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venerdì 14 settembre 2012

LA BORSA VOLA I SOLDI FIOCCANO


La borsa vola, i soldi fioccano. Siamo dentro la vera "tempesta perfetta". E così vendono la Snam e l'Eni. di Sergio Di Cori Modigliani  

La borsa vola, i soldi fioccano. Siamo dentro la vera "tempesta perfetta". E così vendono la Snam e l'Eni.


di Sergio Di Cori Modigliani

Un post noiosetto, lo premetto. Ma utile. Quantomeno me lo auguro.
Per dedicargli dei pensieri nell’arco del week end.
Qui si spiega che cosa stanno combinando Monti e Passera.

Mentre la cupola mediatica, ben orchestrata, gestiva la grancassa dello scilinguagnolo teledipendente in questo finale estivo -facendoci credere che il destino dei popoli europei e delle nazioni mediterranee dipendesse da ciò che fa il mattino Gianroberto Casaleggio-  Mario Monti & co. mettevano a segno l’operazione di schiavismo annunciato, gestendo a meraviglia “la tempesta perfetta”, peraltro da loro annunciata con enfasi su tutta la stampa cartacea. Bravi, non c’è che dire. Gli sta andando di lusso.

Talmente “perfetta” nella sua esecuzione  (questo era il vero e autentico Senso del suo essere “perfetta”) da passare completamente sotto silenzio, non commentata, non dibattuta, non analizzata. Per i detentori del potere, la “perfezione” consiste nell’omertà e nel silenzio acquiescente.  Loro devono essere liberi di poter operare a loro piacimento nell’ombra.

Per loro i parlamenti, la Politica, le persone, sono un impaccio.

A fine luglio, avendo preparato molto bene i vassalli dell’informazione, avevano annunciato che il mese di agosto sarebbe stato un mese terribile, che la speculazione si sarebbe scatenata e che bisognava prepararsi all’impatto. Tutti con l’elmetto in testa. C’era addirittura chi voleva esportare i capitali in attesa di clamorosi tonfi in borsa e uno spread a 650.

Avevano ragione quelli che annunciavano”la tempesta perfetta”.
E’ ciò che è puntualmente accaduto.
C’è stata.
Anzi, ci stiamo proprio dentro.
All’italiana, si intende, ovvero “a nostra insaputa”.

Approfittando della sonnolenza culturale e della complicità corrotta di chi deve informare, non hanno spiegato che la “cosiddetta speculazione” si muove da sempre –per definizione- su un binario, perché così funziona il mercato finanziario: rialzo e ribasso. Per il mercato finanziario che i titoli siano positivi o siano negativi è del tutto irrilevante, ciò che conta è lo spostamento del capitale in anticipo.

Esempio pratico e banale: se io so che il 15 agosto la Tizio & associati varrà -6%, siccome io sono furbo, allora vendo le azioni il 30 luglio così evito un salasso; ma se un altro è più furbo di me e sa che la Tizio & associati il 15 agosto varrà -6% ma il 30 agosto varrà +12% perché il 16 agosto per evitare la bancarotta venderà il proprio pacchetto azionario al miliardario Vattelapesca che li riempirà di soldi, allora io sarò il primo a spingere al ribasso così le compro a un prezzo molto basso (e tutti avranno pena di me pensando che io mi sto rovinando e non so come va il mercato) e addirittura scommetto sopra che il 30 agosto varranno +12% e tutti arriveranno convinti che io sia un demente e accettano la scommessa puntandomi contro. Così il 31 agosto io mi ritrovo con azioni che ho sottopagato e incasso anche il premio delle scommesse vinte perché io sono stato più furbo dei furbi. Il mercato funziona così.

In Italia, invece, hanno fatto credere –per ovvi motivi- che il concetto di “speculazione finanziaria” viaggia su una linea retta singola piuttosto che su un binario parallelo. Questo Falso induce la gente a credere ciò che i telegiornali e il Sole24 ore & co. annunciano quando lo spread sale, le borse perdono, e le aziende denunciano insolvenza, e cioè: “la speculazione si sta accanendo approfittando della situazione di crisi e quindi le borse soffrono” ecc.,ecc. Questa argomentazione è falsa e fuorviante.

La verità che ogni novizio sa molto bene -assunto il giorno prima alla borsa di Milano- consiste nel fatto che è del tutto irrilevante dove punti l’indice; non ha nessuna importanza se le aziende colano a picco o godono di ottima salute, perché in aperto regime iper-liberista finanziario non conta più il bilancio, la produzione, il consumo, la circolazione della moneta, bensì ciò che conta “è la capacità di saper operare con tempismo ed efficacia sul mercato, prevedendo lo spostamento delle curve finanziarie per riuscire ad intervenire preventivamente e quindi essere in grado di spostare ingenti quantità di capitale finanziario dal mercato al ribasso al mercato dove si sta per manifestare il rialzo” (base dei principia economici della teoria della moneta di Milton Friedman sulla auto-regolamentazione dei mercati, basata sul principio che è la finanza ad avere il controllo di chi produce merci e non l’imprenditoria attiva, perché ciò che conta non è la produzione di ricchezza, indivuale e collettiva, bensì la produzione di “danaro puro” che consente al mercato la “possibilità di garantirsi accumulazione del capitale all’infinito grazie alla capacità di massimo impiego della libertà di investimento che consente al capitale finanziario di produrre capitale finanziario”).

Tradotto in parole chiare e nette: l’irruzione sul mercato della carta straccia, ovvero il virtuale che prende il posto del reale. Piuttosto che produrre lavatrici e correre il rischio di non venderle tutte perché io sono Pinco e invece Pallino le fa più belle e più economiche e quindi la concorrenza mi batterà, mi conviene investire i miei soldi, non nella produzione di lavatrici più belle e più economiche, ma in un fondo di investimento finanziario che gestisce il capitale di Pallino, così lo frego sul mercato perché anche se ha ordini di acquisto per tutte le sue lavatrici e le sue lavatrici sono le più belle e le più richieste al mondo, alla fine vinco io che neppure le produco perché siccome gestisco i suoi soldi dentro un modesto ufficio anonimo, posso –in qualunque momento io lo desideri- interrompere la catena negandogli l’accesso al flusso di cassa necessario a Pallino per produrre merci, distribuirle, pagare i salariati. Pallino ha 200 Tir pieni di lavatrici al parcheggio ma io banca non gli do i soldi per acquistare la benzina e trasportarli, quindi o Pallino mi paga l’interesse che io gli propongo oppure butta via le lavatrici.

Per far sì che questo meccanismo funzioni ho bisogno di “produrre e inventare crisi economiche cicliche”. Il punto centrale della teoria iper-liberista di Milton Friedman consiste proprio nella spiegazione di come si costruisce, si programma e si gestisce una crisi economica. Come Mario Monti, ormai in chiaro delirio di onnipotenza, ha candidamente confessato di aver fatto, tre giorni fa.
Ma qual’era lo scopo della “tempesta perfetta”?

E adesso veniamo alle notizie.
Questa noiosa premessa era necessaria per comprendere che cosa sta accadendo nel nostro paese, e capire, quindi, anche, alcuni sommovimenti politici.

Grazie alla crisi economica, grazie al crollo del consumo, grazie all’aumento del debito pubblico, grazie all’eccessiva spesa pubblica volutamente non contenuta, il governo ha fatto credere (e qui c’è “l’invenzione della tempesta perfetta”) di essere talmente nei guai, talmente in crisi, e talmente rovinati, da chiedere, pretendere e ottenere (come straripante vittoria della volontà) dalla BCE e dall’Europa e dai cosiddetti mercati, una copertura finanziaria che consenta il superamento della crisi stessa. Ha fatto credere alla gente che la tempesta è stata evitata perché grazie alla BCE c’è qualcuno che impedirà la “speculazione al ribasso” e quindi ci sono i soldi.

E i soldi sono arrivati.
E Monti e Passera annunciano che la luce è in fondo al tunnel.
E la borsa va su e i conti “magicamente” migliorano.
La cupola mediatica tira un sospiro di sollievo e definisce Monti e Draghi una coppia di maghi meravigliosi che ha evitato la “tempesta perfetta”.
E invece c’è stata, eccome.

La raccontano perfino sui giornali. Tanto la gente non si rende neppure conto di ciò che sta leggendo. L’inflazione bulimica dell’uso indiscriminato del termine “informazione” ha fatto dimenticare il fatto che, senza adeguata formazione, le informazioni sono inutili.

L’Italia industriale, oggi 14 settembre 2012 non è più l’Italia industriale del 14 giugno 2012.
Questa è la notizia in prima pagina nel mio quotidiano surrealista economico.
Ci stanno portando via la spina dorsale della nazione nel silenzio generalizzato.

La prima banca italiana non è più italiana.

Monti e Passera hanno gestito la ricapitalizzazione di Unicredit la scorsa primavera in modo tale da assicurare il pacchetto di maggioranza al fondo del Qatar, il quale si è alleato al Dubai, all’Arabia Saudita, all’Oman e al gruppo di Emirati Arabi del Golfo Persico e subito dopo si sono presi per qualche centinaio di milioni di euro Valentino  e la Marzotto (è l’inizio dell’addio del made in Italy nel settore tessile/moda/stile) e si sono impossessate di circa 50.000 aziende medio/piccole nel settore.

Dopodichè sono andate all’attacco delle telecomunicazioni riempiendo di soldi il gruppo decotto di Mediaset che sta svendendo tutte le proprie consociate al pool di arabi e infine (notizia del giorno) sotto gli occhi di tutti, hanno iniziato lo smantellamento dell’ENI. I principali fondi di investimento arabi hanno dato inizio ad acquisizioni di pacchetti azionari di fondazioni bancarie italiane completamente decotte, le quali, essendo proprietarie delle banche, detteranno legge su che cosa bisogna produrre, ma soprattutto dove e a che prezzo: ovvero in Africa e in Asia Minore. Non più in Europa. Ieri è stata formalizzata la vendita di un pacchetto azionario nell’ordine di 1,7 miliardi di euro a soggetti in teoria anonimi senza alcun commento da parte di chicchessia. Il tutto gestito da J.P. Morgan di New York che risulta “ufficialmente” il mediatore e gestore dei nuovi pacchetti azionari.

Se tutto ciò fosse accaduto quando era vivo Enrico Mattei, a quest’ora ci sarebbero venti interrogazioni parlamentari con il coltello fra i denti.

Questi sono i risultati della “tempesta perfetta” pienamente riuscita.

Una gigantesca operazione di speculazione al rialzo che comporta una immissione di capitale finanziario all’interno del sistema Italia che NON VA AFFATTO ad inserirsi all’interno del mercato produttivo industriale che potrebbe quindi creare lavoro, occupazione e ripresa del paese, bensì lo de-industrializza, lo de-localizza, lo annienta. Con l’ottima scusa che, così facendo, si finisce per rispettare il pareggio di bilancio perché si eviterà un aumento dell’Iva. In termini economici secchi, ciò vuol dire che i conti “nudi e crudi” miglioreranno, ma aumenterà la disoccupazione; altre aziende chiuderanno senza che vi sia nessun impatto né sulla borsa nè sui mercati finanziari (e quindi zero notizie da dare) perché seguiteranno a salire in borsa i titoli di banche, finanziarie e aziende che valgono sempre di meno in termini reali, ma sempre di più in termini virtuali, spostando l’Italia dal suo baricentro geo-politico e spingendola, inevitabilmente, nella periferia delle nazioni che contano.

L’amministratore dell’Eni, Paolo Scarano, annuncia di aver già dato avvio alle dismissioni nell’azienda Snam progetti (cavallo di battaglia strategico dell’autonomia energetica nazionale, del proprio investimento in innovazione tecnologica, ricerca, sviluppo, per renderci sempre più autonomi): un’altra fetta dell’Azienda Italia che se ne va.

Tra un po’ toccherà a Telecom, il Milan verrà venduto agli arabi, il 40% dell’industria tessile e del mobile marchigiano sta passando sotto il controllo di capitali stranieri, la cui conduzione è sempre gestita da J.P.Morgan e sono già pronti i piani strategici creati da architetti e ingegneri per andare a costruire gigantesche aziende produttrici di cucine, lavatrici, mobili, nello sterminato deserto arabo-saudita. Al posto di operai salariati garantiti –come in Italia- ci saranno gli schiavi sicuri in Asia Minore. Hanno bisogno di avere, proprio là, grandi aziende che producano acciao e alluminio, in modo tale da abbattere i costi di trasporto. E’ ciò che stanno facendo.
Questa è la vera “tempesta perfetta”.

Anonima, silenziosa, clandestina (ancorchè legale) con la totale complicità della classe politica italiana e l’apporto della cupola mediatica.

Se andate su Il sole24 ore, oggi trovate quattro articoli a firma Celestina Dominelli, quasi incomprensibili, perché intrisi di termini inglesi, che raccontano la vendita dell’Eni, la dismissione dello Snam, ma quasi tra parentesi. Leggendo questi articoli non si capisce nulla. Il Senso è che l’Eni gode di ottima salute e svende tutto, il che –in teoria- sarebbe incomprensibile.

Qual è la famiglia che si va a impegnare al monte di pietà i gioielli ereditati se ha i conti correnti in banca a posto?

Qui di seguito uno degli articoli del quotidiano di Confindustria di cui non si capisce nulla.
Lo propongo perché facciate caso al linguaggio usato, tutto zeppo di terminologia finanziaria anglo-sassone, senza nessun commento alla notizia POLITICA che viene quindi ridotta a meno che zero: ovverossia “L’ENI si sta scorporando ed è già iniziata la svendita a saldo d’autunno senza che nessuno lo sapesse”. Il Sole24ore è stato costretto a scrivere (si fa per dire) questo articolo perché ne parlano sulla stampa economica internazionale e quindi qualcosa bisognava pur dire anche da noi.

Ecco il testo: “Eni chiude il primo semestre 2012 con un utile netto a 3,84 miliardi di euro, in crescita dell'1,1% rispetto allo stesso periodo del 2011 (0,23 miliardi nel trimestre), e l'utile netto adjusted in salita dell'8%, a 3,94 miliardi (1,46 miliardi nel trimestre, +2 per cento). La crescita dell'esplorazione e della produzione, corroborata dalla ripresa delle attività in Libia, spinge poi, nei primi sei mesi dell'anno, a +19% l'utile operativo adjusted delle continuing operations, a quota 10,37 miliardi di euro (4,24 miliardi nel trimestre, +14%), mentre l'utile netto adjusted si attesta a 3,79 miliardi, in aumento del 4% (1,38 miliardi nel trimestre, +0,3%).
Risultati che l'amministratore delegato Paolo Scaroni definisce «eccellenti». «Sono particolarmente soddisfatto dei nostri successi esplorativi e dell'ingresso in nuove aree ad elevato potenziale», prosegue. «In Gas & Power e Refining & Marketing abbiamo contenuto l'impatto della crisi dei mercati di riferimento. Le dismissioni già avviate delle nostre quote in Snam e Galp ci assicureranno una struttura finanziaria adeguata a sostenere, in qualunque circostanza di mercato, una robusta crescita di
lungo termine». E, intanto, nel breve periodo, Eni assicura ai suoi azionisti un acconto di 54 centesimi sulla cedola 2012 (0,52 euro nel 2011). Poi, davanti agli analisti, Scaroni esclude «dividendi straordinari» e fissa la linea. «Rivedremo la politica di remunerazione con la nostra futura presentazione strategica. Penseremo a un dividendo sostenibile e daremo un'ulteriore remunerazione agli azionisti attraverso il piano di buyback», deliberato a luglio.
Trainato dai profitti del l'E&P, il gruppo è riuscito così a compensare la flessione registrata nei settori Gas & Power e Refining & Marketing a causa della contrazione della domanda. Nel secondo trimestre 2012, le vendite di gas ammontano infatti a 20,15 miliardi di metri cubi con una riduzione del 4%, mentre la produzione di idrocarburi è pari a 1,647 milioni di boe/giorno (+10,6% rispetto allo stesso periodo 2011).
Tornando ai conti, il flusso di cassa netto da attività operativa delle continuing operations è stato poi di 4,2 miliardi di euro (8,3 miliardi nel semestre) e, insieme a 774 milioni di incassi da dismissioni, ha consentito di coprire i fabbisogni finanziari connessi agli investimenti tecnici - 3,02 miliardi nel secondo trimestre concentrati su giacimenti e upgrading della flotta Saipem - e al pagamento di 2,3 miliardi di dividendi (di cui 1,8 per il saldo della cedola 2011), con l'indebitamento netto sceso di 1,1 miliardi di euro rispetto a fine 2011, a 26,9 miliardi di euro «che tiene conto - chiarisce Eni - dell'operazione di rifinanziamento con istituzioni creditizie terze di una parte del debito intercompany di Snam (1,5 miliardi di euro).
Proprio dalla spa dei gasdotti, in procinto di passare a Cdp, Eni ha ottenuto, come chiarisce il cfo Alessandro Bernini davanti agli analisti, «già 2,5 miliardi di euro» rispetto agli 11,2 di esposizione complessiva verso il Cane a sei zampe. E, a stretto giro, «entro settembre-ottobre», prosegue Bernini, Snam dovrebbe essere in grado di rimborsare l'intero ammontare. Quanto alla cessione della quota residua in Snam (dopo il collocamento accelerato di un primo 5%), Scaroni è chiarissimo. «Stiamo parlando con diversi potenziali investitori e in base alle condizioni di mercato valuteremo come procedere», ma ogni operazione avverrà dopo il closing dello scorporo, previsto in autunno. Nessuna fretta, dunque…..ma, aggiunge Scaroni, «se anche andiamo al di sotto, magari a 10, ci sentiamo perfettamente a nostro agio».
Eni guarda poi con fiducia ai futuri progetti come il South Stream («la final investment decision è prevista tra fine anno e inizio 2013», confermano i vertici).


Anche in rete seguitano a non parlarne, ad esclusione di “Delusi dal bamboo” ottimo sito di “formazione del pensiero critico” non a caso gestito da un ingegnere intellettuale.

Possiamo ancora cercare di rompere qualche uova nel paniere.

Se non altro, facendo loro capire che siamo consapevoli dei veri giochi.

Se non altro, chiarendo, in tal modo (una volta per tutte) che chi fa dell’anti-politica oggi, sono i funzionari dei partiti che tutto ciò non lo dicono e non lo spiegano.

Se non altro, per spiegare ai cittadini che il vero populismo, la vera demagogia, il vero allarmismo, il vero terrorismo intellettuale è quello operato da coloro che hanno dato il via a una strategia complessiva anti-patriottica, che finirà per spazzare via la Azienda Italia dal nòvero delle nazioni industrializzate avanzate.

Se non altro per denunciare la complicità della cupola mediatica.

E la criminale connivenza dei partiti che si accontentano delle briciole che cadono dal tavolo dei Signori Ragionieri, pur di sopravvivere.

Sulle spalle degli italiani ignari.

“Devono andare tutti alle isole Barbados”.
Prima che siano loro, in un domani prossimo, a spedirci a noi nei Caraibi, in catene.
Come facevano i negrieri nel XVIII secolo perché avevano bisogno di forza lavoro gratis.
Non fatevi venire l'ansia ma soprattutto non fatevi mettere paura, è ciò che vogliono.
La paura sono loro a doverla avere.

Devono capire che noi i loro trucchetti da baraccone li abbiamo capiti perfettamente.
Così, li potremo disinnescare.

sabato 8 settembre 2012

domenica 26 agosto 2012

SLA VOGLIAMO SEDERE AL TAVOLO TECNICO


 IL COMITATO 16 NOVEMBRE E NOI VOGLIAMO SEDERE AL TAVOLO TECNICO DELLA LOMBARDIA CON IL PRESEDENTE DELLA REGIONE  ROBERTO FORMIGONI PER DISCUTERE DELLO SBOLOCCO DEI FONDI
E PER PARETICIPARE ALLE DECISIONI !!!!PERCHE LE ISTANZE DEL C16N NON SONO STATE ASCOLTATE!!!!!! CONFIDODIAMO!!! IN UN VOSTRO RISCONTRO !!!! " GRAZIE "  




PUBBLICATO IL 07/08/2012
    

Alla Presidenza Regione Lombardia
Egr. Dr. Formigoni Roberto
All'Assessore Famiglia, conciliazione, integrazione e Solidarietà Sociale
Egr. Dr. Boscagli Giulio
Al Direttore Generale Egr. Dr. Albonetti
Alla dirigente di Unità Operativa Gent.ma Dr.ssa Petrali Rosella
E p.c.
Gent.ma Dr.ssa Ponte Graziana
Egr. Dr. Rossi Marco
Buongiorno,
preso atto della Delibera n. IX/3376 del 09/05/2012, il Comitato 16 Novembre, associazione che ha lottato e ottenuto dal Governo Berlusconi 100 milioni di euro per i malati di S.L.A., per i quali ci troviamo oggi qui a porre la questione, si legittima con forza  a presenziare ed obiettare su alcuni punti della Delibera stessa.
Dal 2010 abbiamo messo in atto 6 proteste, creando dei precedenti come non mai, ottenendo risultatati ragguardevoli che la burocrazia e la politica, soprattutto regionale, con la loro lentezza tendono a rendere VANI in pochi istanti, redigendo  Delibere che non vanno a favore e a sostegno,  come dovrebbero,  dei malati SLA.
In Lombardia ci sono, come da stime da voi indicate, 481 malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica di cui 50 ricoverati in RSA, dovete rispondere quindi a questa nostra domanda: come fanno queste strutture che voi definite erroneamente di sollievo, a gestire dei malati con altissima criticità dato il fatto ovvio e assodato che un malato di SLA va seguito sulle h. 24 con estrema sollecitudine e attenzione, incessantemente? Riteniamo inoltre che di “sollievo” queste strutture abbiano solo il nome in quanto il care giver deve essere sempre e necessariamente COMUNQUE presente. Ribadiamo con forza  che queste strutture non saranno mai in grado di gestire un’elevata complessità assistenziale e quindi perché mai dovrebbero essere potenziate per soli 50 malati, sottraendo inutilmente denaro ai malati SLA che in larga maggioranza preferiscono essere accuditi al proprio domicilio dalle loro famiglie?
Altra disomogeneità col decreto Interministeriale, art. 2 comma 1,  è quello su cui state alacremente lavorando per valutare il nuovo ricalcolo dell’ISEE che fa solo RITARDARE L’EROGAZIONE alle famiglie del contributo che, ribadiamo, va solo computato in base allo stadio della malattia.
Vorremmo SOTTOLINEARE che la SLA, non aspetta, DEVASTA e che nel Decreto non sussiste alcun  richiamo alla  distribuzione dei contributi in base alla situazione economica: cosa del tutto priva di logica.
La Lombardia ha ottenuto, come tutte le regioni d’Italia,  la quota di 100 milioni di € in base al numero degli abitanti e non in rapporto all’incidenza della malattia,  cosa alquanto iniqua. Ciò fa si che i soldi a disposizione sono più che in altre regioni con meno abitanti ma con una percentuale di malati superiore.
Ne consegue perciò una quota pro capite più elevata, senza andare a scovare inutili cavilli per non concedere il giusto contributo a questi malati gravi e gravissimi.
Se è vero, come sostenete che la sanità è il fiore all’occhiello della Regione: dimostratelo, con i FATTI!!!
A questo punto pretendiamo di essere informati sul piano del ricalcolo PRIMA di inviare alle ASL la circolare attuativa.
Altra distorsione di denaro riguarda la formazione di personale qualificato, sempre che lo sia davvero.
Domanda: se con il nuovo ricalcolo escluderete una parte dei 431 malati, come faranno, questi ultimi a pagare il personale di cui hanno bisogno? A cosa serve avere  così tanto personale “qualificato” se le famiglie non avranno i soldi per retribuirlo? E’ preferibile fare le cose con un minimo di buon senso!
In conclusione, ponendo l’accento sull’importanza del contributo da far pervenire tempestivamente alle famiglie stremate, perché la SLA è un vero e proprio terremoto, e ritenendo assurdo conteggiare il cumulo del reddito del malato con quello di altri componenti della famiglia, perché i soldi per assistere un malato affetto da sclerosi laterale amiotrofica non bastano mai, vi informiamo, altresì,   che siamo disposti ad un incontro entro 10gg dal ricevimento della presente,  per discutere di tutti i punti sopra esposti  e confidando in una vostra celere risposta, cordialmente Vi salutiamo.

IL COMITATO 16 NOVEMBRE ONLUS
Per il Direttivo
Mercurio Marina
IL PRESIDENTE 
LAURA FLAMINI

P.S. - La Regione, nella persona della Dott.ssa Petrali, ha assicurato che il Comitato 16 Novembre verrà convocato assieme alle altre associazioni in Settembre.   
             

ECCO ANCHE IL LINK DOVE VEDERE E COMUNICARE  Cè IMAIL E DOVE DONARE QUELLO CHE  VI VA GRAZIE INFINITE  

QUESTO E IL BLOG DOVE TROVERETE LE DELUCIDAZIONI E IL RESTO  Klicca sul Link Grazie                                                       

domenica 19 agosto 2012

ITALIA:FALLITA ?

                                                                                                                                                 
DA *MARINAIO* su Twitter  @diversamenteabi
                                                                   

SE CROLLA IL PAESE NON E' COLPA DELLA TRILATERALE                                                        



Date le attuali condizioni, pare decisamente realistico definire l’Italia un “paese in via di sottosviluppo”. Non serve certo che sia io a riportare la sequela di dati ed informazioni che, più o meno quotidianamente, possiamo leggere su giornali vari, questo in particolare, in Rete e – di tanto in tanto – ascoltare anche in tv. Ciò che è innegabile è che siamo in piena recessione economica, che anche per chi non è avvezzo alle teorie degli economisti di “Scuola Austriaca” non è un bel vedere.
Ci sono alcuni indicatori che la storia economica mondiale ci ha tramandato nel tempo, ma che pochi studiosi del regime hanno seriamente approfondito. Uno degli emeriti intellettuali che, invece, ce lo ha segnalato è Charles Adams, che in questo paese è stato tradotto da “Liberilibri”, glorioso editore di libri libertari. Nel libro “For Good and Evil”, Adams mostra al lettore un sacco di evidenze – tutte conseguenza degli eccessi della tassazione – che spiegano perché gli Imperi, i Regni e i Governi – oggi possiamo aggiungere le Democrazie – son miseramente caduti. Tra queste, ci sono alcuni fenomeni sociali che stiamo rivivendo:
1) Un paese non ha futuro quando scappano i capitali;
2) Un paese non ha futuro quando non ci investono gli stranieri;
3) Un paese non ha futuro quando fuggono le menti migliori;
4) Un paese non ha futuro quando prendono il largo anche gli imprenditori, ovvero gli unici produttori di ricchezza che la società conosca;
5) Un paese non ha futuro quando l’emigrazione comincia a trasformarsi in un fenomeno di massa.
Senza che sia necessario essere direttori del Censis o di Demoskopea, la casistica di cui sopra è ormai una realtà, triste, che attanaglia la penisola italiana. Per la cronaca, appena riesco me ne vado oltrefrontiera per scandagliare qualche opportunità interessante per ripensare il futuro, non tanto mio, ma di mio figlio. Giusto per riprendere una domanda che mi sento spesso rivolgere – per chiunque abbia un minimo di amor proprio – è doveroso chiedersi: che fare se l’Italia crolla?
Intanto, era necessario cominciare a predisporsi – con buone letture – a capire che lo Stato non è mai la soluzione, ma il problema. Trovarsi di colpo sotto le macerie non è il massimo della vita. Frédéric Bastiat, troppo poco letto e per nulla insegnato nei diplomifici nostrani, sosteneva: “Di fatto lo Stato non è rimasto disattento. Ha due mani, una per ricevere, l’altra per dare, o come si dice, la mano rude e la mano dolce. L’attività della seconda è necessariamente subordinata all’attività della prima. A rigore, lo Stato potrebbe prendere e non rendere. Ciò si è ben visto, e si spiega con la natura porosa e assorbente delle sue mani, che trattengono sempre una parte e talora tutto quello che toccano. Ma quello che non si è mai visto, che non si vedrà mai e neppure si riesce a concepire, è che lo Stato renda al pubblico più di ciò che abbia preso (in realtà per un po’ lo si è visto, facendo dei debiti)”.
Chi ha avuto il buongusto di frequentare quegli autori coerentemente liberali, di cui Bastiat è un mirabile esempio, sa bene che la “crisi” che è cominciata nell’ormai lontano 2008 non è figlia del “turbo-capitalismo” o del “neo-liberismo”, ma dell’eccessivo statalismo, dell’interventismo più bieco e immorale, dell’indebitamento il cui termine è sine die e – non ultimo – del monetarismo farlocco di chi ha sempre pensato che le banche centrali fossero una panacea. Non v’è dubbio alcuno che ognuno di noi, in quanto individuo, non può che sentirsi quasi impotente di fronte ad un sistema che non ammette, da almeno 20 anni, alternative politiche serie e liberali. L’indipendentismo poi – diciamocelo fuor di metafora – è naufragato nell’ignominioso leghismo di Bossi prima e di Maroni oggi (che continuano il loro gioco delle parti). I nuovi secessionisti non hanno ancora trovato una quadra purtroppo. Ciononostante, ciascuno di noi ha potuto far uso di qualche strumento per difendersi legittimamente dalla violenza quotidiana perpetrata dal Leviatano, partendo col rispetto di quello che ho avuto modo di chiamare a suo tempo “il decalogo dell’Individuo libero”:
1)      L’individuo libero non cercherà mai il consenso della massa;
2)      L’individuo libero vivrà esclusivamente per la sua opera;
3)      L’individuo libero non aggredirà mai la proprietà di un altro individuo;
4)      L’individuo libero avrà il diritto di stare con chi più gli aggrada;
5)      L’individuo libero sarà obbligato solo in forza di un contratto con altri individui (quindi lo scambio avviene solo mediante contratto);
6)      L’individuo libero difenderà legittimamente il frutto del proprio lavoro;
7)      L’individuo libero difenderà legittimamente la propria vita;
8)      L’individuo libero crede nel buon senso, nella consuetudine e nella common law;
9)      L’individuo libero vivrà pacificamente ignorando lo Stato;
10)    L’individuo libero è intollerante con gli intolleranti.
Coloro che hanno rispettato questi dieci suggerimenti non escludo abbiano già deciso di trasferire la loro residenza altrove.  Altri, invece, ne hanno fatto buon uso per resistere all’arbitrarietà e alle prevaricazioni dei governi (evadere il fisco è sempre un dovere morale, soprattutto da quando s’è insediato Mario Monti) e – se particolarmente avveduti – hanno risparmiato da tempo in oro, argento o altri metalli preziosi, anziché lasciare i propri denari su qualche conto corrente bankitaliano. Tra le persone di buon senso, vige una regola: “La mia libertà finisce dove inizia quella di un altro”. Lo Stato non è avvezzo a rispettare certe regole, ragion per cui siamo nelle condizioni disperate in cui ci hanno cacciato, non senza – per dirla col grande V – che qualche bontempone liberale sia scevro di colpe.
Per questo motivo – e chiudo – una cosa deve essere chiara a tutti: se l’Italia crolla non è solo colpa di Sansone, ma anche di tutti i Filistei, i quali da bravi e devoti ominicchi, piglianculo e quaquaraquà hanno votato Sansone per anni e hanno succhiato dalla sua tetta! Lasciate stare le trilaterali varie!!!!!!

                                                                 

FISCO GERMAINA SVIZZERA IN ASIA

                                                                                                                             
E QUESTA FOTO LA DEDICO A CHI TRASFERISCE I CAPITALI ALL'ESTERO
DA°marinaio @diversamenteabi su twitter  
                                                     
                                                                       



Fisco, guerra Germania-Svizzera: i capitali dei tedeschi “volano” in Asia    

germania svizzera Fisco, guerra Germania Svizzera: i capitali dei tedeschi “volano” in AsiaMentre il Governo italiano stringe i tempi per un accordo sui capitali illecitamente trasferiti dal Belpaese alla Svizzera, un altro accordo inizia visibilmente a scricchiolare. Quello tra Berna e Berlino, che entrera’ in vigore a partire dal prossimo anno. Un tempo sufficiente – e’ l’accusa tedesca – per consentire alle banche elvetiche di consigliare i propri clienti tedeschi oggi, e forse quelli italiani domani, a trasferire i propri fondi verso lidi piu’ tranquilli. In Asia, ad esempio. O magari nel Lichtentein tanto per cominciare. Il dubbio e’ anche un altro: in forza dell’accordo i contribuenti tedeschi ‘infedeli’ si troveranno a sanare, nell’anonimato, la loro situazione fiscale pagando decisamente meno (circa il 26%) di quanto pagano gli onesti. Per questo alcune regioni stanno continuando comunque a raccogliere dati sugli esportatori di valuta.
L’accusa alla Svizzera arriva oggi dal governatore della Nord Renania-Vestfalia, Hannelore Kraft. E viene rafforzata dal ministro delle Finanze della Sassonia, Jens Bullerjahn (”l’accordo e’ di fatto morto”). Le banche svizzere, accusa Kraft, stanno suggerendo ai clienti come trasferire contante dai forzieri elvetici a quelli asiatici, prima che l’accordo sulla tassazione dei conti ‘neri’ entri in vigore. Per questo motivo, assicura Kraft, la Regione del nord della Germania, continuera’ ad acquistare dati su persone sospettate di nascondere fondi in Svizzera. ”L’acquisto di questi dati – spiega – e’ legale. E’ stato autorizzato dalle piu’ alte autorita’ legali e quindi continueremo a farlo”. Quest’anno tra i due paesi e’ stato siglato un accordo che dovrebbe entrare in vigore dal gennaio 2013, sebbene manchi ancora la ratifica di entrambi i parlamenti. In base all’intesa, i cittadini tedeschi con asset parcheggiati in Svizzera pagherebbero una tassazione del 26,4% sui propri fondi. Kraft, una socialdemocratica all’opposizione, in un’intervista a Bild, ribadisce la sua contrarieta’: ”non siamo contrari ad un accordo fiscale di principio. Siamo contrari a questo accordo, perche’ c’e’ una questione fondamentale di uguaglianza. Quando entrera’ in vigore, i cittadini disonesti tedeschi rimarranno anonimi, pagheranno meno di un contribuente onesto e si ritroveranno i loro redditi non denunciati completamente ripuliti”.
Un dubbio questo che circola anche nel governo italiano: il governo – spiegava a febbraio Mario Monti – ”sta valutando” l’azione per l’attacco alla grande evasione nei paradisi fiscali e in Svizzera. Ma – sottolineava – ”dobbiamo fare attenzione perche’ quello che puo’ sembrare un attacco puo’ essere in realta’ un condono”. Proprio lo spesso dubbio di Kraft. Ma l’istruttoria per un accordo Roma-Berna va avanti e il premier proprio due giorni fa ne ha parlato con la diretta interessata, il Presidente della Confederazione svizzera Eveline Widmer-Schlumpf.............