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giovedì 11 ottobre 2012

PADOVA VIDEO INQUIETANTE DEL BIMBO

Fonte il Giornale Di Puglia

Bimbo Padova trascinato con la forza in casa famiglia. "Episodio inquietante"     

 

(Foto presa da video TGCOM24)
PADOVA. Un episodio da Padova che di sicuro farà discutere. Il Capo della Polizia Manganelli ha immediatamente disposto un'inchiesta interna sulla vicenda del bambino prelevato ieri da scuola in provincia di Padova. Il filmato integrale della Polizia è stato trasmesso all'Autorità Giudiziaria per l'attività di competenza della stessa. Il Presidente della Camera, Fini, che ha avuto un colloquio telefonico con il questore di Padova, ha chiesto al Governo di riferire quanto prima in considerazione delle richieste di informativa e delle interrogazioni parlamentari presentate in merito da deputati di vari gruppi sulla vicenda. Momenti concitati in un istituto nel padovano quando la polizia e' intervenuta per eseguire un provvedimento di affidamento in via esclusiva al padre, con collocamento in una comunita', di un ragazzino di 10 anni. L'opera degli agenti, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla sezione minori della Corte d'Appello di Venezia, e' stato reso difficile dall'opposizione di alcuni famigliari della madre del ragazzino che hanno cercato di impedire al padre, che era presente, di portare il figlio alla comunita' indicata dall'autorita' giudiziaria. L'intervento degli agenti e' stato eseguito presso la scuola - come e' stato precisato in serata - in quanto i tentativi fatti in passato presso la casa materna e dei nonni non avevano avuto l'esito sperato perche' il bambino si nascondeva alla vista degli assistenti sociali e del personale sanitario di volta in volta intervenuto. La polizia in considerazione del fatto che la Corte d'Appello ha recentemente rigettato un ricorso finalizzato alla sospensione del provvedimento di affidamento al padre presentato dalla madre, anche su indicazione di un consulente della stessa Corte d'Appello, aveva quindi individuato il plesso scolastico quale un luogo idoneo all'esecuzione del provvedimento. In merito all'episodio riguardante il bambino padovano trascinato a forza per essere condotto in una casa famiglia, il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha chiesto al Governo - informa una nota dell'ufficio stampa di Montecitorio - di riferire quanto prima in considerazione delle richieste di informativa e delle interrogazioni parlamentari presentate in merito da deputati di vari gruppi. Questa mattina il Presidente Fini ha telefonato al questore di Padova per informarsi sull'accaduto che, dalla visione del video andato in onda ieri sera su Rai Tre, appare grave, inquietante e meritevole dei necessari approfondimenti.    


                                                                     

        Tortura: una Mancanza dell’Ordinamento Penale Italiano

Non è passato molto dall’anniversario dei fatti di Genova avvenuti durante il G8 2011, solo qualche settimana fa si concludeva il processo in cassazione agli autori di quei fatti che ha visto:  la condanna dei dirigenti, ma anche la prescrizione degli agenti che materialmente hanno compiuto massacri ed atrocità; tale prescrizione non è dovuta tanto all’inefficienza del sistema giudiziario italiano, ma ad un vuoto normativo di cui il parlamento è responsabile: la mancata creazione del reato di tortura, nonostante gli impegni internazionali presi in materia.
Infatti senza il reato di tortura gli agenti sono stati incriminati solamente per lesioni o per percosse, due reati giustamente considerati lievi in quanto pensati per punire i partecipanti a risse e scazzottate, non già le forze dell’ordine che esorbitino dalle loro competenze, di conseguenza la prescrizione , che è proporzionata alla gravità del reato, ha corso più velocemente di quanto avrebbe dovuto.
L’Italia ha preso in sede internazionale l’impegno di combattere con tutti i mezzi possibili, compresi quelli penali, la pratica della tortura; innanzitutto l’Italia ha aderito alla convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo dal 1955, tale convenzione all’art.3 enuncia “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti  inumani o degradanti.” A tutela di tale convenzione è inoltre posta una corte con sede a Strasburgo che ha facoltà di condannare gli stati inadempienti a pesanti ammende economiche, la Francia è già stata in passato condannata per non aver predisposto sanzioni penali in relazione al reato di riduzione in servitù (ed è probabile che in futuro sia condannata anche l’Italia sulla tortura  proprio in relazione ai fatti di Genova).
Inoltre l’Italia ha anche aderito alla convenzione di New  York sulla tortura del 1984, ratificata nel 1988, in questa convenzione c’è addirittura l’obbligo espresso all’art.4  co. 1 di istituire per la tortura sanzioni penali adeguate, purtroppo il parlamento si è limitato, nella legge di ratifica, a dare attuazione alla convenzione, dimenticandosi però che secondo l’art. 25 co. 2 costituzione solo la legge può istituire un nuovo reato e che questo deve essere preciso, mentre la convenzione si limitava ad un generico obbligo degli stati di prevedere tale sanzione, rendendo così impossibile ai giudici applicare tale reato.
L’Italia dovrebbe dunque porre mano al codice penale per inserire il reato di tortura, oltre che per ovvie ragioni di giustizia ed umanità, anche per evitare pesanti condanne economiche.
by  Giovanni Asteggiano
In Italia la tortura non è reato. In assenza del crimine di tortura non resta che l’impunità. La violenza di un pubblico ufficiale nei confronti di un cittadino non è una violenza privata. Riguarda tutti noi, poiché è messa in atto da colui che dovrebbe invece tutelarci, da liberi e da detenuti. Sono venticinque anni che l’Italia è inadempiente rispetto a quanto richiesto dalla Convezione contro la tortura delle Nazioni Unite, che il nostro Paese ha ratificato: prevedere il crimine di tortura all’interno degli ordinamenti dei singoli Paesi. Quanto accaduto nel 2001 alla scuola Diaz ha ricordato a tutti che la tortura non riguarda solo luoghi lontani ma anche le nostre grandi democrazie. Il caso di Stefano Cucchi, la recente sentenza di un giudice di Asti e tanti altri episodi dimostrano che riguarda anche l’Italia. Per questo chiediamo al Parlamento di approvare subito una legge che introduca il crimine di tortura nel nostro codice penale, riproducendo la stessa definizione presente nel Trattato Onu. Una sola norma già scritta in un atto internazionale. Per approvarla ci vuole molto poco.

venerdì 5 ottobre 2012

IL VITALIZIO CHE INTASCAVA REGIONE Calabria


Fonte Dal Corriere Della Sera
  • Il sottosegretario regionale che intasca il vitalizio per inabilità al lavoro

Calabria

Il sottosegretario regionale che intasca
il vitalizio per inabilità al lavoro

Una pensione di invalidità di 7 mila euro oltre allo stipendio
Ma Sarra presiede convegni e inaugura strade

Alberto Sarra Alberto Sarra
Lunga vita ad Alberto Sarra. Ma è giusto che riceva dalla Regione Calabria un vitalizio di invalidità di 7.490,33 euro al mese, dieci volte più alto di quei portatori di handicap che non sono neppure in grado di soffiarsi il naso? Ed è giusto che accumuli un'altra indennità come sottosegretario regionale nonostante risulti disabile al 100%?
Chiariamo subito: il pensionato-sottosegretario ha, come paziente, tutta la nostra solidarietà. Reggino, avvocato, 46 anni, da sempre amico, compagno di basket e camerata politico del governatore Giuseppe Scopelliti, già consigliere e assessore provinciale di Reggio, criticato da alcuni giornali locali per avere accettato la difesa di personaggi in odore di 'ndrangheta, Alberto Sarra fu colpito nei primi giorni del 2010, quando stava scadendo il suo mandato di consigliere regionale, da uno choc emorragico.
Salvato grazie a un delicato intervento chirurgico, si perse le elezioni di marzo. Tre mesi dopo, visto che era in forma, l'amico Scopelliti lo nominava già sottosegretario regionale alla presidenza, una ridicola carica da retrobottega politico inventata dalla precedente giunta sinistrorsa di Agazio Loiero, mantenuta dal centrodestra e destinata ad essere abolita al prossimo giro proprio perché insensata.
Da allora, l'archivio dell' Ansa trabocca di notizie su di lui: 156 dispacci. Lui che incontra i presidenti delle Comunità montane. Lui che presiede conferenze dei servizi sulle frane. Lui che inaugura nuove strade. Lui che si occupa dei consorzi industriali. Lui che riceve l'ambasciatrice cubana in Italia. Lui che cerca di risolvere il nodo dei forestali. Insomma, instancabile. Si sa com'è: governare una Regione è una faticaccia. Come dice Roberto Formigoni, «per fare politica, ci vuole un fisico bestiale».
Contemporaneamente, mentre gli amici si congratulavano per il suo attivismo, il dinamico sottosegretario avviava le pratiche per farsi riconoscere invalido al lavoro. Finché il 13 giugno scorso, mentre lui era impantanato nelle trattative sulla forestazione, una commissione di cui faceva parte il suo cardiologo di fiducia Enzo Amodeo, dichiarava che «considerata la patologia - aneurismi dei grossi vasi arteriosi del collo e del tronco complicati da dissezioni della aorta torico-addominale - si ritiene l'avvocato Alberto Sarra permanentemente inabile a proficuo lavoro».
La settimana dopo, record mondiale di velocità burocratica, l'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale riconosceva al sottosegretario l'«inabilità totale e permanente dal lavoro». Poche settimane d'attesa e il Bollettino Ufficiale, come ha raccontato Antonio Ricchio sul Corriere della Calabria , pubblicava la Determinazione 439 che concedeva a Sarra un assegno mensile di 7.490,33 euro «al lordo delle ritenute di legge, a titolo di vitalizio, con decorrenza dal 7 gennaio 2010». Per capirci: gli riconosceva gli arretrati per un totale di 30 mesi pari (stando a quei numeri) a circa 225 mila euro. Cioè quanto un normale disabile totale e permanente, uno che non solo non è in grado di ricevere l'ambasciatore bielorusso ma magari neppure di portarsi il cibo alla bocca, prende in 24 anni e mezzo.
Ricordate la storia che abbiamo raccontato mesi fa di Giulia, la ragazza padovana con «insufficienza mentale medio-grave in paraparesi spastica»? Per permetterle di vivere seguendola 24 ore al giorno il padre e la madre Gloriano e Mariagrazia, obbligata a lasciare il lavoro per dedicarsi solo alla figlia, ricevono una pensione mensile lorda di 270,60 euro più un'indennità d'accompagnamento di 487,39 per un totale di 757 euro e 99 centesimi. Un decimo.
«E di casi così in Italia, di persone che dipendono dai familiari in tutto e per tutto, ce ne saranno almeno centomila», spiega Pietro Barbieri, presidente della Fish, la federazione italiana delle associazioni di sostegno all'handicap. «Sia chiaro: se Sarra non è più in grado di lavorare, è giusto che l'invalidità gli sia riconosciuta. Ma nessuno nelle sue condizioni, in Italia, ha mai visto un vitalizio con delle cifre simili. Nessuno».
Di più: quel vitalizio stratosferico rispetto ai trattamenti miserabili concessi agli altri invalidi totali che non fanno parte del mondo dorato della politica, va a sommarsi con l'indennità e le altre prebende riconosciute ai sottosegretari regionali calabresi.
Per carità, non ci permetteremmo mai di sottovalutare i problemi avuti dall'esponente pidiellino. Anzi, che abbia trovato la forza per riprendersi è una cosa che non può che rallegrare noi e tutti i cittadini. Ma c'è o non c'è una contraddizione tra quella invalidità assoluta e permanente a ogni lavoro e la sua permanenza ai vertici del governo di una regione italiana?
E sono accettabili quelle cifre in un paese come l'Italia che dal 2008 al 2013, come dice un'analisi di Antonio Misiani, ha visto il Fondo per le politiche sociali precipitare nelle tabelle degli stanziamenti da 929,3 milioni di euro a 44,6? Come possono capire i cittadini calabresi, sapendo che la loro regione risulta essere, stando ai dati Istat, l'ultima delle ultime per stanziamenti nell'assistenza e nell'aiuto alla disabilità?

mercoledì 3 ottobre 2012

INAIL LA VERGONA ITALIANA

Inail, le rendite in caso di infortunio  


Le cifre corrisposte dall'istituto in caso di morte o infortunio grave del lavoratore
(28 settembre 2012) RENDITA PER I PARENTI DEI MORTI SUL LAVORO
  • 50% al coniuge. Non è richiesto alcun requisito, fino alla morte o a nuovo matrimonio (in questo secondo caso è corrisposta una somma pari a tre annualità di rendita.
  • 20% a ciascuno dei figli legittimi, naturali o riconosciuti o riconoscibili, adottivi.
  • 40% a ciascun figlio orfano di entrambi i genitori.
In mancanza di coniuge e figli:
  • 20% a ciascun genitore naturale o adottivo. Requisiti: la vivenza a carico. Durata illimitata.
  • 20% a ciascuno dei fratelli e delle sorelle. Requisiti: la vivenza a carico e convivenza. Durata negli stessi termini validi per i figli.

I requisiti e la durata della prestazione per i figli:
  • fino al 18° anno di età la quota spetta a tutti i figli.
  • fino al 21° anno di età sono necessari i requisiti della frequenza di scuola media superiore. Requisiti: vivenza a carico e assenza di lavoro retribuito.
  • fino al 26° anno di età, frequenza di corso normale di laurea. Requisiti: vivenza a carico ed assenza di lavoro retribuito.
  • maggiorenni inabili al lavoro, fichè dura l'inabilità.
  • totalmente inabili: durata illimitata.

Per calcolare la rendita, l'Inail prende come riferimento dei minimali e dei massimali, che vengono rivalutati ogni anno, che per l'anno 2011, sono: Minimale 14.681,10 euro. Massimale 27.264,90 euro.

RENDITA DA DANNO BIOLOGICO

Ecco qualche dato sugli importi annuali delle rendite calcolate per i lavoratori vittime di "danno biologico", ovvero menomazioni.

La rendita si compone di:
  • una quota che risarcisce il danno biologico, che prescinde da sesso, età e reddito ed è quindi commisurata solo al grado di menomazione.
  • una quota che ristora le conseguenze patrimoniali, calcolata in relazione al grado della menomazione e alla retribuzione percepita dall'assicurato. 

ESEMPI MENOMAZIONE
RENDITA ANNUA (euro)
MINIMO MASSIMO
Perdita braccio arto dominante
Grado menomazione 65%
18.170,83
25.086
Perdita braccio arto non dominante
Grado menomazione 55%
14.684,51
20.535,81
Perdita mano o perdita avambraccio arto dominante
Grado menomazione 55%
14.684,51
20.535,81
Perdita mano o perdita avambraccio arto non dominante
Grado menomazione 45%
10.500,02
14.689,01
Perdita piede
Grado menomazione 30%
5.542,96
7.936,68
Paraplegia (soggetto paralizzato causa lesione midollare e non usa arti inferiori)
Grado menomazione 85%
25.339,68
35.512,95
Tetraplegia (soggetto totalmente paralizzato)
Grado menomazione 100%
31.511,43
44.809,83

martedì 2 ottobre 2012

GLI INVISIBILI !!INCREDIBILE






Roberto Saviano

Caro Saviano, sei diversamente bravo

Caro Saviano,
ho visto il tuo monologo. Sei proprio “diversamente bravo”. Come dici? Perché “diversamente”? Beh, se io sono “diversamente abile” tu sei “diversamente bravo”, così ce la giochiamo alla pari. Non ti piace? Ci credo. Perché o uno è bravo o non lo è. Come per me: o sei abile o non lo sei. Io, modestamente, preferisco essere chiamato per nome. Mi chiamo Franco, ho 60 anni, ho gli esiti della stessa patologia di Michel Petrucciani, ma “diversamente” da lui non suono il pianoforte. Le mani sono lunghe e forti, e le uso per picchiare sui tasti del computer, e anche per fare altre cose, sulle quali non mi dilungo.
Ma se proprio mi devi chiamare, per favore, preferisco di gran lunga “persona con disabilità”. Qui lo abbiamo scritto e ripetuto, spiegando il perché. Ma evidentemente siamo ancora “Invisibili” per i “diversamente bravi”. Allora con pazienza ecco qualche piccola osservazione, se non ti offendi. “Persone” con “disabilità”, perché la disabilità dipende non solo dagli esiti di una malattia, di un incidente, di una situazione congenita, ma dal contesto sociale e ambientale nel quale si è inseriti. Se continuiamo a pensare che la disabilità sia qualcosa di “diverso”, addirittura una grande opportunità per sviluppare “diverse abilità”, facciamo un grave torto a quei milioni di persone nel mondo che ogni giorno si battono solo per vedere rispettati i propri diritti di cittadinanza alla pari degli altri, anche se non sono bravi come Petrucciani, per dire.
L’Onu infatti scrive proprio la Convenzione sui diritti delle “persone con disabilità”. Questione di parole? No, di sostanza. Dietro le parole ci sono le idee, i pregiudizi, gli schemi mentali. Compresi i tuoi, di “diversamente bravo”. Mi occupo anche io di comunicazione da tanto tempo, e ho analizzato con “diversa modestia” il tuo lavoro di ieri sera. Hai scelto un tema di grande presa, ma anche molto trascurato dai media. Bravo. Lo hai fatto con passione e sincero spirito costruttivo. Bravissimo. Hai raccontato la storia di Michel Petrucciani che farebbe commuovere anche Fiorito appena entrato in carcere. Applausi, standing ovation.
Ma lo hai fatto dall’alto. Dall’altra parte del mondo. Nel tuo tono, perdonami, c’è quasi un atteggiamento predicatorio. Ci hai “sdoganati” in prima serata, e te ne siamo grati (insomma, così così). Ma le tue corrette e opportune notazioni sui tagli ai bilanci pubblici e ai servizi, l’apprezzamento giustissimo per i campioni delle Paralimpiadi, la valorizzazione di un fenomeno come Petrucciani, sono tutti elementi splendidi cuciti però con il filo della retorica e del sentimento.
So già che i tuoi appassionati sostenitori insorgeranno, ma io parlo a te, e vorrei sinceramente che tu cogliessi queste mie riflessioni, da giornalista a rotelle, per approfondire di più, per scavare dietro le notizie, per non cadere nella trappola delle parole. Pensa che “diversamente abili” è proprio l’espressione preferita da quei politici che tu ami criticare. A loro infatti suona benissimo, perché gli consente di far bella figura (proprio come te ieri sera da Fazio) senza bisogno di andare al cuore dei problemi e dei diritti delle “persone” che possono anche essere del tutto “non abili”. Ma non per questo hanno meno diritto di cittadinanza, meno dignità.
Caro Saviano, benvenuto tra noi. Ma se mi posso permettere una piccola osservazione finale: parla un po’ “diversamente”. Magari sei più efficace.
Con simpatia, Da *MARINAIO* @diversamenteabi su twitter


Mario Balotelli

Caro Balotelli, vieni a trovarmi

Caro Mario, anzi SuperMario,
ti scrivo di getto, con il cuore in mano. Ieri hai detto parole belle, che si sentivano sincere, frutto del dolore autentico per la morte di Piermario Morosini. Hai detto: “Era un ragazzo d’oro. E’ un fatto terribile che fa riflettere sulla vita, insegna ad apprezzarla, rispettarla e viverla con cautela e dignità”. Vero, terribilmente vero e giusto. Non mi hai stupito, perché tutti sappiamo come dietro quella facciata da campione ribelle, che ne combina di tutti i colori, c’è sicuramente un ragazzo ancora alla ricerca del senso della vita.
Riflettere sulla vita, imparando ad apprezzarla. E’ quanto facciamo, noi InVisibili, ogni giorno. Proprio perché la vita ci ha messo alla prova, e ci ha costretti, attraverso la disabilità, a ragionare in modo diverso, a misurare sempre le energie, a essere prudenti, per non compromettere la nostra fragile autonomia, la qualità della nostra esistenza sempre in salita.
Cautela e dignità. Hai usato parole precise, importanti. La cautela è necessaria per non disperdere il patrimonio eccezionale che hai avuto in dono: un fisico strepitoso, che ti rende facile ogni gesto atletico, e sicuramente una testa capace di intuire al volo il tocco migliore da compiere per sorprendere il portiere avversario, per superare in velocità il giocatore che dovrebbe marcarti. E’ bello sapere che finalmente pensi alla cautela. Non si butta via un dono come questo. Eppure tu ci provi, tutte le settimane, a fare casino, a combinare guai, in campo e fuori. Ti rendi perfino antipatico. Mi hai fatto morire, da interista, quando hai gettato per terra la nostra maglia, nella sera magica in cui stavamo battendo il Barcellona.
Ma so che sei capace di scatti improvvisi, di grande generosità, di vicinanza a chi è assai più “sfigato” di te. Lo fai spesso senza dirlo in giro, come è giusto che sia. Ora ad esempio c’è la sorella disabile di Morosini, che è rimasta da sola. Non c’è bisogno che ti dica che cosa potresti fare, subito, oggi, per darle un aiuto a vivere “con dignità”. E ovviamente non c’è solo lei.
Ho un’idea. Vorrei adottarti. No, non fraintendere. Lo so che hai già dei genitori adottivi molto in gamba. Ma mi piacerebbe per un giorno affiancarli, per parlare con te della vita, della dimensione umana di chi ogni giorno vede i vostri gesti di campioni strapagati con la passione del tifo e il transfert che spesso si crea tra chi non potrà mai tirare un calcio a un pallone e chi, come te, ha avuto tutto dalla vita. Non per farti la predica, o la morale. Ma per parlare in libertà, per ragionare assieme. Forse è meglio dello psicologo al quale vuoi rivolgerti. E poi la curiosità è anche mia. Vorrei capire che cosa ti passa per la testa, adesso.
Ho pensato a te quando ho visto “Quasi amici”. Sembri quasi Driss, il badante di colore, matto e simpatico, che incrocia l’esistenza di Philippe, ricco tetraplegico. Gli assomigli terribilmente. Spero tu abbia visto il film, altrimenti te lo consiglio. Forse una giornata trascorsa a ragionare con chi, come me e come tante altre persone con disabilità, vive sempre “con cautela e dignità”, potrebbe servirti. Non vincerai il “pallone d’oro”, ma forse diventerai davvero un “ragazzo d’oro”. E sarebbe un bel tributo a Piermario Morosini, che se lo merita.
Ti aspetto.

domenica 30 settembre 2012

TERREMOTO EMILIA R.SMS BLOCCATI

    DA @diversamenteabi su twitter    
  

Terremoto, i soldi degli sms bloccati alla banca d’Italia: “Colpa delle Regioni”

 

Una parte della cifra raccolta è già disponibile, ma non c'è stato un accordo sulla ripartizione e soprattutto non sono stati presentati i progetti per la ricostruzione. Il tutto mentre i sindaci continuano a coprirsi di debiti perché non riescono a tirare avanti

Terremoto, i soldi degli sms bloccati alla banca d’Italia: “Colpa delle Regioni”
Mentre i sindaci dei Comuni colpiti dal terremoto continuano a sommergersi di debiti per andare avanti, i soldi destinati alla ricostruzione stanno ad aspettare. Aspettano i 6 milioni di euro raccolti via sms dai telefonini, per esempio, ma sono bloccati alla Banca d’Italia. Il motivo non si chiama solo burocrazia. Lo spiega bene Francesca Maffini, portavoce del prefetto Franco Gabrielli, capo della Protezione civile: “Non appena i fondi saranno versati sul conto della Protezione civile, una procedura che è in corso, noi dovremo dividerli tra l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto, che però non hanno ancora ufficializzato la ripartizione - spiega l’ufficio stampa del dipartimento – non sappiamo, quindi, quale percentuale del totale versare a una regione e quale all’altra, mentre sarebbe utile saperlo il prima possibile, così che non si perda tempo”.
Dunque non solo tempi tecnici, ma in questo caso ritardi. Il problema è anche e soprattutto politico, e legato ai tre presidenti di Regione, cioè Vasco Errani Per l’Emilia Romagna, Roberto Formigoni per la Lombardia, Luca Zaia per il Veneto.
Eppure doveva trattarsi di una procedura “rapidissima”, almeno a sentir parlare il capo della Protezione civile Franco Gabrielli. Invece, ci vorrà ancora qualche mese perché quei 15 milioni di euro raccolti grazie gli sms solidali (6 milioni ci sono, gli altri sono ancora nelle casse delle compagnie telefoniche) arrivino alle popolazioni terremotate, gli unici legittimati. Negli uffici si parla di burocrazia e altre giustificazioni. Quello che è certo  è che trascorsa l’ultima giornata utile per inviare la propria donazione tramite telefono, il 10 luglio scorso, le compagnie telefoniche hanno avuto sessanta giorni di tempo per verificare la solvibilità degli abbonati (controllando le bollette dei clienti che hanno partecipato alla raccolta) per assicurarsi che gli sms non fossero stati inviati da numeri aziendali. Poi, terminata questa procedura, una parte del denaro, quello proveniente dalla telefonia mobile, è stato versato nelle casse della Banca d’Italia.
“Noi abbiamo effettuato un bonifico il 9 agosto – spiega infatti l’ufficio stampa della Vodafone – e l’importo complessivo era di 4.423.464 euro”. Telecom invece non ha confermato telefonicamente l’avvenuto invio del denaro al dipartimento, tuttavia i soldi, una parte almeno, sono già arrivati.
Inoltre, per vigilare affinché le operazioni economiche avvengano nella “più totale trasparenza, sia nel rispetto di chi ha donato i suoi due euro, sia nei confronti di chi riceverà la donazione”, la presidenza del consiglio dei ministri, d’intesa con presidenti delle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, che a loro volta decideranno la destinazione esatta delle risorse raccolte, deve nominare un Comitato dei garanti. Gabrielli però, il 13 settembre scorso, ha già firmato il decreto necessario all’istituzione dell’organo, composto da Isabella Seragnoli, imprenditrice bolognese, Giuseppe Grechi, magistrato e componente del Comitato per la trasparenza degli appalti e la sicurezza dei cantieri della Regione Lombardia, e Pier Luigi Petrillo, professore di Diritto pubblico comparato alla Sapienza di Roma. Ciononostante, un altro ritardo è in vista.
Perché per poter distribuire le risorse, i presidenti delle regioni devono presentare al comitato quei progetti per la ricostruzione per i quali il numero telefonico è stato istituito. Ma a oggi ancora nessuno ha presentato nulla. Quindi, anche qualora i fondi dovessero tempestivamente raggiungere le casse della Protezione civile, e si dovesse stabilire la ripartizione fra i territori interessati, questi rimarrebbero fermi, in attesa che il comitato possa vagliare i progetti da attuare per ricostruire ciò che il terremoto in pochi attimi ha distrutto.
Sulle tempistiche, la Protezione civile, quindi, non si sbilancia. “Non sappiamo quanto ci vorrà affinché i fondi siano effettivamente disponibili”, spiegano infatti dall’ufficio stampa. Del resto nella lunga trafila di passaggi mancanti potrebbe anche esserci qualche intoppo. Una situazione paradossale, che rasenta quanto accaduto a L’Aquila, dove i soldi raccolti via sms vennero affidati a un consorzio finanziario che usò il denaro come garanzie per le banche. Banche che a loro volta erogavano prestiti a un tasso del 2,5 per cento. E non a tutti, ma solo a quelli che erano in grado di restituire il prestito. Questa volta niente tassi di interesse, il problema non si pone: i milioni sono alla banca d’Italia e lì sono destinati a rimanere a lungo.