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sabato 5 gennaio 2013

MONTI GLI DA DEL NANO A BRUNETTA COME DARGLI TORTO




              

Monti gli dà del nano e lui attacca: "Non riuscirai a zittirmi" 

Il premier ha regalato stoccate a tutti gli avversari politici e si è lasciato andare ad una battuta molto sottile: parlando di Brunetta lo definisce "Un uomo con una certa statura accademica" 
Intervistato da Franco Di Mare, il premier Mario Monti è intervenuto per la seconda volta a Uno Mattina e sembra essersi calato perfettamente nella parte del politico in campagna elettorale. Di tecnico ormai non è rimasto quasi nulla, il Mario Monti che si presenta agli italiani è un candidato premier che non risparmia battutine agli avversari. Dopo aver risposto alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi che lo aveva definito "Non credibile", il professore ha sferrato una stoccata all'ex ministro Renato Brunetta: "Ci sono molte posizioni nel Pdl che hanno impedito riforme per iniettare più concorrenza nei mercati delle libere professioni". Non soddisfatto, Monti fa il nome di Renato Brunetta e aggiunge: "Per esempio, dal punto di vista economico generale, penso all’onorevole Brunetta che sta portando, con l’autorevolezza di un professore di una certa statura accademica, il Pdl su posizioni piuttosto estreme e, se posso permettermi di dire, settarie". 

La replica - Immediata, la risposta di Brunetta che seccato risponde: "Ho lavorato per il mio Paese, in chiave europea, come mio dovere di eletto dagli italiani. Altro che settarismo o estremismo. Vuole silenziare anche me, prof. Monti? Ci provi pure, ma le garantisco che non ci riuscirà". Attraverso una email, il coordinatore dei dipartimenti Pdl, ha poi aggiunto che "con le sue parole di stamattina il prof. Monti svela la sua natura più profonda, che è quella del tecnocrate autoritario, disinformato e pasticcione". Infastidito dalle parole di Monti, Brunetta ha continuato così: "Intimare il silenzio a qualcuno mentre si ricopre il ruolo del capo del governo non ha cittadinanza in democrazia, ma ci riporta a tempi bui e dolorosi. Vuol dire ignorare i cardini del confronto democratico e vuol dire aver dimenticato, o forse mai aperto, tutti i libri di storia".   
il video      
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    http://tv.liberoquotidiano.it/video/109375/Monti_fa_la_battutina_e_Brunetta_s_arrabbia.html#.UOhlA6wgfyl


                                                         

VIETARE IL CONTANTE E' UNA SCUSA


VIETARE IL CONTANTE UN'ABREAZIONE  E L'EVASIONE FISCALE E' UNA SCUSA  

Qualcuno ha detto che il contante è il principale strumento attraverso il quale gli evasori fiscali e i furbetti si sottraggono al dovere costituzionale di partecipare, con le proprie sostanze, alla crescita economica e sociale di una determinata collettività. La mitologia insegna che il contante è nemico del dovere di pagare le tasse, perché è sfuggente ai poteri statali di controllo e coercizione. Da qui, l’idea che eliminando il contante, l’evasione venga azzerata.
La verità non è così coerente e limpida. L’evasione fiscale è un fenomeno capace di metamorfosi straordinarie. Il furbo, il ladro, l’evasore fiscale trovano sempre il modo, le modalità e le occasioni di non pagare o pagare meno, con o senza il contante. Perché il problema non è trovare misure adatte a combattere l’evasione, ma è la mentalità a essere sbagliata: l’evasore ritiene che quanto da lui è guadagnato non debba essere condiviso con nessuno, non debba essere versato in parte e progressivamente per fini di solidarietà sociale.
Chiaramente questa è una mentalità deprecabile e da condannare assolutamente. In Italia però l’idea di evasione ha assunto, soprattutto negli ultimi anni, un connotato quasi unico e originale. L’evasione non è solo del furbastro che vuole godersi i propri guadagni in modo egoistico, ma è anche dell’onesto cittadino, vessato da uno Stato esigente e sprecone, che fa della politica fiscale uno strumento di taglieggiamento dell’economia produttiva, tramite una pressione tributaria che soffoca e uccide anche il contribuente  ben disposto nei confronti del dovere costituzionale di pagare le imposte, a fronte (troppo spesso) di servizi pubblici scandenti e inefficienti. Di conseguenza, l’evasione diventa uno strumento di liberazione, un varco disperato per sfuggire all’esattore implacabile e inumano.Diventa uno strumento di legittima difesa e sopravvivenza: o lo Stato o me; o il denaro per lo Stato o il denaro per comprare il pane per me e la mia famiglia.
L’eliminazione del contante non può avere alcuna finalità di lotta all’evasione e men che meno di lotta contro questo tipo di evasione. Il modo più efficace e sicuro per diminuire l’evasione fiscale è rendere il Fisco user friendly. È alleggerirlo ed è costruire un sistema il più trasparente, equo ed efficiente possibile, tramite pure l’erogazione di servizi pubblici per i quali il cittadino è disposto a pagare volentieri e volontariamente. Solo così l’evasione potrà avere fine, ovvero solo così potrà essere marginalizzata ai casi limiti: vere e proprie forme delinquenziali di evasione (endemiche) che non possono in alcun modo essere giustificate.
Al che si può affermare con una ragionevole certezza che l’eliminazione totale del contante ha un’altra e più subdola finalità: controllare la vita delle persone, monitorare i loro gusti e i loro consumi, valutare e soppesare la loro capacità di consumo, tramite strumenti di tracciatura indelebili. Del resto, in un mondo sempre più integrato, globalizzato e telematizzato, l’eliminazione del contante è l’altra faccia della medaglia del controllo sociale. Tramite i sistemi informatici e tramite le piattaforme di condivisione, i gusti delle persone, le loro tendenze, i loro orientamenti e la loro vita privata sono diventati un libro aperto per banche, società di marketing, società web di ricerca e poteri vari, al servizio delle élite. L’eliminazione del contante è la quadratura del cerchio: la virtualizzazione della moneta, costituisce di fatto, la chiave di volta per creare un sistema di full control il cui obiettivo è il governo oligarchico ed elitario delle masse, non più costituite da cittadini ma da consumatori e creatori di ricchezza reale.
Sembra roba da fantascienza, ma non lo è. O almeno lo è o lo può sembrare nel breve periodo ho affermato chiaramente questo:
Dobbiamo impedire l’eliminazione del contante. Per questo è necessario far sentire il nostro grido di disapprovazione e disgusto per un sistema che sempre più diventa un Grande Fratello finanziario, dove la virtualizzazione della moneta recide definitivamente il collegamento tra l’economia reale e l’economia virtuale. Un’operazione che permette alla speculazione bancaria e finanziaria di appropriarsi della ricchezza reale, usando la propria ricchezza virtuale.
Consumo e speculazione non sono due cose distinte, ma unite indissolubilmente. Il consumo crea ricchezza reale, di cui si appropriano i costruttori della ricchezza virtuale tramite la speculazione. La globalizzazione rende l’economia del consumo sostenibile e le élite comandano e si arricchiscono in beni reali e potere. È sufficiente analizzare con occhio critico gli ultimi quattro anni, la crisi economica e finanziaria, la speculazione, la crisi dell’euro, lo spread, unitamente alle politiche del Governo Monti, che ha imposto – tra le altre cose – l’obbligo di avere un conto corrente, la riduzione della soglia di uso del contante a 1000 euro, l’obbligo per i commercianti di accettare carte di credito anche per il pagamento di importo inferiori ai 50,00 euro, per intuire che siamo sull’orlo di un cambiamento epocale.
Badate, non è banale e facile “complottismo”. Non posso dire che ci sarà una dittatura plutomassonica o un Nuovo Ordine Mondiale. Sarebbe poco serio e forse neanche tanto realistico. Semplicemente voglio dire che il mondo sta intraprendendo una strada già tracciata da decenni (e che le ultime tecnologie favoriscono), un modello economico e sociale in cui esistono due dimensioni umane: le masse di consumatori e le élite. Le prime deputate a creare ricchezza reale tramite consumo, lavoro e produzione (magari sottopagata e sottotutelata), le seconde – tramite la totale virtualizzazione della moneta – capaci di appropriarsi e controllare i consumatori, questa ricchezza e le risorse necessarie a crearla. Insomma, un mondo perfettamente integrato e connesso, nel quale della democrazia sopravvivono solo le liturgie esteriori.
                                                                      

PERCHE DAL 2013 SAREMMO TUTTI PIU MALATI MENTALI




perché dal 2013 saremo tutti più malati mentali 

Nel prossimo mese di maggio è prevista l'uscita della nuova edizione del Manuale Diagnostico e Statistico degli psichiatri, il 

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, detto anche "la Bibbia degli Psichiatri", rappresenta il tentativo, da parte del mondo scientifico, di catalogare tutti i disturbi mentali dell'essere umano, sulla base di dati scientifici.

Il DSM, pubblicato dalla America Spichiaty ha la caratteristica di avere una influenza internazionale sul trattamento sanitario dei disturbi mentali ed ha notevolissime influenze sociali, dal momento che è attraverso questo manuale che si decide se una persona è "normale" o è "malata".

Questo spiega naturalmente le controversie e le polemiche che hanno sempre circondato il DSM. Un esempio su tutti: quando nel DSM-II l'omosessualità fu definita un disturbo psichico; la definizione fu rimossa, a seguito delle molte proteste, nel 1973. Decidere cosa sia (o non sia) normale fa parte della routine quotidiana di tutti i medici, compresi ovviamente gli psichiatri. Il problema è che, in altre branche della medicina, i medici dispongono di strumenti che permettono esami clinici oggettivi. Le malattie si diagnosticano infatti con elettrocardiogrammi, radiografie, esami del sangue, TAC, biopsie... Gli psichiatri invece dispongono solo di conoscenze teoriche e pillole: niente da esaminare sotto il microscopio, niente su cui cercare dati oggettivi e incontrovertibili.

Il DSM, del resto, è nato proprio allo scopo di dimostrare che le diagnosi psichiatriche si basano su prove rigorose e codificate. In realtà, per molti critici, questo manuale sembra piuttosto dimostrare con chiarezza che lo studio della patologia psichica è tutt'ora più vicino alla letteratura che alla scienza e, proprio per questo, è estremamente sensibile alle mode, alle tendenze, ai bisogni della politica e dell'economia.

Ogni decisione, ogni cambiamento comporta infatti profonde conseguenze sociali e soprattutto economiche: denaro speso o risparmiato, dai cittadini, o dai rispettivi sistemi sanitari nazionali. La malattia del resto comporta sempre esborsi privati e pubblici su visite mediche, esami clinici, test psicologici, farmaci, obblighi nei confronti della disabilità, sostegno scolastico, assenteismo lavorativo, ecc.

Alla nuova versione del DSM si lavora già da diversi anni, ma è solo dal Giugno 2012 che si sta mettendo a punto la stesura definitiva, dopo un periodo di un mese e mezzo, in cui la bozza del manuale è stata messa online sul sito dell'APA, per ottenere i commenti del pubblico: in primis i professionisti, ma anche pazienti, familiari, associazioni. La bozza è stata poi rimossa dal Sito e la task-force ha continuato il suo lavoro, che ormai volge al termine, in quanto la pubblicazione del manuale è attesa fra pochi mesi.

Questo confronto pubblico è servito intanto ad eliminare due proposte su cui la task force aveva a lungo lavorato: il "disturbo di ipersessualità", che in qualche modo doveva far entrare la controversa diagnosi di "sex addiction" nel manuale, oltre alla ancor più controversa "sindrome di alienazione genitoriale" o PAS, sostenuta in particolare da molte associazioni di padri separati (che vorrebbero riconosciute le dinamiche psicologiche disfunzionali del figlio convivente con la madre, il quale mostra atteggiamenti di rifiuto nei confronti del padre, a causa di un supposto "lavaggio del cervello"). Allo stesso modo, non entreranno nella stesura finale la "depressione ansiosa", proposta per descrivere sintomi moderati di ansia e depressione, il disturbo di elaborazione sensoriale o "sensory processing disorder", diagnosi proposta per classificare le persone che hanno difficoltà nell'elaborare le informazioni sensoriali, come le immagini visive o i suoni.

Alcune diagnosi rimangono inalterate, anche se cambiano di definizione: è il caso della "pedofilia", che viene ribattezzata "disturbo pedofiliaco". Vengono inoltre aggiunti nuovi criteri diagnostici per quanto riguarda il Disturbo Post Traumatico da Stress e il Disturbo da Abuso di Sostanze. Tutto questo per avvicinarsi alle definizioni del concorrente IDC,  o International Classification of Diseases, pubblicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO), allo scopo di facilitare la comunicazione fra professionisti.

Una decisione che va controcorrente rispetto all'estensione generalizzata delle malattie riguarda l' autismo, probabilmente per diminuire il numero sproporzionato di autismo   degli ultimi anni negli USA. Diminuiscono dunque i criteri per la diagnosi di autismo, ridotti da tre (alterazioni qualitative dell'interazione sociale, alterazioni qualitative nella comunicazione, comportamenti, interessi, attività stereotipate, ripetitive e ristrette caratterizzate ) a due (disfunzioni nella comunicazione sociale e comportamenti ripetitivi). Le famiglie e le associazioni legate a pazienti autistici lamentano il fatto che un cambiamento del genere potrebbe implicare che molti pazienti che avevano ricevuto in precedenza una diagnosi di autismo, di punto in bianco potrebbero ritrovarsi ad essere considerati "normali" perdendo così il diritto alle cure e al sostegno scolastico. In particolare le famiglie di pazienti con sindrome di Asperger sono preoccupate perché pensano di avere meno speranze di guarigione per i loro familiari "ad alto funzionamento", che si ritrovano invece in qualche modo "declassati" a semplici soggetti autistici. La sindrome di Asperger, quando nell'edizione DSM del 2000 fu indicata come disturbo separato dai disturbi dello spettro autistico, determinò un'ondata di investimenti nella ricerca su questa malattia. L'Asperger torna oggi sotto l'ombrello dei disturbi dello spettro autistico (sindrome di Asperger, disturbo autistico, disturbo disintegrativo dell'infanzia e disturbo pervasivo dello sviluppo, non altrimenti specificato), in quanto che implica poi una valutazione individuale del livello di capacità del paziente.

Altra malattia che esce di scena è il "disturbo neurocognitivo minore", un disturbo della memoria nell'età anziana, che potrebbe evolversi in alzheimer questa diagnosi comprende una enorme popolazione di pazienti ogni anno (solo alcuni dei quali sono a rischio reale di demenza) e produce enormi costi, considerati inutili, di brain imaging dal momento che non vi è alcun trattamento efficace per l'Alzheimer.

A parte queste eccezioni, il manuale continua ad espandersi sempre più, come denunciano molti studiosi, fra cui Allen Frances , psichiatra della Duke University che ha presieduto la Task Force del DSM-IV e che ritiene che i supporti scientifici su cui si basa il DSM-5 siano in molti casi piuttosto dubbi.

Ad esempio, molto criticata è la decisione di non escludere più i soggetti a lutto da una possibile diagnosi di depressione maggiore. Il lutto nel DSM-5 non viene più considerato una possibile giustificazione al basso tono dell'umore o ai comportamenti tristi e apatici. La persona che ha da poco subito un lutto viene dunque considerata esattamente come un'altra. Questa decisione è ovviamente molto controversa: i critici sostengono infatti che siamo di fronte al tentativo di medicalizzare la società e di rendere patologiche le naturali emozioni della vita, come quella della tristezza o della disperazione per aver perso una persona cara.

Vi sono però anche voci a favore  di questa decisione, che sostengono che l'inclusione del lutto nella diagnosi di depressione maggiore sia dettata da 2 ragioni molto importanti: (1) non ci sono studi che dimostrano che i sintomi depressivi successivi ad un lutto differiscano nella natura, nel decorso o nella severità dagli altri sintomi depressivi; (2) il grande rischio di suicidio che la depressione comporta (4%) non giustifica la non considerazione del lutto, visto che questi pazienti giungono spesso a togliersi la vita, al pari degli altri depressi.

Osservazioni sicuramente giuste, ma che non sembrano tenere conto che l' elaborazione del lutto richiede soprattutto tempo, anziché farmaci.

E se anche la psicoterapia nel caso del lutto, potrebbe rivelarsi addirittura più efficace di un farmaco, specialmente nei casi più lievi,ricorso agli Psichiatri  il problema non è degli psichiatri, ma dei cambiamenti strutturali profondi che dovrebbe fare la società e che esulano dallo scopo per cui è stato creato il DSM.

Tra i disturbi alimentari è stato incluso il 'binge eating' cioè il mangiare troppo e senza sensi di colpa, che potremmo definire "disturbo da alimentazione incontrollata". Mentre il bulimico cede all'abbuffata, ma poi si sente in colpa e tenta di rimediare con condotte di eliminazione (es. vomito e uso di lassativi), il binge eater è un mangione, che non si sente in colpa, è in sovrappeso e non se ne lamenta. Se nella passata edizione per ricevere questa diagnosi occorreva cedere all'abbuffata due volte alla settimana nei sei mesi precedenti, ora i criteri sembrerebbero ridotti a una volta alla settimana nei tre mesi precedenti. Inoltre, il disturbo diventa più rilevante, passando dall'appendice del DSM al vero e proprio manuale. Anche qui, nessuno può sostenere ovviamente che fare abbuffate una volta alla settimana sia salutare, ma considerarla una malattia, potrebbe davvero apparire eccessivo.

Un altra novità è la 'disregolazione' ("Disruptive Mood Dysregulation Disorder o DMDD"), che riguarda bambini persistentemente irritabili e soggetti a scatti di rabbia tre o più volte alla settimana per oltre un anno. Questa novità sembra destinata a superare le difficoltà create dalla diagnosi di disturbo bipolare nei bambini, che nel tempo era notevolmente aumentata.

Vi è poi il disturbo di escoriazione (skin picking) che sarà incluso nei disturbi ossessivo-compulsivi insieme al "disturbo di accaparramento" o hoarding disorder, per soggetti che mostrano persistenti difficoltà a privarsi delle loro cose, anche quando non le utilizzano più e, indipendentemente dal loro valore, le conservano, fino a riempire completamente la loro casa di oggetti inutili.

Il disturbo di iperattività e deficit di attenzione (ADHD), che aveva già fatto tanto discutere a causa della controversa cura del Ritalin prescritto ai bambini, viene ora esteso anche agli adulti, con la sindrome di Adult Attention Deficit Hyperactivity Disorder (ADHD), dove i sintomi sono ad esempio cambiare posto di lavoro più volte, avere relazioni che terminano bruscamente, ecc.

Non si parlerà più di "Disturbo Di Identità' in genere " usata per persone che si sentono dell'altro sesso: il termine verrà sostituito con il più neutro 'disforia di genere'. Questo sulla spinta dei movimenti LGBT che vedono in questo cambiamento del DSM-V un passo importante per rimuovere lo stigma contro le persone transgender basato su stereotipi sull'identità di genere, aggravati dalla parola "disturbo". In questo modo ci si aspetta che le persone transgender non vengano più considerate "malate" a causa della loro condizione sessuale.

Ulteriori estensioni riguardano un allargamento dei criteri per i disturbi specifici di apprendimento e un nuovo capitolo sul disturbo post traumatico da stress, che riguarderà i casi di bambini e adolescenti.sarà dedicata ad una serie di malattie che richiedono ulteriori indagini per essere accettate definitivamente:

Una Particolare Sezione - sindrome psicotica attenuata, in cui la persona manifesta sintomi simili alla psicosi (ad esempio sentire delle voci), ma non si tratta di vera e propria psicosi (in quanto si è in grado di distinguere la differenza tra realtà e immaginazione)

- Disturbo da uso di videogiochi: essenzialmente, una dipendenza da gioco online

- Comportamenti autolesionistici non suicidari: comportamenti autolesionistici, ma che non con hanno scopo suicidario

- Disturbo comportamentale suicida: disturbo di personalità che aumenta il rischio di suicidio

Si immagina che il consumo di ansiolitici e antidepressivi, con tutte queste estensioni, salirà dunque alle stelle. Il già ricordato ipercritico Allen Frances ritiene inoltre che queste estensioni del DSM saranno dannose anche sul piano sociale  dal momento che verranno considerate malate, e curate, delle persone che non hanno alcun bisogno di trattamento, mentre non vi saranno fondi pubblici per il trattamento delle persone realmente malate, come i malati psichiatrici, che finiranno per essere reclusi nelle carceri sovraffollate. Inoltre, ricorda Frances, vi saranno complicazioni mediche indirette, dovute all'eccesso di trattamenti farmacologici (spesso gli antipsicotici producono un enorme aumento di peso e portano al diabete e alle malattie cardiache). Per non parlare del problema dei sovradosaggi di farmaci regolarmente prescritti, che producono visite al Pronto Soccorso e ricoveri dovuti ad overdose, con tassi superiori perfino ai consumatori di droga comprata in strada. Una denuncia abbastanza seria, considerata la fonte autorevole da cui deriva.

Sul cui prodest, tutti i critici sono d'accordo, non sembra vi siano molti dubbi: sono infatti vistosi gli interessi dell'industria farmaceutica, che con la creazione e l'estensione di tante malattie psichiatriche vedrebbe i suoi antipsicotici essere sempre più diffusi, quasi come fossero caramelle.

Si spera solo che il medico prudente si ricordi sempre che il DSM anzitutto non è affatto una Bibbia, come invece spesso si dice, ma un semplice manuale, tanto che in molti Stati, come ad esempio il Regno Unito non è neanche il principale punto di riferimento per le diagnosi psichiatriche (che è invece l' ICD dell'Organizzazione Mondiale della Sanità). Inoltre, si spera sempre che a prevalere, nel momento della diagnosi sia, se non l'etica professionale, almeno il buon senso.

                                                                 

venerdì 4 gennaio 2013

EUROPA ANCORA IN DIFFICOLTA' E PEGGIO PER




Outlook 2013, Europa ancora in difficoltà e peggio ancora per l’Italia  


Provare a tracciare delle linee guida per il 2013 non è certo facile. l’Anno che verrà, o meglio, che già è venuto, nasconderà tante insidie, ma non escludiamo anche la possibilità di ritorvarci con delle sorprese. Con questi mercati così condizionati dall’operato delle banche centrali e dagli eventi geopolitici e non solo, tutto può succedere.
Vi riporto oggi un parere interessante. Un Guest post tratto da un articolo scritto dal professore universitario Luigi Zingalez che spesso abbiamo citato in questo blog. Docente alla Chicago School of Business, si è dimostrato un personaggio interessante in quanto liberale e liberista vero. Quindi in linea con il pensiero politico del sottoscritto che, ahimè, si sente da tempo perso all’interno del minestrone politico italiano.
Vi riporto questo interessante articolo apparsqualche giorno fa

“Passeggere . Credete che sarà felice quest’anno nuovo? Venditore . Oh illustrissimo sì, certo. Passeggere . Come quest’anno passato? Venditore . Più più assai. Passeggere . Come quello di là? Venditore . Più più, illustrissimo. Passeggere . Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi? Venditore . Signor no, non mi piacerebbe.”
Non occorre condividere il pessimismo leopardiano (nel Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere) per predire che l’anno che sta arrivando non sarà facile, almeno per quanto riguarda l’Italia. C’e’ un grande desiderio di vedere la luce alla fine del lungo tunnel della recessione. Non voglio fare l’uccello del malaugurio, ma mi tocca dire che il 2013 non sarà l’anno della ripresa. Nel migliore dei casi sarà l’anno meno uno. Meno uno come il tasso di crescita previsto per il Prodotto Interno Lordo italiano. E meno uno come l’anno prima dell’anno zero del nuovo ciclo. La ripresa arriverà, ma solo nel 2014.
Il motivo per cui questa crisi, cominciata in America nell’ormai lontano 2007, non accenna a finire è perché non è una crisi semplice, ma l’intersezione di tre crisi diverse: la crisi dei mutui subprime in America, la crisi dell’euro, e la crisi del modello di welfare occidentale. Paradossalmente la prima crisi, quella che ha innescato il cataclisma, si sta risolvendo. Le altre, invece, sono ancora agli inizi.
La storia è piena di sbornie di euforia, seguite da pesanti crisi finanziarie. La bolla immobiliare americana finanziata dai mutui subprime altro non è che uno di questi episodi. Quando i prezzi delle case in America (ma anche in Spagna) crescevano a due cifre anno dopo anno, era difficile resistere alla tentazione di comprare. Chi è saltato sul treno all’inizio della bolla, indebitandosi fino al collo per comprare una casa più grande o una seconda o terza casa, si è arricchito a dismisura. Gli altri, che hanno cercato di imitare questi fortunati, si sono trovati con il cerino in mano quando i prezzi delle case hanno prima smesso di crescere e poi sono crollati (in media del 30 per cento).
Il risveglio dopo un periodo di euforia finanziaria è simile a quello dopo una sbornia: cerchio alla testa e depressione. I consumatori, aggravati dal debito contratto durante il boom, sono timorosi. Le banche, piene di crediti inesigibili, non concedono prestiti. E le imprese, senza consumatori e senza credito, faticano ad espandersi. Non a caso, la storia economica ci insegna che dopo ogni crisi finanziaria la ripresa è molto lenta. La crisi attuale non fa eccezione. Invece di recuperare velocemente, gli Stati Uniti ci hanno messo quattro anni per raggiungere il livello di Pil pre crisi. La buona novella è che questo livello è stato raggiunto e sorpassato e gli Stati Uniti stanno consolidando la loro ripresa che sarebbe più robusta se non ci fossero le altre due crisi a complicare la vita. Purtroppo l’Italia, che non è stata investita direttamente dalla crisi del subprime, stenta più degli Stati Uniti. Il Pil è ancora più basso del livello prima della crisi (di ben sette punti percentuali) e il gap non sembra destinato a colmarsi il prossimo anno. Di questo dobbiamo ringraziare le altre due crisi.
La più acuta delle due è quella dell’euro, che fa tremare non solo gli europei, ma anche gli americani. Se il caso subprime va addebitato al mercato, la crisi dell’euro è interamente colpa dei politici. Non solo non sono riusciti ad evitarla, ma l’hanno espressamente voluta. Quando la moneta comune fu introdotta c’era piena consapevolezza tra i suoi creatori che in questi termini non sarebbe stata sostenibile. La speranza dei padri fondatori era che l’inevitabile crisi avrebbe generato una pressione politica verso una maggiore integrazione europea. Il cuore è stato gettato oltre l’ostacolo nella convinzione che al momento giusto il resto del corpo avrebbe seguito. Purtroppo l’ostacolo sembra più alto del previsto.
Perché una moneta comune funzioni, i paesi che l’adottano devono avere una forte mobilità del lavoro, meccanismi di trasferimento fiscale ed essere soggetti a shock simili. Nessuna di queste tre condizioni vale per l’Europa. Non è così semplice per i tedeschi spostarsi a lavorare in Spagna o per gli spagnoli in Germania. Ai problemi di lingua si sommano forti differenze culturali. Questa scarsa mobilità rende difficile assorbire gli shock locali. Lo scoppio della bolla Internet ha colpito la Germania molto più della Spagna, mentre l’espansione della Cina ha beneficiato l’export tedesco molto più di quello spagnolo. Difficile dunque disegnare una politica monetaria che funzioni per entrambi i paesi. La politica monetaria all’inizio del millennio andava bene per la Germania, ma era troppo inflazionistica per la Spagna. Oggi, viceversa, va bene per la Germania, ma è troppo restrittiva per la Spagna.
Queste crisi locali sono peggiorate dalla mancanza di trasferimenti anticiclici tra stati europei. Quando il Texas ha difficoltà mentre la California va bene, le entrate fiscali dei residenti californiani aiutano a pagare i sussidi di disoccupazione dei texani. In Europa no.
Non potendo svalutare il cambio e non ricevendo un sostegno dal resto dell’Unione un paese europeo colpito da uno shock (come l’esplosione della bolla immobiliare in Spagna) può aggiustarsi solo con due meccanismi: l’emigrazione di manodopera e la riduzione dei salari reali sotto la pressione della disoccupazione. Entrambi questi meccanismi alla lunga funzionano, ma sono estremamente lenti ed estremamente penosi. Anche perché la terza crisi, ovvero quella fiscale, rende difficile usare le politiche di welfare usate finora.
Negli ultimi cinquant’anni il consenso sociale nelle democrazie occidentali è stato raggiunto facilmente con il sistema dello “spendi subito e paghi dopo.” In un periodo di forte crescita economica e demografica, questo sistema ha funzionato a meraviglia. Il peso del debito scaricato sulle generazioni future si è rivelato minimo perché queste generazioni erano più ricche e numerose. Purtroppo questo trucco non funziona più: la riduzione dei tassi medi di crescita e il crollo demografico non solo rendono impossibile scaricare il conto sulle generazioni future (meno numerose e non necessariamente più ricche), ma forzano quelle attuali a cominciare a pagare il debito contratto da quelle passate. Questo rende difficile per i governi occidentali compensare gli effetti di uno shock negativo con politiche fiscali espansive.
Gli Stati Uniti e l’Inghilterra, che partivano da una situazione debitoria migliore, hanno potuto farlo, ma ora anche loro devono cambiare rotta, come dimostrano i severi tagli di bilancio imposti dal premier inglese David Cameron e il braccio di ferro sul bilancio tra Congresso e Presidente in America.
Fin dall’inizio della crisi l’Italia, gravata dal peso del suo debito, non si è potuta permettere questa risposta. Ciò spiega la severità della nostra situazione. In particolare l’Italia ha sofferto pesantemente l’interazione tra la crisi dell’euro e quella fiscale. La difficoltà di aggiustamento all’interno di una area di cambi fissi ha ridotto il nostro tasso di crescita. Questa riduzione ha messo in dubbio la solvibilità del nostro Paese, minacciando la stessa sopravvivenza dell’euro. A sua volta, i dubbi sulla sopravvivenza della moneta comune hanno aumentato il costo del nostro debito, riducendo la crescita ed incrementando
il rischio di insolvenza del nostro Paese.
In questo contesto lo scenario più positivo è un lento e penoso processo di recupero, dove i motori della crescita rimangono la Cina e gli Stati Uniti che sembrano aver lasciato la loro crisi alle spalle. In particolar modo negli Usa c’è molto entusiasmo per le opportunità offerte da una nuova tecnologia di estrazione del petrolio e gas in profondità (fracking), che promette all’America indipendenza energetica e gas a basso costo.
Gli scenari negativi sono molti, ma tutti passano attraverso un problema politico. L’instabilità potrebbe minacciare il processo di crescita cinese e la ripresa americana. Ma i rischi principali vengono purtroppo dall’Europa e soprattutto dall’area euro. Gli elettori tedeschi potrebbero stufarsi di pagare per gli errori altrui e lasciare le nazioni del Sud Europa al loro destino. Ma il rischio maggiore è quello di una rivolta politica dei paesi più in difficoltà. A giugno 2012 i partiti estremisti e anti austerità hanno raccolto in Grecia il 46 per cento dei voti. Con il prolungarsi della recessione, la crisi politica può contagiare altri Paesi, con conseguenze imprevedibili sulla stabilità dell’Unione.
Come uscirne? La prima soluzione passa per l’aumento dei meccanismi di solidarietà a livello europeo. Dopo l’unione bancaria, che prevede anche un sistema di salvataggio delle banche, sarebbe utile introdurre un sussidio di disoccupazione comune europeo pagato con fondi comuni. Questo aiuterebbe ad ammortizzare i costi della crisi nel Sud Europa senza creare meccanismi preversi che premiano i governi che spendono di più.
A livello italiano gli spazi di manovra sono fortemente limitati dal vincolo di bilancio. Una manovra possibile sarebbe una riduzione della spesa pubblica accompagnata da un taglio del carico fiscale sul lavoro. Questo riduzione del cuneo fiscale, ovvero della differenza tra quello che un’impresa paga e quello che un lavoratore percepisce, favorirebbe un aumento dell’occupazione e della crescita.
L’altra area di intervento è quella del credito. Oggi le banche italiane prestano poco o nulla perché non hanno i soldi per farlo. Dall’altro lato la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), controllata al 70 per cento dal ministero dell’Economia, ha soldi da buttare via in operazioni finanziarie di scarsa utilità sociale come l’acquisto del 4,5 per cento Generali da Bankitalia. Perché non usare i soldi per finanziare le imprese e i privati? La Cdp non ha la struttura per erogare credito in modo capillare, ma potrebbe farlo indirettamente, sfruttando la struttura della banche: quindi offrirsi di riscontare a tassi di favore i nuovi prestiti fatti dalle banche, lasciando in carico alle banche il primo 5 per cento di perdite. In questo modo gli istituti mantengono gli incentivi a prestare in modo oculato, ma non devono impegnare capitali che non hanno. E consumatori ed imprese riacquistano accesso al credito.
“Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?” ? domanda il passeggere del Leopardi. A noi non resta che rispondere come il venditore di almanacchi: “Speriamo.                                                                         

DIALOGO TRA UN ITALIANO E LO PSREAD




Dialogo tra un italiano qualunque e lo spread 

Dialogo tra un italiano qualunque e lo spread.

Italiano qualunque: "Si presenti, non parlo inglese e non so nulla di economia"
Spread: "Sono un differenziale tra gli interessi di un'obbligazione e quelli di un titolo di riferimento. Ad esempio se un BTP ha un rendimento del 6% e il corrispettivo titolo di Stato tedesco con la stessa scadenza lo ha del del 2%, il mio valore è di 6 − 2 = 4 punti percentuali,ovvero di 400 punti base"
Italiano qualunque: "Quindi lei è un differenziale, più la differenza aumenta tra i nostri titoli e quelli degli altri Paesi, più dobbiamo pagare di interessi"
Spread: "To spread vuole dire "allargare", più mi allargo, più diventa largo il fosso. Io sono un fosso."
Italiano qualunque: "Si, ma io che c'entro con lei, io non ho comprato né titoli italiani e neppure tedeschi"
Spread: "Il suo Stato vive grazie alla vendita dei debiti, ne accumula circa 100 miliardi di euro all'anno. Lei è italiano, quindi corresponsabile, non può tirarsi fuori. Chi compra i vostri debiti sa che corre un rischio di insolvenza, quindi che, in sostanza, potrebbe perdere tutto o parte dell'investimento. Meno si fida, più chiede di interessi".
Italiano qualunque: "Quindi chi compra i titoli tedeschi li vede come un bene rifugio. Sa che non ha alcun rischio sul capitale e si accontenta di un interesse basso".
Spread: "Esatto. Più siete inefficienti come Stato, più dovete pagare di interessi. Per chi compra è come giocare alla roulette. Si ricorda l'Argentina e i tango bond?"
Italiano qualunque: "Ma il debito può solo salire o anche scendere? Siamo arrivati a 2.000 miliardi di debito pubblico, qual è il limite, cosa c'è oltre lo spread?"
Spread: "Vedo che lei comincia a seguirmi. Oltre lo spread, quando il fosso diventa una voragine, c'è il default. Se voi vivete di debito e continuate a crearlo, a causa della vostra irresponsabilità politica, gli interessi aumentano in modo progressivo perché dovrete vendere nuovi titoli di Stato per pagare gli interessi che via via si accumulano. Il debito è una spirale. Voi siete nella spirale".
Italiano qualunque: "Come si esce dalla spirale?"
Spread: "Si tagliano le spese non necessarie o si rinegoziano ("ristrutturano" è più dolce) gli interessi sul debito. In caso contrario gli interessi erodono nel tempo lo Stato sociale. Si chiudono scuole, ospedali, servizi pubblici, si spengono i lampioni delle strade, mentre il debito aumenta, implacabile."
Italiano qualunque: "Si, d'accordo. Ma come è possibile che Rigor Montis ci abbia ammazzato di tasse e il debito sia aumentato?"
Spread: "Il debito è aumentato perché si è intervenuti sui ricavi, sulla tassazione diretta e indiretta, facendo fallire migliaia di imprese, distruggendo il settore immobiliare e diminuendo i consumi, e non sulle spese e sull'efficienza. Il risultato è che la vostra economia è peggiorata, basta vedere il rapporto PIL/debito pubblico che si sta avvicinando a quello della Grecia di due anni fa"
Italiano qualunque: "Senta, non capisco, ma se l'economia italiana va a rotoli, perché lei è migliorato?"
Spread: "Lei non solo non capisce di economia e non parla inglese, ma crede ancora nelle favole. Il mio valore attuale non ha nulla a che fare con la vostra economia. Lo capisce anche un bambino. Tutti gli indici economici dell'Italia sono negativi, i peggiori dal dopoguerra e io sono sotto i 300 punti. Che c'entro io allora con la vostra economia. Mi permetta, lei è uno che legge solo i giornali, per questo mi fa queste domande".
Italiano qualunque: "Qual è allora il motivo della sua discesa?"
Spread: "Vuolsi colà dove si puote, nelle agenzie di rating, direbbe il vostro Dante. Però le do qualche indizio. Rigor Montis ha riportato a casa centinaia di miliardi di vostro debito dalle banche francesi e tedesche e quindi il problema del debito sta diventando solo vostro e io c'entro sempre di meno. Quando il vostro debito pubblico ve lo sarete ricomprati al l'80/90% a nessuno interesserà più lo spread. Questa è la missione di Rigor Montis, far ritornare il debito in patria, impoverendo il Paese."
Italiano qualunque: "Quindi, nel tempo, lei sparirà di scena e ci rimarrà un debito pubblico enorme, tutto sulle nostre spalle, che nessuno all'estero ci comprerà più e per metterlo sotto controllo ci vorranno decenni attingendo ai risparmi degli italiani".
Spread: "Chi vive di debito, muore di debito. Auf wiedersehen, mio caro amico"
   Dal Blog di  Grillo