creato nel 1973 da Soros con Jim Rogers, ha annunciato di recente "un investimento nell’impresa edile spagnola FCC, acquistando gran parte delle partecipazioni cedute da Esther Koplowitz". Questi germogli capitalisti di cui ci parlano giorno dopo giorno!
I suoi figli, Jonathan e Robert, adesso sono i cantanti soliti, ma “il magnate continua ad avere molta influenza". LCH Investiments segnala "che i benefici generati da Quantum nello scorso esercizio non sono stati frutto di strategie aggressive". Nulla di tutto ciò. Che prudenza, che onestà, che speculatori umanisti! Allora di cosa si tratta? 
In totale, attesta SP per darci un po' l'idea, " i gestori del fondi di rischio hanno guadagnato 192 miliardi nello scorso esercizio”, il 2013. I  primi venti, e Quantum è il numero uno, "che sono più in alto hanno generato profitti agli investitori per un valore pari di 55,4 miliardi". Il 70% dei guadagni "grazie al buon rendimento del mercato azionistico". La borsa o la vita? Logicamente la borsa.
La servile e abbagliante informazione global-imperialista, forse una traduzione di qualche notizia del New York Times o di qualcosa del genere, termina segnalando che dopo Soros e Ray Dalio "figura John Paulson, con profitto di 25,4 miliardi dalla sua fondazione. Li seguono Seth Klarman (Baupost) e David Tepper (Appaloo)".
Che bello! Che notizione!!! Quanto sono meravigliosi gli speculatori del mondo! Speculazione equivale al genere umano! Potremmo anche vedere un qualche sguardo critico a questi sbrigativi squali finanziari altamente improduttivi, che dirigono e maltrattano il mondo, i suoi abitanti e l'ambiente, dalle loro comode poltrone, come un qualsiasi lupo senz’anima, con i loro riferimenti a Wall Street o in luoghi affini?

sabato 1 marzo 2014

L'UOMO VERAMENTE GRANDE NON VUOLE ESSERE DOMINATO !

L'uomo veramente grande è colui che non vuole esercitare il dominio su nessun altro uomo e che non vuole da nessun altro essere dominato, extraterrestri compresi


Lo Sgretolamento della Setta 

Negli ultimi giorni si sono innescate diverse polemiche interne al MoVimento 5 Stelle. Ecco che cosa dicono e hanno detto i senatori pentastellati, partendo dagli espulsi: «Grillo vale più degli altri e poi uno vale l’altro. (Per lui) siamo solo delle pedine da manovrare.Abbiamo detto agli elettori che avremmo fatto politica in Parlamento, invece ci siamo ritrovati con qualcuno che dava indicazioni in modo non trasparente».  Giovanni ha spesso esternato tramite i giornali: “Per me il Movimento 5 Stelle è tutto” - ma a giudicare dagli ultimi video che gli sono piaciuti su Youtube sorge il dubbio che il pensiero del Senatore fosse in realtà: “Per me il Movimento è tutto sbagliato”.
Fabrizio Bocchino ha sottolineato: "Mi è franato il terreno sotto i piedi".
Alessio Tacconi si è dimesso dalla setta e intervistato dalla Stampa ha detto: «Purtroppo la verità è che siamo diventati una setta di fanatici. Sembriamo il Tempio del Popolo del reverendo Jones». Tacconi fa riferimento al predicatore statunitense Jim Jones e al suo “Tempio dei Popoli”, all’interno del quale il 18 novembre 1978 morirono 913 persone nel più grande suicidio di massa della storia umana Inoltre scrive su twitter: «Massima solidarietà ai senatori. Consideratemi il quinto». Poi su Radio24 annuncia: «Esco dal gruppo dei 5 Stelle alla Camera e con me ci sono altri cinque deputati che stanno valutando. Con questo voto si è dimostrato che non è possibile andare contro il parere di Grillo e Casaleggio». E ancora su twitter: «Stesse idee. Stesse battaglie. Solamente, da stasera fuori da un Movimento non democratico»
Dieci senatori hanno accusato i colleghi ortodossi di essere «peggio dei fascisti» e sei di loro, i senatori Alessandra Bencini, Maria Mussini, Laura Bignami, Maurizio Romani e Monica Casaletto (e altri potrebbero seguirli, almeno altri sei) hanno annunciato che presenteranno le dimissioni dalla carica di parlamentare, non solo dalla setta.
Federico Pizzarotti: «Spaccature ci indeboliscono. Dateci elementi sulle colpe dei quattro senatori espulsi; convincetemi su quest’azione così forte e che non concede appello, perché io non l’ho capita. Non ho capito che cosa è stato commesso, e se ciò che è stato commesso riguarda la violazione precisa del vostro regolamento».
Alessandro Di Battista: «Ogni qual volta avevamo un successo da comunicare usciva, sistematicamente una dichiarazione di uno dei 4 pronta a coprire il messaggio del gruppo. Ogni qual volta serviva lanciarsi e buttare il cuore al di là dell’ostacolo c’era sempre uno dei 4 che si trasformava in “zavorra professionale”, una zavorra che puntava all’immobilismo». 
Fonti interne fanno notare che ci sarebbero i numeri per la formazione di un nuovo gruppo parlamentare al Senato. Secondo il senatore grillino Roberto Cotti: «Sono più di 30 i colleghi di Palazzo Madama pronti a difendere Campanella e gli altri esponenti del Movimento 5 stelle indicati come dissidenti». Cotti spiega che «sono pronti a costituire un gruppo autonomo»
Un'ipotesi rilanciata dalla senatrice Adele Gambaro, già Movimento 5 Stelle, fra i primi ad aver subito la procedura di espulsione dal Movimento fondato da Beppe Grillo: «Il mio consiglio? Continuare al di fuori, in un gruppo alternativo, a portare avanti le idee del Movimento 5 Stelle».
Un noto ex-setta anch'egli espulso, Giovanni Favia si racconta attraverso questo video, sostenendo ad esempio che «Grillo ha pecore da tastiera»
Ricapitolando i grillini persi per strada sono 18 su 163, in un monologo di piazza a Roma, Grillo diceva: "Sarà buoni contro cattivi e, come nel film Highlander, alla fine ne rimarrà uno!"  

                                         

domenica 23 febbraio 2014

RENZI !!! TAGLIEREMO LE TASSE ? "SERI DUBBI"

Renzi: "Taglieremo le tasse" 

Prima domenica di lavoro per il neo premier con Delrio: "Niente annunci spot ma concretezza". E promette: "Proverò a ridurre le tasse". Ma i diktat dell'Ue a Padoan non ci fanno stare per niente sereni. Per questo lo avvertiamo: #matteononstiamosereni 


"Nella mia esperienza di amministratore le tasse le ho sempre ridotte. Niente promesse, ma ci proveremo".
È la prima domenica di lavoro all'indomani del giuramento al Quirinale e già Matteo Renzi si lancia in promesse che si spera manterrà. Ai suoi due predecessori, Mario Monti e Enrico Letta, non è andata bene: non solo non hanno ridotto la pressione fiscale, ma si sono addirittura inventati nuovi balzelli. Il neo premier vuole infondere speranza. E così inizia la giornata con un tweet #buonadomenica: "Oggi con Graziano del Rio sui dossier. Metodo, metodo, metodo. Non annunci spot, ma visione alta e concretezza dei sindaci". Ma non vorremmo fare la fine di Letta che lo stesso Renzi ha illuso e tradito con un tweet che passerà alla storia #enricostaisereno. Per questo al nuovo presidente del Consiglio, che da subito ha dato i primi segnali inquietanti, rispondiamo con un altro tweet #matteononstiamosereni.
Renzi si lascia già a andare a promesse che non sa se riuscirà o potrà mantenere. Sul taglio delle tasse si sono incartati sia Monti e Letta. A dispetto delle promesse fatte al momento di insediarsi a Palazzo Chigi, si sono fatti entrambi prendere la mano. Tanto da inventarsi nuove sigle (vedi Imu e Tasi, per fare un esempio) per stangare gli italiani. Bisogna andare indietro al governo Berlusconi per trovare un effettivo taglio della pressione fiscale. Come annunciato in campagna elettorale, il Cavaliere aveva infatti cancellato l'Ici, l'odiosa imposta sulla casa. Balzello poi reintrodotto da Monti. Adesso anche Renzi si è messo al lavoro per ridurre le tasse. Dice di averlo sempre fatto, quando si trovava in Provincia e poi in Comune. Partirà, probabilmente, da Irpef e Irap. "Non annunci spot - promette - ma visione alta e concretezza da sindaci". Non sappiamo se ce la farà, ma ce lo auguriamo. Non resta che attendere.
Tuttavia, come spiega anche il direttore Alessandro Sallusti nell'editoriale di oggi, ci sono già i primi segnali inquietanti che non fanno sperare a niente di buono. L'oscuro messaggio lanciato ieri dal commissario agli Affari economici Olli Rehn al neo ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan fa venire la pelle d'oca. "Il nuovo ministro dell’Economia italiano sa cosa deve essere fatto", ha detto dal G20 di Sydney. Non gliel'ha detto in faccia: ha aspettato che Padoan salisse sull'aereo per Roma per concedere una battuta tranchant all'agenzia Bloomberg. La perentorietà del monito, il tempismo spiazzante e le precedenti intromissioni di Bruxelles non fanno sperare niente di buono. E, proprio perché non vogliamo fare la fine di Letta, illuso e tradito, teniamo gli occhi aperti. D'altra parte, per dirla con una parola di Maurizio Crozza, "se Renzi ha fattp questo a Letta, che era suo amico, figuriamoci cosa può fare agli italiani, che manco li conosce". #matteononstiamosereni 

A Renzi chiediamo solo una cosa: fare in modo che pregiudicati, corruttori e delinquenti della stessa risma vadano in GALERA, come in tutti i paesi del mondo .............