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sabato 2 giugno 2012

IO STO CON LA FIOM E VOI ?

   


   Controlacrisi.org intervista Maurizio Landini (Fiom): "Ora la Cgil deve dichiarare lo sciopero generale".



  Raggiungere Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil, è in questi giorni convulsi molto difficile. Riunioni che si susseguono un clima caratterizzato da molteplici iniziative e altrettanti problemi da affrontare. Il Senato ha appena approvato la controriforma del mercato del lavoro Monti – Fornero, senza che finora si siano levate voci troppo forti o grandi mobilitazioni diffuse. La Cgil mentre il testo passava in aula, si è limitata con un presidio a criticare il fatto che il voto di fiducia impediva qualsiasi tipo di modifica o di emendamento. Ma cosa intende fare la Fiom?
«Abbiamo proclamato per il 13 e 14 giugno, giorni in cui il testo sarà in aula alla Camerai, mobilitazioni generali. Il 13 saremo presenti con iniziative in tutto il Paese, il giorno dopo, quando la votazione entrerà nel vivo, saremo davanti al parlamento e al ministero per lo sviluppo economico e ci faremo sentire. Ma ora è l’intera Cgil che deve rispettare l’impegno assunto nel direttivo e dichiarare lo sciopero generale. Le modifiche alla vita dei lavoratori non riguardano solo la Fiom ma tutte le lavoratrici e i lavoratori e occorre una reazione dell’intero sindacato. Il testo che verrà licenziato non è accettabile, non riduce le forme di precarietà, peggiora l’accesso e la consistenza degli ammortizzatori sociali e compie una mutilazione dell’articolo 18 impedendo di fatto la reintegra per chi viene licenziato. Questo non è più l’articolo 18».
Nel frattempo la crisi precipita e sempre più analisti anche di stampo liberale, dicono che austerità, contrazione dei salari e dei diritti, non risolvono ma accrescono le difficoltà.
«Siamo di fronte alla necessità di ricostruire l’idea di Europa. L’integrazione europea è stata fondata sulla moneta, sul mercato e sulla finanza, seguendo la logica secondo cui il mercato privo di vincoli avrebbe garantito sviluppo per tutti. Io credo che bisogna fare un bilancio dopo 20 anni altrimenti cadiamo in una recessione senza fine. Dobbiamo operare per un cambiamento sostanziale intervenendo sulla finanza, tassando le transazioni finanziarie e andando a stanare i capitali che finiscono nei “paradisi fiscali”. Occorre un controllo pubblico sull’economia per avviare una fase di crescita. E si tratta anche di una questione democratica generale. Va ripensato il ruolo dei governi e della rappresentanza dei soggetti politici, c’è insomma bisogno di un forte cambiamento politico. Le politiche di Monti sono sbagliate e ci stiamo avviando in una fase di profonda recessione anche a causa di queste scelte. Serve una svolta che sia tanto politica quanto sociale».
Invece si approva tranquillamente il “fiscal compact” e si modifica la costituzione in nome delle scelte dettate dalla Bce
«Il fiscal compact non doveva essere applicato né in Italia né nel resto d’Europa. Al contrario servono piani straordinari di investimenti pubblici e privati per creare lavoro. Il patto di stabilità imposto ai Comuni e l’introduzione del pareggio di bilancio in costituzione costituiscono gravissimi errori politici. Bisogna invece ridare spazio alla sfera pubblica per riattivare l’economia e la produzione. Serve non solo a uscire dalla recessione ma anche per produrre diritti e libertà reali, per garantire democrazia. Gli ordini imposti dalla Bce non sono giusti e le persone se ne stanno accorgendo. Il risultato delle elezioni francesi lascia ben sperare, si potrebbe aprire una fase nuova in Europa. Ma il fondamento deve essere sociale, si devono creare le condizioni per colpire la dittatura della finanza e avviare un processo di partecipazione democratica alle scelte che vengono fatte. Dobbiamo ad esempio tenere conto dei dati della disoccupazione che da noi sono in forte crescita e creano una forte situazione di rischio».
Resta la scarsa presenza della “politica”. La Fiom per il 9 giugno ha convocato a Montesilvano i principali leader delle forze di sinistra e di centro sinistra per una discussione di ampio respiro. Cosa chiederete e soprattutto cosa vi aspettate da questa giornata?
«Si ritorna un po’ a quanto ho già detto. L’incontro del 9 vuole mettere al centro della discussione il fatto che mercato e finanzia condizionano la politica. Il lavoro e i problemi del lavoro non sono completamente rappresentati sia nelle scelte che vengono compiute sia nella rappresentanza concreta e reale. Noi vorremo ragionare attorno a cinque o sei questioni per definire un programma alternativo a Berlusconi e a Monti. Intanto la questione della democrazia. La Fiat realizza accordi separati ed espelle i sindacati non graditi, ma questo non capita solo nel mondo del lavoro. Crediamo che vadano riformati i luoghi di partecipazione e che la politica debba riformarsi dalle fondamenta mostrandosi capace di rispondere alle istanze delle persone. Ma vogliamo anche parlare di quello che il governo Monti ha fatto: per noi la riforma delle pensioni non può essere considerata definitiva. Non accetteremo che si vada in pensione a 70 anni e indipendentement dal lavoro che si svolge. Poi vogliamo parlare di come introdurre elementi di equità che questo governo non ha certo offerto, parlare di come ridurre la precarietà e come estendere gli ammortizzatori sociali. Ovviamente per noni resta fondamentale anche il ripristino dell’articolo 18. Oltre alla critica dell’esistente le proposte: come costruire nuovi posti di lavoro, come avviare una nuova politica industriale e che nuovo modello di sviluppo siamo in grado di proporre? Non si tratta solo di crescere ma di decidere cosa produrre e perché, come ripensare la qualità della vita e come garantire l’ambiente. Per questo abbiamo provato a mettere insieme le forze tradizionali ma anche soggetti che hanno aperto un processo di riflessione su questi temi. Vogliamo capire se hanno intenzione di assumere o meno questi contenuti programmatici».
In queste ore c’è una forte polemica che collega il dramma del terremoto in Emilia con la parata del 2 giugno. Cosa ne pensa, anche a titolo personale, Maurizio Landini?
«Io sono di origine emiliana conosco le terre travolte dal sisma. Sono stato nelle zone più colpite e si tratta di una tragedia di dimensioni spaventose. E si pongono numerosi problemi. Ci saranno ragioni per cui sono caduti i capannoni nuovi e sono rimasti in piedi quelli vecchi? È stato evidentemente possibile costruire senza alcun vincolo. Ora dobbiamo pensare a come ricostruire una zona che non solo è abitata ma è piena di distretti produttivi di eccellenza a livello europeo. E occorre farlo pensando al fatto che simili eventi non debbano più ridurre una popolazione e i luoghi di lavoro in cui operano in simili condizioni. E bisogna dimostrare un coordinamento fra governo Regione e le forze sociali per unire al meglio gli sforzi. Mi limito a dire che in questa situazione è fondamentale muoversi con sobrietà nell’utilizzo di risorse pubbliche per cose non fondamentali. Sarebbe saggio convogliare l’utilizzo delle risorse concrete limitando altre spese. Anche esempi che si caratterizzino per un forte valore simbolico hanno importanza».                                                            

venerdì 1 giugno 2012

RIMANIAMO IN SILENZIO IO NO ???

Disoccupazione alle stelle: record al 10,9%, giovani senza lavoro al 35%. E con il ddl lavoro aumenterà ancora.    




Dati drammatici quelli registrati dall'Istat sulla disoccupazione in Italia. Dati che non devono certo sorprendere viste le politiche totalmente inefficaci che questo governo sta portando avanti. Anzi, possiamo tranquillamente prevedere un ulteriore aumento nei prossimi mesi e anni quando il ddl lavoro sarà legge (manca solo il passaggio alla Camera ormai).

Ad aprile i senza lavoro sono il 10,9%, in rialzo di 2,3 punti su base annua. In un mese, tra marzo e aprile, hanno perso l'impiego 38mila persone. E' il tasso più altro dal primo trimestre del 1999. Il prezzo più alto lo pagano i giovani tra i 15 e i 24 anni: ad aprile i senza lavoro sono il 35,9%. Secondo i dati dell'Istat, è disoccupato più di un giovane su tre di coloro che partecipano attivamente al mercato del lavoro, ai massimi dal 1993 con un picco del 51,8% per le giovani donne del Sud Italia.
A spaventare i tecnici dell'Istat - che definiscono la situazione "preoccupante" - è il trend seguito dal mercato del lavoro. La disoccupazione è sopra la soglie del 10% da ormai due mesi (a marzo era al 10,1%), ma guardando ai dati grezzi il tasso di disoccupazione è addirittura superiore, pari all'11,1%.   



Buonuscite ai preti pedofili. Così la Chiesa "punisce" gli abusi      


prete

"Buonuscite" da 20 mila dollari, una pensione da 1.250 dollari al mese e l'assicurazione sanitaria fino a quando non avranno trovato un altro lavoro. Secondo il New York Times, è quanto avrebbe pagato la Chiesa cattolica negli Stati Uniti per compensare i preti accusati di pedofilia e favorire il loro ritorno alla vita laica e privata. Insomma, per dare una mano ai religiosi che hanno abusato di minori. Un gioco a carte invertite, in cui il risarcimento se lo piglia chi ha commesso il reato, non la sua vittima.
Ad aver autorizzato i pagamenti sarebbe stato il cardinale Timothy Dolan, dal 2002 al 2009 arcivescovo di Milwaukee e oggi a capo della Conferenza episcopale statunitense, personaggio assai conosciuto negli States e inserito dal Time tra le 100 persone più influenti del mondo. All'epoca dei fatti, Dolan aveva negato tutto: "L'accusa" - si era difeso - "è falsa, pretestuosa e ingiusta"
Ma, oggi, un documento reso pubblico dagli avvocati delle vittime e riferito a una riunione del Consiglio finanziario dell'Arcidiocesi di Milwaukee del 7 marzo 2003 ha confermato la sua firma sulle autorizzazioni alle transazioni. Allora, la situazione degli abusi era così grave e indifendibile che persino la compagnia assicurativa dell'Arcidiocesi si rifiutò di coprire i costi: "La Chiesa è stata negligente", disse il suo responsabile.
Il primo caso analogo a Milwaukee risale al 1983. Il prete in questione, Franklyn Becker, era stato accusato di aver molestato e abusato di almeno 10 minori, sia maschi che femmine. Per lui, ci fu anche una vera e propria diagnosi di pedofilia. Rimosso dall'incarico solo nel 2004, si vide versare 10 mila dollari a titolo di aiuto. "Fu un atto di carità", commentò allora il cardinale Dolan.
Il fatto che la "buonuscita" concessa ai preti pedofili sia una procedura formale all'interno della Chiesa, nota come "laicizzazione", certo non rasserena. Anzi, scandalizza ancora di più. Soprattutto dopo la posizione assunta qualche giorno fa dalla Cei in merito ai casi di pedofilia: i vescovi non hanno l'obbligo di denunciare alle autorità i casi di abusi di cui vengano a conoscenza. La giustificazione data da alcuni esperti in materia, secondo cui "quando un uomo diventa prete, la Chiesa è chiamata a soddisfare i suoi bisogni per tutta la vita", è sin troppo debole.
Solo da noi, negli ultimi 11 anni, i casi accertati di pedofilia all'interno del clero sono stati 135. In America, la Chiesa ha già pagato oltre 16 milioni di dollari per sostenere i processi dei religiosi accusati di violenze su minori. Nel 2011, l'Arcidiocesi di Milwaukee è stata persino costretta a presentare istanza di fallimento.
Nella lettera inviata pochi giorni fa all'attuale Arcivescovo di Milwaukee dall'associazione delle vittime Survivors Network of those Abused by Priests si legge: "In quale altra occupazione, soprattutto che opera con le famiglie, le scuole e i giovani, viene dato un bonus in denaro a un dipendente che abbia molestato e abusato sessualmente su dei bambini?".




mercoledì 30 maggio 2012

ATTACCO

                                                                 
                                                       

Attacco



Nella giustificazione, quindi nel fare che rinvia all’infinito la presa di coscienza, mancando la qualità del mettersi in gioco fino in fondo, rimaniamo nel buio fitto della mancata percezione, mentre attorno ballano fantasmi spacciati per verità.
È errato pertanto parlare di una intima essenza della consapevolezza, per quanto si scavi nella documentazione, ricca e molteplice, ansiosamente cercata, non troviamo che corrispondenze e protocolli, piani conoscitivi che si rimandano e si giustificano uno con l’altro, mai nulla di realmente diverso, mai un urlo pienamente sano, alto nel cielo brumoso della repressione, un urlo capace di attaccare e colpire e non solo di minacciare vertiginosi contorcimenti organizzativi che, alla luce delle cose fatte, risultano banali rendiconti bottegai. Se la verità sta altrove, nella lotta, qui e subito, che si realizza operando nell’azione, tutto quello che esploriamo documentandoci e riflettendo, è parzialità angosciante, approssimazione controvertibile, discorso aperto a destino di fallimento, accordo siglato con parole che portano marchiato sulla loro pelle il segno di un lungo viaggio perfettamente racchiuso nelle regole della sopravvivenza bene amministrata.
Si può coltivare all’infinito il proprio campicello di patate, come il buon Pangloss. La cura non è mai fine a se stessa, e se lo è conduce da questa parte all’uniformità dei cimiteri, dall’altra all’eterogeneità della follia.
L’azione non è una pensione di anzianità, i vecchi parlano al vento di ricordi e di delusioni che la memoria traveste con le vesti colorate delle conquiste. Lontano da tutto ciò, lontano da cadaveri che sono rimasti dissepolti. Il mondo è desolato, un terreno brullo dove fattucchiere bizzarre fanno muovere apparizioni sul fondo della caverna, al cui cospetto tutti si inchinano e mimano dialoghi rispettosi.
Attaccare significa gettare sulla bilancia il proprio ferro, sia pure modesto, ma consistente, carico del significato che il gesto comprende in se stesso, senza magniloquenti “comunicati” che fanno diventare una lucciola il faro di Rodi.
Attaccare riesce sempre a mettere in moto forze che prima giacevano assopite, riesce a lanciare una sfida contro ombre e semioscurità, figure confuse e sgraziate, prive del contenuto carico di indecifrabile senso che le accompagna nella volontà di dominio.
È come se a un film fosse improvvisamente abbassato il sonoro e tutta la pellicola rallentata. Il brusio di fondo, che avvertiamo ritorto nelle orecchie, è una ridondanza della voce del potere che si riorganizza. E che importa ciò se l’iniziativa resta sempre nelle mie mani?
Tutto ha un costo, strisce di pelle vanno via, asportate dagli impietosi fendenti della repressione. Più il clima generale si fa miserabile e viscido, più aumentano i vermi terrestri che strisciano nella mota sperando in un riconoscimento sia pure minimo da parte del potere, e più il ruolo di chi non si piega, di chi non accetta, di chi reagisce e attacca, diventa visibile, si staglia nel buio della notte e richiama l’attenzione dei cani rabbiosi che hanno ricevuto da poco, insieme all’osso d’ordinanza, l’ordine di azzannare.
Dobbiamo diventare “cattivi”, ordina il tenutario del bordello canino, oggi con chi ha un nome diverso e la pelle di un altro colore, domani con tutti coloro che non si raggomitoleranno ai piedi del santissimo in terra, padrone dell’etere e del bon ton. Andiamo, miei cari compagni, da quando si sono così impunemente tollerate affermazioni del genere? Non sono certo le alleanze che ci mancano, dalla nostra i miserabili di ogni categoria, sindacalizzati e non, salariati e non, tra poco tutti accorpati sotto il comune ombrello dell’esclusione.
Non ci capiscono, non ci ascoltano, vocette impudiche ci soffiano all’orecchio, dicendoci di tenere i piedi per terra, di non sognare fantastiche apocalissi improbabili e fuori del tempo, per carità, lontano da noi questi cacasenno da segreterie comunali. Sappiamo bene che non ci ascoltano e non ci capiscono, e allora?
Sputiamo in faccia al potere la nostra rabbia – e non solo quella – e andiamo avanti, nessuno lavora al posto nostro, nessuno tutela le nostre idee, a nessuno stanno a cuore i nostri sogni, solo a noi, e non vi sembra sufficiente? Avete forse bisogno di un mallevadore che vi alzi il morale, qualche estratto chimico o il succo del nettare degli dèi? Avete bisogno di una piccola spinta per alzare lo sguardo al cielo della rivolta? Se ne avete bisogno siete di già fottuti anche se continuate a stringere in mano il manuale del piccolo guerrigliero.

RITROVARE LA FIDUCIA IN NOI STESSI


RITROVARE LA FIDUCIA IN NOI STESSI E L’ONORE PERDUTO   


RITROVARE LA FIDUCIA IN NOI STESSI E L’ONORE PERDUTO

Nel più assoluto e generale silenzio dei media e delle Istituzioni io oggi sento il dovere inderogabile di commemorare il sacrificio di tanti giovani italiani di allora che sacrificarono la loro vita, il loro futuro, nella speranza che il loro sacrificio sarebbe servito a permettere il futuro per altri giovani....
Ed in questa giornata che ricorda il valore epico dei nostri nonni io non posso esimermi dal lanciare un sentito appello...
Cari Amici noi dobbiamo sempre ricordarci che siamo figli di Muzio Scevola, Cincinnato, Giulio Cesare, Pico della Mirandola, Cardano, Mazzini, Ardito Desio, Mattei, Moro, Falcone e dobbiamo sempre tenerli ad esempio …..  E’ nei momenti più gravi e bui della nazione, della cultura, della patria, della società, della civiltà che si formano le coscienze e la consapevolezza dei più profondi e concreti valori e che incomincia la riscossa… si fa’ muro, si fa’ barriera, trincea…. Pure nella piena consapevolezza che si rischia tutto, che forse non vedremo il nuovo giorno  … ma tanto la vita ridotta a schiavitù non avrebbe più senso  e valore di essere vissuta ….e allora occorre lanciare il cuore oltre l'ostacolo, oltre il fiume ed andare a raccoglierlo ….. come fecero i nostri nonni sul Piave…

E’ in questi momenti che si vede il reale valore di un popolo…… e se noi sapremo risorgere avremo dimostrato a noi e al mondo di essere degni dei nostri avi… se avremo perso…..almeno saremo morti per una giusta e sacra ragione.

NO A PARATE MILITARI E CARNEVALESCHE

#no2giugno USB-Vigili del Fuoco: "No a parate militari e carnevalesche. Prestiamo soccorso nelle zone terremotate"  




L’USB VV.F ha diramato due comunicati per chiedere al presidente Napolitano, e al governo, che i Vigili del fuoco non vengano mandati a esibirsi in “parate militari o carnevalesche”, ma che vengano piuttosto adoperati nelle zone colpite dai due devastanti sismi. Il sindacato inoltre denuncia “i tagli lineari” che il corpo dei VV.F sta subendo, e che si ripercuotono sui cittadini in momenti drammatici come questi. Infine Usb VV.F denuncia l’irresponsabilità di chi, subito dopo il primo sisma, ha dato il via libera alle aziende a riprendere le attività produttive, permettendo che altri operai morissero nella seconda violenta scossa di ieri; e annuncia una proposta di legge che, modificando il ruolo della Protezione Civile, metta i VV.F al centro della macchina dei soccorsi.
I Vigili del fuoco aderenti a USB chiedono che i propri lavoratori “non vengano mandati ad esibirsi in una sfilata, ma a prestare la loro opera di soccorso tecnico urgente alla popolazione delle zone terremotate”. Nel comunicato si specifica che il Corpo nazionale dei VV.F “è un ente sociale che non ha mai avuto alcun motivo di partecipare a parate militari o carnevalesche”, ed è “ incomprensibile e inaccettabile in questo momento la scelta di impegnare un folto gruppo di lavoratori per la sfilata del 2 giugno, lasciando al contempo alcune zone terremotate prive di operatori”. Nel comunicato si denunciano inoltre i tagli lineari che hanno messo in ginocchio l’intero corpo dei VV.F, e che di conseguenza si rivelano deleteri per la sicurezza dei cittadini: “oggi, infatti, il soccorso tecnico urgente alla popolazione è assicurato solo ed esclusivamente con il raddoppio dei turni del personale VV.F. e con la certezza che i lavoratori non saranno retribuiti, perché il Dipartimento non ha fondi e si appresta a nuovi tagli lineari. Tagli che oggi si dimostrano drammaticamente irresponsabili, in quanto hanno anche contribuito a rendere sempre più precaria la sicurezza nei luoghi di lavoro, come risulta dalla lugubre conta dei lavoratori morti in Emilia”.
Questo perché, secondo la denuncia dell’USB VV.F, non solo qualcuno ha permesso che quei capannoni sotto cui sono morti gli operai nei due sismi fossero costruiti senza rispettare le leggi in materia antisismica, ma nessuno avrebbe, inoltre, effettuato attenti controlli fra il primo e il secondo sisma, permettendo che altri operai morissero nella seconda forte scossa di terremoto di ieri. Nel comunicato si legge: “in questo momento i Vigili del Fuoco sono il primo ente preposto alla incolumità privata e pubblica, a ricercare la catena di responsabilità di chi ha autorizzato la lavorazione in capannoni con travi poggiate sui pilastri senza essere ancorate. Come lavoratori si interrogano, ed interrogano quella politica che fino a ieri considerava la  sicurezza come un onere per le imprese e ha fatto in modo di ridurre, se non eliminare, i controlli per garantirla”. Ecco perché chiedono al presidente Napolitano e al governo di “porre fine alle parate di essere considerati per la loro professionalità”.
Nel secondo comunicato L’USB VV.F denuncia “la mancata applicazione del principio di precauzione da parte delle autorità politiche e tecniche in Emilia”, e ritiene “una grave imprudenza” l’autorizzazione concessa alle aziende delle zone terremotate di riprendere le attività produttive subito dopo il primo devastante sisma. “Non è accettabile – prosegue il comunicato - che un Paese civile anteponga le ciniche logiche dell’economia alla vita dei suoi cittadini”. Ed è la stessa USB VV.F a fare autocritica, relativamente a presunte concessioni a riprendere le attività produttive date proprio da tecnici dei Vigili del fuoco: “sarà compito della magistratura accertare le responsabilità, sarà compito anche di questo sindacato richiedere un indagine interna, per chiarire se i Vigili del Fuoco in questo frangente hanno fatto tutto quello che dovevano, per scongiurare quanto accaduto. Non possiamo infatti sottrarci a domande importanti, se è vero quanto affermato da alcuni giornali. Se alcune delle strutture che sono crollate avevano avuto il via libera alla ripresa lavori da parte dei nostri tecnici, dovremo domandarci se oggi esistono gli strumenti idonei per dare risposte certe. Risposte che, se sbagliate, costano la vita delle persone”. Intanto il sindacato chiede di fermare le attività produttive nelle zone interessate dal sisma, e dai conseguenti crolli e indebolimenti di strutture ed edifici, e auspica “che venga da subito istituita una cassa integrazione speciale per garantire un reddito a chi non lavora, e che vengano istituiti fondi ad hoc per intervenire nei luoghi di lavoro per la messa in sicurezza degli stessi”.
Infine USB VV.F annuncia che, relativamente alla Protezione Civile, e al fine di dotare l’Italia “di un sistema efficiente di salvaguardia”, presenterà una proposta di legge “che mira ad ottimizzare e migliorare il sistema di Protezione Civile, ponendo i Vigili del Fuoco al centro di questa organizzazione”.